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Poche righe, molto concrete, che non lasciano spazio ad altre interpretazioni o strumentalizzazioni.
Liliana Segre, la senatrice a vita sopravvissuta all'olocausto e oggetto, nelle ultime settimane, di numerosi attacchi sul web, ha declinato in maniera netta la proposta, partita dal mondo del giornalismo e poi ripresa anche da diversi esponenti politici, di essere candidata al ruolo di Presidente della Repubblica. 

Circolo ARCI Migliarino
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Sezione Soci Coop Valdiserchio-Versilia
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PUBBLICA ASSISTENZA S.R. PISA
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Pubblica Assistenza Migliarino
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Era ora!. . . .
vi aspettavo da tempo e mi chiedevo .....
. . . . appena uscito. Condivido tutto
Energia pura

Cari .....
San Ranieri miraoloso.

Levato quer viziaccio .....
. . non al Carroccio
Libri ed altro.
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di Giuseppe Pierozzi
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Incontrati per caso
di Valdo Mori
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I racconti di Michele
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Le squadre Val di Serchio
di Marlo Puccetti
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Cesenatico
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Enti di Promozione Sportiva
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Val di Serchio
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Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce,
sdilenca un poco e gnagio s'archipatta.
È .....
Alla cassa di un supermercato una signora anziana sceglie un sacchetto di plastica per metterci i suoi acquisti.
La cassiera le rimprovera di non adeguarsi .....
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LA GUERRA INVINCIBILE
di Trilussa

22/8/2011 - 7:58

LA GUERRA INVINCIBILE


Oggi voglio approfittare di questo spazio che mi è concesso per parlare di un libro.
Un libro che non verrà mai presentato in quelle rare rubriche che troviamo alla fine di qualche telegiornale dove si cerca di creare un minuscolo spazio di cultura dopo l’elenco di una interminabile serie di notizie di uccisioni, disastri, diatribe politiche nazionale ed internazionali, processi e salvaprocessi.
L’autore è Massimo Fini, un giornalista non omologato, uno di quelli non allineati, che vedrete di rado in televisione. L’unico che potrebbe osare tanto è Fabio Fazio nella sua rubrica del fine settimana, se naturalmente sarà confermato nel prossimo palinsesto televisivo. Perché purtroppo gli interessi dell’azienda Rai spesso contrastano con quelli della politica e se la trasmissione non è politicamente gradita in alto loco, vedi Anno Zero, pur portando cospicue entrate pubblicitarie, può essere tranquillamente cancellata (alla faccia di noi che paghiamo il canone).
Comunque il libro si intitola “Il mullah Omhar” e parlando della vita di questo misterioso personaggio, apre uno scenario sul popolo afgano, sulle loro tradizioni, sui loro usi, sulle loro città, sulle loro condizioni prima e dopo dell’intervento delle forze occidentali cosiddette di pace.
E’ il ritratto del misterioso e inafferrabile capo dei Talebani già in campo contro gli invasori russi sulle aspre montagne del loro paese. Si narra che in una di quelle battaglie all’età di diciotto anni per una granata perda un occhio, che lui se lo strappi dall’orbita, lo bendi e continui a combattere. Nasce forse proprio da questo episodio la leggenda che circonda questo uomo schivo, riservato, di poche parole ma capace di tenere testa, con poche armi ma molto coraggio, da dieci anni all’esercito più potente e tecnologico del mondo.
Non vuole esportare il suo modo di essere e di vivere in tutto il mondo, oltre il suo territorio e il suo popolo, non ha mire espansionistiche, non cede ai ricatti del denaro. Vuole solo tornare al modo di vivere dei propri antenati, vuole mantenere i loro usi, le loro tradizioni millenarie anche se queste sono in netto contrasto con quelle del mondo occidentale. 
Con l’aiuto della popolazione civile che l’adora riesce a sconfiggere i “signori delle guerra”, bande di armati che imperversavano nel paese prima del loro intervento e autori di nefandezze e atrocità di ogni genere, stupri, assassini, ruberie riuscendo ad imporre la sua legge su tutto il paese pacificato. Una dura legge, la sharja, di cui sarà il più accanito sostenitore ma non userà il potere per avere privilegi, ricchezze ma semplicemente di realizzare il suo sogno di un paese in pace e dove regni la giustizia. A differenza dei signori della guerra i Taliban non stuprano, non violentano, non rubano, non uccidono inutilmente, offrono addirittura la possibilità di porre fine alle coltivazioni di oppio. Applicano solo una legge molto dura e anche incomprensibile per noi occidentali. Possono si uccidere, mutilare, lapidare, tagliare gole ma sempre in base ad una legge e senza arbitrio, mantengono, nella loro crudezza, un loro codice d’onore che rispettano e che non vogliono esportare, ma solo applicare al proprio popolo.
Un popolo oramai non solo decimato dai bombardamenti, ma anche affamato dalla corruzione, corrotto dai milioni di dollari affluiti in poco tempo in un paese poverissimo che ne hanno stravolto la fisionomia, annullato la legalità, trasformato il carattere.
Un popolo oramai senza più dignità umana ma ridotto solo ad “effetti collaterali in cui i “nostri bravi ragazzi” sono parte attiva.
Lo scenario che esce da questo libro è in netto contrasto con tutto quello che ci viene propinato dai nostri mezzi di informazione ed è un utile strumento di confronto per avere un’idea più precisa su questa guerra che si sta trascinando ormai da molti anni. Una guerra che sta facendo sempre più vittime da entrambe le parti e che vede impegnati sul terreno al momento ben 170.000 militari alleati, impegnati in una guerra che non potranno mai vincere perché non lottano contro il terrorismo, come viene continuamente ripetuto, ma contro un intero popolo, quello afgano, che non li vede come portatori di pace ma semplicemente come invasori.
Quando si parla di terroristi bisognerebbe sempre precisare che gli afgani sono mussulmani ma non sono arabi. Nessuno di loro è stato mai coinvolto in azioni terroristiche al di fuori del loro territorio. Non c’erano coinvolti afgani negli attentati delle torri gemelle, e nemmeno negli attentati in Spagna o a Londra, mentre i rapporti con Bin Laden sono sempre stati sporadici e soprattutto legati e condizionati alle enormi capacità finanziarie del saudita. Alla richiesta della consegna del terrorista hanno sempre chiesto prove concrete della sua colpevolezza e coinvolgimento negli attentati, prove tuttavia mai fornite dagli alleati.
Spiega anche il ruolo del presidente Karzai e i motivi della sua scarsa considerazione e autorità nel paese.
Il racconto, pieno di date ed avvenimenti, è il frutto di una ricerca personale dell’Autore su documenti ufficiali, articoli di inviati di giornali, libri di testimoni di avvenimenti, personalità politiche che hanno vissuto in prima persona le vicende che hanno insanguinato questo lontano paese. Ci sono riferimenti anche ai motivi di questo intervento, motivi come si può facilmente immaginare di semplice interesse in cui si vedono coinvolti i massimi esponenti del governo americano.
Le fonti sono ufficiali e pubbliche, come riportato in nota, il giornalista possiamo considerarlo un po’ di parte ma certamente la lettura, oltre che essere interessante, riporta dei dati certi e incontrovertibili che fanno meditare sulle vere ragioni di questa guerra, sui ruoli effettivi delle forze in campo. Fa capire anche che è una guerra che non può essere vinta perchè una guerra si può vincere sconfiggendo un esercito, difficilmente lo si può fare quando l’avversario è un intero popolo.
Una utile lettura per capire meglio una vicenda che sembra sempre diventare sempre più tragica e da cui, soprattutto, non sappiamo come uscire senza perdere la faccia.
 
 

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22/8/2011 - 22:54

AUTORE:
Lettrice VDS

L'articolo di Madamadoré pubblicato nella rubrica La Battigia il 21 agosto dal titolo "L'estate sta finendo...ma fa ancora molto caldo" è rimasto visibile in prima pagina solo per una notte, dalle ore 20.28 alle ore 7.58 del giorno dopo..
Secondo la mia modesta opinione un pò troppo poco, era qualcosa che secondo me meritava maggiore visibilità.
Poiché apprezzo in modo particolare gli articoli di Madamadoré e come me penso molti altri lettori, mi piacerebbe molto che ci fosse uno spazio distinto da quello di Trilussa e dedicato alle pubblicazioni degli articoli di Madamadoré.
Sono due autori che sono cresciuti molto in termini di contenuti e di lettori e forse una collocazione "autonoma" gioverebbe ancora di più su entrambi gli spazi.

Cordiali saluti

Lettrice VDS