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Nei giorni 26-27-28 aprile verranno presentati manufatti in seta dipinta: Kimoni, stole e opere pittoriche tutte legate a temi pucciniani , alcune già esposte alla Fondazione Puccini Festival.Lo storico Caffè di Simo, un luogo  iconico nel cuore  di Lucca  in via Fillungo riapre, per tre mesi, dopo una decennale  chiusura, nel fine settimana per ospitare eventi, conferenze, incontri per il Centenario  di Puccini. 

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Pisa, 17 marzo
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Comune di Vecchiano
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. . . quello che si crede sempre il migliore, ora .....
. . . la merxa più la giri, più puzza e te lo stai .....
. . . camminerebbe meglio se prima di fare il tetto .....
Ad un grosso trattore acquistato magari con l'aiuto .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Colori u n altra rosa
Una altra primavera
Per ringraziarti amore
Compagna di una vita
Un fiore dal Cielo

Aspetto ogni sera
I l tuo ritorno a casa
Per .....
Oggi è venuto a mancare all’affetto di tutti coloro che lo conoscevano Renato Moncini, disegnatore della Nasa , pittore e artista per passione. .....
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ZEMRUDE
di Madamadoré

25/9/2011 - 11:02


"È l'umore di chi la guarda che dà alla città di Zemrude la sua forma. Se ci passi fischiettando, a naso librato dietro al fischio, la conoscerai di sotto in su: davanzali, tende che sventolano, zampilli. Se ci cammini col mento sul petto, con le unghie ficcate nelle palme, i tuoi sguardi s'impiglieranno raso terra, nei rigagnoli, i tombini, le resche di pesce, la cartaccia. Non puoi dire che un aspetto della città sia piú vero dell'altro, però della Zemrude d'in su senti parlare sopratutto da chi se la ricorda affondando nella Zemrude d'in giù, percorrendo tutti i giorni gli stessi tratti di strada e ritrovando al mattino il malumore del giorno prima incrostato a piè dei muri. Per tutti presto o tardi viene il giorno in cui abbassiamo lo sguardo lungo i tubi delle grondaie e non riusciamo piú a staccarlo dal selciato. Il caso inverso non è escluso, ma è piú raro: perciò continuiamo a girare per le vie di Zemrude con gli occhi che ormai scavano sotto alle cantine, alle fondamenta, ai pozzi".

 (Zemrude da: Le Città Invisibili di Italo Calvino)

 

Difficile aggiungere parole ad uno scritto così efficace nel dipingere un'immagine, nell'evocare una suggestione. Quest'opera di Calvino è come un testo magico ogni volta che lo leggi scopri qualcosa di diverso, qualcosa che non avevi visto, qualcosa che ti serve, che ti illumina il pensiero.


In questi giorni ho ripreso in mano questo libro e Zemrude mi ha colpito, appena l'ho riletta ho pensato siamo noi, ora, qui.
Ogni mattina ritroviamo il malumore del giorno prima, camminiamo guardando la punta delle nostre scarpe, con le unghie ficcate nei palmi, con le mascelle serrate, con i volti tirati pronti a scattare alla prima occasione, anzi a volte la provochiamo noi l'occasione.


La rabbia, l'indignazione e la rassegnazione sono le emozioni più evidenti nei rapporti con il mondo che ci circonda. Non dico che non abbiamo motivi per questi stati d'animo. I motivi socialmente, culturalmente, civicamente, economicamente ce li abbiamo, hai voglia se ce li abbiamo.


Ma nonostante questo c'è qualcosa che non mi torna. Perchè la prospettiva più usata, più praticata è quella d'in giù? È come se percepissimo un tornaconto in questa scelta, il tornaconto è il risparmio di energia, il vivere con il cuore, e anche la mente in stand-bay. Il tornaconto non è solo nostro, le forme e i contenuti del nostro vivere moderno sembrano assecondare, agevolare questo sguardo all'in giù, non considerando quanto possa essere pericolosa una sua trasformazione.


Camminare nella Zemrude all'ingiù vuol dire continuare a pensare...che importa? Non ne vale la pena. Ma chi me lo fa fare? Ma per chi lo dovrei fare? Sono tutti uguali! Eppure queste frasi sono come le sbarre di una gabbia, ma si può cercare un altro punto di vista da cui la gabbia scompare?


Come afferma Galimberti: “La nostra libertà di scelta non è tra le cose, ma tra i significati che noi conferiamo alle cose, per cui noi siamo liberi perchè siamo donatori di senso e perchè scegliamo in base al senso che diamo”.


Restando impigliati con lo sguardo sul selciato perdiamo la possibilità di esser-ci in maniera piena, perdiamo la possibilità di incrociare lo sguardo con un'altra umanità, perdiamo l'occasione di scoprire nuovi orizzonti, perdiamo l'unica occasione che abbiamo...


Alzare lo sguardo è la metafora del passaggio dall'indignazione all'azione, del credere nel potere   anche  personale di cambiare e di costruire noi stessi, il mondo, che è anche il nostro mondo. Che è fatto anche di quotidianità, di piccole cose, di piccoli mattoni messi uno accanto all'altro.
Alzare lo sguardo è la metafora del futuro, della speranza, del credere che si possa fare diversamente, è un modo per dire che abbiamo bisogno di dare e darci fiducia.


Camminare per la Zemrude all'insù, per me, è la metafora della decisione di assumersi la responsabilità di impegnarsi, di dare forma e contenuto alla voglia di fare, di lavorare per qualcosa che mi superi, che vada oltre il mio essere singolare.


Io ho bisogno di tutte e due le Zemrude, ma cerco faticosamente di costruire un'equilibrata esistenza in bilico tra l'una e l'altra prospettiva, senza perdere la curiosità e la voglia di mettermi alla prova, di darmi delle possibilità, errori e contraddizioni comprese nel prezzo della ricerca della felicità.
E voi?
 

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26/9/2011 - 19:05

AUTORE:
Osservatore 2

Il temino ginnasiale a me è piaciuto molto, mi ha fatto riflettere e mi sembra un messaggio utile per tutti.
Forse invece a leggerne troppo, e a diventare calvinista, è come prendere una indigestione di caviale e champagne.
Indigestione resta, fa diventare troppo saccenti e fa fare anche dei cattivi bon pro.

26/9/2011 - 16:28

AUTORE:
Alessio Niccolai

...si possono reperire istanze di positività, anzi, confidare speranzosamente in un aldilà che non soltanto non ci è dato sapere se esista, ma che, per contro, tutti gli indizi suggeriscono non esistere proprio, è la peggior forma di immobilismo, di inattività e di mesta rassegnazione.
Trovo invece che la Madama abbia letteralmente colto nel segno proprio perché non accosta Calvino al pessimismo cristiano, ma a qualcosa di molto più vicino al materialismo dialettico.
D'altro canto l'umanesimo non è che una marginalità filosofica del cristianesimo, se si fa eccezione per la dottrina erasmiana e per la Teologia della Liberazione latino-americana.
Non ti inventare dunque un Calvino catto-positivista in ragione di una poco puntuale comprensione dell'articolo, o di una tua disfunzionale interpretazione pessimistica del pensiero dell'autore.
Grande Madama, invece: sono questi i «temi ginnasiali» di cui c'è bisogno in questi tempi caduchi e crepuscolari!

26/9/2011 - 14:24

AUTORE:
Senza nome

E voi? chiede Madamadorè commentando un bellissimo luogo di Calvino. L'impegno è come la rosa che Chaplin in luci della città dona alla fioraia cieca, che lo scambia per un milionario, l'impegno sono i mille mestieri che Chaplin fa per aiutare la fioraia a curarsi. Non c'è nulla di eroico nell'impegno, bisogna impegnarsi anche se il mondo non cambia. Come se fossimo milionari. Quello che conta dell'impegno è il dono, la gratuità, gli effetti verranno. Ma non necessariamente subito.L'importante come insegna Calvino è evitare il più pernicioso degli errori che è quello di non guardare né in su né in giù, ma di guardarsi solo l'ombelico e giudicare da quel misero punto di vista il mondo.

26/9/2011 - 13:39

AUTORE:
Calvinista

Sdolcinato, infantile, mieloso,quasi dogmatico, questo scrittino della Madama. Un temino da prima ginnasio in cui l'allieva tenta di elaborare senza averlo capito, un messaggio, potente, duro, triste, di Calvino, che fede non aveva.