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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
FINALMENTE DOMENICA!
di Ovidio Della Croce
Tutti dicono sì o no a Ikea. Usciremo dai guai? Io non lo so…

16/10/2011 - 12:06

Tutta la città ne parla, Vecchiano a Radio 3

 

Ci sono tre storie che si assomigliano tra loro e dicono dei nostri tempi. ”Ikea, Ginori e Beretta: tre storie di industria, sviluppo e consumo del territorio”, questo il titolo della puntata di “Tutta la città ne parla” di martedì 11 ottobre condotta impeccabilmente da Giorgio Zanchini su Radio 3.  

 

Ve la riassumo a partire dalle prime telefonate.  

Prima voce al telefono:

“Al salumificio Beretta è stato impedito di allargarsi e poter dare 300 nuovi posti di lavoro, così come in provincia di Torino, a Moncalieri, il presidente della provincia ha rifiutato all’Ikea di istallarsi e a occhio e croce si sono persi altri 400 posti di lavoro”. 

 

Altra telefonata da Sesto Fiorentino:

“Vorrei parlare dei no positivi dei comuni rispetto agli sviluppi urbanistici legati all’industria. Sesto Fiorentino, fabbrica Ginori, primi anni del 2000: la proprietà chiede di costruire al posto della fabbrica case per poi sviluppare l’azienda sempre in zona, ma da un’altra parte, tutto questo in assenza di un piano industriale e con la minaccia di licenziare i lavoratori; centrodestra d’accordo, centrosinistra contro e non da la possibilità di farlo; salvo poi scoprire che, in provincia di Como, la stessa proprietà aveva fatto la stessa proposta a un’amministrazione che c’era cascata: erano state costruite le case, la fabbrica non era stata fatta ed erano stati licenziati i lavoratori”. 

 

Il conduttore riporta le parole testuali di tanti ascoltatori che non capiscono i no italiani,  e sostengono che “negli anni Cinquanta l’Italia crebbe e creò posti di lavoro, perché non c’erano regole e perché c’era tanta libertà” e introduce il tema enorme del rapporto costi benefici quando si investe su un territorio e dice che i no di molti degli enti locali sembra un no al lavoro. Ricorda che l’Amministratore delegato di Ikea Mikael Olson lamenta la lentezza procedure italiane per ottenere le licenze, ricorda anche i sei anni d attesa a Vecchiano, ma poi si viene a sapere che l’Italia è il quarto paese per vendite e il terzo per forniture, quindi un grosso mercato per Ikea. 

 

Arriva la telefonata di Marco Riva, Amministratore delegato del salumificio Beretta di Rovagnate e dice:

“L’azienda aveva chiesto da sette-otto anni il permesso di attuare un progetto di sviluppo industriale nel territorio… che prevedeva 300 nuovi posti di lavoro, si è chiesto di sviluppare un insediamento molto grande. Il sindaco di una lista civica ha detto di sì, ci sono state complicazioni amministrative, fintanto che, quando si è cercato di tradurlo in accordo operativo ci si è scontrati su questioni economiche... Per ora la trattativa è sospesa”. 

 

Gli risponde il Sindaco di Rovagnate a nome di una lista civica di centrosinistra, che dice:

“Beretta annuncia un certo numero di posti di lavoro, ma non prende impegni precisi né vuole vincoli per un investimento importante che passa attraverso la rivalutazione immobiliare di Beretta… Manca un passaggio generale… che ci sostenga a livello della politica industriale”. 

 

Gianni Gianassi, Sindaco di Sesto Fiorentino, interpellato sula questione Ginori, dice:

“Le decisioni vanno prese, quelle giuste, a Sesto c’è Ikea e le concessioni sono state date in due anni, bisogna dire dei sì importanti al lavoro e agli investimentiIl caso Ginori è differente: è la seconda fabbrica più vecchia d’Italia, ha tentato una speculazione edilizia: o ci fate fare quello che vogliamo o ce ne andiamo... “. 

 

Cecilia Morello, giornalista de La Nazione, interviene sul caso Ikea di Vecchiano.

Ikea si presenta a Vecchiano con progetto punto vendita a Migliarino, il comune li ha fatti attendere sei anni e il comune ha risposto no al parco commerciale che avrebbe triplicato le dimensioni di un normale punto vendita e sì al punto vendita, ma in un’altra zona; Ikea ha atteso la chiusura delle urne e poi ha detto addio a Migliarino”.

La giornalista insiste sul problema dei tempi così lunghi di attesa e aggiunge:

“Ikea lamenta anche la possibilità di trattare, perché il sindaco di Vecchiano li ha convocati per la prima volta dopo sei anni di attesa”.

Infine, su richiesta del conduttore, così riassume le ragioni del fronte contrario all’insediamento di Ikea:

“I problemi sono di vario tipo: problema di concorrenza con attività commerciali del territorio, problemi di viabilità ricadute di traffico su Migliarino e vicinanza al Parco naturale”. 

 

Parte uno stacco musicale ed ecco la voce di Ivano Fossati con la canzone "La disciplina della terra".
 

 

Giorgio Zanchini prova a tessere il filo conduttore della trasmissione con il punto cruciale del rapporto uomo-terra-tradizioni e col tema della violenza sulla terra, poi legge alcune mail arrivate in redazione. 

 

Riporto per intero quella di Francesco Lunardini, agronomo paesaggista:

“A Vecchiano si richiedeva non solo un punto vendita Ikea, ma la realizzazione di un ‘parco commerciale’ comprensivo di un lotto Ikea più cinque lotti edificabili della stessa dimensione Ikea; un’ operazione immobiliare bella e buona; Vecchianio non ha detto no all'Ikea, ma alla operazione immobiliare collegata, che non era sostenibile da un territorio delicato dal punto di vista ambientale e di fragilità idrogeologica come l'alluvione del 2009 ha dimostrato”.  

 

Gli fa eco Mary, un’ascoltarice che telefona da Rovagnate:

“Ho capito bene che Beretta acquisterebbe terreno agricolo che poi diventerebbe area industriale? Se è così, non c'è sotto anche una speculazione sulla destinazione d'uso dell'area?”. 

 

Il conduttore legge parti della mail di Giorgio Carpi del Movisat di Vecchiano, che trascrivo interamente:

“Ho sentito un racconto che non dà una informazione reale. Il parco commerciale S. Rossore prevedeva un enorme spazio, Ikea era un terzo del parco commerciale, e questo era un impatto enorme sulla frazione di Migliarino. Il progetto prevedeva di essere costruito su un terreno agricolo. Si trattava quindi di fare una variazione sulla quale i proprietari dei terreni (i soliti noti) avrebbero fatto una speculazione enorme. Si fanno le regole e poi per lo sviluppo si stravolgono. Il primo progetto prevedeva 70 alloggi, anche! È  questo il blocco che si vuol far passare come una lungaggine. Si doveva cambiare il piano urbanistico fatto ed approvato. Il CTC, una potenza economica in Toscana, era il costruttore. Sono stati tanti ad appoggiarlo. I cittadini di Vecchiano che si sono opposti al progetto, hanno organizzato l’opposizione con un comitato MOVISAT. Per la mobilità Ikea avrebbe fatto una strada, ma il traffico sarebbe stato enorme e quindi anche i problemi per il territorio. Il Comune è stato molto in discussione sulla proposta che poteva essere liquidata subito, visto che il terreno è agricolo, sono stati i potentati (CTC, Ikea, proprietari del terreno, giornali locali) dietro il progetto ad insistere per sei anni riducendo il progetto iniziale. La giunta era spaccata sulla decisione. Il compromesso che ha permesso di superare le ambiguità di chi comunque voleva Ikea è stato quello di accettare Ikea e basta, ma nella zona industriale/commerciale che sta al di là dell’autostrada, non è distante. Non c’era più la speculazione però. A Pisa, invece, faranno solo Ikea e in un terreno dedicato ad attività produttive (cantieri navali) e non commerciali. Anche lì c’è il sospetto di speculazione sul terreno”. 

 

La trasmissione va verso la fine con l’intervento di Massimo Mascini, direttore del Diario del lavoro che riassumo:

“Il nostro paese soffre di carenza di investimenti esteri non esiste una politica industriale nel nostro paese che tenga conto e bilanci interessi diversi: ambiente, occupazione”. 

 

Chiude la puntata Riccardo Gallo, docente alla Sapienza, che ha appena parlato in una sede autorevole, dove ha tenuto la lezione inaugurale del master in management, innovazione e ingegneria dei servizi (Mains) della Scuola Superiore S. Anna di Pisa:

“Dopo l’introduzione dell’euro, le società industriali hanno investito pochissimo. Il patrimonio industriale e tecnico si è invecchiato e così si riesce a fare utili anche maggiori che vanno ai soci che si prendono i dividendi e l’impresa non ha modo di finanziare gli investimenti”. 

Potrebbe essere un’invettiva di un giovane indignato e antagonista che punta l’indice sulle responsabilità dell’industria italiana, invece è il risultato di una serissima ricerca dell’economista Riccardo Gallo, che nell’industria ha svolto molti incarichi operativi. 

 

Alla fine questo è il dilemma: la colpa del declino è degli imprenditori perché il sistema Italia non funziona più oppure il sistema non funziona perché l’industria non investe?  Ce la faremo? Io non lo so.

 

Naturalmente ho letto e continuerò a leggere moltissimi interventi a favore e contro Ikea. Ma ora la trasmissione che ieri ho ascoltato in podcast sulla spiaggia di Marina di Vecchiano è finita. Dune e pineta alle spalle, giornata luminosa, all’orizzonte le Apuane orlano il paesaggio. Respiro quest’aria fresca che vieta al cuore e all’anima di deturparne la bellezza. Tra i frequentatori della battigia c’è un gabbiano, il solito uccellino che dice: 

“Voi umani lo sapete meglio di me, siete stati i primi in Italia ad opporvi a questa grande porcata speculativa, il grande centro commerciale stravolge il Parco e qualche citrullo la chiama ancora moderna opportunità. Basta non vi dico più altro”. 

 

http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-ed1dc06a-7804-4b5d-b0fd-713126d129af.html?refresh_ce 

 

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26/10/2011 - 15:41

AUTORE:
Roberto

Caro Bob si vede che non ci capisci nulla e che anche tu hai il paraocchi, ma se tutti hanno ammesso la speculazione che si rischiava perchè insisti a dare colpa ai nostri amministratori, è evidente che non conosci la verità.

25/10/2011 - 19:45

AUTORE:
Icchise icchise icchise elle

Io per defetto di scrittura dissi(anzi scrissi) che la zona Artigianale-Commerciale- Industriale di Migliarino era interessata da 1.200 lavoratori e te scrivi 200 invece..Valterio Castelli della TD Group sostiene che solo nella sua azienda lavorano in 400 e che la settimana scorsa ha avuto una commessa da 25 milioni di euro da parte di un importante Istituto Nazionale.

In soldoni e senza falla troppo palloccolosa scrivo quello che ho sentito dire dal Sindaco di Vecchiano (vecchio e nuovo)
Gli occupati in quella zona sono 2.200 (duemiladuecento) e che i terreni già classificati per i commerci e le industrie nuove sono 20 ettari e che la zona composita se veniva quell'azienda Olandese e non Svedese come sostiene il buon Niccolai era ed è di 10 ettari e qell'azienda la ha preferito la più comoda posizione per i servizi che ha già intorno li ai Mortellini (8 ettari) non essendo zona agricola come il fù Ovaio.
bona

25/10/2011 - 18:18

AUTORE:
Bobbe

Allora, volevi fare la speolazione sui 20 ettari ancora liberi nella zona artigianale dove lavorano già 200 persone, ma quei 20 ettari non li vuole nessuno, perchè non li proponi alla filiera del cavallo?

24/10/2011 - 0:45

AUTORE:
XXXL

L'hanno 'uta la lezione e semplici 'un vor di sempriciotti e te siei arivato mpopò fori tempo; ripassa doppo! noartri semprici ma no scemi è già du vorte che che si batte la speolazione e siemo rimasti padroni della nostra zolla e nei 20 ettari ancora liberi nella zona industriale di Milliarino dove lavoran già 1.200 persone c'entravino anco i 300 ipotizzati dalla Kea.
bona

24/10/2011 - 0:09

AUTORE:
Bob

Il "problema" IKEA ha messo in luce l'incapacità a gestire situazioni che richiedono competenza e una certa preparazione economica e politica.
I nostri amministratori sono cittadini che all'occorrenza diventano politici, ma incapaci di trattare con colossi della finanza.
Non sanno amministrare un piccolo comune, figuriamoci portare avanti una trattativa che richiede una certa esperienza e abilità nel gestire un grosso affare come era quello di IKEA

18/10/2011 - 16:55

AUTORE:
luca martinelli

Mercoledì 27 settembre Mikael Ohlsson, chief executive officer di Ikea ha rilasciato un’intervista esclusiva a Il Sole 24 Ore. “Pronti a investire un miliardo in Italia” il titolo scelto dal quotidiano di Confindustria. “Ikea progetta 10-15 nuove aperture e trasferisce nel nostro Paese attività da Malaysia e Cina” l'occhiello.

Nell'anno fiscale 2010/2011 la multinazionale olandese Ikea ha fatturato nel nostro Paese 1,64 miliardi di euro (più 6,5 rispetto ai dodici mesi precedenti), pari al 6,6% del fatturato globale del gruppo (24, 7 miliardi di euro), subendo però alcuni smacchi. In particolare, Ikea non ha ottenuto le autorizzazioni necessarie ad aprire due nuovi ipermercati in provincia di Torino (la multinazionale avrebbe voluto costruire su un terreno agricolo, il presidente della Provincia Saitta ha negato la possibilità di una variante, rivendicando il “diritto alla pianificazione” in capo al soggetto pubblico) e a Vecchiano.

Sono sassolini che, adesso, Mikael Ohlsson si toglie dalle scarpe rispondendo alle domande di Attilio Geroni: “Devo dire che in Italia le procedure per ottenere i terreni, le infrastrutture necessarie e le licenze, sono tra le più lunghe mai sperimentate nei Paese in cui lavoriamo”; “siamo pazienti e impazienti al tempo stesso”.
Il Sole 24 Ore si affretta a declinare le mancate autorizzazioni (a Torino, a Pisa) nella colonna “sviluppo negato”. “Sei anni persi, per lo sviluppo e l'occupazione. Per sei anni circa 200 milioni d'investimenti, e diverse centinaia di nuovi posti, sono rimasti solo sulla carta”.
Ohlsson, però, usa il quotidiano di Confindustria per “comunicare” che loro restano comunque buoni, pronti a perdonare l'Italia dove “sul medio termine, ritengo realistico pensare a 10-15 aperture, il che, con un investimento medio di 70 milioni a negozio, fa capire quale potrebbe essere il nostro impegno finanziario in Italia nei prossimi anni”, tra i 700 milioni e il miliardo di euro. Due o tre di questi nuovi ipermercati dovrebbero sorgere a Milano e nel suo hinterland (dove peraltro Ikea è già presente con tre megastore).

L'intervista, perciò, è anche l'occasione di ringraziare i presidenti delle Regioni Toscana e Piemonte, Enrico Rossi (Pd) e Alberto Cota (Lega Nord), che stanno lavorando per trovare “una soluzione alternativa”.

18/10/2011 - 13:10

AUTORE:
ruggero

condivido quanto ha scritto pin, e faccio una domanda: come mai gli ikeiani non parlano mai di speculazione?
il loro sililenzio su questo punto è sospetto...

18/10/2011 - 13:03

AUTORE:
Giovanni

Infatti il Comune glielo ha detto si, ma il colosso svedese ha detto che era meglio Pisa. Sono contento che venga a Pisa così ci faccio domanda. Gianni

18/10/2011 - 11:38

AUTORE:
LUIGI

IL COMUNE DI VECCHIANO SECONDO IL MIO GIUDIZIO DOVEVA DIRE SI AL COLOSSO IKEA,POTEVA RISOLVERE DIVERSI PROBLEMI IN QUELLA ZONA.....''????
SONO FAVOREVOLE .
CIAO GIGI

17/10/2011 - 13:09

AUTORE:
Pin

Cecilia Morello giornalista della nazione è interventa alla trasmissione dicendo che Ikea si è lamentata perchè il sindaco li ha covocati dopo sei anni. Negli articoli correlati campeggia il titolo di un intervento di Ghelardi, all'epoca potente coordinatore del potente partito socialista, che aspirava al sindaco, che dice l'area proposta dal comune non è adatta. Ecco la risposta. Non è il comune che ha aspettato sei anni a convocare Ikea, perchè in giunta non volevano che il sindaco la convocasse da sola. La burocrazione che lamenta Ikea è il fatto che gli infiltrati in giunta non la spuntavano e non riuscivano a mantenere la promessa fatta che avrebbero cambiato la destinazione d'uso. E dopo sei anni non ce l'hanno fatta e hanno perso anche le elezioni. Comuque come si dice complimenti per la trasmissione, e per la bella cronaca di ovidio delle croce che mi ha permesso se non di ascoltare, di leggere e capire bene come stano le cose. Grazie per aver scritto una pagina di libero confronto, di libera informazione, di cui ci sarebbe tanto bisogno in Italia, per tante altre questioni. E se l'Italia fosse amministrata come Vecchiano si starebbe tutti meglio.