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Evento davvero memorabile a san Giuliano Terme il 25 luglio a partire dalle ore 18, all'interno del Fuori Festival di Montepisano Art Festival 2024, manifestazione che coinvolge i Comuni del Lungomonte pisano, da Buti a Vecchiano."L'idea è nata a partire dalla pubblicazione da parte di MdS Editore di uno straordinario volume su Puccini - spiega Sandro Petri, presidente dell'Associazione La Voce del Serchio - scritto  da un importante interprete delle sue opere, Delfo Menicucci, tenore famoso in tutto il mondo, studioso di tecnica vocale e tante altre cose. 

La carriera politica personale dell’Onorevole Mazzeo .....
Bonaccini ha dato le dimissioni da presidente della .....
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per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Mauro Pallini-Scuola Etica Leonardo: la cultura della sostenibilità
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Incontrati per caso
di Valdo Mori
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APOCALISSE NOKIA di Antonio Campo
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Il mare
con le sue fluttuazioni e il suo andirivieni
è una parvenza della vita
Un'arte fatta di arrivi di partenze
di ritorni di assenze
di presenze
Uno .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
ITALIA
Domenico Finiguerra: Non avete nessun diritto di piangere!

5/11/2011 - 13:14


Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari.Non avete nessun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie: “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”.

Non avete nessun diritto di piangere! Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri.

Non avete nessun diritto di piangere! Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione.

Non avete nessun diritto di piangere! Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie.

Non avete nessun diritto di piangere! Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandispeculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle.

Non avete nessun diritto di piangere. Nessun diritto di piangere le dieci vittime dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo paese.

Siete i veri barbari di questo nostro paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango.

No. Non avete nessun diritto di piangere.

E gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente, che prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questi Paese, di questo pianeta.

Domenico Finiguerra

Fonte: Domenico Finiguerra- Sindaco di Cassinetta di Lugagnano
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7/11/2011 - 11:06

AUTORE:
Pippo l'Ortolano

E tu pensa....le fognature reggono e anche gli argini dei fiumi......é una stranezza della natura.

7/11/2011 - 10:31

AUTORE:
Pippo il calzolaio

Inoltre in america si verificano spesso eventi metereologici disastrosi che devastano le città, prevalentemente del sud, con decine di morti. Hai dimenticato gli uragani? Katrina nel Mississippi ed Alabama ti dice qualcosa? E l'uragano Irene? e tanti altri.

7/11/2011 - 10:22

AUTORE:
Pippo l'Ortolano

Caro S.C., ti accontento subito. Intanto partiamo dal presupposto che illustri signori professori, magistrati e tecnici, sono esseri umani come noi e di panzane ne possono raccontare tante quante ne posso raccontare io. Per quanto riguarda le valanghe..beh…non è certo la cementificazione che le fa cadere, dal momento che si tratta di neve e di solito in alta montagna. Gli smottamenti poi, non sono frutto di una cattiva manutenzione e di un mancato monitoraggio di zone a rischio che gli illustri tecnici, come dici tu, dovrebbero ben conoscere? Senza contare, poi, dell’abbandono da parte dell’uomo dei boschi e delle colline dove ormai tutto è lasciato al totale disordine. Paradossalmente se in quei luoghi ci fossero costruzioni in cemento, la presenza dell’uomo potrebbe evitare, col suo agire quotidiano, tutto ciò. Ma se i comuni non controllano, quando danno le concessioni edilizie, oppure non prevedono, che vengano fatte adeguate fognature o sistemi di regimazione delle acque, allora vuol dire che non interessa a nessuno, di chi governa il territorio, di come andranno le cose. Prendi Tokio! Vorrai mica paragonare questa città con la cementificazione di Vecchiano? Vai a vedere i sistemi di fognatura e di smaltimento delle acque pluviali che hanno, sembrano gallerie che la TAV della Valle di Susa sembra un gioco per la Barbie, hanno altri problemi, ma almeno a questo ci hanno pensato e continuano a pensarci.
Facciamoci un esame di coscienza, da quanto tempo non chiamiamo la botte a prosciugare il pozzo nero del pozzetto a dispersione di casa nostra. Siamo i primi, noi a violentare il sottosuolo, il territorio, e mai nessuno che controlla. Quante fognature ci sono nei nostri paesi, siamo sicuri che siano adeguatamente dimensionate? Nella frazione di Arena Metato di San Giuliano Terme è stata ultimamente enfatizzata la conclusione, dopo anni, dei lavori di fognatura nera. Tutti pimpanti, pieni di sé i piccoli politici del quartiere, però hanno dimenticato un piccolo particolare, di dire che quella fognatura non è solo nera ma serve anche alle acque piovane. Ora ditemi in caso di forte pioggia sopporterà il carico di acque reflue e di pozzo nero? Il mio timore è che dietro questa divulgata idea sui disastri inevitabili, epocali, “bombe d’acqua”, ineluttabili e imprevedibili eventi atmosferici, ci sia un tentativo di voler alla fine riproporre, come già più volte tentato da autorità di bacino di alcuni fiumi, di istituire una assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali. Tentativi, per ora, sventati da politici, per il momento, ancora ben pensanti.

7/11/2011 - 10:01

AUTORE:
Pippo il calzolaio

Caro OrtoNano, se nel tuo cervello, invece della segatura, ci fosse la materia grigia non scriveresti quello che scrivi. Non hai la dote del saper ragionare e ti lasci andare a scrivere le bischerate. Le grandi città americane sono state costruite nel secolo appena passato e quelle europee sono datate molti secoli prima con strade strette, perchè si andava solo a cavallo o a piedi, senza fognature, perchè i fossi dei campi erano sufficenti,non c'era la necessità di dividere la fognatura bianca da quella nera, ecc ecc .
Dobbiamo adattare le nostre città alle moderne esigenze e non è possibile demolirle per costruirle di nuovo (almeno fin qui ci arrivi? ). E', da parte tua, ignoranza o strumentalizzare le disgrazie? Con questo non posso nascondere il malgoverno e la male amministrazione che ha peggiorato tutto invece di migliorarlo.

7/11/2011 - 8:51

AUTORE:
S.C.

Se è vero che le puci hanno la tosse, è anche vero che prima di parlare bisognerebbe azionare il cervello: ma si sa, è materia rara in questi periodi. Ci dovrebbe allora spiegare Pippo la causa degli smottamenti e delle valanghe... Dovrebbe, sempre Pippo, spiegarci come mai illustri signori (professori, magistrati e tecnici) sostengono che in Italia negli ultimi 30 anni si è cementificato terreno pari ad una regione come il Lazio. E' chiaro che la manutenzione è l'aspetto prioritario per governare un territorio, ma non è la sola caratteristica di salvaguardia. Pippo, riprenditi!

6/11/2011 - 19:13

AUTORE:
Cittadino 2

Non posso che darti ragione per la tua critica alle amministrazioni spesso in altre faccende affaccendate. Spesso faccende di bassa politica o di perdita di tempo ed energie solo per rispondere a tono ad una osservazione di un altro partito. Vedi la polemica della visita di TF alla scuola di Nodica che si poteva rimediare con un semplice "vado e vedo e poi se c'è qualcosa che sembra migliorabile ne parliamo insieme". Invece lettere e contro-lettere per alimentare polemiche inutili. Un modo sbagliato di fare politica, un modo vecchio dove il partito e la propria fazione assume il valore assoluto della ragione a priori, negando in tal modo la possibilità di una collaborazione spesso utile con l'opposizione per trovare, ove possibile, soluzioni condivise. Soluzioni a problemi non di bioetica o di politica generale ma sempre scelte legate al territorio e quindi al benessere dei cittadini amministrati, obbiettivo quindi prioritario e condiviso di ogni schieramento.
Ma per tornare sull'argomento i post precedenti davano per scontata la critica su questa cronica incuria, su questa perenne mancata manutenzione del territorio mentre mettevano maggiormente l'accento sul valore che questo rappresenta. Un territorio geologicamente fragile già di per se fonte di pericoli e fatto oggetto fondamentalmente di mire speculative, non possiamo che chiamarle così, che lo trasforma e lo rende ancora più pericoloso. Perché le costruzioni sul greto dei fiumi, l’interramento dei canale e dei corsi d’acqua non sono opere abusive ma rientrano nei piani regolatori dei Comuni. Sono in regola! Sono in regola con la legge ma non lo sono con la natura. Questo era il messaggio perché questo è l’elemento di maggiore gravità: la mancata consapevolezza del valore del territorio e del paesaggio, la mentalità del passato (propria, purtroppo, anche degli amministratori di sinistra) che coniugava cemento e progresso, strade e sviluppo, centri commerciali e lavoro guardando sempre i propri piedi senza alzare mai la testa per guardare più lontano

6/11/2011 - 16:41

AUTORE:
Magilla

Non avete alcun diritto di piangere è un titolo va cambiato, poichè le persone a cui è stato indirizzato non hanno avuto alcuno stimolo al pianto, pertanto non lo reclamano come diritto!

6/11/2011 - 12:32

AUTORE:
Pippo l'Ortolano

Cementificazione, parola adottata da una schiera di personaggi come bandiera contro lo scempio del territorio e contro tutti i mali creati da amministratori ideolocizzati che li procurano, spero inconsapevolmente. Si vuol equiparare la cementificazione di una New York, come simbolo di territorio coperto, con quella di Vecchiano. E’ proprio vero che anche alle pulci viene la tosse. In quella metropoli le strade non si sono mai allagate, le fognature non sono mai saltate, gli argini dei canali non si sono mai rotti, come in tantissime altre metropoli di altri paesi del mondo, perché? Perché qui da noi succede? Cementificazione? Ma quale cementificazione! Siate più realisti invece di divulgare ideologie che vanno di moda un periodo e poi si passa ad altro. Più semplicemente, le amministrazioni delle nostre città, invece di destinare fondi a tante cose inutili o di dubbia importanza, devono investire maggiormente i soldi che noi paghiamo, proprio per questo, in tasse per proteggere, sanare, tutelare il territorio. Come? Facendo pulire i letti dei fiumi dagli alberi, dagli orti, dai canneti, da tutto ciò che si può vedere passeggiando lungo essi e che inevitabilmente, durante le forti piogge si accumula ed impedisce il normale deflusso delle acque. Dragare la sabbia che inevitabilmente si accumula sul fondo col passare delle piene e che alza il livello del letto diminuendo sensibilmente la portata dei corsi d’acqua. Quanti di voi ha mai visto d’estate, quando non piove, gli operai a pulire le fognature per prepararle alle prime piogge autunnali. Invece vedete ripetutamente tagliare l’erba lungo i canali e fossi e riversare lo sfalcio assieme a tutto il resto trovato, dentro nel fosso. Quindi non cerchiamo altre motivazioni se non nella cattiva gestione, da parte degli organi competenti, del territorio, non invochiamo colpe lontane, fumose o di cabala, le responsabilità sono assai più vicine a noi di quanto si crede. Perché alla fine, credo che i teoremi di occulti personaggi che tramano nell’ombra, non siano altro che scuse ad arte veicolate, per depistare l’opinione pubblica sui veri responsabili. Un po’ come quando si parla della ”esondazione” del Serchio a Vecchiano e non di rottura dell’argine che porta il pensiero ad altre responsabilità.

6/11/2011 - 9:49

AUTORE:
P.L.

Sono pienamente d'accordo con l'intervento di Domenico Finiguerra e lui nel suo territorio queste scelte non solo le ha indicate ma le sta anche praticando. Però non dobbiamo dimenticarci che a Vecchiano, non poche cose sono state fatte verso l'obiettivo di una forte riduzione della cementificazione del territorio come un Piano Strutturale fortemente innovativo che prevede più il recupero che le nuove costruzione. Certamente non basta perché se non riusciamo a far passare una diversa cultura del territorio e della sua difesa, indirizzando la crescita occupazionale verso le opportunità che la difesa del suolo e le opportunità che un territorio integro e di grande bellezza può rappresentare anche per le nuove generazioni. Serve per questo un grande impegno comune di tutte le persone in questi valori credono, perché, come abbiamo visto in questi anni, chi si oppone alla cementificazioni e alle speculazioni viene additato come un nemico dello sviluppo, ma se prevale la cultura del buon senso e dell'amore per la propria terrà da preservare anche per le future generazioni, qualsiasi impegno e sacrificio é ben accetto.

5/11/2011 - 18:40

AUTORE:
Simone Cioli

Mio nonno mi ha sempre detto che l'acqua sul cemento ci scivola. Sante parole. Dobbiamo fermarci per un solo attimo, guardare dietro, al passato, e allora ci renderemo conto dello scempio che abbiamo prodotto negli ultimi 30 anni. L'Italia che casca a pezzi è l'immagine reale, attuale che ci meritiamo: sotto il profilo, ambientale, politico e culturale. Contrariamente a P.G. non credo nella "buona fede". Oggi ci sono strumenti che ci permettono di essere informati quotidianamente, e abbiamo la possibilità di approfondire qualsiasi tema con l'imbarazzo della scelta. Piuttosto penso che quella "buona fede" sia dovuta al solo menefreghismo che permette un'ignoranza costante. Il buonismo è sempre stato cattivo consigliere, e per finire, mio nonno diceva sempre che la medicina, per far bene, non può essere che cattiva. Ci può salvare solo la cultura contadina. Sempre che qualcuno se la ricordi.

5/11/2011 - 16:38

AUTORE:
P.G_

C'è ben poco da aggiungere a questo intervento rabbioso di Domenico Finiguerra.
Noi lo abbiamo avuto a Migliarino in occasione del Maggio Migliarinese 2009. E' un tipo tranquillo, disponibile, sorridente e affabile ma quando si trova di fronte a queste tragedie, a questa sciagurata concezione del territorio, diventa aggressivo ed emette sentenze durissime.
Perchè purtroppo è la verità. Le amministrazioni pubbliche sono troppo spesso vittima di speculatori e affaristi e preda, se non succubi, dell’ egemonia del “partito del cemento” in nome di uno sviluppo oggi anacronistico e insostenibile. La cronica mancanza di fondi per il mantenimento dei servizi pubblici ed una concezione culturale arretrata di sviluppo aprono troppo spesso la porta a sempre nuove costruzioni, nuove strade, nuovi centri commerciali che trasformano non solo l’aspetto urbano togliendo spazio alla terra permeabile alle piogge ma anche le coscienze di chi in questi agglomerati anonimi è costretto a vivere.
Ecco che in molti, io credo in buona fede, possa nascere la mancata consapevolezza dell’errore di continuare a percorrere questa strada in nome di un progresso che andrebbe valutato con maggiore attenzione. Domandandosi se questa strada possa portare lontano, oltre a noi e ai nostri figli, oppure rischia di interrompersi in una catastrofe ambientale e non solo ma anche morale, culturale, economica quando il territorio non sarà più in grado di essere una risorsa ma sarà solo un arido contenitore.
E’ un salto culturale indispensabile e va fatto in fretta, prima che sia troppo tardi.