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 - Tonfani 'n pedata alla galetta!...

a me un me lo faresti sa!... pioppino.

Nato d'un cane, na fatto anco gambetta,…

lassa 'r pallone, rivogani un golino.

- O l'arbitro un lo vede?... fa trinchetta...…o mallegato, venduto, burattino...però ti becco doppo 'n bricichetta...ti sganghero, ti stronco, ti spicino...

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È .....
Alla cassa di un supermercato una signora anziana sceglie un sacchetto di plastica per metterci i suoi acquisti.
La cassiera le rimprovera di non adeguarsi .....
LA SALUTE A PORTATA DI MANO
dal libro “IO, MEDICO” di G.P. ed altri
Cistite acuta

13/3/2012 - 16:24


La cistite è un’infiammazione acuta della vescica solitamente originata da infezioni batteriche.

Il termine cistite non è corretto perché bisognerebbe parlare più correttamente di “infezioni delle vie urinarie” essendo la vescica un organo non completamente distinto, in basso, dal canalino dell’uretra che porta l’urina all’esterno, e dagli ureteri, in alto, che portano in vescica l’urina filtrata dai reni. L’infezione della vescica è importante proprio a causa dell’unione così stretta di questi organi con la possibilità teorica che i batteri possano salire ed arrivare fino ai reni con conseguente coinvolgimento nell’infezione di questi organi così importanti (“nefrite batterica”).


Non è eventualità molto frequente ma la possibilità esiste e deve indurre il medico, e specialmente il paziente per i motivi che vedremo dopo, a non trascurare queste malattie che spesso vengono considerate di poco conto e curate malamente. Sono infatti frequenti incaute autoprescrizioni, o assunzione di farmaci su consiglio magari dell’amica, di solito in grado anche di fornire il medicinale a lei avanzato, che gli ha fatto “tanto bene”!
 
Il termine amica, femminile, è usato perché questo è il sesso che viene più facilmente colpito. Nell’uomo infatti sono molto meno frequenti e legate solitamente a fattori di rischio particolari o in pazienti anziani con un notevole aumento di volume della prostata. Questo perché l’aumento di volume della ghiandola prostatica, posizionata subito sotto la vescica, fa si che questa sporga all’interno dell’organo formando una specie di piccola tasca ed ostacolandone un completo svuotamento. Una certa quantità di urina rimane così intrappolata nella vescica e su questa si possono sviluppare colonie di batteri che danno luogo all’infezione.
 
Esistono forme uniche, isolate, non complicate di cistiti (la forma più frequente), e forme invece cosiddette “ricorrenti”, cioè che si ripetono in maniera periodica nel tempo a distanza variabile da alcuni giorni a qualche settimana.
 
I sintomi di una cistite acuta sono rappresentati principalmente dal bruciore a fare l’urina, dai frequenti stimoli ad urinare con emissione dolorosa di poche quantità di liquido, talvolta anche misto a sangue. A volte può comparire anche una febbre improvvisa, molto elevata, preceduta da brividi imponenti.
Quando i sintomi riguardano la minzione (atto del fare l’urina), questi sono talmente caratteristici che la diagnosi è semplice e viene  fatta direttamente dal paziente. Più difficile è pensare ad una cistite quando l’esordio della malattia è una serie impressionante di brividi ed un freddo intenso che costringe il paziente a letto coperto da una mole enorme di coperte. I brividi di solito allarmano molto poiché sono l’unico sintomo presente all’esordio e non vengono immediatamente riferiti all’infezione ma fanno pensare a qualche grave malattia, spesso causa di telefonate allarmate al medico di famiglia. Il quadro si chiarisce però quando compare la febbre, a volte molto elevata, e soprattutto l’esordio dei disturbi tipici delle infezioni delle vie urinarie.
 
Le donne sono più colpite per motivi costituzionali ed anche perché avendo l’uretra più corta alcuni germi possono penetrare in vescica direttamente dall’esterno. 
  
L’uretra è quel canalino che porta l’urina dalla vescica all’esterno. Nelle donne mancando la parte “peniena”, cioè che corre dentro il pene, questo canale è molto più corto che nel maschio.
La minore lunghezza di questo canale aumenta la facilità con cui germi possono penetrare nella vescica dall’esterno tramite questo accesso per cui le donne dovrebbero imparare fin da piccole ad una maggiore igiene personale ed ad una maggiore attenzione ad usare la carta igienica con scorrimento dall’avanti all’indietro per impedire che batteri come l’”Escherichia coli”, abitanti abituali dell’intestino, possano risalire lungo il canale.
 Questi batteri che si trovano a livello intestinale non solo non sono patogeni per l’organismo ma addirittura indispensabili per la normale digestione degli alimenti quando rimangono limitati all’intestino, la loro sede naturale. Se si vengono a trovare invece in un ambiente diverso, come quello ad esempio delle vie urinarie, possono provocare gravi infezioni e si calcolano responsabili dell’80% delle cistiti della donna.
 
Oltre l’arrivo dei germi dall’esterno un’altra via di passaggio dall’intestino alla vescica è rappresentata dalla via “linfatica” tramite cioè alcuni canalini microscopici posti fra le cellule, che fanno da tramite dall’intestino alla vescica. Questo secondo caso sia ha molto frequentemente in caso di stitichezza.
 
Due primi consigli utili quindi per chi soffre di frequenti cistiti: uso appropriato della carta igienica e regolazione accurata delle funzioni intestinali.
Il terzo consiglio, sicuramente il più importante, è però quello di mantenere un elevato apporto idrico, in altre parole di bere molta acqua.
Questi germi, infatti, in qualunque modo arrivino alla vescica, sono in grado in pochissimo tempo di moltiplicarsi e diventare un numero sufficiente per dare un’infezione. Bevendo molto e mantenendo una “diuresi” elevata (la diuresi è la quantità d’urina emessa), questi germi sono trascinati via man mano che arrivano, sono “lavati via” e non riescono a diventare un numero così elevato da riuscire a dare la malattia. L’urina infatti non è un liquido sterile ma contiene numerosi germi, come abbiamo visto provenienti da diverse vie, ma facendo molta pipì questi germi non hanno modo di diventare un numero talmente grande da sviluppare un’infezione.

  

Ma se la malattia è già avvenuta? In questo caso non resta che seguire il consiglio del medico che deciderà cosa è utile fare caso per caso. In caso di cistite, infatti, si pone il problema se iniziare subito con una terapia farmacologica senza preoccuparci della natura del germe responsabile, oppure praticare prima un’”urinocoltura” che sarà in grado di dirci esattamente qual è il batterio responsabile dell’infezione.
Sarà il medico a decidere basandosi su dati obbiettivi come il sesso, l’età del paziente, la frequenza delle infezioni, la presenza di patologie associate.


Una volta scelto l’antibiotico più adatto, quello cui il germe è più sensibile, si inizia la terapia e in brevissimo tempo si avrà un miglioramento che si tradurrà in un netta riduzione dei sintomi. Questo repentino cambiamento da sintomi molto importanti ad un relativo e rapido benessere spesso viene interpretato come una guarigione e la terapia viene interrotta.

 

 Questo rappresenta un grave errore che  è spesso responsabile della  comparsa di recidive, la ricomparsa cioè della malattia a distanza di poco tempo, e talvolta il punto di partenza di forme croniche che durano mesi e addirittura anni!


Il motivo è che quando si inizia la terapia con l’antibiotico prescelto non tutti i germi vengono uccisi immediatamente. Alcuni sono più sensibili e vengono uccisi subito, altri sono più resistenti e per eliminarli c’è bisogno di più tempo. La terapia va quindi protratta nel tempo fino a quando non 
 siamo sicuri che tutti i batteri siano stati uccisi, di solito 5-7 giorni, anche più. Se interrompiamo la terapia ed alcuni batteri sono rimasti vivi, da questi nascono subito nuove colonie che sono in grado di dare una nuova infezione. Cosa ancora più grave è che quei batteri rimasti vivi erano anche i più resistenti, e le colonie cui daranno origine saranno anch’esse più resistenti da cui conseguirà una malattia più grave, più difficile da controllare e con colonie batteriche insensibili alla terapia antibiotica precedente.

 

Interrompere troppo presto la terapia vuol dire in altre parole correre il rischio trasformare una banale cistite in un’infezione delle vie urinarie molto più difficile da curare. Passare cioè da una “cistite acuta non complicata” a forme di “cistite ricorrente” fino a giungere alla “sepsi cronica delle vie urinarie” con necessità di terapie prolungate talvolta addirittura per mesi e con danni a volte molto gravi per tutto l’apparato urinario.
 
Esistono oggi anche farmaci che si possono assumere come unica dose poiché capaci di raggiungere a livello urinario concentrazioni tali da distruggere con un’unica somministrazione tutti i batteri.
Possono essere utili però sono consigliate solo nelle forme isolate e non complicate.
Una cistite invece che recidiva, il riscontro di sangue nelle urine, nel caso di forme ricorrenti  è indispensabile ricorrere al consiglio del  medico che deciderà gli accertamenti più utili per scoprire il motivo per cui la malattia non guarisce.
 
Urinocultura, ecografia delle vie urinarie, studio del flusso urinario, visita urologica ed altro sono gli esami che possono essere di aiuto per capire il motivo di una mancata od incompleta guarigione. Il medico suggerirà quale e quando prescrivere questi controlli, il paziente si atterrà alle norme igieniche sopra esposte, specie riguardo al controllo rigoroso delle funzioni intestinali e all’assunzione costante di liquidi, sufficienti di solito per sconfiggere la malattia nella maggior parte dei casi.

 

Nelle fasi iniziali di malattia, ai primi sintomi, alcuni ritengono possa essere utile bere abbondanti quantità di succo di mirtillo che contiene un antibiotico naturale in grado di rallentare la replicazione batterica. Succo che viene anche consigliato nelle forme recidivanti perchè pare riesca ad opporsi all’adesione dei batteri alla cellule della parete vescicale. Un aiuto biologico per una malattia spesso molto fastidiosa.
 
 

 

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8/4/2012 - 16:21

AUTORE:
adele

Ho sofferto di cistite recidivante per 4 anni di fila. Ho preso mirtilli ed antibiotici sempre mirati in base all'antibiogramma anche come profilassi per 6 mesi tutti i giorni. Purtroppo non ho mai risolto nulla. Anzi, peggioravo di anno in anno non solo a livello vescicale, ma anche intestinale e vaginale instaurando un potente circolo vizioso che sono riuscita a spezzare solo quando paradossalmente ho smesso di assumere antibiotici. I mirtilli, la vitamina c e tutti i prodotti acidificanti han fatto sì che il quadro peggiorasse sempre di più (era come mettere del succo di limone su una ferita aperta: l'infiammazione aumentava ulteriormente anche se non avevo più batteri). Contemporaneamente ho cominciato ad assumere d-mannosio (uno zucchero naturale che si attacca ai batteri impedendogli di attaccarsi alla vescica), fermenti lattici vaginali (per ripristinare la flora batterica locale, prima difesa che una donna ha contro il passaggio dei batteri dall'ano all'uretra) ed orali (per ripristinare la flora intestinale rovinata anch'essa dalle terapie antibiotiche), ho eliminato ogni detergente intimo (che alterava il ph vaginale e non faceva altro che asportare le secrezioni vaginali contenenti la poca flora batterica residua ed importanti sostanze difensive) e ho buttato sia i salvaslip che gli assorbenti sintetici che non permettevano alla pelle di traspirare creando l'umidità ideale per la proliferazione batterica e micotica (quindi peggiorando le perdite per le quali mettevo il salvaslip!).
Da allora (6 anni) non ho avuto più nulla!
Fondamentale per la mia guarigione è stato un forum che mi ha aiutato tantissimo, un forum autonomo in cui le donne affette da cistite si uniscono e si supportano per un aiuto concreto reciproco. Se posso mi permetto di lasciare il link: http://cistite.info