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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

Circolo ARCI Migliarino- 13 giugno ore 21
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Di Claudia Fusani
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Comune di Vecchiano
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Ripetere 1000 volte la verità assoluta dei fatti con .....
. . . storia non la cambio di certo io.
La prima .....
. . . non si cambia a piacimento.
Poi vedi Mattarella .....
. . . che un disegnino ti serve un corso di lettura/ .....
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Tirrenia, 17 giugno
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di Alessio Niccolai con Alma Pisarum APS
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Villa di Corliano, 27 giugno
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Pugnano, 22 giugno
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Tirrenia, 15 giugno
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Le cose andrebbero meglio
se non bene
se si procedesse
tutti quanti insieme. . .
rispettando modi, tempi, capacità
valorizzando le competenze .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
PISA
"E se dopo i discorsi sulle province succede come in Grecia?"

29/7/2012 - 16:58

Di 107 Province con il decreto approvato ieri ne resteranno solo 43 perché in possesso dei requisiti decisi dal Governo, ossia 2500 km quadrati e 350 mila abitanti. in futuro avremo (nel 2014) 40 province e 10 città metropolitane, quindi nell’arco di due anni saranno soppresse circa il 65% delle province esistenti fino al 20 Luglio.
 
Che di province ce ne fossero troppe è un dato di fatto, ma la soluzione prospettata dal Governo Monti oltre ad essere un provvedimento anticostituzionale (dove sono finiti i fautori della Costituzione?) rappresenta uno smantellamento del pubblico che farebbe invidia perfino alla furia privatizzatrice di M. Thatcher.
 
Tra accorpamenti, fusioni, chiusure di sedi ci saranno notevoli risparmi, ma qualcuno si sta domandando in queste ore che sorte verrà riservata ai 56 mila dipendenti delle Province, 10 mila dei quali impiegati nei centri per l’impiego? Non saremo dinanzi a provvedimenti e misure analoghe alla Grecia dove hanno licenziato i dipendenti pubblici privatizzando interi settori e smantellando tanti servizi ai cittadini? E soprattutto: perché trasformare una questione seria in campanilismo tra Pisa e Livorno?
 
E in attesa che il processo normativo venga concluso a ritmi serrati nei prossimi mesi, aggiungiamo alcuni quesiti e osservazioni.
 
1. Chi si occuperà dell’edilizia scolastica e della manutenzione di edifici spesso fatiscenti? I Comuni già alle prese con carenze di fondi e di organici non sono oggi nelle condizioni di vigilare e controllare le strutture, specie se arriveranno nuovi e ulteriori tagli agli enti locali.
 
2. Le province si sono sempre adoperate a favore della formazione professionale e di politiche di sostegno al lavoro. In Italia ci sono più o meno 500 centri per l’impiego che, oltre a fornire informazioni e consulenze, si occupano anche della formazione professionale (per esempio in favore dei sempre più numerosi ragazzi che abbandonano la scuola e dei disoccupati/lavoratori in mobilità). Queste funzioni che fine faranno?
 
3. Il nostro paese ha molte aree a rischio di dissesto idrogeologico, ci sono strade (oltre 125 mila km) gestite dalle Province che si occupano non solo di gestire, ma di progettare e conservare la rete stradale. Qualcuno ci vuole spiegare chi svolgerà questo compito delicato per la sicurezza dei territori e dei cittadini?
 
4. Se vengono soppresse le Province, perché rimane la tassa che gli automobilisti versano, la cosiddetta Rc auto?
 
5. Le province hanno un immenso patrimonio immobiliare che fa gola a chi di solito guadagna e fa cassa sulle privatizzazioni. E oltre agli immobili, le competenze cosiddette verdi, quelle a tutela della flora e della fauna, di fiumi, laghi, potranno essere salvaguardate in strutture così grandi? Non si corre il rischio che le competenze rimangano sulla carta, ma senza gli opportuni interventi - per mancanza di fondi - a salvaguardia dell’ambiente?
 
6. Il personale delle province non subirà esuberi e tagli destinando migliaia di lavoratori e lavoratrici alla mobilità, che significa meno del 60% dello stipendio per 24 mesi a cui seguirebbe il licenziamento in caso di mancata ricollocazione (una ricollocazione improbabile in presenza di tanti tagli)?
 
Nel frattempo, senza attendere Anci e Upi ai quali preme salvaguardare solo il proprio potere, i lavoratori e le lavoratrici cosa altro aspettano per mobilitarsi?
 
Federico Giusti
Cobas Pubblico impiego, Pisa
 

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