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Con una ricerca dell'Università di Washington, che può considerarsi la prima ad essere indirizzata sull'argomento, si è riusciti a riprodurre mediante un processo computerizzato, il movimento di fibre microplastiche nell'ambiente.  Lo studio è stato pubblicato nel numero di novembre della rivista Advances in Water Resource...

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Pappiana
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Pappiana
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Io che ho spiegato le vele tutte finché la riva scompare,
esplorato ogni terra invisibile,
ogni visibile mondo, sfidato correnti, mostri marini, .....
RISOLVE :
- UMIDITA’ NELLE MURATURE
- RISANAMENTO DEL CALCESTRUZZO DEGRADATO
- IMPERMEABILIZZAZIONE DI :
. TERRAZZE E TETTI
. VASCHE IN C. A. .....
piccole storie della Grande Storia
di Umberto Micheletti
Lo Scirè, Zelik e Migliarino,

9/8/2012 - 22:14

 Anche se la politica  pensa di prendere il posto di ogni parte del giornale, (i lettori più attenti di stamani se ne saranno accorti) rieccomi, spostato ma non zittito,  con il seguito della nuova Rubrica appena inserita che riguarda il 70esimo anniversario della scomparsa del glorioso sottomarino Sciré, 10 agosto 1942.

Vorrei raccontarvi del legame che c'è, e c'è stato dal 1940, fra il Comandante dello Scirè e Migliarino e i suoi abitanti.

 

Bruno Zelik non ha mai partecipato alle azioni degli “Uomini Gamma” né a quelle dei cosiddetti “Quelli dell’Orsa Maggiore” e neppure è stato con gli ardimentosi della X MAS e quindi non ha mai conosciuto Bocca di Serchio se non nei racconti, pochissimi in realtà per il segreto militare, che se ne diceva in marina.

 

C’era però qualcosa che ha legato fino alla morte il Serchio a Bruno e che termina con le foto finali dell’articolo in Rubriche, già troppo lungo di suo.

 

Il Comandante Zelik guidò lo Scirè, sottomarino simbolo degli uomini dello “Spirito del Serchio”, e lo guidò fino alla sua morte e con lui quella di coloro che il Serchio lo conoscevano benissimo, la cui storia è tuttora sulla bocca di tutti.

Una decina di anni dopo la scomparsa dello Scirè, un agosto del 1953 o 54, un suo parente si fa allegramente fotografare, con un bianco berretto da marinaio, sulla spiaggia di Bocca di Serchio, riportando il Suo ricordo dove tutto ebbe inizio.

Il ragazzo che si vede alla sinistra della foto,  alla destra di giovani e belli migliarinesi boccaserchisti, amici di Silvano Ambrogi che stava già rimuginando sulle svedesi, è il nipote del Comandante, figlio di sua sorella Elsa, triestino, Claudio Samueli.

 

Cosa ci faceva un triestino a Migliarino?

Non sto certo a raccontare le vicissitudini della città sballottata per anni fra italiani, anglo-americani, tedeschi e iugoslavi, ma solamente che Luigi Samueli, marito di Elsa Zelik, verso il '40, prestava servizio militare in una postazione contraerea in Toscana, a Pisa, o meglio a Migliarino, e fu accolto nella casa di Giuseppe Petri detto Beppino (la ragazza moretta a sedere nel centro della foto è la figlia Luisa).

Ogni tanto veniva a Migliarino la giovane Zelik, la moglie, con il piccolo Claudio.

In quello stesso periodo Bruno Zelik era in servizio all’Arsenale di La Spezia e i due fratelli si incontravano a Forte dei marmi, a metà strada.

Con loro c’erano a volte la moglie di Bruno e il figlio Paolo che, crescendo e seguendo il cugino Claudio in Via dei Pini, si innamorò perdutamente di una giovanissima migliarinese: G. Castelli. (permettemi il pettegolezzo)

 

Infatti l’amicizia fra i ragazzi Claudio e Luisa, e logicamente fra le famiglie Petri e Samueli, si era rinsaldata e si mantenne viva anche dopo la fine della guerra con  il ritorno in terra natia dei triestini.

Claudio continuò a venire a Migliarino ogni anno per le vacanze estive, dove trovò amici della sua età come si vede benissimo nella foto.

Ci fu naturalmente uno scambio di ospitalità e così i Petri andarono spesso a Trieste e con loro anche  Roberto, quindici anni più piccolo della sorella Luisa.

La casa dei Samueli era situata in Via Vittorio Colonna, al piano inferiore dell’appartamento degli Zelik.

Nella sua ultima vacanza a Migliarino, nel mese appena passato, Roberto, che ora abita ad Udine ma che non riesce a stare lontano dal Serchio, mi sottolineava questo ricordo del nome della strada perché da piccolo, quando usciva in giro da solo per Trieste, doveva ricordarsi da dove era partito e il nome della strada gli è rimasto impresso insieme a tantissime altre cose.

Il ricordo dei cimeli che riempivano le stanze della Mamma del Comandante, quell’odore che entrava nei sentimenti  più che nelle narici, un odore di storia e di amore e di dolore e…il Giocattolo!

 

Roberto era curioso,  ma non riusciva a chiedere di chi fosse, chi l’avesse costruito, quando, (ora martellerebbe allo sfinimento!), se fosse nuovo o vecchio, lo guardava e rimaneva a bocca aperta toccandolo e persino…usandolo.

Su un tavolino l’anziana signora poggiava su un lato una nave di legno, tipo mercantile,  mentre sull’altro lato stazionava un piccolo sottomarino di metallo.

Caricando a molla il sommergibilino e poi azionando una levetta, un piccolo siluro usciva dallo scafo e andava a colpire il bastimento che, senza rumore, esplodeva in uno scompiglio di pezzi di fasciame.

Il gioco poi continuava rimontando ad incastro la nave, inserendo nella sua sede il siluro, caricando la molla e…aspettando al varco un altro nemico!

 

Penso io che il giocattolo sia stato regalato al futuro Comandante quando ancora era bambino o giovinetto e che rimaneva il bella mostra per non cancellare il Suo ricordo  anche a costo di avere la tremenda visione del “film” della sua fine.

La seconda foto mostra la famiglia Samueli a Migliarino, nella casa credo ora di fianco a quella Crudeli-Matteucci, in Via dei pini, dove sono ritratti i genitori di Claudio, al centro in piedi con Luisa Petri.

Non ho notizie del ragazzo sullo sfondo.

Aggiungo anche un fotomontaggio dei due fratelli Zelik dove impressionante è la somiglianza.

Questo è solo una piccola storia che non aggiunge nulla alla Grande storia dei nostri Caduti.

Non sono nella serie dei politici che possono parlare di qualsiasi cosa perché “in vista”, intasando questa sezione con i loro “punti di vista”; anche un semplice cittadino può dire dei suoi “punti di vista” e questo a me riesce comprensibilmente più facile, essendo io del giornale, e perciò scrivo qui il seguito della storia dello Scirè e del suo Comandante raccontandovi notizie frivole forse, ma che a me, dal mio “punto di vista”, sembrano interessanti come quella che chiedo di raccontare a qualche vecchianese informato dei fatti.

 

Nell’elenco dei caduti in mare le cui salme sono state riportate in Patria figura il nome di PARDELLA FERRUCCIO, vecchianese, morto il 19 luglio 1942.

Anche Ferruccio aveva un nipote che bazzicava Bocca di Serchio, ben noto al mondo intero e sto parlando di Antonio Tabucchi, anche Ferruccio era sommergibilista, ma non sono riuscito a sapere su quale sommergibile fosse scomparso, venendo a conoscenza però che la moglie si recò a Rodi per una commemorazione.

L’unico di quel periodo è il “Pietro Calvi”  che scomparve, autoaffondato, il 15 luglio 1942 e quindi la data della morte del Pardella dovrebbe essere quella, a meno che mi sfugga un particolare e cioè che non sia stato imbarcato sul sommergibile Calvi, ma su uno dei tanti affondati nel Mediterraneo con l’equipaggio.

Se qualcuno potesse inserire il tassello mancante gliene sarei grato.

 

E ora, scherzando, alla spagnola,:Hasta la vista!

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11/8/2012 - 1:31

AUTORE:
Rocco Ba

Da questo sito:

http://www.dodecaneso.org/CADUTI.htm

il Pardella risulterebbe essere un Tenente di Artiglieria (quindi appartenente al Regio Esercito, e non sommergibilista).

Dalla banca dati di Onorcaduti:

http://www.difesa.it/Ministro/Commissariato_Generale_per_le_Onoranze_ai_Caduti_in_Guerra/Pagine/Ricerca_sepolture.aspx

risulterebbe morto a "Rodi verb. 132" (???)

forse "verb. 132" in realtà vuol dire "verbale 132", in cui sono riportate le circostanze della morte?