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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
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L'ITALIANO MEDIO
di Madamadoré

30/9/2012 - 8:13

 
 
Questa settimana  ho scoperto che  siamo un popolo di tenaci, uomini e donne con una capacità di resistere altissima, con una pazienza da premio.
Nessuno mi può smentire, ci sono le prove di quel che affermo.
Giovedì, centinaia di persone, in molte città italiane hanno fatto, anche 15 ore di fila per acquistare a mezzanotte in punto l' iphone5.
Una bella prova di resistenza, non c'è che dire, una sorta di prova selettiva.
Solo chi ha resistito si è potuto accaparrare l'oggetto del desiderio, farsi fotografare, intervistare, esibire il trofeo, gongolarsi e vantarsi con gli amici e subito dopo twittare, postare, fotografare, taggare, messaggiare...
Le immagini di queso delirio collettivo sono veramente impressionanti, soprattutto se accostate agli annunci dei tg sul calo dei consumi e sulla crisi, soprattutto se coerentemente legate al qui ed ora che stiamo vivendo.
Evidentemente, anche in situazione di crisi, il mondo non può fare a meno di certi oggetti, quelli del desiderio, quelli che aggiungono valore all'esistere e al vivere quotidiano.
Oggetti simbolici che non conoscono crisi, per il loro possesso siamo disposti a tagliare e a sacrificare le altre voci di spesa.
Oggetti che vanno non solo comprati subito, ma vanno esibiti.
Oggetti il cui possesso diventa una vera e propria fonte di felicità, un'emozione fortissima:"Più di un esame all'università - dice una ragazza, che aggiunge - c'è la crisi, è vero, ma ad alcune cose non si può rinunciare e poi, è meglio che fare festini vestiti da gladiatori"
La frase che leggo mi lascia senza parole, e mi mette un bel po' di tristezza.
Ho ben vivo nella mente l'emozione da pre e post esame all'università, quel senso di soddisfazione, di pienezza che ti provoca. Un'emozione che nasce da dentro di te, è frutto del tuo lavoro, di una tua fatica, di un tuo impegno, di un tuo senso di responsabilità. Un'emozione che non può assolutamente essere accostata al possesso di una cosa.
Sono triste perchè abbiamo costruito un mondo alla rovescia.
Un mondo che ha esaltato l'edonismo e il materialismo, che propaganda la pluralità delle idee, ma che in realtà ne cura una sola, grande, omogenea.
Un mondo alla rovescia che non fatica per possedere e crearsi delle idee, che servano a conoscere, risolvere e progettare cose.
Però nel nostro mondo stravagante siamo riusciti a dare un'anima alle cose, a sbilanciare il valore del possesso rispetto all'uso.
Mi torna in mente che, a metà settembre, a Modena si è svolto il festival della filosofia.
Il tema di questa edizione era Le cose.
Le “cose prime” e le “cose ultime”, le cose e il rapporto con noi , le cose del mondo e della mente, le cose perdute, il feticismo delle merci, le cose che usiamo e quelle di cui siamo schiavi, le cose  e la loro eccedenza di significato.
Ci stiamo dentro fino alla punta dei capelli. Le cose, il feticismo, le cose di cui diventiamo servi, le cose che riescono a costruire nuove dipendenze, legami, fedeltà.
Ci stiamo dentro a diversi livelli, ma ci stiamo un po' tutti, anche se non arriviamo a fare la fila per un telefonino.
Mi colpisce la grandezza del fenomeno.
Non riesco a capacitarmi come un oggetto, il suo possesso possa trasformare le persone, a centinaia, in un gregge, in uno sciame di mosche disposte a schiacciarsi contro una vetrina.
O forse si.
Forse è vero che a parte i ricchissimi e i poverissimi, tutti gli altri formano una massa indistinta che si muove all'unisono, che  si spaccia per omogenea per gusti e consumi.
Guardo il mio braccio e ho due braccialetti Cruciani e pochi giorni fa è uscita la notizia che ne sono stati venduti una cifra spropositata. Non è una giustificazione la differenza di prezzo rispetto al telefonino, o almeno da sola non è sufficiente.
Siamo diventati tutti “italiani medi” che sollevano la testa al richiamo del pifferaio magico?
 
 

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30/9/2012 - 23:00

AUTORE:
Zoe

Questa è l'era delle dipendenze.
E' spaventoso riconoscere che il tabacco, l'alcool, la droga, il sesso, il cibo, il denaro, il successo, l'iphone5... prosciughino il cuore e la mente delle persone schiavizzandole.
Che triste amara constatazione!!!

30/9/2012 - 10:12

AUTORE:
Ultimo

.......... cittadino "amministrato" ....... io lo chiamerei "manipolato" dalla TV, dai politici, dalla moda del momento, eccc ........ Direi che siamo un popolo di "ricchi scontenti" sempre alla ricerca di novità ...... cercando la "felicità" attraverso la futilità dei beni materiali, ...... ma la felicità è nel sorriso di un bambino, nello sguardo riconoscente dell'anziano bisognoso, nella natura che, fortunatamente, è nostra amica e che noi violentiamo continuamente ......... La felicità non è oggetti sofisticati e ultramoderni ...... la felicità è dentro di noi. Chi riesce a vederla riesce anche a godersela .......... altrimenti la cerca inutilmente tutta la vita senza riuscire a trovarla. ....... Ultimo.