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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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REDAZIONE - de Il Foglio
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di Umberto Mosso
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di Antonio Mazzeo
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di Andrea Paganelli
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PRESENTAZIONE DI Antonio Giuseppe Campo (per studenti e lavoratori fuori sede)
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Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
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CHIEDIMI SE SONO FELICE
di Madamadoré

27/1/2013 - 11:28


La settimana scorsa a Roma c'è stato il Festival delle Scienze dedicato alla Felicità.

http://www.repubblica.it/scienze/2013/01/11/news/l_importanza_di_una_societ_pi_felice_la_rete_che_lavora_al_grande_sogno-50059149/
 
Una tre giorni di eventi e lectio magistralis per indagare il significato profondo di un concetto astratto,  che è allo stesso tempo l'indicatore politico ed economico di un Paese. C'è chi ne fa una questione di chimica, un fatto di neuroni, chi l'appagamento di un bisogno fisico, biologico, chi un paradiso artificiale raggiunto con farmaci, droghe o sesso. Un Festival che ha provato a parlare di tutto questo attraverso un percorso multidisciplinare  partendo dall'ambito scientifico per giungere a quello ludico. Sarei stata felice di poterci andare.
Ma non essendoci andata non sono stata infelice. Però ho iniziato a mischiare i pensieri sulla felicità, partendo da qui, da me, dal mio mondo.
 Chiedimi se sono felice...sei felice? Non lo so ma appena me lo chiedi entra in gioco la mente, la capacità riflessiva e la risposta diventa pensata, ragionata, razionale...certo che sono felice possiedo una serie di cose che mi portano a dire che dovrei essere felice.
Sto sbagliando? Forse sto scambiando la sensazione del sentirsi felici, con la consapevolezza di essere più fortunata di molte altre persone. Onestamente il ragionamento mi appare più complicato, la felicità è difficile da descrivere e da riconoscere, la scambio facilmente con la soddisfazione, con l'appagamento, con lo stare bene, con la contentezza, con la gioia, con la tranquillità, con la serenità, con un senso di pace e di comunione con un tutto che non so bene dove inizi e dove finisca.
Chiedimi se sono felice...sei felice? Forse la felicità è dispettosa, appena la nomini è già passata, non è uno stato, è una sensazione passeggera, è qualcosa a cui tendere fino all'infinito, non la raggiungi mai. Cosa facciamo per essere felici? Per rendere felici chi ci sta vicino? Mi sembra che lavoriamo molto di più alle dipendenze dell'infelicità.
Chiedimi quando sono stata felice, forse è più facile rispondere. Forse la felicità si trova più a suo agio nei ricordi, perchè attraversa le nostre vite a nostra insaputa, e ne abbiamo consapevolezza solo quando si è trasformata, dopo che qualcosa è accaduto. Forse è più facile riconoscerla in una foto, nel ricordare un profumo, nell'evocare un avvenimento.
Ecco penso a quando è nata mai figlia, ero felice e non lo sapevo, ero sopraffatta da una marea di emozioni. Ora lo so che ero felice.
Penso a mia madre e mi chiedo se ci avrà mai pensato, se se lo sarà mai chiesto se era felice, e se la sua misura era uguale alla mia. Se ci penso però, credo che non sia mai stata felice, ma sarà stato così?
Cosa dirà mia figlia di me, penserà che sono stata felice?
Devo chiederglielo. E mentre lo scrivo penso a quanto sia insolito domandare: sei felice?
Ci penso e più ci penso, meno lo so dire che cosa sia la felicità, ma credo che abbia a che fare anche con una formazione personale. Non so se riesco a spiegarmi, ma mi viene questa associazione, i libri, leggere, conoscere e conoscersi, capire e capirsi, liberarsi dalle catene dell'ignoranza credo che aiuti a rendersi felici.
Sono confusa e provo a farmi aiutare da una amica che stimo.
 
Lara sei felice? Non sono ammattita, ti scrivo per amore della “scienza”, o quasi, è per il pezzo sulla Voce.
Lara mi risponde così: Io non lo sò se sono felice e non sò precisamente cosa sia la felicità!
Se la felicità è quando mi si riempie il cuore di gioia stringendo i miei figli, oppure mi scende una lacrima per una frase che loro mi dicono, allora sono felice gran parte del giorno; se la felicità stà in un caffè con i colleghi e nella stima che loro hanno di me, allora sono felice, se stà nell'amore della mia famiglia d'origine, allora sono felice. Non penso che la felicità sia qualcosa di cui andare alla ricerca ma credo che sia fatta di tante cose messe insieme: potrei dire di essere davvero felice se sapessi che tutti i bimbi del mondo stessero almeno come stanno i miei, se sapessi che tutte le donne del mondo potessero scegliere come faccio io, se potessimo lasciare alle future generazioni acque pulite ed aria incontaminata.......Posso dirti che ho vissuto momenti di vera estasi, fatta di niente, di piccole cose e piccoli gesti, perché venivano dopo un momento di grande sofferenza, mia personale. La felicità intesa come uno stato di benessere assoluto, io non la conosco, guardandomi intorno ed avendo coscienza di ciò che c'è nel mondo, c'è sempre dentro me una sorta di sofferenza, d'inquietudine, che visto come vanno le cose, non scompariranno mai!
Ecco parlando con Lara mi salta agli occhi che dopo tante parole scritte e pensate, nessuna delle due, ha mai menzionato i soldi. La saggezza dei proverbi recita che i soldi non fanno la felicità, ma non è proprio vero, c'è una soglia oltre cui non si può scendere e una soglia oltre la quale quel di più non te la fa comprare, la felicità.
Mentre mi arriva chiaro il messaggio di Lara: la felicità ha bisogno di dividersi per potersi moltiplicare, non  è qualcosa che puoi vivere in solitario, hai bisogno di condividerla, di sapere che anche altri sono felici insieme a te.
E quella felicità lì, intesa come bene sociale, ha bisogno di essere costruita, sostenuta e alimentata e allora diventa un fatto politico, economico e sociale. La felicità è un diritto.
Ma qualcuno se ne pre-occupa?
 
 
 

 

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