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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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REDAZIONE - de Il Foglio
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di Umberto Mosso
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di Antonio Mazzeo
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di Andrea Paganelli
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PRESENTAZIONE DI Antonio Giuseppe Campo (per studenti e lavoratori fuori sede)
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Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
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E SI ACCORSERO DI ESSERE NUDI
di Madamadoré e "il te delle cinque"

10/3/2013 - 11:37


Ma noi ci accorgiamo di esser nudi? Ci importa ancora dello sguardo dell'altro?
E' paradossale, ma nell'era del “grande Fratello” dove l'occhio mediatico è pervasivo, noi ci siamo spogliati di emozioni/sentimenti come il senso del pudore e la vergogna.
Un amico, Lorenzo, mi dice che tutto è cambiato dagli anni 90, insieme ai costumi si è sdoganato “il tutto è possibile”, via tutti gli impedimenti alla realizzazione personale.
A pensarci bene non ha torto. Un tempo esisteva una specie di muro del pudore con cui separare lo spazio del privato dallo spazio pubblico, dietro quel muro tutto era lecito, purché facesse parte della sfera privata dell'individuo. Bastava che tutto restasse celato.
Ma oggi anche quel muro è liquido, la sfera privata e la sfera pubblica sono con-fuse, anzi c'è una frenesia a ingrandire la sfera pubblica.
In una società in cui mostrarsi ed esibirsi rappresentano un imperativo categorico, è sempre più difficile  trovare  parole come imbarazzo, decenza, limite. Ad esempio dimettersi da un incarico per vergogna e senso della propria dignità diventa pura fantasia.
Mi vengono in mente altri esempi: Bonolis che ogni sera sceglie una persona “normale” e di quella si ride, senza vergogna; i corpi esibiti e le telecamere maliziose a tutte le ore; uomini politici o alti dirigenti beccati con le mani nella marmellata, che continuano imperterriti, senza vergogna a fare la solita vita...
Un paese senza vergogna? Forse..., scrive Emanuela, ma non è stato sempre così. La storia ci insegna che, fintanto che il sentimento di vergogna è rimasto strettamente collegato al concetto di onore, le cose sono andate diversamente. L'onore, in questo senso, era per lo più visto come qualcosa di cui l'uomo non poteva disporre; al contrario, oggi, l’onore è percepito alla stregua di un oggetto materiale o immateriale, che può essere perduto, perseguito, conquistato, accresciuto, scambiato come un capitale.
Oggi il valore dell'onore è sottovalutato e lo è in tutte e tre le distinte sfere nelle quali si sviluppa, quella dell'identità, quella dello status e quella della morale, che poi corrispondono a tre importanti interrogativi: chi siamo, quale posizione occupiamo in rapporto agli altri, come sono valutati i nostri comportamenti. Ecco, mentre una volta si dava, o quantomeno si cercava di dare, una risposta univoca a queste tre domande, oggi si tende a darvi risposte separate.
Dunque, la sfera più intima, più interiore dell'onore, quella che, per intenderci, riguarda la prima domanda, viene scissa da quella relazionale, da quella che attiene ai rapporti con gli altri e così gli eventuali giudizi negativi della collettività, che dovrebbero far scaturire il sentimento di vergogna, intimo e profondo, hanno perso col tempo la loro valenza di atto sanzionatorio dell'identità o status personale. Sebbene il richiamo all'onore ritorni costantemente nella retorica pubblica, che fa spesso richiami alla morale collettiva, la cultura moderna tende di fatto a relegare il ruolo dell'onore alla sfera collettiva, allentando così il legame tra questo e il sentimento di vergogna, più legato alla “soggettività” del concetto di onore. 
La mente corre a escort, ladri, impostori e puttanieri che non perdono per questo la loro “onorabilità” pubblica, politica, mediatica e sociale.
Tuttavia sarebbe sbagliato, anche oggi, negare del tutto i riflessi sull’animo che il provare un senso di vergogna può provocare. Non c’è dubbio, infatti, che se si entra nella dimensione individuale la vergogna è a tutti gli effetti un’emozione, da annoverare tra i sentimenti più profondi. Perché, scrive Lara, se provi quella sensazione che ti fa sentire in difficoltà, non solo davanti ad altri ma anche e soprattutto con il tuo pensiero, con i riflessi della tua anima, e la senti così forte da arrossire, o da avvertire una morsa nello stomaco, allora è sentimento!
Per cercar di capire perché la vergogna sembra persa, dovremmo prima capirne le origini e pensando a quanti e in quali modi nel corso della vita ognuno di noi ne avrà sentito parlare, partendo da tutte le cose che dovevano farci vergognare nell'infanzia e poi su su crescendo; la vergogna ha soprattutto origini culturali, legate al “buon costume convenzionale” in generale!
Probabilmente oggi la cultura globale tende a globalizzare (o inglobare) anche tutte le convenzioni sociali e personali, facendoci sentire liberi di non vergognarci anche quando invece per rispetto di noi stessi e degli altri dovremmo!
Nella ricerca del recupero di una sana vergogna, potremmo ripartire dal pudore, con il quale almeno io ho un altro rapporto! Non mi scandalizzano parole, immagini o ostentazioni varie, ossia il disperso pudore sociale, ma provo io stessa pudore davanti magari ad uno sguardo insistente, riesco ancora ad arrossire per un apprezzamento........poi accendo la tv, mi rendo conto di essere rimasta ai primordi e mi sento un po' sciocca per quella sensazione di rossore anche violento che mi pervade in certe situazioni. Ma sono contenta così, perché è sempre e comunque un modo di “sentirsi”, di fare i conti con il proprio io, quello che maschere e corrazze, non riusciranno mai a zittire!
Il comune senso del pudore...torniamo di nuovo lì, tutte e tre che pure siamo partite da punti diversi. E non perchè il comune senso del pudore costruisca etichette o categorie da mettere al bando, ma per alimentare la nostra umanità, per riscoprire gli altri.
Proviamo a pensare all’ingiustizia, alle disuguaglianze, alle umiliazioni cui assistiamo senza girarci dall’altra parte. Allora la vergogna che si fa indignazione, può prendere la parola e trasformarsi in azione, può segnare un momento di svolta, di mutamento di sé e del mondo circostante. Ma questo può succedere solo se ci rendiamo conto che non siamo soli sulla terra e che il nostro è un mondo di relazioni». Allora si che la vergogna può diventare rivoluzionaria.” 
 
 
 
 

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