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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
none_o
IL TEOREMA DELLA '94
di Madamadoré e quelle del tè delle cinque

24/3/2013 - 16:56


Da anni a luglio ripeto un esperimento il cui esito finale spero mi sorprenda ma che finora ha dato sempre uguale risultato. La 94 è la linea bus che collega le varie fermate della circonvallazione interna di Milano, quella denominata anche “la cerchia dei navigli”...salgo e mi assale un caldo opprimente, l'aria è irrespirabile, gli abiti si appiccicano al corpo, la promiscuità con gli altri rende il tragitto più faticoso; alcune persone intorno a me sbuffano infastidite dall'afa, altri sopportano remissivi e sudati.Tutti i finestrini sono chiusi.

Mi faccio strada educatamente tra i passeggeri e, in silenzio, comincio ad aprire il primo finestrino...l'impresa non è agevole: i finestrini a scorrimento della 94, forse per lo scarso utilizzo, resistono alla spinta e io devo sporgermi per raggiungerli, stando in equilibrio per non urtare i passeggeri i cui posti sono proprio sotto i suddetti finestrini...

all'inizio questa mia impresa prevedeva coraggio e determinazione, dal secondo finestrino in poi, infatti tutti gli sguardi erano su di me, alcuni inetrrogativi, altri impassibili, e io mi sentivo comprensibilmente imbarazzata, mi pareva di stare facendo qualcosa di ardito o sconveniente...con la terza faticosa apertura accade quasi sempre che un passeggero mi si avvicini e, senza che ci sia un accordo verbale, si sporge con me e mette la mano accanto alla mia per rafforzare la spinta: lo guardo con gratitudine, lui pare soddisfatto...finita la fila di destra, ricomincio con quella opposta: qui il lavoro si fa spedito alcuni mi soprpassano...mi anticipano...di solito qualcuno dice a voce alta:...la gente non mi guarda più con sospetto, anzi si è creato un clima quasi complice.

Allora chiedo...ma scusate, se avevate caldo perchè non li avete aperti voi, prima i finestrini?Alla domanda negli anni segue sempre un silenzio tra l'imbarazzato e l'interrogativo, dopodichè si alza una voce...Ma è arrivata così dal deposito con i finestrini chiusi...ho verificato che sulla 94 ...sia stato mai esposto un cartello che vieti l'apertura dei finestrini.(estratto dal Corpo delle donne, di L. Zanardo) 

 

Dice un proverbio: chi non fa non falla. Più facile, meno rischioso.

Invece in questo pezzo, salta all'occhio l'unicità di una reazione in mezzo a tante altre. Il “coraggio” di fare qualcosa per cambiare uno stato che pur fastidioso, quasi insopportabile, nessuno ha avuto lo slancio di fare!

In fondo si trattava solo di aprire un finestrino, un gesto banale che in sé non richiede gran coraggio, ma probabilmente la situazione accettata con rassegnata indolenza da ciascuno per sé, uno alla volta, ha portato tutti ad adeguarsi, ad uniformarsi!

Il finestrino è simbolico, di ciò che ogni giorno non riusciamo a fare, pur sapendo che dovremmo, una protesta, un gesto d'aiuto, un cambiamento qualsiasi!

Nonostante lo scempio sociale quotidiano, siamo comunque un popolo che magari urla dal web, s'indigna ascoltando storie di violenza, guerra, fame e povertà in tv, ma poi fa poco o niente per cambiare lo stato di cose esistente.

Forse il benessere ci ha intorpiditi, ci siamo abituati ad aspettare qualcosa  che “cambierà”, ci limitiamo a guardare, sudando, quei “finestrini” nell'attesa che arrivi qualcuno ad aprirli per noi... e poi, siamo sicuri che davvero ci metteremmo a dare una  mano?

Nel mondo reale, quello della 94, più che un teorema, diventa un'ipotesi, dunque da dimostrare con prove e, sinceramente, prove di temerari cambiamenti non ne abbiamo date.

E invece, il teorema della 94, sembra  proprio quello che ci servirebbe: qualcuno che si decidesse ad iniziare ad aprire i finestrini, uno dopo l'altro per far entrare aria per poter respirare.

La caratteristica di questa azione, oltre allo slancio, al coraggio, alla passione, è la direzionalità del gesto. L'aprire finestrini può anche nascere come gesto egoistico, ma inevitabilmente coinvolge anche tutti coloro che sono sull'autobus. Il gesto si trasforma immediatamente in un gesto socialmente utile e lo dimostra il fatto che sia imitato, aiutato, e anticipato. L'effetto benefico fa subito svegliare dal torpore dell'ignavia, della muta rassegnazione o dello sguardo giudicante e polemico. Si passa alla collaborazione. L'immagine che ne esce è quella di tante mani che insieme spingono il finestrino.

Ma dobbiamo aspettare il salvatore che apra il finestrino o possiamo iniziare noi e, soprattutto, da noi?

L'autobus prosegue la sua corsa, non si ferma, ha preso una strada in discesa. Ma perchè non scegliamo una strada in salita? È vero, c'è la fatica, la paura di quello che accadrà, ma allo stesso tempo c'è la concentrazione, la messa in moto di energie creative...certo scegliendo la salita non sempre si può stare sull'autobus seduti, bisognerà anche scendere e spingere, tutti.

Noi, tutti noi,  non siamo qui per caso e pensarlo comporta la ricerca e la speranza di servire a qualcosa.

Ognuno dal suo piccolo mondo, con responsabilità.

"La regola secondo me è: quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta.” T. Terzani

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