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Nei giorni 26-27-28 aprile verranno presentati manufatti in seta dipinta: Kimoni, stole e opere pittoriche tutte legate a temi pucciniani , alcune già esposte alla Fondazione Puccini Festival.Lo storico Caffè di Simo, un luogo  iconico nel cuore  di Lucca  in via Fillungo riapre, per tre mesi, dopo una decennale  chiusura, nel fine settimana per ospitare eventi, conferenze, incontri per il Centenario  di Puccini. 

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Pisa, 17 marzo
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Comune di Vecchiano
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. . . quello che si crede sempre il migliore, ora .....
. . . la merxa più la giri, più puzza e te lo stai .....
. . . camminerebbe meglio se prima di fare il tetto .....
Ad un grosso trattore acquistato magari con l'aiuto .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Colori u n altra rosa
Una altra primavera
Per ringraziarti amore
Compagna di una vita
Un fiore dal Cielo

Aspetto ogni sera
I l tuo ritorno a casa
Per .....
Oggi è venuto a mancare all’affetto di tutti coloro che lo conoscevano Renato Moncini, disegnatore della Nasa , pittore e artista per passione. .....
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di Fabrizio Sbrana

La serata Indiana al Teatro del Popolo

9/6/2013 - 20:29

             LA SERATA INDIANA AL TEATRO DEL POPOLO
 
 Il primo effetto dopo la bella serata dedicata all'India e al viaggio è stato il mio ringraziamento a chi la serata l'ha pensata e organizzata.

E poi, a ripensarci, a ricordare le parole di Roberto Evangelisti, quelle di Ovidio Della Croce e di Giancarlo Lunardi, le domande o i commenti degli  amici  dalla platea e di chi mi conosce da anni, e ancora a leggere i post-commenti di Ovidio e Giancarlo Pardini sulla Voce del Serchio, sorridere di fronte alla descrizione delle fotografie che "tornano" a casa del fotografo a serata conclusa, ai ringraziamenti sento di aggiungere quella sensazione che ho provato nei giorni successivi e che si chiama "benessere".

Tempi ben calibrati, interventi sempre puntuali, ma soprattutto un pubblico attento e curioso. L'ho notato in particolare nella presentazione dello slide show: c'era in sala un silenzio quasi religioso, o meglio solo la musica faceva da sfondo alle immagini.

Non è scontato, come qualcuno potrebbe pensare. Una sequenza di fotografie che si susseguono l'una all'altra non ha, infatti, l'effetto, né di un film, né di un documentario. Non c'è una voce narrante che attira l'attenzione e che racconta le immagini, i luogi, i personaggi, le situazioni. Il pubblico deve fare tutto da solo: capire come si è mosso il fotografo, quali luoghi ha attraversato, cosa voleva rappresentare, da cosa è stato colpito, chi ha incontrato e come è stato accolto. Ma non solo.

Lo slide show, non è il racconto di un viaggio, ma tanti viaggi che si ri-costruiscono intorno a un'idea. Ed è chi guarda che deve riuscire a coglierla. Ma alla fine ti accorgi che ognuno ha trovato una sua idea sotto quella sequenza di fotografie e ciascuno ha avuto sensazioni diverse, ha colto particolari diversi, ha creato una sua immagine dell'India, sicuramente diversa da quella creata da chi gli era seduto accanto.
Rispondendo alle domande ho avuto la sensazione di trovarmi tra vecchi compagni di scuola che dopo anni si incontrano e, guardandosi, capiscono che non sono più gli stessi.

Forse rimangono i grandi valori, di sicuro i ricordi di ciò che insieme hanno passato, ma subito viene loro il sospetto che ciascuno abbia percorso una sua propria strada.

Ma non è forse vero che le esperienze della vita e gli incontri con tanti altri diversi da noi non possono non arricchire la vita di chi lascia aperta la porta?

Fonte: Fabrizio Sbrana
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