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Proseguendo la serie di articoli sulle vicende ( e leggende) del territorio, Agostino Agostini ci regala il resoconto immaginifico del serpente-alato, che abitava il castello dei Pagano da Vecchiano. Fu ucciso - secondo la leggenda - da Nino Orlandi nel 1109 nella selva palatina di Migliarino (oggi tenuta Salviati). Imbalsamato fu posto nel Duomo di Pisa ma ando' perduto nell'incendio del 1595. Una ulteriore riprova della grande ricchezza storica del nostro territorio.

Buongiorno a tutti, sono Costanza Modica, ho 17 anni, .....
Ammetto l'errore, ho solo visto il simbolo di presentazione, .....
. . . . Buonafede Alfonso, candidato sindaco di Firenze, .....
Cosa ci dicono le votazioni in Sardegna?

Calenda .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Associazione ambientalista - LA CITTÀ ECOLOGICA APS
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di Umberto Mosso
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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Eccolo
Come una furia scatenata
è arrivato il vento
a riportare tormento
alle marine
Prima con le piogge
che hanno colpito
la montagna
con smottanento
frane .....
LA TARI è ARRIVATA E SALATA
MA IL KIT PER LA RACCOLTA NON ANCORA
SIAMO A MARZO.

COME MAI?
COSì NON VA BENE.
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BELLA DI GIORNO
di Madamadoré e quelle del te delle cinque

16/6/2013 - 19:16


Ore 24, 00 un tg di approfondimento...Il giornalista entra in studio e presenta il programma così: la puntata di stasera è dedicata all'eventualità dello sfruttamento della prostituzione in un modo diverso, ovvero la regolamentazione della legge Merlin, il suo superamento. Ospiti in studio Roberto Gervaso, una senatrice PD Spilabotte e il penalista Ruggero, in collegamento una escort che promuove un suo libro.

Roberto Gervaso e il penalista si scambiano un po' di battute goliardiche, in quanto Gervaso si definisce casinologo, ci ha passato un bel po' di tempo e li ricorda come posti “idilliaci”, l'altro dice- peccato che son più giovane, sarei stato predisposto ad essere un casinologo anche io-

Devo dire che mi basterebbe questo per scrivere un bel po' di pagine, ma invece non mi fermo. La trasmissione continua con semplificazioni e superficialità che fanno drizzare i capelli. Un pensiero che ricorre è quello che le donne sono libere di fare questo che è un mestiere come un altro, un altro è sulla necessità dei controlli medici obbligatori, per le prostitute ovviamente, e il penalista arriva a dire che le mamme dei ragazzi, dei maschietti, dovrebbero scendere in piazza e pretendere una legge che prevede questo. Quando poi si parla di dove piazzare i quartieri a luce rossa, o le nuove case chiuse la signora escort dice che non esiste proprio, che all'indomani della decisione ci sarebbe una rivolta, sarebbe come dire che ti mettono una discarica vicino a casa, parole sue.

Sono basita, ma resisto, il sonno è definitivamente andato via. Si parla di tasse da pagare, di modelli europei da imitare come in Svizzera, dove addirittura puoi inserire 30 franchi in una specie di parchimetro, ti esce un tagliando e puoi stare sulla strada a lavorare tutta la notte.

Un po' di speranza me la danno le parole della senatrice che tenta di raccontare la complessità del fenomeno, ma ovviamente c'è poco spazio, l'approfondimento non passa da lì, ma dai racconti di Gervaso nei bordelli, o dai sondaggi.

Condivido questo racconto con le mie amiche di penna e subito scatta una discussione, nascono domande, forse anche banali, ma si inizia …

Come mai sotto l'immagine della professionista non appare la dicitura prostituta, ma escort? Questa differenza non racconta forse livelli diversi di vita, di consapevolezza e di autodeterminazione? Ma forse racconta anche un po' del nostro falso moralismo, le prostitute sono quelle dei servizi, delle interviste rubate in strada, in situazioni di degrado ambientale, sono quelle che parlano di sfruttamento, di ricatti e riscatti da pagare, sono quelle che raccontano che hanno paura di finire uccise come molte colleghe, che anche se hanno pagato il loro debito agli aguzzini, e sono libere, non lo sono concretamente, e alla fine per vivere o sopravvivere decidono, ma liberamente per i ben pensanti, di tornare sulla strada. Talmente libere da non avere alternative.

Ma c’è di più. E ci viene in mente quanto scritto da Adriano Sofri in un articolo riguardante il femminicidio, pubblicato da Repubblica un paio di settimane fa. Le prostitute non vengono neppure annoverate nel numero, purtroppo molto alto, di femminicidi.

In effetti, le notizie di cronaca riguardanti gli omicidi di prostitute prescindono dal fatto che la vittima sia una donna, annoverando per lo più tali delitti tra quelli relativi ad atti di delinquenza.

Ecco perché, secondo Sofri, più che di prostitute sarebbe meglio parlare di “donne che si prostituiscono”, quantomeno per dar loro quella dimensione di femminilità a cui hanno diritto e che non viene loro riconosciuta neppure quando diventano vittime di omicidi. L’uccisione di una prostituta – si domanda Sofri - Non è femminicidio? Per bassezza di rango? O perché le prostitute non hanno padre, coniuge, fidanzato, e gli assassini non sono i loro “partner”? Ma lo sono senz’altro. Nel caso delle prostitute, l’assassino è “il loro partner”. Basta a renderlo tale la cifra che sborsa o promette per il prossimo quarto d’ora, o il loro stare su un marciapiede a disposizione di chi le voglia e prenda a nolo.” ( ... ) Alle donne che fanno le prostitute gli uomini prendono a basso costo e basso rischio un surrogato alla violenza casalinga e amorosa: come le bambole sulle quali i medici cinesi visitavano le loro pazienti vestite, le prostitute sono le fidanzate momentanee e traditrici su cui infierire. “Non era che una puttana”. Romena, russa, bielorussa, nigeriana: “Uccisa una nigeriana”.

Una sola volta ho sentito chiamare coloro che esercitano la prostituzione, “le donne”,  e ad usare questo termine erano, altre donne, non a caso le ragazze del progetto “Sally People”. Un progetto finanziato dai comuni delle nostre città, voluto dagli stessi che poi scrivono le ordinanze, bella contraddizione eh!

Come mai nessuno spiega come accade che in un mondo dove la sessualità è vissuta sempre più liberamente e precocemente, dove sono mutate le regole e le forme della sessualità, dove scambi di coppia, festini a luci rosse, sexi shop, locali notturni, centri relax e mille diavolerie mediatiche, inserzioni...in un mondo dove si registra una iperesibizione della sessualità in ogni dove dalla pubblicità a tirar giù, la domanda di sesso a pagamento è così forte?

Com'è che a nessuno viene in mente di chiedersi come mai circa 11milioni di uomini siano i sostenitori attivi di questo mercato?

Come mai dal dibattito manca l'evidenza che il vero tabù moderno non è più il sesso, ma la relazione sentimentalmente e socialmente impegnativa? Relazione, legame che richiede tempo, pazienza, rispetto, ascolto, capacità di empatia, di mettersi in ascolto di sé e dell'altro...chi forma a questo? chi si occupa dell'educazione “sentimentale” di uomini e donne? Dell'educazione alla relazione tra persone, tra pari? Chi lo fa? E con questo nessuna di noi pensa che un rapporto sessuale deve fare coppia solo con amore.

Se 9 o 11 milioni di uomini, sono i clienti della prostituzione, come non vedere in questo dato anche un rimando alla rappresentazione del corpo delle donne come un oggetto, alla sessualità come un servizio da poter comprare, una sessualità femminile come un servizio e quella maschile come un'esigenza irrinunciabile, a cui non potersi sottrarre.

Ma queste caratteristiche riguardano solo la prostituzione? Non ci  sembra.

Ci balza alla mente un altro pensiero estivo, squisitamente estivo...l'ordinanza contro la prostituzione, come l'anno scorso ...speriamo di no...speriamo in qualcosa di meglio, almeno uno sforzo di rappresentare la complessità del fenomeno. Almeno lo sforzo di andare oltre l'emergenza sicurezza tout court e la mistica del decoro urbano a beneficio dei turisti che stanno per arrivare sulle nostre strade.

Ci balza alla mente la schizofrenia dell'ammettere  relazioni sessuali mercificate in ambienti “in” e il moralismo repressivo, punitivo e stigmatizzante di chi è già ai margini e ampiamente stigmatizzato. La prostituzione di strada da relegare in ambiti sempre più insicuri, bui e nascosti della nostra quotidianità, ma che continua a svolgere la sua funzione per molti uomini.

E allora si ritorna sempre lì, alla necessità di modificare la cultura alla base dei rapporti uomo donna, alla necessità di favorire un’educazione sentimentale basata soprattutto sul rispetto, rivolgendosi soprattutto alle nuove generazioni maschili, altro che scendere in piazza (noi madri poi, dovremmo) per richiedere l’obbligo di controlli medici obbligatori, perché come sottolinea Sofri la prostituzione “È affare di noi uomini. Le donne che fanno le prostitute e partono ogni sera per la più asimmetrica delle guerre civili la sanno lunga, su noi, che esitiamo a seguire il filo dei pensieri fino al punto in cui fa il nodo.

Ci eravamo ripromesse di essere caute, che l'argomento è complesso, complicato e denso di trappole di ogni tipo, non sappiamo se lo siamo state. Non sappiamo neppure quale soluzione, quale modello è meno impattante per tutti i soggetti e gli oggetti in gioco, sappiamo di sicuro che in questo fenomeno parole come libertà, consapevolezza e autodeterminazione fanno a cazzotti con gran parte della realtà, sappiamo che l'argomento è pieno di conflitti cognitivi ed emotivi, oltre che politici, sociali e anche semantici.

Sappiamo che bisognerebbe provare a pensarci, davvero, seriamente e che tre amiche davanti ad un computer non possono bastare.

Foto.
Luis Buñuel dirige gli attori in Belle de Jour (con Catherine Deneuve, 1967)

  

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Minimo 5 - Massimo 10000 caratteri

17/6/2013 - 23:42

AUTORE:
Lettore delle "Voci"

http://www.valdinievoleoggi.com/a30673-prostituzione-calata-del-25-per-cento-ne-parla-il-blog-del-comune.html

...a noi ci disse il vecchio Sindaco che la prostituzione era calata del 5%...
...una era a fare pipì, un'altra a "svolgere" ed ecco il 5% in -