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Proseguendo la serie di articoli sulle vicende ( e leggende) del territorio, Agostino Agostini ci regala il resoconto immaginifico del serpente-alato, che abitava il castello dei Pagano da Vecchiano. Fu ucciso - secondo la leggenda - da Nino Orlandi nel 1109 nella selva palatina di Migliarino (oggi tenuta Salviati). Imbalsamato fu posto nel Duomo di Pisa ma ando' perduto nell'incendio del 1595. Una ulteriore riprova della grande ricchezza storica del nostro territorio.

Buongiorno a tutti, sono Costanza Modica, ho 17 anni, .....
Ammetto l'errore, ho solo visto il simbolo di presentazione, .....
. . . . Buonafede Alfonso, candidato sindaco di Firenze, .....
Cosa ci dicono le votazioni in Sardegna?

Calenda .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Associazione ambientalista - LA CITTÀ ECOLOGICA APS
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di Umberto Mosso
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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Eccolo
Come una furia scatenata
è arrivato il vento
a riportare tormento
alle marine
Prima con le piogge
che hanno colpito
la montagna
con smottanento
frane .....
LA TARI è ARRIVATA E SALATA
MA IL KIT PER LA RACCOLTA NON ANCORA
SIAMO A MARZO.

COME MAI?
COSì NON VA BENE.
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VATTENE VIA, STRANIERO!
di Madamadoré e quelle del te delle cinque

14/7/2013 - 18:40


 Ogni 15 giorni tocca a noi scrivere e per scrivere devi trovare un filo, oppure un gomitolo, a volte è una matassa da dipanare. Questa volta è una matassa arrivata all'improvviso, tanto ingarbugliata da faticare a trovarne il bandolo, probabilmente perchè ne ha molti o forse ne ha uno solo? Fatto sta che abbiamo voluto seguire questo filo senza trucchi e senza inganni, cercando di scendere anche dentro di noi, con autenticità. Ma l'argomento è così particolare che sarebbe interessante che ci fossero anche i contributi di chi legge. E' un argomento faticoso, pieno di trappole, ma è qui, ci avvolge e ci travolge, a prescindere da che parte si scelga di stare.

 

E infatti non so da dove cominciare...ma non rinuncio, perchè so che è importante parlare di noi e loro. Chi è il noi e chi il loro? Bella domanda. Difficile risposta. Noi/Loro è una categoria variabile, dipende dalla latitudine e dalla longitudine del pensiero e del ragionamento che si fa...noi e loro, loro contro noi, noi contro loro. Quando noi insieme sotto lo stesso cielo?

 

Hai letto quello che è successo a Bocca la scorsa settimana? Saprei io che fare...li rimanderei tutti a casa...vengono qui a rubare e basta...a loro gli danno le case e gli permettono di fare tutto...altro che accoglierli...deve venire solo chi ha intenzione di rispettare le regole...oh, vai in giro e non senti più parlare italiano...sono troppi devono andarsene... Tutto nasce così, ma non solo...il Papa che chiede scusa ai migranti, un appello fatto a Pisa per ripristinare lo scuola bus per i bimbi nomadi e un articolo che parla della scoperta e dell'abbattimento di un campo nomadi abusivo a Pisa, in mezzo ad un canneto, mi colpisce una frase ...avevano costruito un bel villaggetto con tutti i confort...faccio fatica ad immaginare il bel villaggetto e di quali confort si stia parlando...

 

Allora scrivo a Emanuela e Lara per farne argomento di discussione e vedere dove si va a cascare, e scrivo così: son cresciuta con il monito di stare attenta all' “omo nero”, degli “zingheri” che rubavano i bambini, con quello delle loro donne che davano il malocchio o ti facevano stregonerie. Ma sono cresciuta anche leggendo La capanna dello zio Tom, Orzowei, il diario di Anna Frank, con i film sugli indiani d'America, sui tedesci e i campi di concentramento...Contraddizioni? No nella mia testa su questo non ne ho mai avute, nel pensare...nel fare, nello stare e nell'esser-ci, sicuramente si.

 

Ho sempre pensato che esiste una sola razza, quella umana e che comprende ogni sorta di varietà, anche negativa, purtroppo.

 

Ho sentito spesso il disagio di chi chiede l'elemosina agli angoli delle strade, di certi incontri nelle stazioni, del lavavetri al semaforo...mi fanno paura i racconti dei media sulle bande criminali. Ma altrettanto mi commuovo e mi indigno. Queste si son contraddizioni, che non nego, ma che cerco di affrontare perchè nel mio pensiero la certezza è che siamo tutti sotto lo stesso cielo, che quando dico che tutti hanno diritto ad avere diritti, penso davvero a tutti nessuno escluso. Mai sono riuscita a pensare, anzi a tuonare...devono andare a casa sua...vengono qui solo a rubare...o che loro sono il degrado della società...so che in agguato, qui, c'è la trappola inversa...il buonismo, la difesa ad ogni costo...che vuol dire essere razzista oggi? forse bisognerebbe coniare una parola nuova perchè questa viene identificata con fatti lontani nel tempo...oggi chi dice ...saprei io cosa fargli... o che respinge gli sbarchi degli immigrati, o gli vorrebbe prendere le impronte (vi ricordate?) o li tiene dentro quei recinti mica pensa di far qualcosa che non va. I media che esaltano la nazionalità del crimine lo sanno di stare nel gioco della costruzione della vittima del razzismo? Perchè quella è la parte determinante, la preparazione culturale e semantica e emotiva che giustifica quel che dico e quel che faccio, la parte che fa cambiare il senso comune, che aiuta il pensiero a costruire categorie che disumanizzano.

 

Scrive Emanuela: Ogni qualvolta mi imbatto, e devo dire che le cronache recenti ne sono piene, nella descrizione di episodi di razzismo, mi ritorna davanti  un’immagine di qualche anno fa e una considerazione che feci allora e nella quale credo fermamente anche oggi. L’immagine risale alla prima elementare di mio figlio, una mattina, all’uscita di scuola.

 

Il giorno prima ero stata avvicinata dalla mamma di un suo compagno di classe, che mi chiedeva se avrei mandato il giorno successivo il bimbo a pranzo a casa sua. Lei, palestinese, era nella mia città per un anno, a fianco del marito, qui per lavoro. Lei che, quando è arrivata, non parlava e capiva l’italiano, ma già dopo due mesi si intendeva con noi benissimo. Il bimbo poi non ne parliamo. All’uscita quel giorno c’ero, ma solo perché dovevo avvisare le maestre, eravamo in prima elementare  e ci si conosceva tutti molto poco. Per fortuna, però, che quel giorno sono andata, perché vedere mio figlio che si allontanava con serenità per mano ad una donna con l’hijab, senza che nemmeno per accenno ne chiedesse la ragione, è una di quelle immagini che mi porterò sempre dentro, come un dono prezioso.

 

Ci sono volte in cui mi pace pensare di avere qualche merito in questo. In effetti, con i miei figli ho sempre cercato di non sottolineare mai le differenze nel colore della pelle, neppure in contesti dove questo sarebbe sembrato naturale. Se dovevo indicare una persona preferivo in ogni caso fare cenno al colore del suo vestito, al tipo di oggetti che vendeva, ma evitavo il riferimento al colore della pelle e, quindi, sì, forse c’è anche un po’ del mio, ma a ben pensarci più probabilmente il merito è tutto e solo loro.

 

E allora ho ormai preso un’abitudine, che spero di conservare. Quando mi rendo conto di quanto poco basti tra adulti per innescare la miccia, per iniziare battaglie inutili e logoranti, per rovesciarsi addosso rancori e malumori covati magari da tempo, ecco, in quell’esatto momento, cerco di fare un passo indietro, a volte con sforzo, e di guardare le cose, le stesse di un attimo prima, con gli occhi loro, gli occhi dei bambini.

 

Scrive Lara: Parto con un aneddoto che mi racconta sempre mia mamma: ero piccola, tre anni, un giorno bussano alla porta di casa mia due zingare, mamma e figlia, chiedono qualcosa, io vado in un'altra stanza e torno con la mia bambola più bella, dice mia mamma, e la regalo alla bambina poco più grande di me!  Anche io da piccola ho spesso sentito parlare in modo minaccioso dell’uomo nero, ma riflettendo su questa cultura comune ho realizzato che l’immagine che ne ho sempre avuto era quella di un uomo grande e grosso, vestito tutto in nero, compresi mantello, cappello e stivaloni!!! Mai ho pensato al colore della sua pelle, insomma per me la minaccia del fantomatico omo nero, non stava nel colore della pelle, che non ho mai neppure immaginato, ma  nella sua stazza…forse allora  il pensare che esiste un’unica razza umana  è si, un fatto cultural-familiare ma è anche un po’ nel nostro DNA, dai primordi, dalla “creazione” di questa razza e qualcuno di noi, ne ha mantenuto in discendenza un gene, altri no e si son dimenticati che “siam tutti fratelli!!! Una dimenticanza che ha portato a considerare il diverso da noi, che dunque ci ergiamo a razza superiore, negativo, ladro, furfante, delinquente, ignorante, cattivo ossia negativo! Per me non è così, certo può esserlo, perché non possiamo nasconderci dietro un dito e far finta che gli zingari non vivano d’espedienti, che molti stranieri facciano altrettanto, chi per necessità e chi perché è la strada più facile, rischieremmo di sfociare in un eccessivo buonismo, che secondo me è un’altra forma di razzismo. Credo  che la  diversità culturale costituisca ricchezza, sia nella conoscenza e nell’accoglienza  di usi e consuetudini, sia perché per prendere eventuali distanze da certi fenomeni culturali, bianchi o neri che siano, dobbiamo prima conoscerli, allora conoscendo scegli e costruisci il tuo piccolo bagaglio culturale, quello che ti farà in seguito ancora aprire alla conoscenza, scegliere di nuovo e aggiungere un altro pezzettino al tuo bagaglio. Pensando all’episodio narrato da Emanuela, mi son chiesta: manderei  mio figlio a giocare da un bambino in un campo nomadi? Onestamente la risposta è no e penso al perché del mio no, non trovo un motivo preciso, un “no” culturale? Forse, ci han sempre detto che gli zingari son sporchi e rubano i bambini, così come ci han sempre detto che i comunisti i bambini li mangiano…appurato che almeno la seconda che ho scritto non è vera, allora dovrei conoscere  meglio quel mondo nomade per  cambiare idea o trovare un perché al mio no. E qui mi rendo conto che siamo ancora lontani anni luce a quella che chiamiamo integrazione!

 

Volutamente lasciamo così, tutto a pezzi...perchè il puzzle dell'umanità è, purtroppo, ancora da costruire, le tessere dopo un periodo di relativa e apparente docilità e calma, son tornate a mischiarsi, girarsi e a confondersi. La speranza, minima, ma necessaria, crediamo sia nella voglia di prendersi cura delle tessere, e di tessere, appunto, una trama narrativa che ci racconti e ci coinvolga nei vari tentativi di far crescere il nostro senso di umanità, il bisogno di comunità, lo spirito di fratellanza e la ricerca di buona vita.

 

 

 

 



 

 

 

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19/7/2013 - 14:42

AUTORE:
Gian paolo

Pur condividendo il pensiero di una progressiva società multietnica spesso ci troviamo a discutere , certamente piccole discussioni da bar dello sport , di come gestire il fenomeno immigrazione.
I nuovi italiani, rappresentano ormai una risorsa per i vecchi italiani indiscutibile e dalla quale è' impossibile prescindere, solo i versamenti imps , di una popolazione di immigrati giovane, serve ad impinguare le casse per elargire , spesso in maniera abnorme o perlomeno anche a chi non se lo merita , la pensione di vecchi italiani.
L' integrazione lavorativa e' ormai costante in molte zone, ma spesso si commette un errore di falso buonismo.
Perché non distinguere due parole , immigrato e clandestino ?
Perché non selezionare le categorie, privilegiando gli immigrati regolari e respingendo fermamente i clandestini ?
I decreti flussi rappresentano una forma di tutela dell' immigrato che intende stabilirai in Italia , con un lavoro essi rappresentano una ricchezza culturale inesauribile, perché non si capisce che la clandestinità rappresenta umus per tutte le mafie ?
O forse bisogna dire che la gestione dei clandestini, dei falsi rifugiati politici e' una fonte di lavoro per cooperative cattocomuniste .

18/7/2013 - 0:55

AUTORE:
Madamadorè...e così siamo a 2/3

Il bar sport è un buon posto da cui iniziare un discorso, soprattutto questo. Al bar sport si va in scena senza maschera, si respira aria di varia umanità. Lì si incontrano e si ri-trovano persone e personaggi miscelati in un modo assolutamente particolare...
Da Bar Sport di Stefano Benni
...Il tecnico da bar, più comunemente chiamato «tennico» o anche«professore», è l'asse portante di ogni discussione da bar. Ne è
l'anima, il sangue, l'ossigeno. Si presenta al bar dieci minuti prima
dell'orario di apertura: è lui che aiuta il barista ad alzare la
saracinesca. Il suo posto è in fondo al bancone, appoggiato con un
gomito. Lo riconoscerete perché non si siede mai e porta impermeabile
e cappello anche d'estate. Dal suo angolo il tecnico osserva e aspetta
che due persone del bar vengano a contatto. Non appena una delle due
apre bocca, lui accende una sigaretta e piomba come un rapace sulla
discussione. Nell'avvicinarsi, emette il verso del tecnico: «Guardi,
sa cosa le dico», e scuote la testa...

17/7/2013 - 16:23

AUTORE:
Lara

Il pezzo di Madamadorè è stato scritto con l'intento di guardarsi molto vicino, quel vicino che si chiama: dentro se stessi! Questo ci siam dette prima di metterci a buttar giù due righe! Certo pur cosciente delle situazioni di cui lei parla, posso dire che non occorre andare a Canosa di Puglia, per vedere gente che lavora al nero e sicuramente non sono solo stranieri. Il pezzo è uscito fuori dai nostri pensieri, dalla nostre storie di vita, vere autentiche e non ipocrite! Mi scuserà ma dal suo scritto arriva un tono arrogante di chi non ha sicuramente colto il senso........La definizione di "razzista" su Wikipedia, la sanno leggere tutti, non tutti però sanno guardarsi dentro e umilmente fare i conti con i proprio limiti rispetto ad un tema tanto annoso! In quanto all'ipocrisia......mi verrebbe da dirle . Neanche noi ne abbiamo proposte, ma non era nostro intento, il nostro intento era cercare di trattare un argomento attuale che coinvolgesse altri nella discussioe e a quanto pare ci siamo riuscite! Saluti

17/7/2013 - 16:19

AUTORE:
Alessio Niccolai

I principali destinatari dell'odio di classe che imperversò dopo la Rivoluzione Bolscevica non fu la neonata e pavida borghesia nazionale russa, cioè la pallida ombra di ciò che è oggi, ma la nobiltà feudale, in primis chi ne rappresentò più pesantemente gli interessi socio-economici, alias i Romanov.
Ma già la riforma agraria ordita dal Lenin «statista» e non dal Lenin «rivoluzionario», trattenne a stento l'originaria vocazione di Rivoluzione Proletaria incanalando la società sovietica verso ciò che il Termidoro staliniano avrebbe suggellato come Rivoluzione Borghese a beneficio di una - seppur anomala ma - motivata e senza più ostacoli borghesia nazionale.
Il PCUS non ha coltivato l'odio di classe anti-borghese ma è stato il vero protagonista della costruzione della borghesia russa, quella stessa che oggi inneggia ad un pan-sovietismo nazionalista ed annovera i più potenti cartelli mafiosi planetari del petrolio e del gas.
Quello di una classe dominata nei confronti della sua dominante non è «Razzismo», ci mancherebbe: come ti ho detto è - inopportuno, indesiderato e forse improduttivo ma talvolta - l'inevitabile «Odio di Classe».

17/7/2013 - 15:51

AUTORE:
leonardo bertelli Migliarino

Caro Alessio secondo me non hai letto quello che ho scritto. Sicuramente il riassunto storiografico l'ho fatto "un tanto al kg." ma era solo per ricordare che, razzisticamente ( esiste questo termine ? ), dare la colpa dei problemi socio-economici ai diversi in generale, e questo sta succedendo, potrebbe portarci a rivivere tempi passati che spero nessuno voglia rivivere.E questo mi pare anche il contenuto dello scritto di Madamadorè...
Dai retta Alessio rileggilo...

17/7/2013 - 12:02

AUTORE:
Alessio Niccolai

Avrei voglia in questo preciso momento di rispondere a Marco Ferrero che, giocando sul filo della linguistica per legittimare luoghi comuni più pericolosamente «Qualunquisti» che realmente xenofobi, mi intriga non poco e mi invita a nozze.
Ben più pericoloso di questa retorica - trasudante comprensibile malcontento e ragionevole malumore in un brodo però apaticamente menefreghista e velatamente individualista - è per contro il polpettone semantico abbozzato dall'amico Leonardo Bertelli su una rilettura paradossale, acritica e piuttosto squinternata della storia ed è a questo intervento che mi vedo costretto a dedicare attenzioni.
Leonardo suggella un'improbabile correlazione tra ciò che la sociologia ed una certa storiografia hanno identificato - con somma imperizia - nei «Totalitarismi», ed il «Razzismo» benché, occasionalmente, le cosiddette «Fasi Termidoriane» di talune rivoluzioni e/o semi-rivoluzioni siano anche state farcite di xenofobia.
Ma la cosa che più mi preoccupa della disamina (e, evidentemente, della convinzione) di Leonardo è la proverbiale confusione fra ciò che in genere si identifica con «Odio di Classe» ed il «Razzismo», riducendo un'abissale differenza semantica (e non solo) ad una sorta di precetto cattolico, ad una pingue e pseudo-ecumenica verità assoluta intorno alla quale sperare vanamente di poter costruire un mondo più equilibrato.
L'odio di classe è - ahimè - un incidente di percorso indesiderato, spesso fuorviante e non di rado improduttivo della «Lotta di Classe», l'eterno ed insanabile conflitto fra classi dominanti e classi dominate, unico vero motore dell'evoluzione sociale.
I Giacobini in Francia ed i Bolscevichi in Russia tentarono - in momenti diversi della loro storia - di costruire una Rivoluzione Proletaria nei propri ambiti territoriali sfidando l'effettivo, incompiuto ed arretrato sviluppo delle forze produttive ma, puntualmente e fatalmente, due successive «Fasi Termidoriane» (il Napoleonismo in Francia e lo Stalinismo o Comunismo di Guerra in Russia), ne riportarono indietro le lancette a ciò che ci si sarebbe dovuto aspettare, cioè due Rivoluzioni Borghesi di cui Hollande e Putin sono figli diletti.
Nella lettura di queste due gestazioni - quella francese tutto sommato breve, quella russa durata oltre mezzo secolo - e, per converso, dell'odio di classe che vi è confluito, troppo spesso ci si dimentica delle condizioni socio-economiche in cui versava la stragrande maggioranza della popolazione a fronte di un Ancient Régime tracotante e refrattario a qualunque innovazione, di una nobiltà feudale indisponente e sempre pronta a sottrarre ad un'esercito di servi della gleba finanche il sostentamento quotidiano pur di preservare i propri privilegi (qualcuno ricorderà l'infelice: «date loro brioches!») prima che gli eventi non finissero per travolgerla irreparabilmente.
L'odio di classe è una spiacevole conseguenza dell'esercizio arbitrario del potere da parte della classe dominante, un'esasperazione individuale che si trasforma in furia distruttiva di massa che però ha ben poco a che vedere con il «Razzismo».
Alle inclinazioni nazionaliste-xenofobe la Russia è approdata a «Fase Termidoriana» sostanzialmente conclusa: quando Stalin iniziò ad indicare al Proletariato Russo le proprie affinità elettive con il concetto di «superiorità», abbandonando per sempre la via dell'Internazionalismo Leninista e cominciando a dare luogo ad una campagna persecutoria nei confronti degli Ebrei Russi, alla contrapposizione planetaria di classe - di cui l'odio classista è mera e non necessaria conseguenza - ha iniziato a sostituirsi il «Razzismo».
Ma, mentre è comprensibile - ancorché strategicamente inopportuno - che un essere umano provi rancore nei confronti del dispotismo bancario, dell'accentramento finanziario e/o del land grabbing personificando nei loro sostenitori e beneficiari la causa di tutti i mali, non lo è neanche lontanamente attribuire a chicchessia le loro responsabilità oggettive ad un povero Cristo per il solo colore della pelle o per la diversa nazionalità.
Se tu fossi stato un povero mezzadro nella Francia di Re Sole o nella Russia pre-sovietica, caro Leonardo, anche tu come non meno del 95% della popolazione, avresti provato sentimenti di odio militante nei confronti della nobiltà feudale, auspicandone la totale cancellazione.
Pensare che, nella ripartizione planetaria delle briciole del capitalismo, un senegalese, un albanese o chi per loro concorrano ad immiserire la tua condizione sociale, equivale ad accettare di combattere come gladiatori nell'arena per il vero responsabile della loro e della tua crescente indigenza.
Leggere le cose nel modo che hai adottato, equivale a costruire un avvenire castale ed immutabile, a non prefigurare nessun cambiamento e a non augurarsi nessuna ulteriore evoluzione sociale... pensaci!

16/7/2013 - 16:46

AUTORE:
Marco Ferrero

Domanda:
Sei razzista ? Risposta no, non sono razzista .
Domanda :
Cosa vuol dire essere razzista ?
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nella sua definizione più semplice, per razzismo si intende l'idea, spesso preconcetta[1] e comunque scientificamente errata[2], come dimostrato dalla genetica delle popolazioni e da molti altri approcci metodologici, che la specie umana (la cui variabilità fenotipica, l'insieme di tutte le caratteristiche osservabili di un vivente, è per lo più soggetta alla continuità di una variazione clinale), possa essere suddivisibile in razze biologicamente distinte, caratterizzate da diverse capacità intellettive, valoriali o morali, con la conseguente convinzione che sia possibile determinare una gerarchia secondo cui un particolare, ipotetico, raggruppamento razzialmente definito possa essere definito superiore o inferiore a un altro.
Domanda:
Alla luce di quanto sopra sei razzista?
Risposta no non sono razzista
Allora perché quando dico che ;
Chi viene con un barcone pagando migliaia di euro alla mafia , sono clandestini.
Chi non dispone di permesso di soggiorno e' clandestino.
Chi costringe i clandestini a lavori umilianti andrebbe " ghigliottinato"
Chi tollera che i bambini Rom stiano ai semafori a chiedere l' elemosina , andrebbero " impiccati "
Chi costringe una ragazza di 14 anni a sposare un parente , a vestire col velo, a nascondere il proprio corpo , a non andare a scuola in Italia , deve essere immediatamente rispedito in c..o .
Chi nel tratto di strada tra canosa di Puglia e San giovanni rotondo vede persone di colore costrette a vivere in baracche e raccogliere non so cosa , e non fa QUOTIDIANAMENTE NIENTE , anzi predica bene , andrebbe " bastonato ", e a chi scrive articoli come quello di sopra o da risposte da lungimirante di bar dello sport, rispondo di gurdare più vicino a loro, mi danno del Razzista ?

16/7/2013 - 0:36

AUTORE:
leonardo bertelli Migliarino

Stamani sentivo parlare in una trasmissione tv un eurodeputata,di cui non faccio il nome per carità cristiana. Ebbene la signora in questione sosteneva che parlare delle offese al ministro Kienge, della espulsione della donna kazaka, dei vari processi di Berlusconi o di altro che non sia la crisi economica non serve perchè agli italiani importa solo di risolvere i loro problemi economici. Certo, che siamo un paese in crisi, come lo sono altri paesi europei, nessuno lo nega ma annullare il resto delle questioni perchè " la pancia " degli italiani ora è preminente vuol dire far torto al cervello di ognuno di noi.E qui, secondo me, nasce il brodo di coltura dei vari razzismi che ci circondano e che rischiano, alla lunga, di travolgerci. Se non ricordo male i regimi totalitari del '900, fascismo, nazismo e comunismo sovietico nacquero proprio in condizioni simili, pieni di razzismo verso quelli che a turno venivano individuati come responsabili dei problemi delle crisi di allora. In Italia toccò prima a chi si opponeva al regime e dopo, sull'esempio dei nazisti, agli italiani di religione ebraica. In Germania, come già detto agli ebrei ma lì andarono oltre perchè toccò anche agli handicappati e ai diversi in genere. In Unione Sovietica la sorte scelse i "borghesi" e i vari oppositori del regime.
E' passato quasi un secolo da allora, le condizioni generali di vita dei popoli non sono più quelle di quei tempi, ma alcune parole "d'ordine" sono ancora, purtroppo, attuali.
La mia insegnante delle medie diceva che la storia ha i suoi corsi e ricorsi...ecco facciamo in modo da non ripercorrere strade già battute che creano disastri in nome di una "purezza della razza" che non esiste.
P.s. Perchè siamo subito pronti a scatenare i nostri istinti razzisti verso chi pensiamo sia diverso da noi e invece tolleriamo le varie Mafie che sono per un buon 60/70 % corresponsabili delle crisi economiche attuali ?

15/7/2013 - 20:25

AUTORE:
Comerci Francesca

Io per prima ho vissuto discriminazione razziale in sud africa e non dai neri da persone chiamate in loco "colourd" che sono i misto sangue, quindi ne bianchi ne neri! Ecco mi hanno aggredito più di una volta verbalmente e non perchè frequentavo una scuola di bianchi. A quei tempi, nell'80 le scuole erano ancora divise tra bianchi e neri ed addirittura i bianchi solo femmina o maschi invece i neri ed i colorati scuola mista. Non capivo perchè la donna delle pulizie dovesse essere tale, non mi scorderò mai la scena in cui mio padre mi riprese perchè invece di tenere io il sacchetto del sudicio del figlio del giardiniere, lo tenesse lui e io raccoglievo le foglie! Insomma cose che percepisci ma non comprendi a quell'età, proprio perchè per i bambini non esiste colore di pelle, ma solo il "bambino"..... P.S. I puzzle sono il mio forte!

15/7/2013 - 20:14

AUTORE:
Francesca Comerci

La mia personilissima esperienza va al di là dell'omo nero! Io ci ho vissuto 5 anni con l'omo nero, in Sud Africa dai 7 ai 12 anni! Mio padre ha sempre lavorato all'estero alcuni luoghi anche pericolsi! Se vuoi lavorare all'estero devi rispettare tutte le leggi, quì si parla della legge del taglione! Beh mio padre le rispettava , allora perchè non lo possiamo fare anche in Italia? A partire dai controlli medici effettuati in Italia ed in loco, coprifuoco, il non frequentare le donne del posto per non portare offesa al paese che ti ospita, mia madre che è stata in Iran e ha dovuto girare per le strade con il capo coperto! Perchè in Italia questo non succede? Basterebbe anche meno ovviamente ma sembra che questo meno, invece che pretenderlo, siamo noi ad affirlo senza chiedere niente in cambio! Non vorrei aver divagato troppo non so se il mio intervento può essere stato utile, ma una cosa è certa i miei figli non cresceranno con indole razzista!

15/7/2013 - 20:04

AUTORE:
Comerci Francesca

Scrive Francesca: Beh vi dirò io non sono razzista, ma ci son diventata! Il problema non è esserlo, perchè alla fina ogni uno fa quel che meglio credere, il problema è che in Italia ormai "il paese del ben godi" è saturo! Ben venga lo straniero di qualunque nazionalità sia, se lavora, paga le tasse e rispetta le leggi! Ma siamo noi i primo e non rispettare queste regole! Io per prima che non mi sono fatta fatturare le sedute dalla posturologa.....!Cmq a parte questo è vero dovremmo cercare di essere un pò più tolleranti, ma nella situazione economica in cui siamo non è facile!