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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . mia nonna aveva le ruote era un carretto. La .....
. . . la merda dello stallatico più la giri più puzza. .....
. . . ci siamo eruditi, siamo passati da Rametti a .....
Ripetere 1000 volte la verità assoluta dei fatti con .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Tirrenia, 17 giugno
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di Alessio Niccolai con Alma Pisarum APS
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Villa di Corliano, 27 giugno
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Pugnano, 22 giugno
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Tirrenia, 15 giugno
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Le cose andrebbero meglio
se non bene
se si procedesse
tutti quanti insieme. . .
rispettando modi, tempi, capacità
valorizzando le competenze .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
FINALMENTE DOMENICA!
di Ovidio Della Croce
Perché vale la pena viverci?

4/8/2013 - 11:00

“Mi riconosci, aria, tu piena ancora di luoghi un tempo miei?”. Rilke
 
Posare i piedi sul medesimo suolo per tutta la vita può provocare un pericoloso equivoco: farci credere che la terra ci appartenga, come se essa non fosse in prestito, come invece tutto è in prestito nella vita”. Tabucchi
 
Sangiulianese, pisano e un po’ giramondo
 
Qualche settimana fa La Voce del Serchio ha accolto una mia modesta proposta e ha chiesto ai suoi lettori: perché vale la pena vivere in queste zone? Pare strano, ma se ne parlo a voce mi torna meglio, invece trovo più difficilmente le parole scritte. Forse perché a San Giuliano ci sono nato e cresciuto, ho studiato e mi sono formato a Pisa, ma ho lavorato per vari anni in Lombardia, sono stato un bel po’ in Versilia e ora lavoro a Lucca. E poi perché mi piace stare qua, ma mi garba anche andare là. E quando sono là, è bello tornare qua. Quando in Lombardia vinsi a pieni voti il concorso per la scuola conobbi un momento di piccola e provvisoria fama come “il pisano”, ed ero fiero di essere chiamato così, anche se mi rendo conto che non c’è nessun merito per andare orgogliosi della pisanità. Certo Galileo Galilei, l’Università, l’Ospedale, l’aereoporto sono buoni motivi per andare orgogliosi di vivere da queste parti, ma penso che da soli non bastino a farti amare profondamente una terra.
 
Ora che il gioco è cominciato devo trovare le parole. Il mio rapporto col paesello è la piccola piazza che sta proprio sotto casa mia. Luogo di incontro tra persone e di scambio di battute. L’altro giorno, per esempio, ho incontrato Michel, un ragazzo di origine algerina che vive da ventitre anni a San Giuliano. Era in canottiera e gli ho fatto una domanda un po’ sciocca: “Non senti nostalgia dei tuoi posti?”. Risposta secca: “No, m’importa una bella sega, sono italiano e sto bene con gli italiani, basta rispettare le regole, se no una pedata ner culo e via”. Ci siamo salutati, poi mi sono girato e ho guardato la pelle liscia, lucente e scuretta delle sue spalle. Clic, mi è tornata in mente una fotografia in bianco e nero di quando ero piccolino; ecco neanche un anno, sono seduto su una coperta sul marciapiede di questa piazzetta davanti al negozio dei miei e ora Michel ci cammina lentamente sopra. Ho rivisto quel bambino che ero e mi sono chiesto se questa aria riconosce più quello che sono ora o più quello che ero tanto tempo fa. Purtroppo in questa piazza non posso più incontrare tanti amici e parenti che avevo allora. Le loro voci stanno nella mia piazzetta interna, un angolino dell’animo. Ma essere nato in questa casa che sta nel centro di San Giuliano e che i miei abitano dal 1921, mi fa meritare il titolo di sangiulianese doc. E mi piace sentirmelo dire.
 
E poi Pisa. Pisa è la città dove ho frequentato il Liceo Scientifico “Dini” e l’Università insieme a mio cugino Mauro Vento. Dove ho incontrato i miei professori e maestri: Paolo Cristofolini, Carlo Aberto Madrignani, Giampaolo Calchi Novati, Claudio Pavone, Antonio Tabucchi (che ho avuto l’enorme fortuna di frequentare almeno un po’, ma troppo tardi). Il movimento del Sessantotto con Adriano Sofri, Luciano Della Mea, Giuliano Foggi, Grazia Gimmelli, Carla Melazzini, Rina Gagliardi, Maurizio Iacono. Gli amici e compagni Gilberto Vento, Ezio Menzione, Guido Tonelli, Guido Cerbai, Luciano Turini. Questi i primi nomi che mi vengono in mente, ma tanti altri ancora che hanno lasciato un forte segno dentro di me. Perché Pisa è innanzitutto una “città di incroci”, del fiume col mare, di campagna e montagna, di arte e di cultura, un luogo dove è stato possibile, per un giovane studente quale ero, incontrare una quantità di persone e alcune donne che hanno lasciato un forte segno dentro di me. E tanti amici, un nome per tutti: Massimo Ceccanti che però ad agosto si trasferisce a Massa. Pisa è una città che lascia un forte segno visivo: l’Arno, San Paolo a Ripa d’Arno, la Scuola Normale, il Duomo riscoperto grazie a Sergio Costanzo, la torre pendente che quando vai all’estero ti rendi conto che è conosciuta dappertutto. Ma l’arte, la bellezza e la cultura da sole non bastano a legarti.
 
Ora che rileggo le parole che ho scritto mi accorgo che sono un nostalgico. Non posso farci niente. L’altra sera ero con Susanna a sentire il concerto dei Gatti Mezzi sulle Piagge al Centro SMS e ho incontrato mia figlia Laura che, come sempre, è in partenza, al prossimo compleanno le regalerò un magnifico cartello stradale con sopra scritto Tutte le direzioni. Ho salutato anche Lorenzo Marianelli, Stefania e qualche altro amico. Ho avuto nostalgia di tutti quelli che sono sparsi in qua e là. E così mi è presa la voglia di andare là e poi di tornare qua. Pensavo questo a un metro di distanza da Lorenzo Del Zoppo e dalla sua fidanzata e mi sono detto: “Forse è venuto in vespa”. Anch’io ho una vespa con cui da giovane, con Susanna, pisana verace incontrata a Parigi e giramondo più di me, andavo in giro per l’Europa. Per questo credo di meritarmi almeno un po’ anche il titolo di giramondo (ora non più in vespa) senza dimenticare di attaccare un bigliettino giallo sulla porta di casa nella piazzetta nel centro di San Giuliano con su scritto Torno subito.

Fonte: Fotografia di Massimo Ceccanti
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8/8/2013 - 12:38

AUTORE:
GIGI

VALE LA PENA VIVERE IN QUESTI POSTI , IN QUESTI LUOGHI DOVE SIAMO NATI PERCHE' E' UN PO' IL NOSTRO MONDO,CI STIAMO BENE.
SALUTI
GIGI

5/8/2013 - 21:56

AUTORE:
LDZ

Caro Ovidio, hai indovinato come siamo arrivati al concerto ma un saluto ce lo potevi fare!
Allora ti salutiamo noi dalla Corsica (nonostante una frizione appesa con il fil di ferro) perché nei nostri posti vale la pena viverci senza dimenticare che "nostra patria è il mondo intero".
Con affetto sincero.
PS a proposito di vespa ti conviene sistemarla perché anche un nostro compagno in comune si sta attrezzando...

5/8/2013 - 18:23

AUTORE:
antonietta

Leggo e rifletto su questo: vale la pena viverci anche per le persone che ho conosciuto e che considero am-ici (am-stessa radice di amore). In effetti le amicizie successive non eguagliano mai quelle della giovinezza. Non solo per una ragione legata alla condivisione di esperienze forti , formative , poichè anche con altri incontrati successivamente al periodo della giovinezza, si condividono esperienze, fatti, idee , viaggi. E' invece una questione di qualità della relazione, di sapori legati alla tessitura di legami che crei con le persone che mai casualmente ti trovi vicine quando cresci. Si scelgono le persone . LO so.Ho praticato la scelta e ancora oggi la pratico. C'è però un sapore, un aroma , un retrogusto nella relazioni intessute anni fa, che parla di investimento di se stessi, di magia della scoperta che non capita più di sperimentare dopo. L'incantamento. Mi riferisco al potere della fascinazione dell'Altro , il quale potere ha un tempo, un'età-chiave , oltre la quale le esperienze condivise risultano belle, esaltanti ma mai incantatrici. L'agosto mi immalinconisce , come un "sabato del villaggio" e divento nostalgica ma che male c'è, dal momento che gli esperti sostengono che la suadade è salvifica, ci preserva dall'ansia distruttiva . Bello il tuo testo Edy, mi ha, ancora una volta,emozionato.Passa da Molina, una delle ragioni per la quali valga la pena vivere dalle 'nostre parti' , antiche di storie e di storia.

5/8/2013 - 10:59

AUTORE:
Ovidio

La fotografia della bimba che gioca al bordo del cerchio della piazzetta sotto casa mia, accompagnata da un breve testo tratto da "Il gioco del rovescio di Tabucchi", fa parte di un album curato da Massimo Ceccanti che domenica 4 agosto, a Castelnuovo Garfagnana, ha vinto il terzo premio, ex aequo con Carlo Delli, del “Portfolio dell’Ariosto”, sesta Tappa del Circuito “Portfolio Italia–Gran Premio Epson”. In palio anche il prestigioso “premio Fosco Maraini per il reportage”. A leggere i portfolio Orietta Bay, Luigi Erba, Roberto Evangelisti, Alberto Giuliani, Fulvio Merlak, Giuliana Traverso.

Dopo gli applausi calorosi (anche troppo) di ieri sera, ancora complimenti vivissimi a Massimo Ceccanti e a Carlo Delli.