none_o


In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
none_o
Perché vale la pena tornarci
di Antonietta Timpano

13/8/2013 - 19:16

Perché vale la pena tornarci
di Antonietta Timpano
 
Dopo Madamadorè e Daniela Sandoni, ecco le riflessioni sul perché vale la pena vivere qui di Antonietta Timpano, insegnante e residente a Molina alta.
 
“Il ritorno è inerente al corso della natura, / il movimento è circolare, / ogni cosa avviene da sé non appena il suo momento è giunto. / Questo è il senso di cielo e terra”. Da “I CHING”
 
Mai avrei immaginato di scoprirmi così visceralmente ancorata ai “miei luoghi”. Eppure è accaduto. Sono nata a Molina di Quosa, in Val di Serchio e volentieri me ne andai a vivere altrove, per parecchi anni, senza mai trovare pace. L'insofferenza verso la vita di provincia mi aveva a tal punto afflitta da cogliere la prima occasione per fuggire, alla ricerca di un luogo che non avesse le caratteristiche del mio di provenienza. Un luogo entro il quale poter passeggiare, sgusciare tra la gente senza il rischio di venire fermati, interrogati sui propri fatti privati, senza incorrere nel rischio degli obblighi sociali che un paese di neanche mille abitanti impone. Ho compreso che Molina non aveva colpe, che l'inquietudine è sempre stata un tratto del mio carattere e che il desiderio di essere altrove, idealizzando l'altrove come luogo magico e salvifico, mai veniva appagato; l'altrove si rivelava sempre deludente, poiché lo spostarsi, il “fluire”, lo “sgusciar via”, sono solo le sembianze attraverso le quali si manifesta la “paura del vuoto” che mi abita da sempre.
Grazie all'insofferenza e al bisogno nevrotico di fuga, una persona conosce, cresce e si arricchisce, misurandosi anche con il disagio causato dal trovarsi “senza radici” culturali, in luoghi alieni, entro paesaggi umani portatori di una cultura altra, diversa. Allontanandosi dal luogo dove si nasce e si cresce si scopre il valore del senso di “appartenenza”, il quale determina la nostra salute mentale. Non avrei mai scoperto il valore antropologico della comunità, costituita da persone che mai casualmente si trovano a nascere, crescere e vivere sotto lo stesso cielo e nella stessa unità di tempo. Il valore della comunità di persone, il senso di appartenenza, l'essere con-temporanei ad altri essere umani sono aspetti che ti determinano, che contribuiscono, nel bene e nel male, a far  di te quello che sei.
 
L'appartenenza
Mentre facevo la spesa in un supermercato della zona, indossando dei pantaloni molto vistosi, colorati a grandi macchie, un compaesano, Niccola della Romana del Nicchio, che lavora in quel supermercato, mi apostrofa dicendomi “ti guardo i pantaloni, Antonié, sembri un fo'o di Sa' Ranieri”.
Se mi riconosco come individuo è anche perché ho radici in un luogo della terra, ben caratterizzato, specifico, unico. Il “paesaggio umano” è uno dei motivi per cui valga la pena tornare a vivere nei luoghi che ti hanno visto nascere e che ti adottano. Una comunità che si stringe attorno ad un bisogno di uno dei suoi componenti è quello che io e la mia mamma abbiamo sperimentato in occasione della malattia e della lunga degenza a letto di mio padre.
Un paese, Molina, che per la sua particolare ubicazione, in mezzo a due città importanti storicamente: Pisa e Lucca, è crocevia, è luogo di passaggio di mercanti, di ambasciatori, di soldati, di contadini. Questo essere luogo di passaggio l'ha reso paese “aperto” a nuove realtà, paese “poroso” a nuove storie, come le rocce dei suoi monti.Un luogo poroso assorbe le vite e le storie e le restituisce, come il “calcare cavernoso”, nome delle rocce del monte molinese, fa con l'acqua. La assorbe dalle sorgenti naturali e la restituisce arricchita dei propri minerali.Molina di Quosa si sviluppa con una struttura urbanistica a forma di croce. Dal monte scende sino all'aperta campagna di Colognole e Patrignone e dalla '”barriera” il confine con Rigoli, sfocia nel “vialone di Pugnano”. Ogni braccio della croce possiede ed ha sempre avuto una sua fisionomia culturale ed anche un idioma suo proprio. Il molinese del piano si distingue da quello del monte, che parla e vive diversamente, perché la morfologia del territorio ha richiesto diversi strumenti di adattamento ed ha avuto differenti storie abitative e lavorative.
Gli anziani molinesi, tra cui la mia mamma Franca Roventini, i preziosi 'testimoni del tempo” storico, culturale, sociale raccontano che in monte si parla, si mangia, si vive seguendo abitudini diverse. Ci sono inflessioni lucchesi nell'idioma. A Molina gli anziani omettono la doppia consonante ”r”. Terra diventa “tera” come nel gergo lucchese. La cucina dei “montanari” ha ricette sue proprie e una modalità sua di dosare gli ingredienti. Sembra strano osservare che, ai tempi della globalizzazione economica e culturale, un piccolo paese conservi ancora questo insieme di abitudini, dettate dalla fisionomia e dalla geografia del territorio.
 
L'eredità
L'insofferenza nei confronti del mio “relativo” terreno, rispetto ad un “assoluto cosmico”, per paradosso, ha contribuito alla formazione dell'attaccamento, del radicamento, senza il quale una persona rischia di vanificare la propria identità.
Massimo Recalcati, nel suo libro “Il complesso di Telemaco”, parla di “eredità” e afferma: “L'eredità non implica il ritrovamento di un'identità già fatta, di radici senza tempo, perché è un movimento che esorbita il familiare (...). Nell'ereditare sprofondo nel mio passato non per ritrovare le mie origini, ma per risalire, per emergere da esse. Questo sprofondamento non è un ritrovamento dell'identità della tradizione”. Prosegue affermando che i veri eredi sono coloro che non trovano i padri, ma che li perdono, dopo aver fatto propri “la possibilità del desiderio e le parole dell'Altro”, di cui i padri o chi c'era prima sono portatori.
Ecco il punto: senza le parole delle generazioni che mi hanno preceduto, senza l'essenza del loro desiderio, delle loro aspirazioni, credo che io, come animale culturale, non potrei essere quello che sento di essere. Ma questa riappropriazione è stata possibile grazie all'allontanamento temporaneo dai luoghi di nascita.
 
Il ritorno sull'acqua del Rio dei Molini
Vivo qui, in un posto che mi permette la “visione dall'alto”. Un punto di vista privilegiato. Il posto è bello ed è una riscoperta. Nel giardino della casa scorre il Rio, la cui voce accompagna i pensieri foschi e quelli lieti. Ogni luogo geografico possiede i suoi paesaggi, le proprie meraviglie, le proprie tessiture di relazioni sociali, ma i tuoi luoghi ti crescono dentro, li vivi sulla e con la pelle, li apprendi dalla lingua e dai racconti, non li leggi sui manuali di geografia o nelle guide turistiche. Il processo di adattamento, l'addomesticamento, come fenomeno che accorcia le distanze tra noi e l'esterno, è possibile solo qui e non in un altrove qualsiasi.
La morfologia, la geografia sarebbero niente senza la antropologia, senza la storia degli uomini e del loro passaggio su queste terre, dei loro sforzi per adattarsi e sopravvivere laddove la Natura rendeva la vita difficile, o dove la follia della guerra tendeva a distruggere vite e tradizioni. Nel giardino della casa c'è una grotta dove hanno trovato rifugio eremiti e chi cercava salvezza dalle guerre. L'acqua parla e potendola ascoltare racconta molto di più delle parole; diventa corpo, si fa cantore di storie antiche e nuove. Nella grotta c'è silenzio. Potrò innamorarmi di altri luoghi, potrò riascoltare il richiamo dell’”inquieto vento del sud”, che mi sussurrerà di sfuggire dalle angustie del già noto, ma niente potrà cancellare l'esperienza di questo ritorno. A casa.

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18/8/2013 - 23:56

AUTORE:
Cittadino amministrato

...ha smesso con quella inutile tiritera della rottamazione (parola bruttissima ed inutile come "tagliando") riferito ad un rimpasto di governo paventato la scorsa settimana dal Segretario del Pd.

Riguardo le forze governative in campo a Vecchiano; Laura Barsotti di T&F lista "giovane" a chiacchiere ma più vecchia in anni di IPV -vedasi il giovane assessore Del Zoppo e Tiziano Menconi; il più giovane Consigliere fra i sedici in CC-.

A SGT poi...si paventano già ora liste civiche per il prossimamente per fare un ribaltone del più del doppio con l'avanzo di quattro sembra proprio azzardato e poi...quelli attuali in campo oltre essere meno della metà di chi vorrebbero mandare a casa (la Giunta Panattoni) sono divisi fra: destra e sinistra a sinistra (?) di SEL e PD e nemmeno col bostik superchiaro starebbero attaccati assieme

Eventuali grillini (se ci saranno ancora) alle prossime tornate elettorali, si è visto che si elidono a vicenda nell'indecisionismo perchè governare è cosa seria e fare liste civiche di persone che mai si sono interessate di politica non è cosa reale e vedendo con preoccupazione le "primavere" dei nostri vicini nel Mediterraneo con piazze insanguinate, i nostri giovani sono piuttosto attendisti e per ora si contentano dei governi: Lunardi, Panattoni, Filippeschi, Rossi, Letta; compreso Napolitano a capo di dunniosa; poi una lista non si nega a nessuno e chi ha più filo tesserà.

Certo, che la Germania spendendo più di noi per la politica ha guadagnato negli ultimi anni assai più di noi in soldi e credibilità politica ed anche noi (di sinistra) quando avevamo le scuole di partito delle Frattocchie a Roma ed Emilio Sereni a Cascina, avevamo amministratori preparatissimi a servizio della nostra gente; poi con l'avvento del berlusconismo e della politica fatta nelle sue televisioni e nella TV di stato controllata dove si leva un Enzo Biagi per metteci un Giuliano Ferrara e con lo scadere nel ridicolo dove si fanno primarie via Web con il risultato di vedere poi madre e figlo Senatori grillini con una manciata di preferenze raccolte fra amici e conoscenti, ora c'è bisogno di ritornare alla serietà con urgenza; altro che liste civiche di gente raccattaticcia ed impreparata per le sfide mondiali perchè ora con "mondializzazzione"
i conti non si fanno più nel nostro orticello ma con il confronto con i 7 miliardi di abitanti su questa terra (nonostante Casaleggio che ne prevede la distruzione letale di 6 miliardi il giorno del suo centesimo compleanno).
bona

bb

18/8/2013 - 23:15

AUTORE:
CCP

politica parla, i migliori politici sono stati i tecnici prestati alla politica , solo per fare un esempio in Europa ci hanno portato Ciampi e Prodi entrambi funzionari prima che politici. Io diffidò e non poco dei politici di lungo corso, la politica deve prevedere un ricambio generazionale, le più grandi aziende del web sono state inventate e gestite da trentenni e si continua a pensare che per governare un comune piccolo serva l' esperienza dei capelli bianchi. Mi spiace ma proprio non la seguo, sono dispiaciuto invece di vedere nei giovani attualmente presenti in consiglio comunale poca personalità, molta accondiscendenza alle scelte dei soliti nella speranza in futuro di poter strappare una carica a sindaco ( si ritorna alla poltrona).

18/8/2013 - 7:47

AUTORE:
Cittadino amministrato (alias Bruno Baglini)

In una di esse c'era scritto; non desiderare la donna d'altri.

In tal proposito Enzo Biagi ebbe ad obiettare; ma, se una donna verso i quaranta/50 anni non è mai stata desiderata, vuol dire che era un catorcio e così in politica; se non ti ha mai cercato nessuno vuol dire che eri nessuno.

L'età dell'amore come della politica comincia molto presto se è vero amore/attrazione, altrimenti non è.
Come può un "vergine" cominciare un attività fuori dai canoni e tempi "normali" bisogna essere campionissimi fuori dal comune mettersi a giocare al pallone all'età della massima forza 22/25 anni senza mai prima aver dato un calcio alla sfera tonda e finire per essere chiamati da Prandelli il giorno dopo.

Di esempi ne posso fare centinaia ma il succo è quello o si è "campionissimi" del tipo Berlusconi con intelligenza 130 e miliardi a cappellate ed allora il discorso si capisce ma, di berlusca ce n'è uno solo; berlusca è anche suo fratello Paolo e sua figlia Marina ma...non a quel livello.

Ritornando alle liste civiche nostrali (vecchianesi) la lista civica Insieme Per Vecchiano ha vinto le elezioni sia con Rodolfo Pardini e con Lunardi e niente vieta che faccia cappotto nel 2016, 2021 ed a seguire perchè ha in se sempre sei/sette partiti politici più o meno radicati sul territorio che è ben governato da 40 anni ormai e...veniamo a doremus; perchè il partito maggiore Italiano di due anni fa a Vecchiano non si è presentato ed ha preferito accumunarsi sotto la lista civica Tradizione e Futuro?

Semplice, aveva già perso con Grossi alle Provinciali contro Bertoni (.....) quello fra parentesi lo lascio indovinare a lei se crede che Andri Bubka possa da un giorno all'altro prendere una lunga asta e saltare più in alto del tetto della mia casa.

18/8/2013 - 2:44

AUTORE:
CCP

Caro cittadino amministrato lei continua a parlare di destra e sinistra entità per me ormai prive di significato, io preferisco parlare delle persone e dei progetti che hanno in mente per amministrare in particolare comunità piccole come i nostri comuni. Ritengo che una lista civica composta da giovani che si sono realizzati nelle loro professioni (dottori-avvocati-imprenditori-operai-impiegati-) e giovani studenti o in attesa di lavoro potrebbe essere il motore per svecchiare l'attuale amministrazione e mettere in campo idee nuove. Ne guadagnerebbe molto anche la politica, il problema e' creare un interesse nei molti giovani schifati dalla politica.

E' chiaro che una lista del genere non dovrebbe ospitare nessuno dei politici attuali proprio per evitare possibili affiliazioni. Sbaglio mortale che fece a suo tempo la lista rinnovamento

17/8/2013 - 7:19

AUTORE:
Cittadino amministrato

Quando c'è stato un momento di lassismo e di indecisione nel ricambio generazionale (e normale) si è visto che anche la città amministrata nel migliore dei modi dal dopoguerra ad oggi da sindaci del calibro di Dozza, Fanti, Zangheri e cioè Bologna, i cittadini bolognesi scelsero liberamente per Guazzaloca un non politico ma orientato a destra ma, fu un fuoco di paglia perchè andarono in peggio in quattro balletti.

A Vecchiano addirittura la lista "Rinnovamento Italiano" che si contrapponeva ad "Insieme per Vecchiano" di centro-sinistra nelle scorse elezioni ha un solo rappresentante su sedici.

La lista della Lega Nord che voleva mandar via tutti a casa tipo Grillo, sono andati tutti a casa loro perchè nessun loro rappresentante ha preso voti a sufficienza per la rappresentanza consiliare.

La "cosiddetta" Lista civica comprendente anche i rappresentanti dell'allora primo partito Italiano (Popolo delle Libertà) è arrivata seconda su quattro sfidanti e con un sonoro distacco di ben 14 punti percentuale da IPV del Sindaco Lunardi.

A livello nazionale è storia conosciuta il flop della Lega da ormai parecchi anni, di IDV che con le mani pulite il suo capo non ci azzaccava per niente, di Ingroia che voleva annientare il centro-sinistra ed invece si è autoannientato lui ed il suo seguito raccattaticcio.

Poi c'è il Grillo; quello si che è un "floppe grosso com'una 'asa".
Dal niente è diventato il secondo partito Italiano e nelle scorse elezioni è quasi sparito come i pifferi di montagna che partirono per sonare e ritornarono sonati.

Se lei sig. CCP crede di scoprire l'acqua calda con liste civiche et simili si faccia avanti e buona "sfortuna" perchè fortuna nel comuni, nelle province, nelle regioni e nell'Italia tutta i "civici" ne ha procurata poetta.
bona

17/8/2013 - 0:56

AUTORE:
CCP

vale uno, nella speranza che altri possano concretizzare quanto da me auspicato, continuo ad essere fiducioso perché di persone che si sentono male amministrate ritengo ce ne siano molte ed a ragione. Importante sarebbe trovare quel coraggio per staccarsi dall'apparato senza avere la sensazione di sputare nel piatto dove si e' mangiato fino ad oggi.

15/8/2013 - 19:09

AUTORE:
Cittadino amministrato

Già una volta ho fatto notare al Cittadino Come Pochi che i fiaschi sono contenitori per liquidi ed i fischi altra cosa ed anche gli spazi da usare per la libera espressione su questo giornale... pure; ma, Lui insiste a rotolarsi come un biacco in una damigiana vuota e magari è voluto entrare in quel pertugio stretto che è il collo della damigiana vedendo sul fondo un topolino da acchiappare, ma entrare è stato facile, uscirne mpò peggio.

Il contenitore "lista civica" il più delle volte assomiglia ad una damigiana vuota e riempita di buon vino ha un senso, di altro raccattaticcio od accasionale, già quando è piena per metà non si capisce il perchè di quelle intrusioni inservibili.
Le dimostrazioni si possono vedere sia a livello locale che nazionale; sono voti raccattaticci di scontenti di altre organizzazioni politiche che poi rimangono congelate li.
...il “paesaggio umano” di Antonietta è ben più in alto (telodioio)

15/8/2013 - 15:31

AUTORE:
CCP

I chiarimenti che evidenziano tutte le criticità del territorio, la possibilità di vedere le due facce di una stessa medaglia arricchisce il lettore, e porta alla luce le inefficienze dell'amministrazione. Parlare di spazio inopportuno non ha senso, gli argomenti possono convivere tranquillamente nel solito spazio. Anzi la discussione ne viene arricchita. Altra cosa poi trovare delle soluzioni. Voglio però lanciare un idea, su questo forum scrivono persone di valore che hanno a cuore il territorio, perché non pensare a lanciare una lista civica apartitica "Per San giuliano", il nome non e' importante che crei un motore unico tra tutte queste persone e vada a raccogliere il grosso malumore presente tra i cittadini?. Le elezioni non sono poi lontane e c'e' tanto bisogno di una ventata di aria nuova.

15/8/2013 - 10:24

AUTORE:
antonietta

Ripeto : non è questo lo spazio adeguato. Il tema lanciato da Ovidio è :Perchè vale la pena viverci".
Per tutto il resto ci sono altri momenti , altri spazi , incluso quello su questo giornale.
Tutta la mia ammirazione va a voi che vi battete da anni per la salvaguardia del patrimonio naturale del nostro monte.
Ma, partecipando al concorso, ho messo in luce le ragioni per le quali sia valsa la pena tornare qui, non quelle per le quali valga la pena denunciare il degrado e l'abbandono.

Ognuno nel suo piccolo o nel suo grande opera per il bene del luogo che ama. Noi abbiamo lavorato e pulito su un terreno che non era nostro. Senza clamori.
Un saluto !

14/8/2013 - 23:16

AUTORE:
Cecilia

Cara Antonietta ciò che scrivi e' molto personale,bello,ma il distacco dall'oggettivita', impone precisazioni da parte di chi ha sempre vissuto e lottato per il rispetto del monte di Molina e di tutte le sue forme di vita,in tempi in cui certi temi non erano di moda e ci procuravano "antipatie" sia da parte istituzionale che locale.Questo per noi non era un problema,l'importante sarebbe stato riuscire a sensibilizzare persone e istituzioni su un uso diverso di questo bellissimo posto,sarebbe stato riuscire a fermare gli abusi e le violenze che qui si compiono giornalmente e che da anni denunciamo inutilmente alle istituzioni.La porzione di territorio che va dalla via dei Molini fino alla Rocca di Ripafratta,passando per la Romagna,per Rupecava,era ,ha detta di esperti del settore ,una delle più' importanti e significative da un punto di vista storico di tutto il nostro comune.Cosi' come l'ambiente circostante che,con le sue colture del l'olivo e del castagno ,erano testimonianza del legame che l'uomo ha da secoli con il territorio,Molina origina in monte ,la discesa in pianura avviene in tempi relativamente recenti.Che cosa hanno fatto negli anni le amministrazioni comunali e provinciali per tutelare questo patrimonio ?Hanno forse imboccato la via di uno sviluppo compatibile?No,hanno deliberatamente ceduto questo meraviglioso luogo a qualsiasi forma di predazione,anzi in alcuni casi ne sono stati gli artefici.Per es.negli anni sessanta si autorizza la Costruzione di due villette all'inizio della via dei Molini in corrispondenza di un noto sito archeologico.Negli anni settanta ,anziché' recuperare l'antico lastricato della via suddetta il nostro comune la impiastra di asfalto.Con la nascita della via Panoramica nasce anche l'utilizzo del suo lato a valle e dei botri come discariche abusive,a niente sono valse le nostre denunce del fenomeno,a niente sono valse le nostre giornate di pulizia delle stesse,perché la politica provinciale e comunale che governa il territorio non ha mai manifestato serie intenzioni di combattere il fenomeno. Che dire poi della scelta provinciale di immettere il cinghiale,animale non autoctono ,incompatibile,che sta distruggendo letteralmente il monte,la cui popolazione e' totalmente fuori controllo,che distruggendo i muretti a secco non solo ha distrutto un capitolo della nostra storia,ma ha sgretolato la sicurezza idrogeologica che nei secoli i nostri antenati erano riusciti a tramandarci.Al contrario tuo io non vado più' a passeggio lungo la Panoramica o nei boschi, perché non riesco a non vedere e non ho più voglia di vedere ogni sorta di rifiuto ,antico e recente, nelle scarpate ,ci sono punti che il verde ha coperto,ma sono enormi discariche. Non ho più' voglia di incontrare moto da cross che fanno acrobazie all'interno di antiche "ghiacciaie",o che,insieme a fuoristrada,fanno lo slalom tra i castagni,attaccati nella chioma e sul tronco dal cancro e dal cinipide e alla base da imbecilli motorizzati e impuniti.Non ho più' voglia di vedere quelle che erano considerate le leccete più belle del Comune cadere quotidianamente ,abbattute dalle motoseghe di qualche imprenditore del legname con la benedizione di provincia e comune.Non essendo un'anpil,siamo particolarmente ghiotti per questo tipo di imprenditori.Cara Antonietta,il monte di Molina sta morendo con tutto il suo patrimonio storico-ambientale,che se fosse stato gestito in maniera intelligente avrebbe tramandato non solo storia e ambiente ,ma anche lavoro compatibile.Dato che le cose non succedono per un qualsiasi volere divino,ma per un volere molto umano,se quassù la situazione sta in questo modo e' perché i molinesi dai capelli bianchi o che non ci sono più lo hanno voluto e/o permesso.Morte,malattia e vecchiaia non santificano nessuno,se qui è' così e' perché i nostri nonni o bisnonni non solo hanno abbandonato antichi poderi e case dai solai bassi e anneriti dal fumo spinti dalla miseria generata da un modello economico-sociale che stava cambiando,ma hanno fatto quello che di peggiore puo' fare l'uomo : hanno cessato di rispettare ciò che aveva dato loro da vivere,hanno perso il rispetto della loro storia divenuta inadeguata di fronte ai cambiamenti sociali.Cosi' il monte dall'essere la loro casa e' divenuto luogo da predare,dove portare il sudicio.Questa memoria storica che tu citi io non la vedo o la vedo molto lacunosa,si ricorda e si celebra solo la parte riguardante la seconda guerra mondiale e lo si fa senza rispetto dovuto ad un luogo che ha saputo accogliere chi cercava scampo all'orrore della guerra come pochi hanno saputo fare.In più' di un'occasione accanto al momumento della Romagna sono stati tolti montagne di rifiuti,ma nessuno ha mai preso una multa.Da due anni circa un'antica casa ha cambiato proprietario e con esso il suo nome,peraltro riportato sulle mappe del monte pisano,con un nome totalmente estraneo alla storia del territorio,essendo il nuovo acquirente non toscano.Sia il 25 Aprile dello scorso anno sia quello appena passato sono sfilate davanti a questa casa memorie storiche vecchie e giovani,ma nessuno ha notato questo.Memoria storica,mi viene un riso amaro,qui si cambiano arbitrariamente anche i nomi dei luoghi e nessuno dice niente.Guardiamo anche la festa della castagna,sfrutta il nome e l'immagine tipica del monte,e cosa fa per esso?Niente,se si eccettua una inaccettabile ,oscena e forse non regolare corsa automobilistica,con il plauso di tutti alla faccia di tutto.Il paese poi,si è trasformato in un'anonima periferia urbana,fatta di villette tutte uguali,dove non c'è viabilità' ne' parcheggi.Si e' trasformato da tipico paesino pedemontano in una bolla di cemento che continua a lievitare,nonostante la crisi e l'invenduto,molto probabilmente si unirà a Pugnano da una parte e a Rigoli e Colognole dall'altra.

Cara Antonietta,spero che tu riesca a guardare questo luogo con occhi un po' meno miopi,in modo da vederlo veramente ,ti renderai conto che pace,semplicità' e serenità' che vai cercando hanno bisogno di impegno,affinché' siano recuperate,conservate e tutelate.
Con affetto
Cecilia

14/8/2013 - 23:00

AUTORE:
antonietta

Ringrazio P.G. per l'invito a partecipare al lavoro del giornale. Ringrazio Michela per la sua bellissima storia della goccia, la quale storia meriterebbe uno spazio tutto suo.
Ringrazio anche Paolo, ma sento la necessità di precisare alcuni punti del suo commento al mio intervento.
Il paese sorto attorno al Rio si chiamava Quosa, come anticamente si chiamava il Rio. La mia casa non è un eremo ma quella sotto la mia è stata la chiesa più antica di tutta la cristianità , su cui sopra fi costruito un piccolo monastero di frati benedettini. Quindi se non prorio un eremo, la casa attigua , era un monastero.
Le persone anziane che ancora vivono quassù ti assicuro che seguono i loro ritmi e le loro abitudini, che si distinguono da quelle dei loro coetanei che vivono giù. Addirittura chi è sceso a vivere a Molina Bassa , ed è anziano conserva le abitudini che seguiva quando abitava sù. Non faccio i nomi per ragioni di privacy.
I testimoni del tempo , sempre gli anziani, non sono distratti. La mia mamma conosce la condizione di abbandono del nostro monte e lo ha più volte denunciato e si è recata numerose volte ad incontri con le autorità , ottenendo scarso ascolto.
Per denunciare il degrado e l'abbandono avrei scelto un altro spazio. Anche se quello che scrivi è sacrosanto mi sembra fuori tema.
Ripeto : avrei scelto un altro spazio. Su " La voce esiste uno spazio dedicato alle sottolineature delle disfunzioni da parte delle amministrrazioni locali.
Un grande abbraccio e un grazie anche a te. Sempre e comunque.

14/8/2013 - 15:50

AUTORE:
P.G_

Mio caro Ovidio,
queste persone che tu conosci e che arrischiscono così tanto il nostro territorio non credi che potrebbero fare ancora di più?
Arricchire anche il nostro Giornale e la nostra Associazione?
Parla con loro, settembre è vicino e la data suggerita è venerdi 20.

14/8/2013 - 15:10

AUTORE:
Michela Palsitti

Mi è piaciuto molto leggere lo scritto di Antonietta Timpano, che non conosco personalmente, così come non conosco personalmente Ovidio Della Croce. Saluto comunque ambedue con l'emozione implicita nel trattare certi temi e regalo, come condensato dell'intima esperienza del "ritorno ai luoghi di origine" un mio breve racconto (inedito, ovviamente!)

Storia di una goccia di acqua salata

C’era una volta, una piccola goccia di acqua salata che, pur di sentirsi unica e originale, decise di abbandonare il mare dove viveva da sempre; non aveva le idee molto chiare su dove andare: l’importante era allontanarsi.
Giunta alla foce di un fiume, prese la via controcorrente e si incamminò come può fare una goccia: senza gambe, ma con inesorabile insistenza. Quando le parve di essersi spinta abbastanza, si fermò e trascorse un po’ di tempo a conoscere quel nuovo mondo senza sale, popolato di pesci, sassi, alghe, tronchi deposti sul fondo ed altri in superficie; ma non passarono molti giorni che anche il fiume divenne monotono, senza contare che per lei, goccia di acqua salata, non c’era modo di scambiare neanche due parole con le compagne di acqua dolce.
Prese inaspettatamente a rimpiangere il mare è cominciò a crescere dentro di lei un urgente desiderio di ritornare: non le fu facile, abituata ad opporsi, lasciarsi trasportare dalla corrente, ma finalmente, dopo lungo e faticoso viaggio, arrivò di nuovo al mare. Nessuno festeggiò il suo ritorno, perché nessuno si era accorto che un giorno se ne era andata: si sa che le gocce sono tantissime e tutte uguali…. Avvertì dentro di sé un profondo avvilimento: tutto questo spostarsi da un luogo all’altro non le aveva portata a sentirsi, né unica, né veramente … a casa!
Fu solo dopo tantissimo tempo (la vita di una goccia può essere lunghissima) che un adulto di uomo (non si è mai saputo se maschio o femmina, ma questo è irrilevante), avendo sentito raccontare la sua storia, seppe riconoscerla mentre scorreva sulla guancia di un bambino: rimase incantato a guardarla, intanto che i singhiozzi del bimbo che teneva sulle ginocchia si facevano più calmi e continuò in silenzio ad osservarla asciugarsi, parendogli contenta di finire i suoi giorni come una splendida goccia di acqua salata.

Michela Palsitti (Migliarino - appunto! - 2004)

14/8/2013 - 14:19

AUTORE:
Gian Paolo Bucchioni

Inserirsi in un così tenero dialogo, un po' mi dispiace, ma senza nulla togliere alla profondità, vorrei richiamare solo un attimo , Antonietta , Ovidio, Gabriele alla realtà quotidiana con alcune precisazioni:
Molina alta non esiste, si chiama molina in monte.
L' eremo di Antonietta e' ; la casa sulla via vecchia.
Sulla via vecchia il 98% delle abitazioni non hanno fosse biologiche e scaricano nel Rio.
Il castagneto non esiste più , gli alberi sono irrimediabilmente malati e moriranno tutti entro un decennio .
Le parti di bosco non castagneto sono oggetto di tagli autorizzati FORSENNATI, per decine di ettari.
La via nova ( via panoramica) e' da ambo i lati una discarica di rifiuti fino a 4 venti.
La mancanza di parcheggi istituzionalizzati, autorizza soste diciamo fantasiose per il codice della strada.
In monte purtroppo, cara Antonietta , non si mangia , non si parla e non si vive più con abitudini diverse, la gente del piano e testimoni del tempo un po' distratti, hanno ubicato la loro residenza senza , come te apprezzare , salvaguardare e amare un patrimonio unico.
Con affetto

14/8/2013 - 13:16

AUTORE:
antonietta

Grazie caro Ovidio, mio ispiratore e musa.
L'intervento è forse troppo lungo, a tratti 'pretenzioso' ma del resto quello che si scrive ci deve assomigliare , come ti dissi e come hai scritto anche tu.
Quando l'ho scritto sentivo il bisogno di condividere quelle cose, in quel modo.
Oggi scriverei che "vale la pena vivere qui , dalle castagne dei monti in cui vivo alle conchiglie della spiaggia di Marina di Vecchiano, dove vado al mare.
Dal sapore del cinghiale con l'olive, a quello del fritto di paranza.Dall'odore degli aghi di pino a quello della salsedine. Dal 'nuotare su una nuvola' al 'volare sopra un'onda'.
Un abbraccio che gira con il sole ai lettori della "Voce del Serchio".

14/8/2013 - 10:11

AUTORE:
Ovidio

Benvenuto il tuo intervento dall'eremo di Molina alta alla Voce del Serchio. Per fortuna il mondo è piccolo e non ti sei persa. Anch'io ho riscoperto le mie radici soprattutto nei ritorni. Le tue riflessioni ti rassomigliano, le trovo vere e molto belle.