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E’ una frase tratta da “Una storia come questa”, canzone del 1971 interpretata da Adriano Celentano su testo e musica di Goffredo Canarini e Miki Del Prete. Una realtà che molti di noi hanno vissuto e che sembra appartenere ad un passato così lontano da essere quasi dimenticato. Ma forse….

Ma il silenzio di un popolo …
A volte scrivere per .....
Stamattina per cause da stabilire c’è stato un incendio .....
. . . come tanti "noialtri autoctoni" a 4 (quattro) .....
Che bellezza il 2 giugno: 10. 000 auto a 10 euro/ cadauna .....
Di Claudia Fusani
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Di Umberto Mosso ( a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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di Lorenzo Gaiani (a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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San Giuliano Terme, 3 luglio
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Di Umberto Mosso(a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Libri.
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di Bruno Pollacci
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di Bruno Pollacci
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Ar vernàolo, a questa lingua antìa,
io provo a fanni ‘na radiografia.
Per noi pisani, tanto pe’ chiarì,
è la parlata ‘he si parla ‘vi
inventata .....
A me, come a tanti altri hanno rubato il vaso portafiori in bronzo al cimitero di Pontasserchio, è troppo abbandonato. Anche i defunti meritano rispetto .....
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PARTECIPAZIONE
di Trilussa

13/10/2013 - 16:20

Irma ha ottantanni.Una vita nel partito.

Una presenza costante e attiva  nelle riunioni del Partito Democratico, nelle varie assemblee comunali doveva si doveva discutere della linea del partito, della segreteria, delle  problematiche locali o delle grandi questioni nazionali.


Fisico asciutto, ossuto ma con una grande energia, forse sostenuta dalla sua grande passione politica.


Presente anche domenica scorsa, al Teatro del Popolo di Migliarino, dove il senatore del Partito Democratico Corradino Mineo era venuto a parlare in sostegno del candidato Pippo Civati alla segreteria nazionale. Molto pubblico, molti giovani.


La relazione del senatore Mineo, intervistato da un giornalista del Tirreno, ha spaziato su vari argomenti, quasi tutti abbastanza sgradevoli per i presenti. Ha dipinto uno scenario sconsolante della situazione politica attuale e soprattutto di quella del partito, ingessato, incapace di rinnovamento, diviso in quelle che Mineo definisce “cordate” ma che appaiono proprio come correnti, fra cui quella dei famosi 101, un problema che non solo non si è voluto risolvere ma che nemmeno è stato affrontato. Né dallo scornato e deluso ex segretario Bersani né tantomeno dal tiepido, indolore e incolore Epifani.


Mineo lascia al pubblico in sala solo qualche speranza per questo Congresso che dovrebbe dare una svolta decisa nella leadership di un partito mummificato e diviso e nei volti nuovi, nei giovani, e ce ne sono, ma solo se questi riusciranno  a sganciarsi dai legacci che li tengono incatenati ai vari capicorrente, da cui dipende completamente la loro vita politica futura.


Non ho ancora letto “In fuga dal Senato” ,un libro sull’esperienza sconcertante di Franca Rame nella sua breve parentesi di senatrice, ma ne ho letto i commenti e la presentazione. Sono sicuro che vi troverò tutte le storture che Mineo sottolineava nel suo intervento, compresa l’impossibilità di prendere la parola ed esprimere il proprio pensiero, specie se in disaccordo, per chi non è indicato dalla propria “corrente”.

 

Appena finito con le domande si è aperta la discussione con  le eventuali domande dei presenti.


La prima mano alzata è stata quella di Irma. Senza nemmeno quegli attimi di sospensione che vi sono sempre alla richiesta dell’intervento del pubblico. Vuoi per timidezza, vuoi per non essere il primo, vuoi per vedere cosa dicono gli altri.


Ma Irma sapeva già cosa dire. Non una domanda riguardo all’intervento del senatore, non  un chiarimento, una precisazione su un argomento affronta top dal relatore ma direi una liberazione. Una liberazione, uno sfogo, un appello, una minaccia, un’ implorazione.

 

Difficile dare una definizione precisa, unica ed esatta del suo intervento. Con le poche parole pronunciate con enfasi ha dichiarato di esser confusa, di non capire cosa stava succedendo, di non ritrovarsi più nel comportamento del suo partito, dei suoi eletti, del Governo di cui il partito è parte attiva.
Ha detto che nonostante la sua ultradecennale militanza, il suo amore e dedizione per il partito, la sua fedeltà alle sue scelte, la fiducia nel suo operato e nei suoi esponenti, la speranza che in esso riponeva, ha detto tutto questo esprimendo il suo rammarico, la sua rabbia e la sua delusione con un’unica frase:  che se non cambiava qualcosa lei, per la prima volta nella  sua lunga vita politica, con grande dolore ma con altrettanta convinzione, non lo avrebbe votato.


In quelle poche parole c’era tutto questo.


Ha espresso i dubbi e le perplessità di quei tanti militanti e cittadini che vivono aspettando e sperando, che assistono attoniti alle scelte che non arrivano, alle decisioni che non vengono prese, ai cambiamenti annunciati e mai avvenuti: i privilegi, le pensioni, il lavoro, la legge elettorale, la riforma fiscale, una distribuzione del reddito in forma più equa e solidale.


E certamente non solo del suo partito parlava, ma di una classe politica intera che non riesce a cambiare prima di tutto se stessa, imprigionata, invischiata, impelagata in mille legacci, nei molti interessi particolari sviluppati nel tempo e nei tanti privilegi incrementati anno dopo anno e governo dopo governo.
I presenti hanno applaudito, in quella sala e in quel momento si sono sentiti tutti Irma, perché quelle parole erano le parole di tutti. Quelle parole che provenivano dal basso e che sembravano non riuscire ad arrivare in alto.


Ecco questo ha sottolineato Corradino Mineo alla fine del suo intervento, che il cambiamento non solo è indispensabile ed urgente, ma che questo non può avvenire dall’alto, o almeno è molto difficile anche se lui ha detto di sperare molto nel prossimo Congresso del PD. E lo ha affermato con vigore e con la consapevolezza  di chi vive nel palazzo, di chi vede da vicino la gravità della situazione  la difficoltà di trovare una soluzione.

 

Il cambiamento deve partire dal basso, dalla gente comune, dai comuni cittadini.
Solo così di può sperare di cambiare, ma per questo serve la partecipazione di tutti, senza aspettare, senza delegare, senza subire senza reagire, senza demandare.
Partecipare forse è la parola magica, quella che manca oggi nella politica italiana.
 

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