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Correva l’anno 1867 quando Henry Nestlè comunicò alla stampa di aver salvato la vita ad un bambino prematuro la cui madre non poteva allattarlo perché gravemente malata. Disse di averlo nutrito con un prodotto costituito da “latte svizzero intero con l’aggiunta di cereali cotti al forno con un procedimento speciale di mia invenzione”. Era nata la famosa farina lattea che procurò al signor Nestlè ingenti guadagni....

Settembre, tempo di passeggiate.
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#NotiziedalComune #EstateVecchianeseInsiemeaDistanza
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AVVISO
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. . . . . . . . . . . . . . Mattarella ha dato, con .....
Il vero problema attuale che dovrebbe attuare la politica .....
C'è un paesone, in Puglia, Lesina provincia di Foggia, .....
Fattori Tommaso 39. 667 Toscana a Sinistra 46. 270 2, .....
Villa di Corliano, 4 ottobre
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San Giuliano Terme
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Molina di Quosa, 29 settembre
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Molina di Quosa, 25 settembre
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Marina di Pisa
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Villa di Corliano, 4 ottobre
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Pisa, 20 settembre
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Marina di Pisa, 18 e 19 settembre
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  • Circolo ARCI Migliarino

      BURRACO!

    Proseguono le attività del Circolo cercando di rispettare tutte le misure anti-Covid. Da venerdi 21 riprendono i tornei di Burraco con una serie di importanti misure di sicurezza tra cui la prenotazione obbligatoria per l'assegnazione del tavolo, norme severe per divertirsi in sicurezza.

    Tutte le notizie sulle attività sul sito FB del Circolo.


  • Emergenza del Covid-19

      Misericordie della Toscana


     Cari fratelli e sorelle, adesso più di prima siamo chiamati tutti ad un impegno e ad uno sforzo ulteriore per sostenere le nostre comunità, le persone fragili, i nostri anziani, le persone sole e chi viene purtropp colpito da covid-19...


nato
in un tempo senza tempo
spoglio
corpo al vento
apre gli occhi
guardando curioso
quel volto
e quel fuoco

fa freddo
ma la luce che .....
Segnalo il degrado/ pericolo del campanile della chiesa di Migliarino Pisano. Andrebbe, perlomeno, messo in sicurezza.
Memoria e oblio, metafore vive del presente
Un intervento della professoressa Maria Antonella Galanti

27/1/2014 - 16:00


Memoria e oblio, metafore vive del presente

 

Un intervento della professoressa Maria Antonella Galanti, prorettore per i Rapporti con il Territorio dell’Ateneo, per la “Giornata della Memoria”. La prof.ssa Galanti è stata una delle promotrici dell’iniziativa “Figure della Memoria, Momenti della Storia”, a cura dell’Università di Pisa.

Il 27 gennaio 1945 fu il giorno della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz.

Le immagini dei pochi superstiti, dei luoghi e degli strumenti di tortura e di morte hanno fatto il giro del mondo e non ci sarebbe bisogno di celebrare una giornata della memoria per ricordarcele. Sono impresse nella nostra mente, sono parte integrante del nostro immaginario e ci hanno commosso o generato raccapriccio molte volte, nel corso del tempo, indelebili metafore di ogni insensatezza umana. Sono immagini terribili perché testimoniano l’esistenza, negli esseri umani, anche di una tensione a distruggere e a misurare il proprio valore in termini di rapporti di forza e di potere attraverso la sopraffazione ai danni di chi si trovi in condizione di maggiore fragilità sociale o debolezza contrattuale.

Non servirebbe a niente, perciò, questa giornata, se la intendessimo come una sorta di rituale risarcimento morale nei confronti degli ebrei e insieme a loro di tutte quelle comunità o insiemi di persone che sono state oggetto della violenza nazista, fino allo sterminio di massa: i dissidenti politici comunisti, socialisti e social-democratici, le persone omosessuali, i Rom, i malati psichici, i soggetti con disabilità e gli appartenenti, in generale, a religioni diverse da quella cattolica.

Si tratta, invece, di conservare memoria e consapevolezza della storia che coinvolge noi tutti, cioè di ciò che è stato possibile accadesse in Europa, nello spazio nero delle dittature che collega i due profondi abissi delle guerre mondiali.

Memoria e oblio sono due esperienze strettamente intrecciate.

È l’oblio che rende possibile la memoria come strumento vivo e attivo di lettura del presente e di progettualità rispetto al futuro. È l’oblio, cioè, che mettendo in ombra il resto permette di dirigere la luce sulla specifica esperienza che in una determinata circostanza si vuole rendere attuale. Non per farne testimonianza di un passato ibernato nella distanza storica, ma per rendere quel passato metafora viva del presente, capace di lasciare emergere il filo di paura e di speranza progettuale che lega l’ieri all’oggi ed entrambi al futuro.

I campi di concentramento possono apparire, a un primo sguardo, un’esperienza lontana nel tempo, ma altrettanto non si può dire, purtroppo, dell’idea che li sorreggeva e che rappresenta un pericolo sempre attuale.

Un pericolo subdolo, strisciante, spesso invisibile: l’omologazione degli individui gli uni agli altri, l’eliminazione di ogni differenza così da rendere le persone passivo oggetto di controllo e di dominio.

Oggi assistiamo, infatti, all’emergere di nuovi razzismi, non di rado suffragati da riedizioni di semplificanti riduzionismi di tipo biologico, mentre l’enfatizzazione della dimensione tecnica rischia di trasformarla in fine delle nostre scelte anziché in mezzo per migliorare la qualità delle relazioni umane e in generale della nostra vita.

 

Maria Antonella Galanti

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