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Con una ricerca dell'Università di Washington, che può considerarsi la prima ad essere indirizzata sull'argomento, si è riusciti a riprodurre mediante un processo computerizzato, il movimento di fibre microplastiche nell'ambiente.  Lo studio è stato pubblicato nel numero di novembre della rivista Advances in Water Resource...

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Pappiana
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Pappiana
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Giovanissimi B girone A
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Io che ho spiegato le vele tutte finché la riva scompare,
esplorato ogni terra invisibile,
ogni visibile mondo, sfidato correnti, mostri marini, .....
RISOLVE :
- UMIDITA’ NELLE MURATURE
- RISANAMENTO DEL CALCESTRUZZO DEGRADATO
- IMPERMEABILIZZAZIONE DI :
. TERRAZZE E TETTI
. VASCHE IN C. A. .....
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La Chiesaccia di Malaventre

20/9/2014 - 10:00


Non abbiamo notizie anteriori alle Rationes Decimarum del 1296-97, dalle quali risultano elencate nel territorio della pieve di Pugnano due chiese in località Malaventre: S. Pietro e S. Lorenzo, la prima di seguito alle chiese di S. Frediano di Vecchiano e S. Michele del Lamo, la seconda dopo S. Michele di Vecchializia e S. Simone di Nodica. Non esistono elementi di riconoscimento del titolo della “Chiesaccia” ancora esistente in località Malaventre, tra Nodica e Migliarino, tranne il fatto che l’attuale chiesa parrocchiale di Migliarino (in località “la Barca”) reca il titolo di S. Pietro e che insiste su precedenti strutture  identificabili probabilmente con quelle di S. Pietro di Malaventre. Per esclusione, quindi, il titolo della “Chiesaccia” di Malaventre risulterebbe S. Lorenzo.
 Delle strutture originali rimangono a vista i lati Est, Nord, Ovest; quello Sud risulta parzialmente sventrato a causa di un cambiamento di orientazione della chiesa, trasversalmente a quella originale, e modificato per la conseguente conversione in abitazione delle strutture residue verso Est, che oggi sono in gran parte intonacate.
Impianto originale ad aula rettangolare non absidata, con sviluppo modulare impostato sul triplice quadrato della facciata. Prospetto Ovest caratterizzato da un ampio portale con archivolto a pien centro, di mattoni per lato con bardellone a fascia,  di  segmenti  d’arco, e ghiera modanata, di laterizi prefabbricati, con piedritti di calcare biancastro, con l’architrave monolitico e i grossi blocchi che per ritto e per traverso compongono gli stipiti; capitelli di stipite modanati a forte rilievo con gole es cornici, paramento litico al centro e di mattoni nelle tastate dei lati, che sono, come la testata absidale, interamente di laterizi su alto stilobate  di calcare ceroide biancastro. Lato Nord caratterizzato da un portale minore, con arco a pieno centro, di mattoni per lato a semplice bardellone piano,  con architrave di calcare i ceroide, e da almeno tre monofore con archivolto a pien centro, a mattoni per testa e bardellone a banda piana prefabbricata; si evidenzia inoltre l’impesta di un arco a pien centro riconoscibile nell’angolo e NE della chiesa, all’altezza delle monofore ma di ampiezza maggiore e con mattoni per lato, che individua la traccia di un tentativo incompiuto di prolungamento dell’edificio verse Est o di una modifica  progettuale con la quale si preferì impostare la facciata absidale più a ovest del previsto; decorazione a bacini ceramici lungo il sottogronda, a ritmo serrato nella metà anteriore, sporadica nell’altra metà e attorno agli archi delle prime due monofore. Testata absidale di mattoni, come i due lati dell’edificio, con unica finestrella quadrangolare, con arco ribassato “a una testa” e davanzale a cornice rilevata. Nel lato Sud, dove cade l’intonaco, appare parte di un portale minore, con arco a pien centro simile a quello che si contrappone a esse nel lato Nord.
Muratura con distinzione fra la superficie centrale della facciata Ovest, di calcare selcifero  e le rimanenti strutture, di mattoni sopra stilobate a grossi conci rettangolari di calcare ceroide bianco, alto mediamente 80 cm.
Nonostante le diversità di paramento del prospetto, che sembrano imputabili al recupere di materiale presente in sito, forse preveniente da un edificio sacro precedente, piuttosto che costituirne il residuo strutturale, e nonostante le tracce dell’arco di mattoni riscontrato nell’angolo NE, le strutture esistenti sembrano contemperane. La decorazione ceramica sembra applicata successivamente, in rottura del paramento di mattoni unitario.
Cronologia: per alcune analogie con altre chiese di laterizio del contado pisano, si prepone la prima metà del sec. XIII.


Questo è quello che scrisse nel 1988, molto tecnicamente, il professor Fabio Redi, Ordinario di Archeologia Medievale, nel Catalogo della Mostra, sezione Il Medioevo, al capitolo “Ambiente naturale e presenza dell’uomo”, in “Il fiume, la campagna, il mare”: reperti, documenti e immagini per la storia di Vecchiano, il più completo strumento per conoscere il nostro territorio scritto da un magnifico gruppo dei grandi dell’archeologia: O. Banti, G Biagioli, S. Ducci, M.A. Giusti, R. Mazzanti, M. Pasquinucci.
In un'altra pubblicazione periodica, interessantissima ma di breve durata, “Antichità Pisane”, nel  n° 1 del 1974, Graziella Berti e Liana Tongiorgi, per “Bacini ceramici su edifici religiosi e civili in Toscana”, riportano altre notizie di quelli famosi  che ornavano il sottogronda della chiesa di San Pietro in Malaventre.
Le due studiose, per la  catalogazione dei bacini, attribuiscono loro diversi gruppi, da A ad F, con il metodo della datazione che va dal XI secolo e primi decenni del XII fino alla seconda metà del XIV- prima metà XV.
I nostri della Chiesaccia sono nel gruppo C (fine XII primi decenni XIII) e sembrano in massima parte prodotti in Africa nord-occidentale; prevalentemente decorati in cobalto e manganese su smalto bianco, in bruno su smalto verde e monocromi, mentre nel gruppo D (XIII sec.) vi sono prodotti in vari centri non ben definiti, insediamenti crociati di Atlit e Al Mina in medio oriente, Sicilia, Spagna; vari per forme e per tecniche decorative, policromi su smalto bianco, monocromi, a lustro metallico,  graffito arcaico; per la prima volta  appare una produzione a ramina e manganese.
Le studiose   raccolgono 10 resti frammentari e notano almeno 34 impronte che ornano l’edificio.
I bacini superstiti sono conservati nel museo di San Matteo in Pisa e i pochi malaventrini che ancora ricordano quei “piatti” per aria ora non possono fare altro che veder da lontano le buchette vuote che ricordano i lontani tempi della vita da contadino, e non da prete, passata nella chiesa di San Lorenzo (secondo il Redi e che condivido)
 

Fonte: opere citate
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