none_o


In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
FINALMENTE DOMENICA!
di Ovidio Della Croce
René Burri e lo sguardo di Che Guevara

26/10/2014 - 9:33

Era un giorno di gennaio del 1963, lui era lì, a L’Avana. René Burri è in una stanza insieme a Letizia Berguist, una giornalista americana che lavora per la rivista Look, per osservare sul posto la revolución cubana. Stanza in penombra, finestra chiusa. Luci che fanno sentire il tiepido inverno vicino all’oceano. Eccolo lì, l’altro, legge dei fogli. Sa che le sue parole e le sue immagini faranno il giro del mondo. Che Guevara indossa la solita camicia militare e gli anfibi, ha trentacinque anni. Fuma il sigaro. La giornalista comincia l’intervista. René Burri comincia a scattare. Fissa le immagini del Comandante della revolución mentre accende il sigaro, mentre fuma, quando parla, prende le sue mani, ritrae i suoi gesti. Ma quando consegna il rullino alla Magnum cerchia di rosso l’immagine che gli interessa. Burri non lo sa, ma rimarrà per tutta la vita identificato in quello scatto.
 
La foto di Che Guevara con il sigaro in bocca sarà pubblicata sulla rivista nell’aprile 1963. Nel giro di pochi anni diventerà un manifesto. Sarà stampata sulle magliette. Diventerà l’emblema della rivolta studentesca del Sessantotto. Grazie a Burri quella foto diventerà un’icona del Novecento. Un messaggio che va oltre il Novecento. Eppure è una fotografia normale. Me lo immagino Burri. Sembra essere lì per caso. Prende la sua inseparabile compagna, la sua Leika, e clic: ecco che fissa in un attimo lo sguardo fiero di un giovane uomo che fuma il sigaro lasciando l’etichetta della marca. Una foto semplice di un momento in cui non succede niente, solo lo sguardo di un giovane rivoluzionario colto nell’attimo in cui lo sguardo un po’ si perde nel vuoto, un po’ si concentra e lancia una sfida. È una foto senza fronzoli, che coglie non l’attimo cruciale, ma un attimo minimo. Eppure è densa, sospesa tra il momento in cui il Che guarda il vuoto e immagina con gli occhi socchiusi l’avanti, il futuro.
 
È una foto appesa ai muri delle mille e una stanza in cui sono stato per le mille e una riunione a cui ho partecipato. Come nella stanzina in via XX settembre a San Giuliano, dove mio cugino Raffaele ha appeso un manifesto del Che con una sua celebre frase: “Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza”. Stessa immagine e stessa scritta alla Libreria Feltrinelli di Pisa. Papa Francesco quelle parole le pronunciò a Buenos Aires in Plaza De Mayo all’inizio del suo pontificato.
 
Saluto con gratitudine il fotografo svizzero René Burri, scomparso qualche giorno fa a ottantadue anni. Ha lavorato a lungo per l’agenzia Magnum Photos. Nonostante il suo obiettivo avesse inquadrato il mondo, come testimonia il suo archivio donato al Museo dell’Eliseo di Losanna. Nonostante abbia fotografato Winston Churchill, Picasso, Le Corbusier, Giacometti, Fidel Castro, la guerra in Vietnam, i funerali di Kennedy e Nasser, Ingrid Bergmann e Ursula Andress, la realtà curda e mille e mille altre cose e persone, René Burri sarà ricordato per la foto del Che col sigaro in bocca e gli occhi di traverso.

Fonte: Foto: René Burri davanti al suo celebre scatto che ritrae il Che
+  INSERISCI IL TUO COMMENTO
Nome:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
EMail:

Minimo 0 - Massimo 50 caratteri
Titolo:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
Testo:

Minimo 5 - Massimo 10000 caratteri

28/10/2014 - 16:33

AUTORE:
Gio

Si può criticare Cuba soprattutto per il regime a partito unico.

Ma ora mi va di annotare con ammirazione che da Cuba sono partite alla volta dei paesi africani più colpiti dall’ebola molte centinaia di medici e infermieri.

Ora mi va di ricordare Ernesto Che Guevara studente di medicina e un suo diario dove racconta il suo viaggio su due ruote nell’America Latina insieme ad un amico, e dove inoltre emerge la sua passione per la medicina, i suoi racconti sulla lebbra; sul suo diario ci sono pagine scritte durante la sua esperienza ospedaliera.

Ora mi va di ricordare l'alto livello della sanità a Cuba.

27/10/2014 - 8:56

AUTORE:
P.G_

L'agenzia Magnum è stata fondata nel 1947 da quello che è stato universalmente riconosciuto il più grande fotografo di guerra, l'unghererse Robert Capa (nome d'arte), di cui fino al 2 novembre (purtroppo per chi non potrà andare, ma suggerisco di farlo fra sabato e domenica) a Lucca si possono trovare ben 98 grandi foto di tutte le guerre a cui ha partecipato.
A differenza di Burri ogni foto di Capa parla la sua lingua, una lingua che arriva direttamente dentro e ti trascina, come per incanto, in quella dimensione, in quel posto, in quell'istante.
C'era veramenete molta gente ieri, al Center of Contemporary Art (via della Fratta 36), fra cui moltissimi giovani, ad ammirare le foto in bianco e nero di questo grande artista che ha dipinto, con la macchina fotografica, il mondo intero.
E' morto a 41 anni, passato indenne fra tante guerre e lo sbarco in Normandia, calpestando una mina antinuomo in Indocina, sempre al seguito di soldati, sempre alla ricerca del motivo per fare capire al mondo, con le sue immagini, la tragedia della guerra.