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Evento davvero memorabile a san Giuliano Terme il 25 luglio a partire dalle ore 18, all'interno del Fuori Festival di Montepisano Art Festival 2024, manifestazione che coinvolge i Comuni del Lungomonte pisano, da Buti a Vecchiano."L'idea è nata a partire dalla pubblicazione da parte di MdS Editore di uno straordinario volume su Puccini - spiega Sandro Petri, presidente dell'Associazione La Voce del Serchio - scritto  da un importante interprete delle sue opere, Delfo Menicucci, tenore famoso in tutto il mondo, studioso di tecnica vocale e tante altre cose. 

Che c'entra l'elenco del telefono che hai fatto, con .....
Le mutande al mondo non le metti ne tu e neppure Di .....
Da due anni a questa parte si legge che Putin, ovvio, .....
È la cultura garantista di questo paese. Basta vedere .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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di Matteo Renzi, senatore e presidente di IV
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Da un'intervista a Maria Elena Boschi
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Di Mario Lavia
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di Roberto Sbragia - Consigliere provinciale di Pisa Forza Italia
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Copmune di Vecchiano - comunicato delle opposizioni
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Mauro Pallini-Scuola Etica Leonardo: la cultura della sostenibilità
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Incontrati per caso
di Valdo Mori
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APOCALISSE NOKIA di Antonio Campo
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Di Fabiano Corsini
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Una "Pastasciutta antifascista"
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Pontasserchio, 18 luglio
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Pisa, 19 luglio
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di Alessio Niccolai-Musicista-compositore, autore
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Il mare
con le sue fluttuazioni e il suo andirivieni
è una parvenza della vita
Un'arte fatta di arrivi di partenze
di ritorni di assenze
di presenze
Uno .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
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La buona scuola e il macellaio di fiducia

3/5/2015 - 10:30

Qualche giorno fa ho incontrato la maestra Sonia. Non c’erano i banchetti di scuola come ai tempi in cui la incontravo quando era la maestra di mia figlia. Eravamo seduti accanto nella poltroncina di un cinema. Davano Mia madre, di Nanni Moretti, uscito da poco. Una madre malata, una persona cara che muore. Quando vivi un dramma così, non hai da fare nessuno sforzo di immaginazione per renderti conto che il film è reale. Buio in sala. Splendida colonna sonora con le musiche di Arvio Part.

“A cosa pensi, mamma?”. “A domani”.

Ho pensato alla mia vecchia maestra, così come a molti professori che ho avuto, figure fondanti nella mia formazione. Il mestiere di maestro è uno dei più belli. Mia figlia mi ha consigliato di leggere Storia di una maestra, di Josefina Aldecoa, un romanzo in cui l’autrice ricostruisce in prima persona la storia di sua madre e di suo padre maestri elementari nella Spagna degli anni venti e trenta del Novecento. Un libro che merita un’attenzione particolare, specialmente in questi giorni in cui si parla molto di scuola più o meno buona, per il semplice motivo che contiene un progetto di educazione e di scuola pubblica validi da che mondo è mondo: l’educazione, la scuola, come fondamentale strumento di emancipazione delle classi subalterne.
 
“Se volessi spiegare all’epoca cos’era la politica per me, non lo saprei dire. Credevo nella cultura, nell’educazione, nella giustizia. Amavo la mia professione e mi ci dedicavo con entusiasmo. Questo era politica?” (pag. 119).
 
Ilaria Ferrara il 1° maggio la puoi incontrare a un pranzo popolare con un cappellino in testa, in quel momento in cui è rilassata e quel suo essere sempre impegnata. È una militante sindacale e politica, ma prima di tutto è una maestra. Da vent’anni insegna alle scuole elementari e dal '95 alla primaria a tempo pieno di Asciano Pisano.

Ilaria Ferrara ha avuto la gentilezza di rispondere ad alcune mie domande. Partiamo dal 25 aprile: cosa avete fatto a scuola per celebrare questa data?
 
La nostra scuola è intitolata a “Licia Rosati”, il bellissimo bassorilievo che la raffigura e che non tutti conoscono si trova proprio nell'atrio tra le porte di due classi, sorge spontanea la curiosità di sapere qualcosa sulla ragazza che sembra addormentata. Con bimbe e bimbi di quinta e con le colleghe di scuola abbiamo ripercorso i luoghi dove la storia si è intrecciata, tragicamente, con la vita della gente comune, nel paese e sul Monte di Asciano, leggendo le targhe le lapidi i monumenti, come il “carretto delle lavandaie” e il monumento ai caduti delle due guerre, andando al Cisternone, qui terminarono le loro brevi vite la bambina Jolanda Pizzoleo e i ragazzi partigiani Pirro Capocchi e Paolo Barachini, là dietro quella casa in rovina ci sono le scale verso il monte dove Licia tentò la sua inutile fuga.
Poi, più consapevoli, abbiamo partecipato alla cerimonia del 25 mattina alla Romagna, sopra Molina di Quosa: cartelloni e canzoni e poesie da parte di ragazzi e ragazze delle scuole del comune di San Giuliano, è stato bello cantare “Bella ciao” con la staffetta partigiana Mirella Vernizzi, che già ci era venuta a trovare a scuola. Spero che qualcosa di questa esperienza resti e germogli, nel senso di affetto e rispetto per la nostra Costituzione.
 
A partire dal tuo periferico osservatorio, quale ti sembra essere il problema più dolente e urgente della scuola italiana?
 
Senza dubbio la disuguaglianza. Ogni insegnante con un po' di esperienza riconosce subito i piccoli che partono già svantaggiati per il divario sociale e culturale, sappiamo che su di loro si devono concentrare i nostri sforzi, proprio per attuare l'articolo 3:
 
“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
 
Sappiamo anche che buona parte dei nostri sforzi è destinata al fallimento e questo crea una terribile frustrazione.
 
È vero che gli insegnanti tirano a campare e non vogliono essere sottoposti a nessuna valutazione del merito?
 
Vorrei che solo per una settimana tutti i docenti italiani di colpo ‘tirassero a campare’ lavorando in modalità di ‘risparmio energetico’, probabilmente si bloccherebbe il sistema; chissà, magari potrebbe essere una forma di protesta efficace contro la continua svalutazione del nostro lavoro.
 
Cosa c’è che non va in questo disegno di legge in discussione in parlamento?
 
Non c'è niente che va, non è neanche correggibile, quando un compito in classe è svolto troppo male io ci scrivo sopra ‘meglio rifare’.
Se vuoi saperlo in sintesi, questo disegno di legge propone un passaggio dalla democrazia a una sorta di dittatura, dalla regola all'arbitrio, accentua il problema della disuguaglianza invece di risolverlo, fa arretrare la funzione pubblica dello Stato nell'educazione in favore degli sponsor privati, è privo di qualsiasi idea pedagogica che non sia quella di formare piccoli imprenditori precari di sé stessi, dà al governo deleghe in bianco, trascura il diritto allo studio, dice di assumere, ma in realtà licenzia... potrei continuare, ma mi sembra già abbastanza...
 
Come mai il ddl suscita così vaste proteste?
 
Veramente, per quello che è, ne suscita ancora troppo poche: sembra sia un problema degli insegnanti, ma dovrebbero essere soprattutto i genitori a protestare per l'immediato presente dei loro figli e per il futuro prossimo, prossimissimo: rimango sconcertata di fronte al fatto che non ci sia - ancora - una sollevazione più ampia, la maggior parte della gente è disinformata o rassegnata e non va bene.
 
Farai sciopero il 5 maggio?
 
Sì, con molta convinzione, voglio andare anche alla manifestazione a Roma, voglio poter esprimere tutta la mia contrarietà a una proposta di legge che ritengo contraria allo spirito della Costituzione.
La contrarietà non basta, voglio anche far sapere che esistono proposte di riforma della scuola molto migliori e che non vengono neanche prese in considerazione, come la Lip, Legge di iniziativa Popolare per una buona scuola della Repubblica.
 
Io forse sono rimasto un po’ all’antica e credo nell’educazione e nella scuola come strumenti importanti perché i meno fortunati possano emanciparsi e i ragazzi e le ragazze possano andare un millimetro più in là nella vita. Per questo dicevo che il mestiere di maestro è tra i più belli, ti piace fare la maestra, perché?
 
Sono d'accordo con te, il mestiere di insegnare è uno dei più belli, forse perché è uno dei più antichi, mi piace pensare a donne o uomini della preistoria che spiegano ai piccolini come riconoscere una bacca commestibile da una velenosa e come intrecciare striscioline di paglia o di cuoio o forgiare un recipiente di argilla o rivoltare una zolla... e magari mentre loro spiegano questi bambini fanno domande, producono nuove idee e mandano avanti il mondo.
 
Dunque, ricapitolando, se ho capito bene: il Capo d’istituto amministra i premi per gli insegnanti più meritevoli e può perfino licenziarli in tronco alla fine dell’anno di prova; il disegno di legge governativo sulla scuola, in nome dell’autonomia scolastica, espressione buona per tutte le occasioni, sdogana la possibilità dei Dirigenti scolastici di assumere gli insegnanti per chiamata diretta e fuori graduatorie, di “formarsi una loro squadra” confrontando curriculum e scegliendo “i pezzi migliori”, come in Bianca, tanto per citare un altro film di Nanni Moretti uscito nel 1984 (colonna sonora: Insieme a te non ci sto più di Paolo Conte, interpretata da Caterina Caselli); il protagonista Michele Apicella, un giovane professore di matematica della scuola “Marilyn Monroe”, si rivolge a Bianca, insegnante di francese, dicendole:
 
“Io lo so che tipo è lei: ha il suo macellaio di fiducia, che le tiene i pezzi migliori…”.

“Perché, c’è qualcosa di male?”.

“E certo che c’è, se ci vado io, poi mi prendo i pezzi peggiori!…”.
 
Infine, se ricordo bene, a settembre 2015 il governo aveva annunciato 148 mila assunzioni che però lasciavano fuori forse un pari numero di altrettanti precari, molti dei quali con più di tre anni di insegnamento, il ddl riduce le assunzioni a 100.701; c’è chi scommette che poi si arriverà a cinquantamila unità, pari alle assunzioni registrate annualmente.
 
Eccessivi poteri ai presidi, scuole di serie A scuole di serie B, libertà di insegnamento, collegialità, emancipazione, inclusione sociale, uguaglianza…
 
Le pagine dure e commoventi di Storia di una maestra sono lì a ricordarci la vocazione dell’insegnante di salvare la società attraverso l’educazione. Ma chi crede ancora a questa missione?
 
“I minatori hanno le proprie scuole” ci aveva spiegato il sindaco. “Sono lassù, nel paese della miniera. I loro maestri li paga la Compagnia e questo, ovviamente, li rende soggetti agli interessi dell’impresa” (pag. 175).
 

Nelle foto due opere di Milena Moriani: "Bassorilievo a Licia Rosati" e "Il carretto delle lavandaie".



Fonte: In allegato la mozione unitaria dei sindacati della scuola approvata all'assemblea degli insegnanti del 30 aprile
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10/5/2015 - 16:57

AUTORE:
altro ex studente

A me il cervello gira attorno a un pensiero: la nostra scuola pubblica è già una “buona scuola”, nonostante le minori risorse rispetto al passato, e la maggioranza dei cittadini italiani, stando a un recente sondaggio il 53% del popolo italiano, la ritiene tale, perché ha buoni professori, ottime “professoresse democratiche” e buoni studenti che una volta laureati purtroppo se ne vanno nei centri studi di tutto il mondo e molti di loro non tornano.
Certo, per costruire una “buona scuola” occorrono risorse molto più ampie di quelle previste, risorse da spendere bene e senza sprechi.

Tuttavia la figura del Preside concepito come un amministratore delegato sembra l’anticamera della privatizzazione della scuola pubblica, in ogni caso non piace alla maggioranza degli operatori della scuola, e non solo alla sinistra che ha in mente Berselli.
Rimando a un'accurata analisi di Ilvio Diamanti che finiva con questa domanda:
"Si può costruire una 'buona scuola' contro i suoi protagonisti? Contro gli studenti? E contro gli insegnanti?".

Ndr
Probabilmente questo articolo si riferisce al precedente "Finalmente domenica" in cui l'argomento era appunto la riforma scolastica.

7/5/2015 - 22:56

AUTORE:
Scolaro degli anni 60

Il cervello, causa l'età, ogni tanto va per conto suo. Leggendo l'articolo (piacevole e in ottimo italiano, cosa non frequente), ha tolto dai sedimenti il ricordo, vago, di alcune righe di Edmondo Berselli.Le giunture dolgono, per prendere il libro dovrei alzarmi, preferisco affidarmi alla tastiera e a Google:trovate.
"A me piace tutto ciò che è popolare, come il cinema e il calcio, e sono convinto che difficilmente il popolo sbagli. Invece la sinistra non pensa al popolo, ma ai miti popolari. Cioè a Benigni e Baricco, ai totem culturali delle professoresse democratiche".
Cosa c'entra, direte voi, con la buona scuola, i macellai,i cappellini? Come vi dicevo, ogni tanto il cervello mi va per conto suo. Spero che perdonerete i vaneggiamenti di un vecchio scolaro.

6/5/2015 - 23:27

AUTORE:
Annick

È una militante sindacale e politica, ma prima di tutto è una maestra. Ed è anche una meravigliosa zia!
Ai miei tempi grazie a altre due grandi maestre, Sonia Pieraccioni e Laura Pancrazi, andai anche io a vedere quei luoghi di cui si parla. Alla memoria di Licia Rosati:
http://mondo.studionews24.com/25-aprile-la-festa-della-liberazione-dal-nazifascismo/

6/5/2015 - 13:36

AUTORE:
Alessio Niccolai

Come Presidente del CdI dell'I.C. "Daniela Settesoldi" di Vecchiano ho in testa un modello di scuola che va nella direzione diametralmente opposta a quella renziana, o - per meglio dire - a quella perseguita dagli ultimi cinque Ministri della PI in particolare, che - con buona pace per Marianelli e per il suo "lettismo" - si sono resi omogeneamente colpevoli di un brutale attacco alla Scuola Statale a favore di quella privata.
L'unico vero elemento di rottura nel progetto renziano (sostanzialmente il vademecum di Confindustria), è questo ignobile tentativo di inoculare in un sistema pubblico - che dovrebbe ammettere e prevedere la scuola privata solo ed esclusivamente come appendice di quella Statale - l'idea di un'equipollenza improvvida, inopportuna, contraria al dettato costituzionale e funzionale soltanto al principio di socializzazione delle perdite aziendali (perché - ricordiamocelo - le scuole private sono imprese e perseguono il profitto prima che la formazione dei propri alunni).
Il problema a questo punto - ripetendo il concetto della cultura e della formazione nel Paese di Leonardo cui tante e tante volte ho fatto riferimento - è semplicemente stabilire se vogliamo per i prossimi vent'anni una società in cui l'operaio conosca la storia, il latino, la poesia e la letteratura, o una in cui i rampolli d'industria e della finanza - spesso incapaci finanche di distinguere un indicativo da un congiuntivo alla moda anglo-sassone - possano conseguire una Laurea senza suscitare l'indignazione di chi abbia davvero numeri e capacità.
Perché questo è davvero il punto: un tempo la scuola privata è stata relegata a dispensare diplomi a pagamento ai figli di papà, fatti salvi ovviamente i casi di pubblica utilità (i Conservatori di Musica, alcune scuole dell'infanzia gestite dalle suore in luoghi in cui la Pubblica non era riuscita ad approdare, etc.); oggi le si consegnano le chiavi del forziere dello Stato, pretendendo invece di finanziare la Scuola Pubblica con il 5x1000.
Ma se ciò non bastasse, il vero problema è l'inclinazione della "Buona Scuola" a trasformare le macerie di una Scuola Statale in una grande agenzia formativa ad uso e consumo dell'industria italica, un luogo cioè in cui i paradigmi del merito possono essere stabiliti da Marchionne o da Moratti, anziché da Asor Rosa o Umberto Eco.
La questione del dirigismo diventa dunque parte di un disegno complessivo perfettamente in linea con l'autoritarismo dilagante, con l'espulsione dal consenso e con l'esorcizzazione della partecipazione.
Del resto i tre punti salienti del programma di noiosa televendita dell'Esecutivo, si limitano a tre passaggi essenziali: l'abbattimento della rappresentatività e della partecipazione (vedere Italicum), la dissoluzione dello stato diritto nel mondo del lavoro (vedere Job's Act) e l'assoggettamento della Scuola Statale ai grandi interessi capitalistici.
Abbiamo invece bisogno di una scuola che insegni la vocazione del nostro splendido territorio, di una scuola capace di sfuggire alle logiche di industria, di una scuola che si sappia saggiamente contrapporre agli appetiti privati e che sappia discernere il bene comune e l'interesse collettivo eleggendoli primari ed irrinunciabili su qualunque altra istanza.
Il coraggio del Governo Renzi è lo stesso che si sarebbe potuto attribuire allo Sceriffo di Nottingham: è facile legalizzare i Contributi Volontari delle famiglie e decidere che la scuola è il luogo ideale per formare i dipendenti di Eataly a costo zero... non sia mai che vi si studi Seneca per scoprire che il Senato è una cosa seria non un il dopolavoro dei Consiglieri Regionali!
Quindi non c'è niente da dire se non che è #MeglioLaLIP e che una seria riforma della scuola deve puntare ai modelli più evoluti (Canada e Finlandia) e non a quelli peggiori (USA e Gran Bretagna).
Stiamo lavorando per creare un Comitato Pisano a sostegno della Legge di Iniziativa Popolare che si contrappone alla "Buona Scuola" di Renzi con la collaborazione del Tavolo Regionale per la Difesa della Scuola Statale e di tutti i comitati locali di genitori, insegnanti e studenti: invito tutti alla mobilitazione...

5/5/2015 - 17:56

AUTORE:
Nichiren

Meno male che un'altra campana ha suonato, altrimenti dall'articolo sembrava che fosse tutto un disatro.
Ma come è difficile cambiare! Come è difficile accettare di essere valutati!
Se un insegnante è bravo e fa con passione il proprio dovere (lavoro) credo non debba temere nulla, può anche non scioperare. Il vagabondo, il malato cronico, il menefreghista, il raccomandato senza passione e senza impegno, quelli sì che devono andare in piazza con i cartelli ed il megafono.
E magari anche scrivere parole di fuoco sul giornale!
Penso che maestra Sonia e la maestra Ilaria non abbiano niente da temere da qualunque tipo di riforma, l'unico pericolo può venire loro dalla preconcetta politicizzazione di ogni provvedimento di riforma.

5/5/2015 - 16:30

AUTORE:
Alessandro Vaccari

Per quello che ne capisco il ddl sulla scuola ha un solido impianto autoritario che s'inserisce perfettamente nell'espropriazione di diritti di cui siamo tutti vittime. La dogmatica finanza neo-liberista impone politiche fallimentari a cui i singoli governi devono sottostare senza fiatare adottando politiche di restrizione della spesa pubblica tutta a danno dei spesa sociale. Le riforme istituzionali ed elettorali in via di avanzata approvazione in Italia hanno il minimo comun denominatore di rendere sempre più flebile e inutile la voce dell'elettore, sempre più forte l'uomo solo al comando, sempre più inutili le assemblee elettive.
Sarà forse eccessivo parlare di fascismo ma mi pare evidente l'esistenza di un corposo disegno autoritario a cui la scuola dà il suo contributo esaltando la figura del preside, saggio dispensatore di posti di lavoro e di mance. I collegi docenti non saranno palestre di illuminata democrazia e magari bisognerebbe trovare altre forme di partecipazione dal basso ma questo in fondo vale in ogni campo della vita pubblica.
Se il mio voto non vale più un granché il problema è farlo valere di più, non delegare ulteriormente ogni potere decisionale.

5/5/2015 - 13:01

AUTORE:
Marco

da proteggere per :
Bidelli
Personale amministrativo
Professori
Solo esclusivamente per il loro posto di lavoro

5/5/2015 - 11:40

AUTORE:
Sandro Marianelli

Cari Ovidio e Ilaria,
beati voi che avete delle certezze, io ne ho sempre meno. Sì, ho fatto sciopero, ma senza esserne del tutto convinto. Diverse cose di ciò che viene prospettato come riforma non mi piacciono, però su altre faccio fatica a schierarmi. Provo comunque a ragionare con voi, per spiegarvi quali sono i miei dubbi e le mie perplessità. Tanto per capirsi: sono iscritto alla CGIL da un sacco di tempo e non mi garba Renzi (mi piaceva Letta, non so se mi spiego).
Una premessa: si potrebbe parlare di scuola senza necessariamente tirare in ballo l’antifascismo? Si potrebbe parlare di questi problemi in termini “meno ideologici”?
Sulla valutazione degli insegnanti: certo, molti insegnanti lavorano molto, e spesso ben oltre quel che dovrebbero fare. Certo, c’è un sacco di gente che crede ancora che lavoriamo 18 ore, e tutte le altre chiacchiere da bar che si sentono in giro. Tutto vero. Però, diciamo la verità, è vero o no che molti insegnanti si oppongono sempre e comunque a ogni timido tentativo di essere valutati? Mi sa che è vero. In tutta Europa o quasi esiste un sistema di valutazione, a volte anche severo, da noi no. E’ giusto? E’ normale? Io penso di no. Sono trentadue anni che insegno, tra un po’ vado in pensione e nessuno straccio di ispettore o di preside mi ha mai valutato. Sono bravo? Sono un incapace? Chissà, nessuno me lo ha mai detto; magari se un ispettore mi avesse dato un parere (avesse magari ascoltato una mia lezione), questo forse avrebbe potuto servirmi per migliorare il modo in cui insegno; invece niente, l’unica volta che un ispettore mi ha detto qualcosa è stato quando sono stato rimproverato per aver portato il mio registro personale a casa! Insomma: perché qualcuno (in modo serio, certo) non dovrebbe valutare il nostro lavoro? Non lavoriamo tutti nello stesso modo, no. Sia per l’impegno che per le capacità. E’ difficile fare una valutazione? Sì, sicuramente sì, però in qualche modo il problema andrà pure affrontato. Certo, pensare che sia solo un preside a decidere tutto questo, è pericoloso. Senz’altro. Siamo in Italia, chissà quanti favoritismi e altro, però il problema, secondo me resta. E non mi torna che il mio sindacato veda con terrore future “disuguaglianze” tra gli insegnanti. Le disuguaglianze ci sono già, si può far finta di ignorarle, ma ci sono. E certo che il preside non deve decidere per conto suo. Non solo: una valutazione seria ci vorrebbe anche per i presidi. Ho avuto occasione di lavorare con una decina di presidi, e senz’altro due o tre di loro non erano assolutamente capaci di dirigere una scuola (qualcuno era anche fuori di testa, letteralmente). Chi li giudicherà non lo so, ma per ora quando un preside è di fuori che si fa? Lo si trasferisce in un’altra scuola. E’ normale? No. E allora perché non dovrebbe esistere una valutazione anche per gli insegnanti? O bisogna pensare che chi è fuori di testa o è un incapace si trova solo tra i presidi? Penso di no. Perché non si deve in qualche modo premiare chi alla scuola dà di più? Mi dispiace, ma a questo tipo di egualitarismo per cui siamo tutti eguali e basta non ci credo più.
Quanto alla chiamata diretta degli insegnanti, che, se non ho capito male, riguarda un ambito ben preciso, se fossi un preside mi farebbe piacere scegliere –almeno per una quota del corpo docente, come mi pare venga prospettato- un insegnante bravo (sì, d’accordo, al netto di parentele, nepotismi e così via).
Riguardo al disegno di legge, non ho letto il malloppo della Buona Scuola, perché non mi fido di quel che c’è scritto e non mi fido di Renzi, e anche perché poi sicuramente su alcuni punti lo cambieranno, però –per quel che ho capito- non me la sento di dire che è un progetto fascista che distrugge la scuola pubblica. Parlare di “passaggio dalla democrazia alla dittatura” mi sembra eccessivo. Dove sarebbe ora la democrazia? Nei collegi? A me non sembra proprio. In tanti anni ho assistito raramente a discussioni approfondite in un collegio. Anzi, il collegio mi sembra addirittura un luogo dove spesso è difficile parlarsi e spiegarsi, per mille motivi. Il POF (sarebbe il Piano dell’Offerta Formativa, per chi non lo sa) verrà approvato dal preside e dal Consiglio d’Istituto, senza il parere del collegio (mi pare di aver capito che c’è questa possibilità)? Ebbene, dichiaro che non ho mai letto per intero il POF della mia scuola (che la preside mi fulmini!), eppure in classe mi sembra di fare il mio dovere (o almeno ci provo). E infine, mi sembra esagerato anche dire che la scuola diventerà un luogo per “formare piccoli imprenditori precari di sé stessi”.
Quanto ai precari: qual è la linea giusta? Assumere 150.000 insegnanti? 200.000? 250.000? Certo, dopo il caos che tutti i governi hanno creato, inventando ogni volta nuove categorie di precari, un intervento è assolutamente necessario, e del resto l’Europa ce lo chiede. Però ripeto: qual è il discrimine? E’ giusto che entrino tutti, ma proprio tutti, quelli che lo chiedono? A me sembra legittimo che la precedenza l’abbia chi se lo merita di più (sì, lo so che è difficile valutarlo, ma un modo serio ci sarà pure). E poi, se entrano 250.000 persone o giù di lì, che facciamo, chiudiamo le facoltà universitarie che formano gli insegnanti? E se ci fosse qualche giovane laureato bravo che volesse fare l’insegnante?
Un'altra considerazione: fare sciopero il giorno delle prove Invalsi a me non sembra sensato. Non sono un sostenitore delle prove Invalsi, ma non le ho mai boicottate. Ci sono tanti giudizi in merito: c’è chi pensa davvero che misurino ciò che si fa a scuola, io no. Secondo me (parlo dei test di italiano delle medie, perché conosco bene solo quelli) per l’80% misurano solo il livello culturale delle famiglie degli alunni, e per il resto fanno emergere qualche dote di intuito; non a caso i miei alunni bravi che studiano poco e lavorano poco le fanno bene, mentre chi studia molto ma magari non ha basi culturali abbastanza salde le fa male (cioè l’esito non corrisponde al lavoro scolastico). Quindi non le santifico e –ripeto- penso che hanno poco a che vedere col lavoro che facciamo tutti i giorni; se ho una classe che all’esame le fa male, cosa devo cambiare nel mio lavoro? Far imparare a memoria il vocabolario ai ragazzi, così le domande sul lessico le azzeccano? Quindi di dubbi ne ho molti, però vedere nella prova Invalsi il mostro che distrugge la libertà d’insegnamento dei docenti e costringe gli alunni a terribili umiliazioni mi sembra esagerato. In fondo molti concorsi oggi son fatti con test di questo tipo. Sono idiozie? Forse, però bisognerà pure considerare che i nostri alunni hanno il diritto di abituarsi a ciò che li aspetta fuori della scuola.
E per finire: insegnare è il più bel mestiere del mondo? Non lo so. A me piace. Dico di più: mi diverte fare questo lavoro, nonostante l’invecchiamento e tutto il resto, e son contento di aver lavorato nel pubblico, piuttosto che nel privato, anche se lo stipendio è medio-basso, anche se la considerazione sociale degli insegnanti è bassa, e anche se non so ancora se sono un bravo insegnante perché nessuno mi ha mai valutato. Però a volte mi viene da pensare che ciò che non va nella scuola non sia solo ciò che avete messo in evidenza nell’intervista. Sì, ho scioperato, però me ne resto con i miei dubbi.

3/5/2015 - 12:12

AUTORE:
ketty

Lunedì 4 maggio ore 20 a PISA in piazza Vittorio Emanuele flash mob in contemporanea nazionale in difesa della scuola pubblica:
LA SCUOLA STATALE è UN PATRIMONIO DA DIFENDERE
insegnanti, genitori, studenti, persone, vegliano la scuola morente e con i loro cinque minuti di silenzio, lanciano un muto ma potente NO al disegno di legge la “Buona Scuola” di Renzi.