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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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di Andrea Paganelli
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PRESENTAZIONE DI Antonio Giuseppe Campo (per studenti e lavoratori fuori sede)
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IL SEGRETARIO DE LLA SEZIONE DI SAN GI ULIANO TERME
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Di Andrea Paganelli
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IMMAGINA San Giuliano Terme
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Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
INIZIATIVA EDITORIALE
"Uno strano imbroglio" 3°

19/7/2015 - 10:02



“Senti, scusa se insisto, ma….non sarebbe il caso almeno di telefonare al tuo ragazzo….insomma…..al padre della creatura. Magari anche lui sta in pensiero e……potrebbe anche avvisare i tuoi prima che si rivolgano alla polizia”


 “No! No… non voglio…..scusami….sono molto stanca”


“Certo, scusa tu, forse non dovevo, in fondo sono cose tue”


Si alza, indugia un attimo in piedi, poi improvvisamente si china, gli da un bacio sulla guancia, si volta e va in camera chiudendo la porta, a chiave stavolta.
Forse è prudente, forse pensa che con quel bacio lui possa avere equivocato.


Non l’ha fatto, è spaventata, è confusa, è incerta e forse non é nemmeno sicura di aver preso la decisione giusta scappando da casa. Ha litigato con i suoi, questo è evidente, ma il suo ragazzo? Perché non chiamarlo, non andare magari a casa sua invece di girare a piedi in una città violenta, sotto un acquazzone, con il rischio di trovare qualcuno non troppo raccomandabile. Forse è deformazione professionale ma Silvano ha la sensazione che qualcosa non torni in questa vicenda, che ci sia qualcosa che la ragazza voglia nascondere, oltre la sua gravidanza. Perché cosa è in fondo, oggi, una gravidanza in una ragazza giovane come lei se i due si vogliono bene? E se anche non se ne volessero una gravidanza oggi non fa certo scandalo come un tempo. E poi eventualmente ci sono tanti sistemi.


Mentre accende l’ennesima sigaretta di troppo vede nella borsa, rimasta aperta per recuperare la spazzola, il portafoglio della ragazza.


A Silvano viene da sorridere pensando al mistero che si racchiude in tutte le borsette delle donne. Alcove segrete piene di poche cose utili e di moltissime inutili ma senza le quali nessuna donna potrebbe sopravvivere.


Non dovrebbe, lo sa benissimo, ma non sa resistere. Forse la colpa è del suo passato di carabiniere, della  deformazione professionale di dover sempre cercare la verità delle cose, ma in effetti è solo la sua curiosità che lo fa sbirciare nel portafoglio della ragazza.


Chiara Assunta Proietti, nata a…..il…….ecco, via Rinaldi 43.


Sull’elenco telefonico della città i Proietti sono tantissimi, Silvano non credeva che ce ne fossero così tanti, ma eccolo finalmente Proietti Angelo via Rinaldi 43.

 

Guarda l’ora, è piuttosto tardi ma alla centrale c’è Mimmo,  magari è di notte. Provar non nuoce. Si sposta in cucina, lontano dalla camera, e fa il numero.


Mimmo è di turno e il piantone, che conosce Silvano, lo passa subito.


“Ciao Mimmo…… come stai?”


‘’Un c’è male, grazie, ma te ‘un mi sembra sennò ‘un avresti chiamato a quest’ora, di siuro”


Mimmo è nato a Napoli ma è vissuto in Toscana fino ai trenta anni e l’accento è solo una delle tante cose  che lo legano a quella regione che lui considera la sua vera terra di origine.


“Senti Mimmo, lo so che non è corretto, ma mi è successa una cosa per cui dovrei chiederti un favore. Poi ti racconto ma……….ma mi servirebbero notizie su un tale, un certo Angelo Proietti che abita in via Rinaldi 43. No, no….niente di preciso, ma solo sapere se è uno……diciamo conosciuto da voi per qualcosa”


“Tutte le vorte è così…… ma lo sai che ‘un si pole, e ‘un si pole andà a vedè  nell’archivi. Lo sai che se lo vengono a sapè mi fanno ‘r culo!”


“Si lo so ma non voglio niente di scritto, nessun documento, solo un’occhiatina così….per stare tranquillo”


“Va bene, ma non voglio sape’ niente…. Aspetta….. aspetta un gocciolino, guardo, tanto se’ duro e ‘un capisci che mi metti in difficoltà. Magari a quest’ora’un c’è nessuno…. aspetta vai. Richiama fra cinque minuti, ti do il numero diretto”


Mimmo è veramente bravo, non solo come poliziotto, ma anche come amico. Ha sposato una piemontese carina, in carriera, che lo dirige a casa come il suo comandante lo fa al lavoro, ma si vogliono molto bene e la loro unione è stata coronata dalla nascita di due meravigliose bambine che quando sono da loro lo chiamano “nonno” costringendo Silvano a nascondere spesso qualche lacrimuccia per il piacere.


“Pronto Mimmo, sono Silvano….. allora?


“Senti Silvano, te sai meglio di me che quello che ti dico deve rimanè assolutissimamente fra noi due. Anzi non dovrei nemmeno dirtelo al telefono per via delle intercettazioni. Ma cosa dio….siamo noi che intercettiamo! Ma, insomma questo tale……. di cui non ti ripeto il nome….nell’archivio e c’è.

Qualche anno fa ha fatto due mesi con la condizionale per atti di libidine violenta e un’altra volta, non ricordo se prima o dopo, è stato sospettato di stupro…… ma la denuncia poi è stata ritirata, non c’è scritto il motivo ma probabilmente c’è stato un accordo extragiudiziale, una di velle ‘ose cioè che se paghi sei ar posto”


“Mimmo ti ringrazio, la cosa rimane fra noi, stai tranquillo…..saluta a casa e ci sentiamo sabato, va bene?”


“Ok, Roger e quest’artra volta quando voi quarcosa telefona prima…. che mi stavo un po’ alloppiando!”


Silvano invece no, anzi la notizia gli ha tolto ogni desiderio di sonno e ha scatenato nella sua mente molti pensieri molesti, molti dubbi legittimi, fino alla necessità di una diversa valutazione sul comportamento e le reazioni di Chiara.
Sulle sue risposte.


La fuga da casa, il mancato contatto telefonico, il fidanzato eventuale che sembrerebbe logico essere il primo a essere contattato per spiegare la nuova situazione e che invece non solo non viene chiamato al telefono, ma nemmeno mai nominato. Ed anche una fuga da casa per un litigio col padre per una gravidanza sembrano cose d’altri tempi. Ma poi, questa nuova notizia, questo padre reo di atteggiamenti poco virtuosi e legati al sesso sembra gettare un’ulteriore ombra su tutto e su tutti.


Sono oramai le due passate. Si sdraia con questi pensieri sul divano e con questi pensieri si addormenta profondamente.


Sono i rumori della cucina che lo svegliano.


Chiara ha fatto il caffè e arrostito qualche fetta di pane. Ha i capelli raccolti con un fermaglio e indossa ancora la tuta di Silvano che la fa apparire ancora più minuta e indifesa.


Silvano deve andare velocemente in bagno “Sai, Chiara…. la prostata”.

 

Pensa che se aveva qualche possibilità con questo se la gioca alla grande, “ma cosa dico…. una ragazzina ….e per di più incinta!”


Mangiano in silenzio. Lui la guarda ma lei sfugge e tace. Aspetta un po’ ma non succede niente.
Forse ha pianto, gli occhi sono cerchiati, o forse non ha dormito molto.


“Senti Chiara- sa che l’argomento è delicato e cerca di prenderla alla larga -cosa fa di mestiere tuo padre?”


“Impiegato, impiegato statale, lavora in Provincia…. è capo di un ufficio tecnico ma non so esattamente di cosa si occupi. Vuoi ancora caffè?”


“No grazie. Ma….tuo padre…vai d’accordo con lui?”


“Senti, ma mi stai facendo l’interrogatorio? Non siamo mica in caserma!!”


“Era solo curiosità…. scusami, cercavo solo di capire questa tua fuga….un po’ strana, per un problema che oggi sembra piuttosto semplice. Rimediabile facilmente comunque.”


“Si, ma non ne voglio parlare”


Troppo poco per non insistere. Troppo poco per un maresciallo, sia pure in congedo, con tante idee nella testa. Una nuova pausa, un altro sorso di caffè.


“E il tuo fidanzato come si chiama? Non ti ha ancora chiamato al cellulare. Di solito, se ricordo mia figlia, le chiamate erano continue…….non  è che ce l’hai spento?”


Era già chiaro, la luce filtrava dalla grande finestra della cucina e di fuori si sentivano i primi rumori del mattino, fiochi e ovattati da una nebbiolina che aveva occupato il posto della pioggia in questa giornata che si annunciava grigia come quella del giorno prima, e forse anche uguale a quella del giorno dopo. Si sentivano anche i rumori di coloro che si alzavano dai loro letti e si preparavano a una nuova giornata di lavoro. I primi avvolgibili che si alzavano, le prime voci dei padroni dei cani portati a passaggio per fare i loro bisogni, le prime auto che sgassavano per uscire dai garage sotterranei, i primi clacson in lontananza sull’autostrada a quest’ora già ingolfata di auto dirette in città con gli occupanti assonnati che si preparavano a passare quasi tutta la loro giornata lontani dalla propria casa e dalla propria famiglia.


Nel silenzio della cucina, improvvisamente, come scaturito dal nulla ma forse prevedibile e benemerito un pianto a dirotto. Di quelli con grosse lacrime e grossi lamenti, di quelli definiti liberatori, quando finalmente tutto il male, l’angoscia, la stanchezza di dentro riescono finalmente a uscire fuori in maniera prepotente e salutare. E lasciano, sia pure per poco tempo, una grande quiete dentro, una grande pace interiore.


E a valutare dalla durata delle lacrime e dei lamenti dentro questa povera ragazza di male e di angoscia doveva essercene veramente tanta. O forse quel suo comportamento chiuso e apparentemente indifferente era costato molto in questi termini.


Ma ora usciva fuori, finalmente, in maniera talmente prepotente da spingere Silvano ad alzarsi in piedi ed abbracciare quella povera creatura che ora appariva veramente per quello che era, sola, impaurita e indifesa.
Non c’erano equivoci, in quell’abbraccio.


“Ti ho macchiato la camicia, scusa” tirando su col naso.


“ Non importa Chiara, ti fa bene piangere un po’, a volte è utile per poi magari… parlare…parlare e magari raccontare qualcosa che può far stare meglio”


“Ma io non ho niente da raccontare. Lo so,  lo so sei stato gentile con me, molto gentile  –soffiandosi il naso, fragorosamente-  ma ora me ne vado, prendo al mia roba e me ne vado”


“E dove vai? Dal tuo fidanzato? Il papà di …Beppino?”


“Beppino?”


“Beppino…si….. insomma lui” faccio indicando la pancia della ragazza.


“No perché non ho…..insomma non vado da lui, forse sento una mia amica”


“Senti Chiara….. sediamoci un momento perché devo farti un discorsetto, un discorsetto serio”


Escono dalla cucina e si siedono in quello che Silvano ha definito salotto, una stanza rettangolare con la parete più grande occupata da una grande libreria, un divano (piuttosto scomodo, non credeva) un tavolino tondo lucido con tre sedie intorno (la quarta, di corredo, si è rotta e l’ha messa in garage con l’idea di portarla., una volta o l’altra, a riparare)

 

“Senti Chiara, devo essere molto sincero con te, al contrario di quello che fai tu……. ma posso capire. Nel mio archivio personale, perché i marescialli, anche se in congedo…… non proprio volontario, hanno un archivio personale con le schede di tutti i quattro milioni di cittadini di questa città di delinquenti, ho cercato fra i Proietti che hanno avuto a che fare in passato con la giustizia ed ho trovato un Angelo Proietti……. che potrebbe essere tuo padre.”


Un attimo di esitazione, poi un piccolo cenno d’ assenso con la testa.


“Sì ma cosa c’entra……”


“No, non interrompermi, e ascolta………..qui c’è una gravidanza ma pare manchi un fidanzato ufficiale: non ci sono contatti, non ci sono telefonate o nessuno di quei messaggini che vi scambiate in continuazione voi giovani, c’è una fuga da casa per un motivo che oggi appare abbastanza ridicolo…. una gravidanza non è certo una malattia e poi, al giorno d’oggi! C’è il rifiuto da parte tua di parlare della tua famiglia……di tuo padre in particolare …….insomma…..se a tutto questo si aggiunge la scheda di tuo padre alla Questura…….una scheda che fa molto pensare beh………..la cosa sembrerebbe prendere una certa piega.

Ora siccome a casa mia due più due fa quattro e a meno che tu non mi dica, senza dare spiegazioni, non ti sono richieste, che a casa tua due più due non fa quattro come io penso e mi immagino, io penso di avere capito tutta la faccenda”


La diffidenza e l’irritazione  iniziale di Chiara al sentire nominare suo padre si era trasformata, lentamente, in un capo basso con occhi fissi per terra. E siccome da quella boccuccia carina non era uscito nessun suono nonostante la mia esplicita richiesta ciò voleva dire, senza alcun dubbio, che due più due facevano quattro anche a casa sua.


“Lo sai, Chiara, che dovrò fare una denuncia? E che tu dovrai spiegare…..raccontare, entrare in particolari, non sarà una bella cosa, mi dispiace…….mi dispiace veramente”


Ora le lacrime scorrevano copiose ma senza rumore, scendevano così, naturalmente, dai suoi occhi come se si fosse aperto un rubinetto chiuso da tempo, come se dentro ci fosse una marea di lacrime che aspettavano il momento di rivelarsi, di liberarsi, come prigioniere per tanto, troppo tempo in una dolorosa e faticosa apparenza di normalità.


“Preparati andiamo……..ti porto a casa”


Ora Chiara era un corpo flaccido, senza peso, senza volontà, svuotata da ogni tensione che si limitava a subire, apparentemente distante, assente, liberata da un peso che per tutti quegli anni l’aveva oppressa. Ora era di fronte alla realtà che aveva per tanti anni nascosto, cercato di ignorare, sopportato con dolore, che l’aveva quasi distrutta e le aveva impedito di amare, di provare rispetto per sé e per gli altri, l’aveva indurita. Ma forse non era troppo tardi, forse era ancora in tempo perché dentro di se in questo momento sentiva una grande pace, un sentimento nuovo, come una leggerezza che non aveva mai provato prima e sentiva anche una grande riconoscenza per quell’uomo un po’ burbero, ma anche lui padre, che con una grande semplicità aveva capito, anzi, l’aveva capita, aveva capito il dramma che si portava dietro. Qualcuno che finalmente era riuscito a costringerla a quel gesto di ribellione per tanto tempo progettato ma sempre rimandato. Perchè doveva confessare una cosa atroce, perché in fondo era suo padre, per la sua mamma troppo debole e forse anche consapevole, per tutte le sue amiche….i suoi amici.


Sì, quell’uomo incontrato per caso l’aveva finalmente spinta ad affrontare questo problema che la tormentava da anni, da quando era piccola e capiva poco, quando considerava quelle cose solo un gioco che facevano tutti i bambini e solo più tardi aveva capito la crudeltà di suo padre e la atrocità di quello che stava accadendo.


“Silvano……perché mi porti a casa? Non sono sicura di voler vedere mio padre!”


“Chiara bisogna andare. E’ lui che ti deve vedere. Solo guardandoti in faccia può capire l’abisso in cui è caduto, solo se ti guarda negli  occhi riuscirà a vedere finalmente il male che ti ha fatto, l’atrocità del suo comportamento……… solo così ne sarà consapevole fino in fondo e sarà condannato ancora prima di passare dal giudice!”


Fuori era già chiaro e le strade avevano ora completamente perduto il fascino della notte, quella dimensione così diversa che assumono tutte le strade al calare della notte con le auto che diventano rare, i lampioni che si accendono riflettendosi sull’asfalto lucido, la comparsa di quella strana popolazione notturna fatta di puttane, travestiti, ubriachi, barboni, che ci domandiamo spesso dove siano e cosa facciano durante il giorno e che si mescolano a qualche passante frettoloso e infreddolito che cammina velocemente per arrivare al più presto al caldo della propria casa, al calore della propria famiglia che l’aspetta per la cena.
Il traffico mattutino era comunque già sostenuto ma il tragitto era piuttosto breve e arriviamo, in silenzio, davanti al palazzo dove abita la famiglia Proietti.
Davanti al portone Chiara ha un attimo di panico. Stringe forte il braccio di Silvano e si blocca, restando immobile.


“No, no Silvano….  andiamo via, davvero.. ti prego…andiamo via!”


“Chiara, Chiara, ascolta. Ci vuole solo un attimo, saliamo, mettiamo fine a questa storia e poi ce ne andiamo. Ti porto a casa mia, ti accompagno da un'amica….. dove vuoi tu. Se hai qualche parente, qualche zia che ti può ospitare. Nessun problema ma solo fra un attimo. Questo lo devi fare. Lo devi fare non solo per lui ma anche per te, per te stessa, perché è giusto che tu sia partecipe della fine di questo incubo……. se tu non fossi presente non chiuderesti mai definitivamente la faccenda, rimarrebbe sempre qualcosa…..un rimorso, un rimpianto. Devi venire su con me”.


Non è facile per un uomo, ancor più per una giovane ragazza, dover affrontare una prova del genere. Dover in fondo affrontare un uomo, il proprio padre, per liberarsi di una realtà spaventosa, crudele, una realtà che lascia il segno per la vita, marchia in maniera indelebile. Ma solo affrontandola se ne può uscire. E di questa necessità anche Chiara ora era cosciente e capiva che non poteva più evitarla. Anzi più in fretta avveniva più in fretta tutto sarebbe finito.


I primi gradini furono saliti lentamente, con molta incertezza. Silvano stringeva affettuosamente e con dolcezza la mano di Chiara, quasi guidandola gradino dopo gradino, ma poi andarono sempre più spediti fino alla porta con la targhetta dorata con su scritto “A.Proietti”.
Appena suonato la porta si apre subito, come se di là dalla soglia vi fosse gente in attesa.


“Chiara…. Finalmente!! Oh Chiara come stavo in pensiero!”


”Ciao mamma…..… dov’è papà!


Un uomo elegante, camicia bianca e cravatta blu allentata si affaccia alla porta e ci guarda. Ha le maniche arrotolate ai gomiti nonostante siamo in inverno, ma l’appartamento è caldissimo, come tutti i condomini che sono freddi in cima e in fondo e soffocanti nel mezzo.


“Finalmente sei tornata, lo dicevo a tua madre che prima o poi saresti tornata….come sempre. E’ lei che si preoccupa sempre troppo……mi ossessiona…….ma il signore cosa vuole? Chi è…..è un tassista?”


”No Papà…. lui è con me”


“Ma senti, lui è con te..…. ora te la fai anche con i vecchi!!”


“Angelo, ma cosa dici!”


“Fai silenzio tu….Chiara entra in casa e saluta il tuo amico!”


“No papà, io non vengo, io….non vengo, non entro più in questa casa”


“Chiara, ma cosa dici, questa è la tua casa, ma cosa vuoi fare, ma dove pensi di andare….Chiara….!”


Mentre la madre piagnucolava asciugandosi gli occhi con un fazzoletto il padre ora rimaneva immobile sulla soglia, in silenzio. Non capiva bene cosa stava succedendo ma intuiva che qualcosa non andava in quell’improvvisa apparizione della figlia con un uomo maturo, a lui sconosciuto.  Se ne stava sulla porta con in faccia un mezzo sorriso, quel finto sorriso che hanno sempre le persone ipocrite che pensano di mascherare la loro vera anima con qualcosa di esteriore, di finto, di apparente, come fosse una crema di bellezza o un’iniezione di silicone.
Ma lo sguardo gelido di Silvano, ancora prima del suo silenzio, lo mettevano comunque a disagio. Non capiva la presenza di quello sconosciuto ma intuiva forse un pericolo. Era evidente nelle occhiate che lanciava allo sconosciuto aspettando forse che dicesse qualcosa, che spiegasse in qualche modo la sua  presenza. Intuiva che non era un semplice tassista che aveva accompagnato a casa sua figlia, ma non riusciva a capire fino in fondo.


“Come forse lei avrà già capito io non sono un tassista –cominciò Silvano- nè sono l’amante di sua figlia, e nemmeno ne sono il padre, anche se forse, avendola conosciuta sia pure per poco, sarei stato onorato di esserlo. Io non sono il padre di questa ragazza …….ma nemmeno lei lo è.


Perché padre è colui che ama e rispetta la propria figlia, che la difende e fa di tutto affinché lei sia felice. Lei quindi non può essere definito padre ma bisogna cercare qualche termine più adatto, non so….bruto, sadico, pervertito, delinquente, o semplicemente cretino deficiente, cioè andare molto, molto in basso nella scala delle offese per definire quello che lei ha fatto a questa povera ragazza.”


“Senta lei, ma come si permette di venire a casa mia….a offendere…. insinuare!! Guardi che chiamo la polizia!”


“Non si disturbi, signor Angelo Rinaldi… la polizia l’ho già chiamata io, è per strada, sta appunto arrivando.


(continua)
 

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