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L’impoverimento del linguaggio e l’incapacità di descrivere le proprie emozioni è una delle principali cause dell’aumento di violenza nella sfera pubblica e privata ma anche responsabile di una accertata riduzione della nostra intelligenza.

. . . . . . . . . . . . . . . . è il mio suggerimento .....
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Un vecchianese; un pole di la sua ricalcando un pensiero .....
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C’è un’idea strana che aleggia su Migliarino, una sorta di profezia, a Migliarino non c’è niente e non succede niente.Siamo sicuri che a Migliarino non ci sia nulla? Proviamo a fare un inventario...

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Accade a volte
che in sere con orli d'autunno
il ricordo sovvenga di quando
sul finire di scale e cortili
cosparsi nel vento
folle divenni,
senz'altro .....
Con grande dispiacere e soltanto casualmente in questi giorni sono venuta a conoscenza della morte del Dottor Assanta. Ritengo sia stato un esempio di .....
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IL PARCO DI STRISCIA
di Trilussa

15/11/2015 - 11:44

Chi oggi ha 30 o 40 anni e guarda il nostro Parco non può rimanere contento da quello che vede. Non importava il servizio di Striscia, sempre parziale come quando la finalità non è l’analisi ma lo spettacolo, per vedere le brutture ai confini e dentro il Parco. Sono legate al passaggio dei tempi, al mutare del modo di vivere. Prima eravamo tutti poveri e dopo una giornata di lavoro si tornava a casa e si guardava Lascia o Raddoppia alla Tv, ora siamo quasi tutti ricchi e possiamo spendere per acquistare droga o comprare un corpo lungo una strada da accogliere nella nostra auto confortevolmente riscaldata.

 

Possiamo anche comprare all’Ikea ogni anno un nuovo divano (spesso non dura di più) e gettare il vecchio lungo la strada, magari in pineta così non ci vede nessuno. Poi scriviamo sul giornale un post di protesta perché il Parco contiene rifiuti e puttane, perché non c’è sorveglianza ignorando, o facendo finta di ignorare, le difficoltà economiche di un Ente che vede sempre più ridotte le proprie risorse economiche e dimenticando che la sicurezza pubblica è a carico delle Forze dell'Ordine e non del presidente Manfredi.


Ma il Parco, sia pure con i suoi difetti, esiste. Esiste perché molti anni fa i cittadini si batterono perché esistesse. Non fu una conquista facile e nemmeno largamente condivisa. La pineta Salviati era chiusa, recintata, sorvegliata, impenetrabile per i comuni cittadini. Con il progetto Cristina finalmente la pineta si apriva ai cittadini, si poteva andare al mare senza permesso, si creavano i presupposti per uno sviluppo straordinario della zona, come Viareggio, la Versilia, dove i nostri giovani andavano a ballare la sera in cerca di turiste italiane e straniere.
Non era facile capire cosa stavamo perdendo, capire che stavamo svendendo un bene comune in nome di un progresso e uno sviluppo che non avrebbe toccato che in maniera minimale il territorio,
oramai privatizzato e perso all’uso pubblico.

Ma, per chi ha voglia di conoscere i particolari, riporto qui un sunto della storia della Convenzione e del Parco stipulata fra l’Amministrazione Comunale e la proprietà Salviati tratto dalle Parole di Ieri di G. Pardini.
 
“L’Amministrazione comunale di Vecchiano concorda con la proprietà Salviati lo scambio dell’uso pubblico della strada che conduce al mare, di loro proprietà , con l’edificabilità della parte estrema della pineta al confine della provincia di Lucca, una striscia di bosco a ridosso di Torre del Lago. Siamo intorno agli anni 60 e l’Amministrazione Comunale (un bicolore PCI-PSI) ritiene che lo sviluppo del territorio debba avvenire in chiave turistico-alberghiera, come stava del resto avvenendo in gran parte del territorio nazionale, e dà il suo assenso a questa grande operazione.
 
Viene firmata così quella che prese il nome di Convenzione Comune-Salviati che prevedeva alcuni grandi insediamenti abitativi (tra cui il più disastroso quello della Bufalina, su un territorio di circa
220 ettari di pineta mediterranea), ma anche in altre zone si prevedevano abitazioni, centri commerciali, attrezzature turistiche ecc.
 
Si pensi solo che solo nella zona di Bocca di Serchio era prevista la realizzazione di 1500 vani abitativi!
L’Amministrazione, in cambio dell’uso pubblico della strada per l’accesso al mare, inserisce la Convenzione nel Piano Regolatore Generale. Sono gli anni in cui c’è anche un progressivo e rapido peggioramento della situazione ambientale: le acque del Serchio prima scorrono portando al mare branchi sempre più enormi di pesci morti, poi si scuriscono fino a diventare di color marrone scuro
cominciando ad emanare un insopportabile odore putrefattivo. In quegli anni si raggiunge, in Italia, il culmine in fatto di inquinamento ambientale. Il rapido sviluppo economico del paese nei primi anni ’60 è avvenuto purtroppo senza la contemporanea crescita di un’adeguata consapevolezza sulla necessità del rispetto dell’ambiente, ed anche senza le necessarie disposizioni legislative a tutela.


La prima legge della Repubblica riguardante la tutela dell’ambiente che impone regole severe sullo smaltimento dei rifiuti e considera reato l’inquinamento ambientale è la numero 615, emanata dal governo Moro il 13 luglio del 1966. L’Italia arrivava comunque in ritardo alla consapevolezza istituzionale che il territorio non è solo un bene da sfruttare ma anche da difendere. Il 1966 è anche l’anno in cui l’Arno colpisce al cuore Firenze spazzando via non solo secoli di storia ma anche i pregiudizi sui “capelloni” che accorsero a migliaia da ogni parte d’Italia e d’Europa per salvare quello che poteva essere salvato, in quel mare di fango che era la città. Grazzini scriverà sul Corriere “D’ora in avanti nessuno si permetta di insultarli. Sono stati gli angeli “gli angeli del fango”. Poche settimane prima a Torino e Trinità dei Monti erano stati arrestati solo perché portavano i capelli lunghi.


In questa Italia così diversa quelli sono gli anni in cui il profitto, il lavoro ed il benessere si legano strettamente, nella mente di  molti, ad un uso puramente fisico del territorio. Il progresso è rappresentato, anche per molti amministratori locali, dalla presenza di alberghi, di abitazioni civili, di locali di ritrovo, di strutture ricreative con il miraggio di quel turismo di massa, ancora agli albori, che avrebbe portato i posti di lavoro, il denaro ed il benessere fino a quel momento mancati.
 
Nel nostro Comune tutto questo poteva avvenire con un semplice baratto: l’utilizzo di un territorio considerato anche un po’ inutile, o per lo meno estraneo al paese essendo una proprietà privata e
quindi poco accessibile, senza preoccuparsi del consumo, se non della distruzione, di un ambiente naturale che avrebbe mal sopportato tutto questo senza perdere in parte o del tutto le sue caratteristiche, la sua unicità. Secondo alcuni era un modo per acquisire alla comunità una zona privata, difficilmente accessibile, un espediente per non far finire “il Comune alla Catena”.


Se possiamo capire lo spirito di chi pensava questo non possiamo non valutare, anche se è facile a posteriori, che un passo in questa direzione avrebbe comportato la perdita di un bene enorme, di cui solo adesso possiamo valutare appieno la portata.


Comunque l’operazione ha inizio e molti lotti di terreno vengono venduti.
E’ una zona di grande pregio: in un bosco di pini centenari e ad un passo da una grande spiaggia incontaminata, in un ambiente selvaggio e unico, non è difficile trovare sia compratori privati che grandi gruppi, che percepiscono da subito l’affare. Prendono inizio anche i lavori per l’asfaltatura della strada per il mare che verrà tracciata e realizzata al di fuori della pineta, su antiche strade poderali non asfaltate, volutamente non rispettando il vecchio tragitto che passava invece vicino alla villa padronale e correva in mezzo alla pineta.


A Migliarino, e in tutto il Comune, cominciano però a circolare voci di dissenso.
Molti cittadini cominciano ad avanzare dubbi sulla bontà dell’accordo, contestando questo tipo di sviluppo che considerano basato su un utilizzo del territorio che avrebbe portato benefici solo ai grandi gruppi, ai grandi costruttori, e che avrebbe portato ad una progressiva disgregazione dell’ambiente naturale con scarsi o nulli vantaggi per gli abitanti del paese e del comune.


C’è da dire che non era facile, in quei tempi, capire l’importanza della salvaguardia dell’ambiente ai fini del suo utilizzo futuro in maniera compatibile. Difficile cioè intuire che il profitto poteva derivare solo dalla capacità che si aveva di mantenere l’ambiente nella sua integrità.
Anche a livello politico c’è grande discussione e nello stesso PCI, partito monolitico per eccellenza, nascono accese discussioni sul diverso modo di interpretare il futuro dell’area.
Erano gli anni in cui si sentivano arrivare, anche in un piccolo paese di provincia come il nostro, gli echi delle prime battaglie ecologiste, dei primi movimenti che chiedevano un maggior rispetto della natura, dell’ambiente, delle prime timide leggi antinquinamento votate dal Parlamento.


Su questa crisi interna del partito di maggioranza si andò alle elezioni comunali del ‘64 che vide il successo, anche a Vecchiano, della coalizione governativa : DC-PSI-PRI. La Convenzione fu inserita nel PRG (Piano Regolatore Generale) ed inviata al Ministero dei Lavori Pubblici per l’approvazione. Competente per l’esame e l’approvazione era la VI° Commissione dei Lavori Pubblici presieduta dall’On Martusciello e di cui faceva parte anche l’On. Lagorio e l’On. Cederna (fratello di Camilla). Sindaco di Vecchiano era Gioiello Orsini, che partecipava spesso alle affollate assemblee che si tenevano al Teatro del Popolo di Migliarino sul problema, a quel tempo veramente pressante, della qualità delle acque del Serchio inquinate dal canale Ozzeri proveniente da Lucca e definito “una fogna a cielo aperto” . Queste acque puzzolenti ammorbavano l’aria estiva con odori sgradevoli ed erano imputate anche di portare forme infettive nella popolazione.


Il paese di Migliarino era quello che più acutamente pagava il prezzo del degrado poiché era quello che più era uso utilizzare il fiume per le proprie attività, sia lavorative che ricreative.
La Commissione, una volta insediata, dette inizio all’iter per l’approvazione del PRG e quindi della Convenzione ma ecco che dall’autocritica del PCI, dal vento nuovo dell’ambientalismo che muoveva i primi passi, ed anche dall’intelligenza e lungimiranza di alcuni cittadini, a Migliarino sorse un Comitato con lo scopo di opporsi all’approvazione della Convenzione.


Il Comitato Iniziativa Parco (C.I.P.)  tenne la sua prima riunione, quasi clandestina, in quella casa in golena, davanti alla Chiesa, futura sede del Club Z69 (vedi). Al Comitato aderirono uomini di partito e non, alcuni repubblicani di Vecchiano in disaccordo col partito, i primi ambientalisti, molti giovani entusiasti.
Era il 1969, nel 1970 sarebbero nate le Regioni, ma la competenza era ancora del Ministero dei Lavori Pubblici che avrebbe dovuto decidere in merito.
Presidente del C.I.P fu nominato Fausto Guccinelli, ambientalista convinto e persona qualificata per portare avanti le istanze e la strategia del Comitato. La prima forte iniziativa intrapresa fu quella di dare inizio ad una raccolta di firme per chiedere la bocciatura del P.R.G. e quindi dell’accordo siglato, salvando così la pineta dalla lottizzazione. In banchetti improvvisati nel cuore delle città vicine, Pisa, Lucca, Livorno e Viareggio, in mezzo ai passanti, talvolta con condizioni atmosferiche
pesanti (Bruno Baglini ricorda ancora, sorridendo ogni volta lo rammento, quella tramontanina chei fece compagnia per tutta la mattina in via Grande a Livorno), raccogliemmo in brevissimo tempo ben 12.000 firme e una grandissima soddisfazione.

Rimanemmo soprattutto colpiti dall’entusiasmo della gente che veniva a firmare, ci ringraziava, ci sollecitava, ci incoraggiava, voleva lasciare denaro, voleva in qualche modo “partecipare”. Pensavamo di portare al pubblico, alla gente, solo un nostro problema locale, una cosa che premeva magari solo a noi di Migliarino, al massimo agli abitanti del Comune, una cosa che dovevamo spiegare, rispondere a domande sul perché della raccolta, della mobilitazione, ed invece la gente …sapeva!  Era informata e sapeva dei progetti sull’area, aveva notizia della Convenzione e consapevolezza di quello che sarebbe successo, dello scempio che sarebbe avvenuto, se questa fosse stata firmata.


Questa consapevolezza fu una sorpresa per tutti noi e ci fece anche capire che la gente, ancora prima di noi che venivamo dalla provincia, aveva compreso l’importanza dell’ambiente e della sua tutela.


La battaglia per la bocciatura della Convenzione e per l’istituzione, nella totalità dell’area interessata, di un Parco Naturale andò avanti fino a tutto il 1970.
Nel 1970 ci furono nuove elezioni a Vecchiano ed il comune si spaccò esattamente nel mezzo: 10 seggi al PCI e 10 seggi all’opposizione. Nell’impossibilità di trovare un accordo fra le parti per la costituzione di una giunta fu nominato un Commissario Prefettizio con il compito di assicurare l’ordinaria amministrazione in attesa di nuove elezioni.
Intanto la VI° Commissione esaminava il Piano Regolatore che conteneva la Convenzione e prima o poi avrebbe dovuto prendere una decisione.


Le firme con la richiesta della Istituzione del Parco furono portate a Roma alla visione della Commissione e nel contempo furono organizzate anche manifestazioni in favore del suo accoglimento. Furono d’aiuto anche alcuni articoli apparsi sulla stampa, quasi tutti contro la lottizzazione e a favore della costituzione di un Parco Naturale, di cui uno piuttosto importante di Spadolini sul Corriere della Sera.


Pur con il Consiglio Comunale sciolto, e quindi privo di qualsiasi potere amministrativo o decisionale, la VI° Commissione chiese di poterne ascoltare l’opinione.
Questo avvenne in Provincia dove i singoli consiglieri, pur privi di un qualunque potere amministrativo, vennero sentiti separatamente come rappresentatati in ogni caso di una comunità, una prova di grande democrazia e di cui le Istituzioni possono andare fiere.


Nel 1971 il Piano Regolatore del Comune di Vecchiano, con la modifica definita Convenzione Comune-Salviati, fu bocciata.
Il Parco poi fu costituito nel 1979 e la strada di accesso alla Marina, dopo un contenzioso col Comune protrattosi per oltre venti anni, fu confermata di proprietà della famiglia Salviati.”

 

 
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18/11/2015 - 21:00

AUTORE:
roberto petri

caro pardini a me e a mi padre ni farebbe piacere vedersi scritto er su nome come companatico delle foto che regolarmente mandi in onda.
salutoni
pippo