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Dopo l'articolo incentrato sugli avvenimenti dell'inizio del 1800 e sugli adempimenti che Napoleone chiedeva al territorio della Comune di San Giuliano, in cui Vecchiano era stata inclusa da Pietro Leopoldo nel 1776, insieme con tutte le 31 Comunità della precedente Podesteria di Ripafratta, arriviamo ora alle vicende al tramonto dell'Impero napoleonico.Nel 1808 Vecchiano era stata separata, sempre dai francesi, dai Bagni di San Giuliano, dividendo le Comunità a destra e a sinistra del Serchio, ma la procedura fu molto ostacolata dall'amministrazione di San Giuliano. 

Ma il silenzio di un popolo …
A volte scrivere per .....
Stamattina per cause da stabilire c’è stato un incendio .....
. . . come tanti "noialtri autoctoni" a 4 (quattro) .....
Che bellezza il 2 giugno: 10. 000 auto a 10 euro/ cadauna .....
Di Mattia Feltrio
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di Roberto Sbragia - Capogruppo Vecchiano Civica
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Di U M (a cura di BB, red VdS)
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di Fabio Poli
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Di Umberto Mosso (a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Libri.
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di Bruno Pollacci
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di Bruno Pollacci
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Ar vernàolo, a questa lingua antìa,
io provo a fanni ‘na radiografia.
Per noi pisani, tanto pe’ chiarì,
è la parlata ‘he si parla ‘vi
inventata .....
A me, come a tanti altri hanno rubato il vaso portafiori in bronzo al cimitero di Pontasserchio, è troppo abbandonato. Anche i defunti meritano rispetto .....
Marina di Pisa
Volterra e il cibo

24/11/2015 - 23:18


In Italia si perde suolo agricolo con una velocità di sette metri quadri al secondo. Il 20 per cento della fascia costiera è irrimediabilmente perduto. Le produzioni agricole si standardizzano, perdiamo biodiversità e qualità. I costi dei prodotti della agricoltura industriale costringono i piccoli produttori e le produzioni tipiche ad abbandonare il lavoro, e con questo il nostro fragile territorio diventa friabile, frana, mentre aumentano alluvioni e disastri ambientali. I nostri corpi si nutrono sempre più con prodotti privi di valore sensoriale, vere e proprie schifezze, che ci fanno diventare obesi, si diffondono malattie del metabolismo e patologie alimentari di vario tipo. Troppe persone hanno perso persino la memoria del gusto, non sanno distinguere un olio d'oliva buono da una sbobba di laboratorio. Ci fermiamo qui, ma l'analisi dovrebbe estendersi e richiamare fatti e dati da far tremare i polsi. Certo, abbiamo avuto l'expo, con l'ambizioso titolo “Nutrire il pianeta”, segno comunque che a tutti i livelli cresce la consapevolezza della centralità di questo tema, non a caso nello stesso anno in cui Papa Francesco scrive l'enciclica Laudato sii. Ma il segno di quello che continua ad accadere non può che essere sconfortante. Avevo in mente queste riflessioni, mentre mi preparavo a intervenire al convegno organizzato da CIA e Associazione Mezza Luna a Volterra, per la seconda giornata della consapevolezza alimentare. Eppure, mano a mano che i relatori intervenivano, migliorava il mio umore e le nubi dei miei pensieri si diradavano. Incredibile e bello vedere e ascoltare persone che, in questa giungla dove si combattono guerre spietate, lavorano sui sogni. Sognatori che si sporcano le mani, vanno contro corrente con caparbietà, convinti di poter cambiare il mondo. Produttori di vino, produttori di olio, organizzatori di mercati contadini, educatori, operatori di mense di comunità e di scuola. Sono un uomo di Slow Food, e seguire quel convegno era come un piacevole convivio. Tutti sognatori, tutti consapevoli di aver a che fare con nemici potenti e contro i quali la battaglia sarà lunga e dura.
 
Un paio di giorni dopo si è svolto a Pisa, ad un incontro con la onorevole Susanna Cenni. Si discuteva della legge, da poco approvata, per la tutela della biodiversità. Una legge incredibilmente votata alla unanimità, dopo quattro anni di lavoro. Non ne parlerei, se non per notare come, in una epoca in ci pare che tutto vada in un verso di assoluta e succube acquiescenza nei confronti delle logiche imposte “dai mercati”, questo Paese e questa fase storica ci possono riservare delle sorprese. La legge per molti aspetti  va “controcorrente”, rispetto a processi che tendono a ridurre la biodiversità, a standardizzare i prodotti alimentari, sia nelle specie che nelle caratteristiche morfologiche. La legge è un risultato importante, pone dei capisaldi normativi e teorici che, per il futuro, gettano le basi per dare una sponda operativa, normativa e istituzionale a tutti quei sognatori che si erano dati appuntamento a  Volterra e ai tanti altri, tantissimi per fortuna, che in Italia e nel mondo si danno da fare per nutrire il pianeta, ma nutrirlo bene.

 

Fabiano Corsini

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