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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

Nelle discussioni dei candidati per l'europa non si .....
. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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“anche il ritardo nella giustizia è di per se ingiustizia”
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Editoriale di Christian Rocca (a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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di Stefano Ceccanti, costituizionalista (a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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IMMAGINA San Giuliano Terme
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REDAZIONE - de Il Foglio
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Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
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Il Pianto
di Renzo Antichi

12/2/2017 - 16:41

 Non capita spesso, ma qualche volta resto coinvolto da un evento, più o meno lontano dalla mia vita reale, che fa nascere al mio interno quella che generalmente si chiama commozione. Quella strana emozione che attanaglia, qui, alla gola, che toglie il respiro e genera lucciconi.
E se quel macigno che si origina in fondo alla laringe non si sposta velocemente, i lucciconi si tramutano in pianto.  
Ma cos’è il pianto? Perché si piange?
 
Si nasce piangendo, così inizia la nostra vita, così presentiamo il nostro biglietto da visita al mondo. Il pianto è il primo modo di comunicazione e lo utilizziamo per esternare i primi bisogni e poco dopo … i primi desideri.
Si piange perché non sapendo ancora parlare, quella è l’unica cosa che in quel momento sappiamo fare.
 
Però, contrariamente ad altri comportamenti neonatali che nel tempo perderemo definitivamente, il pianto ci accompagnerà per tutta la vita e anche quando sapremo utilizzare un linguaggio verbale, pure il più forbito, per esprimere alcune nostre emozioni torneremo a quella prima manifestazione che aveva caratterizzato il momento della nostra nascita, priva di parole ma ugualmente espressiva.
Nel frattempo, tuttavia, saremo stati capaci di elaborare e organizzare anche questa nostra prima espressione, ingegnerizzandola e ripartendola in varie categorie.
 
Avremo così il pianto determinato dal dolore fisico, o quello indotto da fattori esterni come quando si sbuccia una cipolla. Il pianto bieco, simulato per raggiungere un obiettivo, o quello professionale delle “Piangenti” utilizzato nei rituali funerari di certe culture. Oppure il pianto a scopo commerciale che troviamo negli spot pubblicitari.
Questi tipi di pianto sono forme di reazioni a stimoli, oppure stili codificati, parti recitate che mai raggiungono la nobiltà di un pianto emozionale che invece nasce da un bisogno interno tendente ad eliminare un accumulo di stress.
 
A volte, e senza ragione, si ha imbarazzo o vergogna di mostrare così apertamente le nostre debolezze e i nostri turbamenti profondi, forse perché spesso il pianto viene considerato come precarietà o instabilità e non come manifestazione di una sensibilità, per cui coloro che sono assaliti da un pianto emotivo rischiano di non essere presi sul serio, anzi corrono il pericolo dell’intolleranza, non della comprensione.
 
Non dobbiamo aver timore del nostro pianto emozionale, in quel momento siamo autentici, siamo noi stessi, non assumiamo atteggiamenti di circostanza o facce per l’occasione. Cosa c’è di più genuino e più bello nel liberare quelle tensioni che abbiamo ammassato nella mente o nel cuore e che attraverso le lacrime diventano per tutti leggibili. Col pianto mettiamo a nudo la nostra anima quando si spoglia dell’angoscia nella quale si trova immersa.
 
Diffido di colui che ostentando apparente durezza dice di non piangere mai. È un eroe arido, attaccato alla propria immagine ed alle sue manifestazioni esteriori, prigioniero di un comportamento ostinatamente autoimposto. Uno così può essere capace di far piangere gli altri.
 
Ben vengano quelle lacrime sincere che si manifestano attraverso gli occhi ma che derivano dai nostri angoli più remoti, spesso sconosciuti anche a noi stessi. A volte quei lucciconi sono più comunicativi di mille parole.
 
Fra gli adulti sembra che gli uomini piangano meno delle donne, perché? È forse un problema biologico dovuto ad alcuni ormoni, così come sostengono alcuni studiosi, oppure perché nell’età infantile ci hanno detto che per un maschio piangere “è da femminucce”. È solo un problema culturale? Ma gli eroi del passato piangevano, piangeva Achille, Orlando, Lee e molti altri.
Perfino Gesù piangeva.
Oggi in TV vediamo intere trasmissioni congegnate sull’effetto del pianto e l’evento fa audience. E allora? Perché non farlo per le nostre emozioni. Il nostro self-control deve essere basato sull’equilibrio interiore non orientato all’autolesionismo.
 
Il pianto può accompagnarci nei vari episodi della vita fino al momento dell’ultimo respiro, quando l’inizio del nostro silenzio sarà più esplicito di ogni discorso, allora forse non piangeremo e vorremmo tanto che le parole di Paulo Coelho potessero rappresentarci:
“Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange”.
Già, non è da tutti.
 
 
 

 

 
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Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
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Minimo 5 - Massimo 10000 caratteri

13/2/2017 - 1:25

AUTORE:
gio'

Ancora un pregevole contributo, ed una disamina sensibile e fuori dai consueti schemi, logori luoghi comuni, fruste ipocrisie, consunte e artefatte categorie del pensiero....

Prima o poi , in molti ci riescono, maturando e avendo il coraggio di aprire la propria anima, all'esame più o meno impietoso del prossimo.

Vincendo pudori e timori naturali, nell'esposizione di intimità rivelatrici e con esse il vero volto, privo di maschere sociali e convenzioni di convenienza ed ipocrisia, dettate anche da bon ton e galateo della convivenza civile, od opportunità' e carità cristiaNA.

Ottuse e vacue norme comportamentali costringono a dissimulare pubbliche ostentazioni di manifesta vicinanza e coinvolgimento nelle vicende e traversie del prossimo.

ferreo conformismo, costringendo ad esternare una forza caratteriale consapevole e uno stoicismo, prodotto di virtù' e sobrietà di educazione e compostezza virile, vigore e durezza sentimentale temprata da un animo risoluto ed esercizio di determinazione e volonta' inesistenti realmente.

Oppure, utile mimetismo, consiglia a mascherare insensibilità e aridezze dell'animo , indifferenza e mancanza di compenetrazione solidale, seppellendone il disgusto con fiero piglio virile, quale comodo paravento.

IO HO RISCOPERTO IN ANNI RECENTI, IL GUSTO E IL SENSO LIBERATORIO, LA TRASGRESSIONE E IL SOLLIEVO DI PIANGERE QUANDO OCCORRE, E NON TRATTENGO i moti naturali, gli impulsi e le spontanee adesioni, anche perché non riesco più a costringermi ad evitarne gli effetti, ma soprattutto non desidero più farlo, avendo raggiunto un'età, alla quale trovo più' disdicevole la menzogna e il calcolo opportunistico e conformista e adeguato il coraggio di essere me stesso.....