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La storia degli Usi Civici è lontana nel tempo, quando chi non era nobile o faceva parte della grande famiglia ecclesiastica doveva lottare ogni giorno per sopravvivere alla povertà. Poter sfruttare una parte della altrui proprietà per piccole attività come quella di caccia, di raccogliere legna o erba rappresentava un diritto importante per quelle comunità che è arrivato, con alterne vicende, fino ai giorni nostri. I tempi sono cambiati e anche le problematiche.
Una piccola storia può essere utile per capire.

. . . . . . . . . . . . Baldinacca,
Brasiliano .....
. . . . . . . . . . . per voi e anco per quell'artri. .....
Mancano varie tipologie di sangue. . . https:/ / .....
. . . . . . . . . . . . . . . . . solo cinque azzurri .....
Vecchiano è Volontariato
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CHI NON RIDE MAI NON è UNA PERSONA SERIA

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CREDO NEGLI ESSERI UMANI

Fratelli d'Italia - An Pisa
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di Renzo Moschini
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SAN GIULIANO TERME
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Vecchiano, 18 giugno
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S'inarca la notte
remota sopra i nostri pensieri
di stelle cosparsi.
Fuliggine d'astri e millenni ;si posa
sul dorso di lucciole ignare
che vagano .....
caro baffuto baffino ricorda che la fantasia se sfocia in diffamazione e calunnia quello e reato e non pregare la Santa Vergine a Roma davanti alla porta .....
Cascina, 8 marzo
LIBERE DONNE

5/3/2017 - 11:19


 
 
tratto da “ LE LIBERE DONNE DI MAGLIANO ”
 
di  MARIO TOBINO
 
uno spettacolo di ANDREA BUSCEMI
 
con LIVIA CASTELLANA
 
musiche originali NICCOLO’ BUSCEMI
 
aiuto regia Martina Benedetti 

 
L’urgenza di riproporre a teatro le pagine di Mario Tobino ci pare assai significativa, in un periodo storico dove la Parola poetica è così quotidianamente perentoriamente mortificata dal linguaggio televisivo. L’imbarbarimento dei comportamenti e la volgarizzazione degli intenti di questa nostra ambigua e miseranda epoca da basso impero fa a pugni con gli alti ideali che mossero dapprima il suo approccio scientifico (intriso di così grande spessore umano), poi l’intero suo percorso letterario: dove la Poesia permea direi interamente ogni sua pagina.

Ne Le libere Donne di Magliano Tobino è maestro nel tradurre i fremiti della sofferenza fisica e psicologica, e il suo messaggio si imprime nel ricordo, turbando il sonno a distanza di anni.

Forse l’arte è simpliciter questo: sapienza nella descrizione del dolore. Tobino si spinge in avanguardia ancora più in là, quasi scommettendo nientemeno che sulla cognizione del medesimo.

Non è semplice, il tema è anzi il più arduo. E drammatico, perché in Tobino l’arte non imita la vita, ma è la vita stessa: per dirla con Artaud, guarda caso qui un emblema perfetto, esatta quintessenza di Teatro e Follia. 

Le sue pagine sono di una bellezza pittorica e accumulano al contempo una massa enorme di materiale formale, atmosferico, umorale.

Gioco di contrasto e contrappunto, per dare voce ai più umili.

Già di per sé una drammaturgia perfetta: non restava che prenderci il lusso di  dargli pienamente voce su un palcoscenico.  

ANDREA BUSCEMI                                                                                                                                        

 
Nel libro Le libere donne di Magliano, Tobino ha tracciato i ritratti delle donne ricoverate nel manicomio di Maggiano (nei suoi scritti appena velato nell'identità da quel nome, Magliano, che lo trasporta dall'esperienza della realtà alla lente della letteratura), con quel rispetto e quell'umanità che i medici migliori sanno riservare ai loro pazienti. Sguardo esterno eppure partecipe, consapevole del passato e del presente delle donne sotto la sua cura, che non giudica né condanna ma sempre cerca quella strada verso l'anima che, seppure nascosta tra i meandri della follia, è presente in ogni persona.

 
Lo sguardo di Tobino è chiaro e mai morboso, e lo spettacolo di Andrea Buscemi sa rendere con eguale misura eppure intensissima partecipazione emotiva le sue parole sulla scena, attraverso il corpo e la voce di Livia Castellana. Lei, unica protagonista dalle molte identità, racconta le donne descritte da Tobino prendendo su di sé i loro caratteri, i loro impulsi, le loro storie, le ragioni della loro pazzia. Una voce narrante che diventa io narrato, terza e prima persona insieme, come fosse la malattia stessa a raccontarsi attraverso le donne che ha preso con sé.

 
Le ricoverate più tranquille, le agitate, le semi-agitate, quelle in crisi violenta e chiuse nelle celle dell'alga, le suore silenziose e miti che ogni giorno prestano il loro servizio accanto alla pazzia, le giovani e le vecchie: tutte sono accolte nello sguardo di Tobino e riportate a vita concreta da questo spettacolo.

 
Le donne di Magliano assorbono chi le guarda nell'universo della malattia mentale, che ricorda ai sani quanto altro ci sia nell'uomo oltre il piccolo cabotaggio dei fatti quotidiani. Una realtà che attraverso Tobino non scandalizza, non atterrisce, ma anzi, pone ai sani la sfida di ampliare e approfondire i criteri di comprensione dell'umano, di allargare gli orizzonti in un abbraccio più ampio di fronte alla natura dell'uomo: "Ogni creatura umana ha la sua legge; se non la sappiamo distinguere chiniamo il capo invece di alzarlo nella superbia; è stolto crederci superiori perché una persona si muove percossa da leggi a noi ignote".

 
Sulle musiche originali di Niccolò Buscemi, lo spettatore inizia un viaggio che parte dalle comode poltrone e si addentra sempre di più nei meandri delle paure e delle sofferenze che le donne interpretate da Livia Castellana esprimono. A volte con la voce, a volte con i gesti, ma sempre con una grandissima spinta emotiva, un tumulto soffocato di lacrime, sogni, desideri d’amore. 
 

 
Tobino, Mario.  (Viareggio 1910 - Agrigento 1991).                                                                  
 
Medico, fu a lungo primario dell'ospedale psichiatrico di Maggiano, presso Lucca. Esordì come poeta, ma diede le sue prove migliori nella narrativa, con romanzi (Il figlio del farmacista, 1942; Bandiera nera, 1950; Il deserto della Libia, 1951; La brace dei Biassoli, 1956; Il clandestino, 1962; Sulla spiaggia e di là dal molo, 1966; Il perduto amore, 1979; Tre amici, 1988) e racconti (La gelosia del marinaio, 1942; La bella degli specchi, 1979; Zita dei fiori, 1986) nei quali a una densa sensualità e a un intenso amore per la vita si accompagna l'assiduo pensiero della morte e del male, e un crudo realismo convive con un lirismo estroso, a volte baroccheggiante. Legate in vario modo al suo lavoro nell'ospedale psichiatrico sono alcune tra le opere più notevoli di T.: Le libere donne di Magliano (1953); Per le antiche scale (1972); Gli ultimi giorni di Magliano (1982); Il manicomio di Pechino (1990).

 
 

    
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