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…….e l’Europa di vi’, e l l’Europa di là…. L’Europa ci tarpa le ali, ci toglie l’ossigeno per respirare, castra ogni iniziativa, ci impedisce di vivere liberamente, ci impone regole assurde, detta il calibro dei cetrioli e il raggio di curvatura delle zucchine, non ci permette di spendere i nostri soldi, ci detta regole di bilancio stringenti, cura solo gli interessi delle banche......

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. . . . . . . . . . . . . . . hai voglia dindà . .....
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Pappiana, 5 febbraio
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da nord a sud così lontani, ma nella lunga strada si prendono le mani, tra le vie torte a volte dritte si incontrano persone.
Persone bianche, gialle, .....
Buongiorno,

stamani 3 Aprile verso le 8. 30 ho smarrito sul Viale dei Pini una custodia nera contenente un paio di occhiali da vista. Se qualcuno .....
Milano Italia
Pil da record e polo della ricerca: così rinasce Milano

10/4/2017 - 9:46


      Pil da record e polo della ricerca: così rinasce Milano

«Ci eravamo chiusi in casa, avevamo chiuso in casa i muscoli e la mente», dice Paolo Pillitteri. E ora: guardatevi intorno, com’è lontano il Novecento, quell’ultimo decennio del secolo e della grande vergogna di Milano, la città dove le luce s’era spenta e si viveva nella penombra della depressione e del senso di colpa.
L’ultimo libro di Pillitteri si chiama «Tutto poteva accadere», la biografia della city of lights degli Anni Ottanta, di cui lui era il sindaco socialista, rutilante di bellezza e di ricchezza e delle mille cose da fare di giorno e di notte, al lavoro e dopo, così piena della sua meraviglia da ignorare la malattia: il senso d’onnipotenza, una misura troppo disinvolta di sé, la corruzione elevata a codice. «Eravamo la capitale morale, diventammo la capitale delle tangenti», dice Pillitteri.

Non si muoveva più pietra né si investiva un soldo, con tutti quegli occhi addosso, risentiti e accusatori. «E’ stata una botta, una botta tremenda», dice Sergio Dompé, fondatore della Dompé Biotec, che nel silenzio prende il largo proprio in quei cupi Novanta, farmaceutica e biotecnologie, e oggi è piantata nell’ombelico del mondo con partnership ovunque, specialmente negli Stati Uniti. «In quel decennio abbiamo perso capitali enormi», dice. «Soltanto nel mio settore, penso alla Carlo Erba che era della Montedison, di Raul Gardini, indagato e morto suicida nel ’93». La Carlo Erba passò prima a Kabi Pharmacia, poi a Johnson&.ohnson. Ma non si può indugiare più di tanto. La depressione è andata via, e il malato non parla volentieri della malattia da cui è guarito. «Fu una botta, ma abbiamo smesso presto di piangerci addosso. Se continui a raccontartela poi la fai peggio di quello che è», dice Dompé. «Già alla fine del decennio Milano aveva ripreso a fare quello che sa fare. Cioè fare», dice Pillitteri.
Vichi Festa, saggista, romanziere, vecchio comunista, poi condirettore del Foglio di Giuliano Ferrara, conosce Milano come sé. Ha sempre preferito l’analisi alla suggestione: «C’è stato un elemento psicologico e un elemento politico e hanno pesato allo stesso modo. Mani pulite, sotto l’aspetto politico, ha rappresentato due sciagure. Prima, lo scardinamento della classe dirigente, soprattutto quella socialista che, oltre tante manchevolezze, era il punto di contatto fra popolo ed élite, e fra amministrazione, imprenditoria e cultura. Seconda, lo spostamento della finanza a Brescia, essenzialmente, dell’edilizia a Torino, della politica a Roma. Ecco le ragioni dello sbandamento. Ma non è durato a lungo». Nel venticinquennale di Mani pulite, e nella distrazione degli affezionati alla rievocazione del male, Milano produce il 10 per cento del Pil nazionale, il Pil pro capite è di 45 mila euro, quasi il doppio della media nazionale (24 mila euro), ospita circa tremila multinazionali, un terzo di tutte quelle presenti in Italia, che impiegano quasi 300 mila dipendenti, la disoccupazione giovanile è al 22 per cento contro la media nazionale del 35, le transazioni immobiliari crescono del 20 per cento ogni anno, dal 2010 al 2015 sono arrivati 7,3 milioni di turisti, con una crescita superiore a quella di Parigi e Londra, e nelle grandi città europee inferiore solamente a quella di Berlino. Le cifre non tengono conto di Expo, che nel breve può essere giudicata come si vuole, ma nel lungo è quello che in economia si definisce un volano: le stime indicano un ulteriore aumento di turisti del 10 per cento nel 2016.

Numeri spettacolari e riassumibili in uno: Milano è la quarta economia europea per crescita. Il tutto prodigiosamente immerso nella nebbia del Paese.
Alla fine degli Anni Novanta e all’inizio del decennio successivo, spiega Festa, il sindaco Gabriele Albertini rimette giù le basi della struttura sociale. «Riparte in asse con la Confindustria di Antonio D’Amato per riconnettere l’amministrazione alle imprese. L’uomo centrale è Stefano Parisi, prima city manager di Albertini, poi direttore generale di Confindustria. In un anno nasce Milano city, il trasferimento della Fiera a Rho-Pero. In Regione, Roberto Formigoni crea un sistema integrato pubblico privato aiutando a far emergere eccellenze della ricerca privata come la Maugeri e il San Raffaele e intanto prepara un progetto d’integrazione del pubblico più avanzato (Niguarda, Besta, Isituto Tumori e Sacco) che deve ancora tradursi in pratica, ma indica una via nuova». E di tutto questo sui giornali rimangono soltanto le cronache giudiziarie, tangenti e ruberie, ma da lì si arriva sino a Human Technopole, centro dedicato alla medicina predittiva che sorgerà all’interno dell’area Expo, e alla Città della Salute a Sesto San Giovanni, nell’area della Falck, per cui Milano diventa il più importante centro di ricerca d’Italia e fra i principali d’Europa, in attesa di spuntarla nell’affare dell’Agenzia europea del farmaco. La scorsa settimana, il governatore Roberto Maroni e il sindaco Beppe Sala sono andati a Londra, che smantella le istituzioni comunitarie dopo la Brexit, per offrire la nuova sede. Se l’agenzia sceglierà l’Italia, e le speranze sono solide, Milano sarà la capitale europea della ricerca farmaceutica, con altre assunzioni, altri 140 mila visitatori l’anno. «Quando ho visto Maroni e Sala a Londra, in teoria così diversi, ho detto: fantastico», dice Dompé.
E adesso ci arriviamo, ma prima bisogna dare la parola a Fedele Confalonieri, gran milanese, per recuperare qualche coordinata: «Mani pulite è stata pesante, ma non poteva essere un’inchiesta giudiziaria, per quando devastante, a cambiare il carattere di Milano. Ripenso sempre al mio amico Gioann Brera che mi raccontava di Ariberto da Intimiano, il vescovo che nel 1018 promulgò un editto che più o meno diceva così: chi sa lavorare venga a Milano, e chi viene a Milano è un uomo libero. Ripenso alla Milano del socialismo riformista di Filippo Turati, all’attenzione alle istanze sociali del cardinale Andrea Carlo Ferrari. I miei nonni erano uno prestinaio e uno elettricista, sono nato all’Isola, dove è nato anche Silvio Berlusconi, e adesso l’Isola è il posto dei grattacieli. Milano è viva, è laboriosa, si rinnova sempre. Trent’anni fa era la Milano del terziario, dell’editoria, della tv, della moda nascente, adesso ancora moda, e poi il lusso, sanità, nuove tecnologie. Davvero qualcuno può essere stupito?». E torniamo a Dompé, che ci spiega la novità nel modo di fare impresa: «Dalla logica della quantità si è passati alla logica della connessione. Milano è la città delle start up che stanno costruendo un sistema (nel 2013 c’erano 217 start up innovative, nel 2016 erano circa ottocento, ndr).

Oggi, quando si avvia un’azienda, ci si chiede come entrare nel network, in una logica per cui uno più uno non fa due ma tre. Come se ogni nuova azienda innestasse su una pianta un ramo che produce gemme diverse. Per questo, quando ho visto Maroni e Sala insieme a Londra, ero entusiasta: è la connessione, è fare sistema, significa portare Milano nel mondo».
Poi le difficoltà non mancano. Il grande imbarazzo di Milano è di non accontentarsi di essere una città italiana evoluta e di non essere ancora come Londra o Hong Kong. «In un chilometro quadrato ci sono le prime tre banche del paese, Unicredit, Intesa e Banco Bpm dopo la fusione d’inizio anno. Ci sarà Unipol, la prima compagnia di assicurazione d’Italia, con la seconda e la terza, Generali e Allianz, che hanno appena ultimato i loro grattacieli. Ci sono le principali banche d’affari del mondo, Ubs, Deutsche bank, Goldman Sachs, Rotschild, Jp Morgan. Eppure nella finanza non siamo ancora abbastanza competitivi», dice Gabor David Friedenthal, managing director per l’Italia di Zeb consulting, società europea di consulenza specializzata in financial services. La svolta, dice Friedenthal, sarebbe l’arrivo (sempre da Londra, sempre Brexit) di Euroclearing, il mercato dei derivati in euro: «Milano compete con Parigi e Francoforte, siamo sfavoriti, ma le nostre possibilità si basano sul fatto che Lch Clearnet, la società che gestisce Euroclearing, appartiene alla Borsa londinese il cui gruppo controlla quella italiana, e non a quella di Francoforte. E Parigi fa paura per i ripetuti attacchi terroristici». Euroclearing porterebbe un Pil aggiuntivo di 30 miliardi l’anno e diecimila posti di lavoro specializzati, un’enormità.
 
Finanza, derivati, banche d’affari, multinazionali: tutte parole che sono il lupo cattivo della mitologia moderna, ma intanto Milano è volata da un’altra parte, in un’altra dimensione, fa denari, è dentro il suo tempo, in Europa, in Asia coi cinesi che si prendono le squadre di calcio. Maroni, dopo Londra, è andato nella Silicon Valley per chiudere accordi con Ibm sul centro Watson Health che monitorerà l’intera sanità lombarda e con Airbnb per un nuovo impulso al turismo.

E poi naturalmente si dirà, e si deve dire, che non tutta Milano ha le macchinette contasoldi, come in centro città, dove i cinesi vengono a comprare in contanti borse da seimila euro. Che ci sono le Case Bianche, Gratosoglio, Quarto Oggiaro, le periferie povere. «Luoghi periferici che non sono all’altezza di Milano», dice Pillitteri. C’erano anche ai suoi tempi. «Ogni grande città ha periferie degradate, ma non è un buon motivo per non lavorarci sopra». Aiuta che Milano abbia cinque linee della metropolitana, sei con il passante ferroviario, che Sala abbia tenuto la prima seduta della sua giunta al Giambellino, che il museo/fondazione Prada abbia sede in largo Isarco, periferia Sud della città, diventata subito una delle aree più ambite, che a Nord la Bicocca era una zona industriale poi abbandonata e intristita, e da anni trasformata nel grande polo universitario lombardo. Ancora non basta: niente basta mai. I prezzi di Milano sono molto alti. Qualcuno, non pochissimi, si accontenta di girare col naso all’insù, a godere della rifioritura di una città internazionale. Conta molto che i milanesi siano tornati orgogliosi. Conta moltissimo che stavolta Milano non si tirerà dietro l’Italia («perché questo è un mondo in connessione, Milano si tirerà dietro solo chi parlerà questa lingua», dice Dompé). Conta, più di tutto, che Milano ha ritrovato la sua élite, dove l’élite è il sindaco, il banchiere, il medico, e sei hai bisogno di pane élite è il fornaio, e il calzolaio se devi risuolare la scarpe.

Da lavorare c’è. «La politica conta, ma conta soprattutto la società, quando sa muoversi tutta insieme», conclude Pillitteri dalla sua Milano, dove tutto poteva accadere, e tutto accade.

Fonte: La Stampa-© Lettera 43
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12/4/2017 - 23:21

AUTORE:
la jena pasquale

... non so dove trovi i suoi dati ma sarebbe il caso di darli giusti . Secondo Wikipedia il reddito pro-capite in Italia è di circa 35.000 dollari , 31° posto nel mondo , dopo Malta ma prima della Spagna.
Secondo i dati della Camera di Commercio di Milano il reddito procapite in città è di circa 29.000 euro , scende a circa 22.000 nell' interland . Il dato del turismo è tosto , ma se lo dividi per i 6 anni superi di poco il milione annuo , Pisa nel suo piccolo, secondo il direttore di Confcommercio , Pieragnoli , che cita i dati della banca d'Italia ,è arrivata nel 2016 a più di 600.000 turisti , nel 2015 erano stati poco più di 450.000 . Come vede non occorre incensare Milano solo ora , perchè c'è un sindaco del suo partito . Sindaco che , poverino , si era dimenticato di dichiarare che possedeva una villa in Liguria ( Zoagli )e una in Svizzera ( S. Moritz ).Mafia capitale insinuata in tutti i partiti ? Strano , Buzzi mi pareva molto vicino al suo partito , tanto è vero che è ancora commissariato...
E lasci stare la S. Pasqua , non le si addice .
Auguri anche a lei , e sappia , ma già lo sa , che a pancia piena si vede tutto più rosa...

12/4/2017 - 9:02

AUTORE:
XXXL

Milano produce il 10 per cento del Pil nazionale, il Pil pro capite è di 45 mila euro, quasi il doppio della media nazionale (24 mila euro), ospita circa tremila multinazionali, un terzo di tutte quelle presenti in Italia, che impiegano quasi 300 mila dipendenti, la disoccupazione giovanile è al 22 per cento contro la media nazionale del 35, le transazioni immobiliari crescono del 20 per cento ogni anno, dal 2010 al 2015 sono arrivati 7,3 milioni di turisti, con una crescita superiore a quella di Parigi e Londra, e nelle grandi città europee inferiore solamente a quella di Berlino.

Poi te credi che Expo sia finita li?

Le cifre non tengono conto di Expo, che nel breve può essere giudicata come si vuole, ma nel lungo è quello che in economia si definisce un volano: le stime indicano un ulteriore aumento di turisti del 10 per cento nel 2016.

Certo con la cura Alemanno-Marino- Raggi, la nostra povera capitale con mafia capitale che si era insinuata in tutti i partiti non può vantare un traino per la ripresa della Nostra bella Italia, ma si sa le iene preferiscono nutrirsi di cadaveri putrefatti anche per la Santa Pasqua.

Auguri di resurrezione&rinnovamento come a Milan...

11/4/2017 - 22:35

AUTORE:
la jena

...ma di quali pregiudizi parli ?
Questi sono dati reali , bisogna far finta di nulla solo perchè Milano è il centro degli affari ?
Tanti di quegli affari , che pure le varie mafie italiche ci si sono spostate .
Nostalgia della Milano da bere ?
La jena no !
Se non riesci a capire la differenza tra l'interesse di tutti e le convenienze dei soliti noti , beh , fatti un Ramazzotti...

11/4/2017 - 9:14

AUTORE:
XXXL

In Vadiserchio, terra di Jene varie ancora non si son presentati dei cinesi con 6.000 euro spiccioli per comprare una borsa e neppure si vedono ottocento start up innovative, ma non mettiamo limiti alla provvidenza, può darsi che in seguito le principali banche d’affari del mondo, Ubs, Deutsche bank, Goldman Sachs, Rotschild, Jp Morgan si trovino un gocciolino male a Milano e vengono in Valdiserchio; posto c'è...li a Nodica sottomonte nella ex cava di caata, è tanto tempo che quel luogo aspetta una sistemazione.
...ein buffi ccunigliuli, maanche chi li alleva però....
bona

11/4/2017 - 1:18

AUTORE:
La jena

Chissà come saranno contenti i Milanesi ,l' Expo è costata più di 2 miliardi di euro , ha avuto ricavi per 500 milioni ( euro ) , la società di gestione ha chiuso il bilancio con -32 milioni (euro ), però " è stato un successo " .Pensa se fosse stato un flop...
E Sala , autore di tutto questo , lo hanno fatto pure sindaco .
Povera Milano , che hai avuto pure la sfortuna di avere Pillitteri sindaco...

10/4/2017 - 12:04

AUTORE:
Lettore

....e bene ha fatto Matteo Renzi a indicare Giuseppe Sala come primo cittadino e...rammentare che con lui ed Ministro Martina oltre "salvare" l'Expo, hanno salvato la dignità di un grande popolo di lavoratori.
La strada è quella: mai fermarsi al primo scoglio (come fece Vespucci) ma credere profondamente alla volontà del popolo Italiano che non si genuflette al comico di Genova che promuove mezzecartucce come si è visto a Roma capitale d'Italia.
Ed anche certi "magistrati/sceriffi" che "rinchiusero" Filippo Penati in Lombardia, Vasco Errani in Emilia. Cioni in Toscana, per poi nemmeno scusarsi per aver rovinato un tratto della loro vita.
nb, ci provarono anche con il Sindaco Sala, ma dopo una settimana ritornò da se e senza forzature drammatiche a fare il suo lavoro di primo cittadino della prima (ormai) Città Italiana.