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Guardando un poco indietro, magari non tanto poco, le differenze fra le varie generazioni sono a volte molto grandi e spesso testimoniate da piccole cose, frammenti di memoria che ci riportano indietro, quando la vita di ogni giorno era veramente diversa. Ho fatto il mio primo bagno in una vasca che ero ormai un ragazzetto, prima usavo la tinozza, quella ellittica, di stagno grigio-verdarstro presente in tutte le famiglie...

Il Ns Riccardo gode quando può esprimersi alla sua .....
La differenza è che se continua questo trend fra non .....
ci sono, e bisogna essere orbi per non vederle.
Pisa .....
. . . il "nostro" Maini sta diventando bersaniano? .....
Campo Progressista
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Nodica
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di Giuseppe Turani
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di Valentina Mercanti
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di Claudio Cerasa
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Uno sguardo dal Serchio
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Uno sguardo dal Serchio
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Pisaciclabilenotizie
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Uno sguardo dal Serchio
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Tirrenia, 25 giugno
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Chi Vuol Essre Lieto Sia
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Caprona, 25 giugno
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ARCI La Staffetta
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Venerdi 23 Giugno
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lame di luce scardinano la serratura dello sguardo
violentando inedia e pigro squallore

Sospese fragranze di ragia e umori di bosco, colanti da scorze .....
Vocalist e Dj insieme sono in grado di proporre uno spettacolo di suoni cocktail's house, commerciali hit pop dance radio, atmosfere italiane anni 80s/ .....
Libri
Le emozioni letterarie di Lily

12/6/2017 - 22:13

Alla sera o meglio a tarda notte, sulla televisione di stato vengono mandati in onda programmi bellissimi. Con la scusa che la maggior parte della gente non li guarderebbe (audience  sono relegati a tarda ora. Il fatto è che spesso bisognerebbe fare scelte coraggiose, insistere nel proporre qualcosa che “allarghi“ la mente. Come negli anni 60 e 70 quando al sabato c’erano gli sceneggiati e le persone leggevano senza saperlo.  Si istruivano. Molti grandi autori passavano da lì. Grandi e più modesti: Dostoevskij,  Pratolini, Alba De Cespedes, Fenoglio, Salgari, Cronin e moltissimi altri. C’era una voglia di riscatto intellettuale, molti di noi erano i primi della famiglia ad aver studiato ad essere andati all’università. L‘altra sera ho visto un reportage su Francois Truffaut, un grande regista francese. Parlava della sua vita, da ragazzo ribelle a “maitre  à penser“ del cinema europeo. Ed ho pensato ad una rassegna dei suoi film fatta tanto tempo fa all‘Arsenale, che allora si trovava solo in Vicolo Scaramucci.

Ci andavamo “a sorpresa” portati da Monsieur Dubierre, che voleva che imparassimo il francese dai suoi film. Erano vane speranze. In compenso abbiamo incominciato ad amare “quel cinema francese”. Tavernier, Rohmer, rigorosamente con l’accento sull‘ultima e. Andavamo anche al Nuovo, dove ci sentivamo a “casa”. Lo scherzo più usuale era chiedere alla cassiera come era il film che volevamo vedere. Lei la maggior parte delle volte diceva “Mah!”. Il commento veniva riportato puntualmente a Francesco che faceva il programma. Il divertimento consisteva nel fatto che lui puntualmente si indispettiva e diceva “Nessuno le dice di dare un giudizio sui film, che si mangi le seme e stia zitta“.

Il Cinema era cultura, esperienza, impegno. Piacere. Faceva parte della nostra formazione. Alcuni film di Loach sono stati determinanti nel mio stare da una parte del mondo. Il cinema era un po’ come “Il giovane Holden“ romanzo di formazione giovanile. Si andava a vedere un film , in un cinema, anche se si era da soli, durante le pause dallo studio. Era stupendo condividere emozioni, ognuno al suo posto.

Le temps retrouvè.

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