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E’ fuori di dubbio che noi tutti abbiamo una sorprendente capacità di giudicare gli altri. Lo sappiamo fare benissimo e ci viene con grande naturalezza, in maniera immediata e spontanea. Non sempre però i nostri giudizi risultano esatti, anzi spesso ci sbagliamo, per fretta o superficialità, ma mai sbagliamo tanto spesso come quando siamo condizionati da sentimenti forti. Sentimenti di natura sociale.....

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Le Parole di Ieri
Da Sbatacchiata a Scarbatra

9/7/2017 - 12:41

SBATACCHIATA
Lett : SBATACCHIATA. [Atto dello sbatacchiare (sbattere forte)]
La sbatacchiata in dialetto era una caduta rovinosa.
T’ho fatto una sbatacchiatata!”: ho fatto una caduta rovinosa!
Sbatacchiare era anche usato col significato di battere al gioco, sconfiggere:
ho sbatacchiato tutti!” : ho vinto contro tutti!
Non ci stancheremo mai di evidenziare la superiorità fonetica del dialetto rispetto alla più asettica e talvolta piatta lingua nazionale.
 
SBATTEZZASSI
Lett: SBATTEZZARE. [Cambiar nome. Costringere a lasciare la religione cristiana].
Anche: [disperarsi] ed è da questo che probabilmente origina il significato dialettale del riflessivo sbattezzassi che indica il non riuscire a capire. Esprime la difficoltà (e quindi la disperazione) a capire un atteggiamento inspiegabile, un comportamento non adeguato.
Io mi sbattezzerei per capì com’ ha fatto!
Usato anche in occasione della momentanea scomparsa di un oggetto, riposto ma non trovato.
 
SBELO
Lett: nc.
Scoppio, specialmente di recipiente pieno d’aria, ma non solo.
Usato spesso con accrescitivi: “un bello sbelo”, “un popò di sbelo”.
E’ termine francamente in disuso: in passato era usato comunemente al posto di scoppio, che rappresentava invece un termine piuttosto raro, quasi assente, nel parlare di tutti i giorni.
 
SCAARNIDIO
Lett:nc.
Lo scaarnidio o scaarnighio era l’uccellino ultimo nato, il più piccolo ed il più fragile, quello che spesso era destinato a soccombere per la gracilità e le prepotenze dei primi nati, più robusti e capaci di accaparrarsi il cibo portato dalla madre alla nidiata. Comunque, nonostante il poco cibo e la fragilità, era capace di abbondanti cacate, da cui forse il nome.
Per estensione così veniva chiamato un bambino gracile e malaticcio.
 
Aneddoto.
Negli anni ’60 esisteva una notevole diversità di lingua parlata dalle campagne alla città, cosa attualmente scomparsa con il progressivo aumento dei mezzi di comunicazione e di locomozione. A quel tempo esisteva una separazione abbastanza netta fra le due realtà ed anche la lingua parlata risentiva di questa differenza.
Chi abitava in campagna non voleva fare brutte figure, non voleva farsi indicare come campagnolo, ed allora tendeva a “parlare di spizzico”, a cercare cioè di parlare in maniera più corretta, più colta.
Il massimo lo raggiunse un giovane migliarinese, ora emigrato, che parlando con un abitante della città e non volendo sfigurare, usò lo spizzico per indicare lo scaarnidio nobilitandolo in “scacarnidico”.
 
SCALIBRIATO
Lett: nc.
Squilibrato, malfermo, per estensione anche impari come in una gara o competizione in cui i due partecipanti non sono equivalenti.
E’ quasi un termine onomatopeico che con il suono (sulla seconda i c’è una dieresi che allunga il suono), rende bene l’idea dello squilibrio, di un mancato bilanciamento.
 
SCANGIO  (accento sulla “i”)
Lett: SCANGIO.
In italiano troviamo un arcaico “scangio” che ha il significato di [scambio] e che, anche per il diverso accento, sembra non avere riferimento con il dialettale scangìo.
Scangìo significa striscio: “m’e preso di scangìo!” : mi hai colpito solo di striscio.
Il contrario era “m’è preso pieno” ad indicare invece di essere stati colpiti in pieno.
Difficile ma interessante sarebbe risalire alle origini di questo strano e buffo termine usato ancora oggi nel parlare comune.
 
SCAPIGLIATO
Lett: SCAPIGLIATO. [Che non ha la testa a posto, sventato, sfrenato].
In dialetto scapigliato aveva invece perduto il suo contenuto negativo per assumere semplicemente il significato di senza cappello, con la testa scoperta.
 
SCARBATRA
Lett: SCARDOVA. [Scardola, (scardova) comune pesce di padule, che predilige le acqua a fondo erboso e melmoso, con “carne poco saporita e spinosa”].
Questa caratteristica rende questi pesci veramente poco appetibili e spiega il motivo per cui il termine sia usato in dialetto anche per indicare certe signorine non troppo piacenti.
Per indicare quest’ultime si usava anche il termine di scarbonchio.

 FOTO. Officina di Mario del Franceschi

 
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