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La prima foto mostra l’ingresso della pista ciclabile lungo la via del Mare al podere i Leccetti. C’è uno stretto passaggio accanto al cancello chiuso e una stradina che conduce fino all’argine. Qui il ciclista che ha letto Migliarino alla sua sinistra è già in imbarazzo: portarsi sull’argine o seguire la strada a fianco sottostante? L’argine è impraticabile, solo un vialetto sconnesso centrale con erba alta ai lati.....

Le Parole di Ieri
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Ricordo
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Ricorrenza
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Omaggio
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l' altra mattina alle ore 6 ascoltavo il notiziario .....
In viaggio con il PD, dai energia al treno. Puoi .....
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. . . . perche? Quando comprate il Corriere della sera .....
Uno sguardo dal Serchio
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di Carlo Delli
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Come cambiano autovelox e multe con il decreto Minniti
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Uno sguardo dal Serchio
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Avane, 28 ottobre
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Castello dei Vicari - Lari
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Arena Metato
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Viareggio.
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Pontasserchio, 14 ottobre
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L’INCIDENTE


Seduti su quei sedili lordati di sangue,
col capo chino, vidi
quella scena orrenda
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Uno sguardo dal Serchio
Il Manicomio di Maggiano

3/10/2017 - 19:48

Una nuova gita nei dintorni, in un territorio a portata di mano ma per vari motivi mai visitato. Aiutato in questo da una maggiore disponibilità di tempo e da una bici a pedalata assistita che permette a tutti di poter godere del piacere della scoperta.

 

Se da Nozzano Castello, appena in lucchesia, ci si dirige verso Balbano dopo poco si gira a destra e si raggiunge Nozano S.Pietro (foto 1) avvicinandosi alle alture lucchesi dove la strada si fa in parte in salita mostrando un paesaggio collinare costellato di boschi, campi, case e villette. Si raggiunge Arliano e poi, poco più avanti, si sfocia sulla strada che porta a San Macario in Piano. Si gira a destra verso Lucca e dopo pochi chilometri si trova la via Fregionaria che ci porta al vecchio manicomio di Maggiano (foto 2)


Il vecchio manicomio ora è in abbandono ed è diventata sede della Fondazione Mario Tobino. E’ deserto ed un cartello al cancello avverte che le mura sono pericolanti e c’è pericolo di crollo. Si arriva però fino al piazzale senza difficoltà e senza incontrare nessuno.


Riprendendo la strada verso Lucca si arriva subito a Ponte S.Pietro dove si può prendere la pista Puccini (foto 3) sulla sponda destra del Serchio ed arrivare con facilità fino a Ripafratta. Nella foto si vede in primo piano la pista che comincia a deteriorarsi (in moti tratti è assai peggiore, sia per la mancata ordinaria manutenzione che per il passaggio di auto, camion e trattori per la parte coltivata della golena), mentre sullo sfondo le sagome del vecchio ponte e della Rocca.


Il Manicomio di Maggiano
Maggiano è un complesso antico: le prime testimonianze scritte risalgono alla metà del 1200. Grazie a queste sappiamo che inizialmente era un convento abitato dai monaci fregionari (Fregionaria è il nome della collina su cui sorge la struttura). Nel 1770 papa Clemente XIV sopprime l’ordine e dona il monastero all’ospedale cittadino di San Luca della Misericordia perchè lo adibisse a luogo di ricovero per malati di mente.


Dopo una serie di lavori, l’ospedale apre ufficialmente il 20 aprile 1773 e rimane attivo fino al 1999 quando, dimessi gli ultimi pazienti, chiude definitivamente. Ovviamente la chiusura è l’ultimo atto di un processo lento, infatti già con la legge Basaglia del 1978 i manicomi non potevano più effettuare ricoveri ma dovevano attivarsi per le dimissioni graduali dei pazienti.


Nei suoi duecento anni di attività Maggiano è arrivato ad accogliere fino a 1400 anime contemporaneamente, più infermieri, dottori, inservienti. La struttura occupa un’area di quasi 40.000 metri quadrati ed è frutto di interventi architettonici realizzati durante un vasto arco temporale e che si sviluppano attorno agli antichi chiostri medievali.
 
Il reparto femminile e quello maschile erano suddivisi in quattro divisioni dove i pazienti venivano smistati in base al luogo di provenienza geografica. Qui venivano affidati alle cure di infermieri che provenivano dalla stessa zona e che fossero pertanto in grado di comprenderne il dialetto.


Mario Tobino è stato responsabile del reparto femminile di Maggiano dal 1955 al 1975 abitando due anguste stanze nella palazzina dei medici, e che oggi sono rimaste così come erano al momento della morte.
Sulla palazzina c’è una targa che recita: “La mia vita è qui, nel Manicomio di Lucca. Qui si snodano i miei sentimenti. Qui sincero mi manifesto. Qui vedo albe, tramonti e il tempo scorre nella mia attenzione. Dentro una stanza del Manicomio studio gli uomini e li amo. Qui attendo: gloria e morte. Di qui parto per le vacanze. Qui, fino a questo momento sono ritornato. Ed il mio desiderio è di fare di ogni grano di questo territorio un tranquillo, ordinato, universale parlare”.


Moltissime storie si sono intrecciate all’interno di quelle tristi mura, tanto che Tobino ha dedicato ai suoi folli, che amava come figli, moltissimi libri. “Per le antiche scale”, premio Campiello nel 1971, è forse la sua opera più toccante e le scale in questione sono quelle che conducono ai dormitori del reparto femminile.


Oggi grazie alla Fondazione Mario Tobino sono state restaurate e rese visitabili alcune parti del manicomio: la palazzina dei medici con le stanze di Tobino e due sale in cui sono visibili vecchi strumenti medici, la cappella, i reparti maschile e femminile e all’interno di questo le famose “antiche scale”, la sala radiologica, la sala per la pittura e per le varie attività e le cucine.


Le cucine forse sono la parte più spettacolare dell’intero complesso: stanze circolari, enormi e luminose, soffitti alti e attrezzature da cucina che in tempi passati hanno sfornato fino a 1400 pranzi e cene al giorno.
Tutto il resto versa in un preoccupante stato di abbandono, quindi ci auguriamo che il complesso venga recuperato come è stato fatto per le parti rese visitabili.


Passeggiando tra le rovine delle immense cucine, delle camerate, dei chiostri dove i pazzi giocavano a dama su scacchiere improvvisate, è difficile immaginare come doveva essere Maggiano anche solo 50 anni fa: una vera e propria cittadina, dove tra medici, infermieri, inservienti e 1400 pazienti vivevano circa 2mila persone. Un borgo quasi autonomo: i malati coltivavano i campi, facevano il pane, tessevano i vestiti e le coperte. Migliaia di storie si sono intrecciate tra queste mura, sulle scalinate che ispirarono a Tobino “Per le antiche scale”,  dedicata ai folli che per lo scrittore che non aveva avuto figli erano diventati quasi una famiglia, tanto che anche quando andò in pensione chiese e ottenne di poter continuare a vivere nel manicomio. 

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