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Dopo la solita razione di catastrofi ingurgitata nei telegiornali, insieme ad altre notizie nefaste, scorso l’elenco di malversazioni, truffe, omicidi, scontri, annunci eclatanti e dichiarazioni preoccupanti, rilasciate in libertà, da politici volponi, in campagna elettorale, sbirciato la lista delle previsioni economiche apocalittiche, sorbito le analisi pessimistiche a dir poco, sui futuri fenomeni e sviluppi sociali ....

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"I Romani a Massaciuccoli"
di Robinson

16/10/2017 - 9:34

 A Massaciuccoli, sul versante dei monti di Filettole che si affaccia a ponente sullo spettacolo suggestivo dell’omonimo lago e sullo specchio di mare prospicente, abbracciandone il tratto visibile che va da Spezia, fino a Pisa, esiste una testimonianza eccezionale del passato delle nostre zone.
 
Non si tratta delle eterne seduzioni virtuosistiche del bel canto, sempre presenti, attuali e care a G. Puccini e milioni di melomani.
 
Pur immanenti e saturando di melodie sublimi e atmosfere melodrammatiche l’aere circostante ed impossibili da ignorare per le suggestioni  evocate dal lago, pregno del carisma dell’autore lucchese, esondanti dal vicino teatro all’aperto di Torre del Lago, bensi’ dei resti di una villa romana del primo secolo dopo Cristo, appoggiata al declivio, maestosamente imperturbabile, inscalfibile dalle attuali contingenze.
 
Si tratta di un frammento temporale dell’epoca di massimo splendore della civiltà romana, catapultato con qualche danno attraverso il corso si venti secoli e pervenuto a noi quale testimonianza viva e pulsante della vita quotidiana, in una sorta di spaccato ed illustrazione storica, ma dinamica e ricca di sfumature e minimalia, che ci parlano delle persone e delle loro necessita concrete, avulso da qualsiasi retorica accademica.
 
L’edificio si articola su piani diversi, in resti grandiosi che lasciano intuire l’antico splendore del fabbricato originale, appartenuto ad una influente famiglia romana di Pisa, i Venusii, che firmarono con il proprio nome, le tubature delle dotazioni di servizio.
 
Circostanze comuni all’epoca, per il loro censo, che  dimostrano con il gusto raffinato di decorazioni e piastrellature pavimentarie, splendidi mosaici dagli accostamenti cromatici ricercati, soluzioni architettoniche sofisticate, servizi evoluti e sorprendentemente moderni ed attuali, il grado avanzato di una civiltà rimasta insuperata per opulenza e ingegnosità, custode di una vasta  sapienza architettonica e conoscenze  costruttive.
 
La casa era dotata di tubature in piombo per l’impianto idraulico sorprendentemente moderno ed efficiente, garantendo acqua corrente ai diversi ambienti, alimentando le fontane del ninfeo in cui si sviluppava e le terme di cui era fornita.
 
 Espressione delle avanzate soluzioni con cui i romani erano consueti convivere, per igiene personale  in ambienti riscaldati con la circolazione di aria calda in condotte forzate, che realizzavano una regolazione artificiale della temperatura, nei calidarium, piuttosto che nei frigidarium,  per cui erano giustamente famosi ed accaniti cultori e assidui  frequentatori.
 
Le terme erano generalmente frequentate gratuitamente da tutti ed erano pubbliche, un luogo di ritrovo e conversazione, occasione di intrattenimento, scambi  personali e di idee, costituendo un vero rito sociale non eludibile, cementando una solidarietà identitaria, in un comune sentire, che rendeva ogni singolo individuo, abitante consapevole del suo ruolo e del contesto nel mondo conosciuto.
 
Più in basso, alle pendici dei monti sui quali insiste la villa, è presente una struttura collegata, di virtuale importanza ed interesse relativamente significativo, trattandosi di una mansio, cioè una stazione postale, un luogo attrezzato dove i corrieri e i viaggiatori riposavano e si rifocillavano, oppure transitavano rapidamente dopo aver cambiato i cavalli.
 
Il servizio era capillare, organizzato ed efficiente, collegando ogni angolo dell’impero, con una regolarità e una affidabilità e sicurezza invidiabili persino oggi, e standard di qualità del servizio  e di consegna paragonabili alle vecchie e care poste italiane nelle contingenze virtuose, o addirittura superiori in caso di disservizi, allora semplicemente non contemplati.
 
Nelle stazioni era presente un quadro sinottico con rappresentazione schematica delle località raggiungibili, di facile e immediata consultazione, che era l’equivalente dello schema intuitivo, presente nelle odierne metropolitane, che rendeva facile individuare la direzione da imboccare fino alla stazione successiva, collegandole con strade ben tenute e disegnate con grande perizia e realizzate con cura.
 
L’importanza del servizio era cruciale per lo stato e costituiva una sorta di sistema nervoso connettivo, senza il quale l’organizzazione statuale della burocrazia e dell’amministrazione  non avrebbe funzionato. I luoghi erano indubbiamente gradevoli e con un impatto visivo e ambientale notevolissimo, ma erano altresì importanti, perché all’epoca il tracciato originale della strada Aurelia, scorreva alle pendici dei rilievi, dato che la pianura era una landa e plaga paludosa impenetrabile.
 
Forse non molti sanno che, all’epoca il paesaggio era assai diverso, vuoi per le paludi molto estese, ma anche per l’assenza degli ulivi, che oggi costituiscono un elemento preponderante del carattere del paesaggio, dominando con la loro presenza a volte invasiva, sia pur gradita e piacevole, nonché utile e redditizia, i luoghi.
 
L’olio di oliva,  era direttamente importato via mare dalla Spagna, o meglio dalla provincia Iberica, e giungeva a Pisa, nel porto con attracco ubicato nell’attuale sito della stazione di San Rossore, dove sono state recuperate le famose, navi romane, conservata oggi lungarno.
 
Il tutto fruibile al pubblico, ed accessibile grazie alle campagne archeologiche di scavo e messa in sicurezza, che consentono visite con la semplice consultazione dell’orario previsto, che permettono, in un sol colpo, una vera full immersion nella storia e  nelle nostre origini, ma anche nella splendida cornice naturale.

 

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