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Gioia e picconate, abbracci e idranti, sbarre che si alzano e fiumane di vessati che sfociano nella libertà, l'euforico stordimento prodotto dall'onda d'urto del treno della Storia quando passa sferragliando e fischiando così sonoramente da rendere impossibile non accorgersene: la notte della caduta del Muro di Berlino, 30 anni fa, fu tutto questo e definirla 'storica' è quasi riduttivo. Era il 9 novembre del 1989. ..

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Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce,
sdilenca un poco e gnagio s'archipatta.
È .....
"Così a Dio piacque,
l'uovo da cielo cadde
e la gallina nacque!"
di Renzo Moschi
QUALE REGIONALISMO SERVE ED E’ POSSIBILE

28/10/2017 - 8:40


I referendum come era inevitabile hanno riaperto la discussione sulle regioni e il regionalismo. Non è vero però come è stato detto che l’argomento è nuovo perché il referendum del 4 dicembre lo aveva già affrontato anche se per fortuna senza successo in quanto la proposta fu bocciata. D’altronde che non riservasse alcunchè di buono per le regioni lo confermano le ripetute dichiarazioni di Renzi e della Boschi sulla necessità e il momento giusto di ‘punire le regioni’. Però solo quelle ordinarie perché quelle speciali facevano comodo per la designazione di senatori.
Ricordo che in un dibattito alla Leopolda (pisana) dove dissi che specie in Toscana non avrei potuto votare si ad un simile pasticcio che rilanciava il peggior centralismo e Richetti nelle conclusioni disse che avevo pienamente ragione.
Dunque è da qui che deve riprendere un serio discorso sul regionalismo -non alla Zaia- ma concordando con le regioni –tutte- quel regionalismo differenziato che nulla ha a che fare con il secessionismo.
Senza dimenticare però –come invece sta avvenendo-che l’abolizione delle province, nel modo in cui è stata fatta ha lasciato parecchi strascichi, partite irrisolte e pochi benefici. Gli effetti negativi d’altronde si fanno già sentire, ad esempio, sulla attuazione della nuova legge sui piccoli borghi che senza un ente intermedio vero e non fantasma, difficilmente potranno varare e gestire una seria politica di collaborazione non incentrata solo su fusioni forzate.
Il nodo cruciale rimane perciò quel rapporto tra stato e regioni che con il titolo V del 2001 si era cercato di risolvere con le competenze concorrenti in una serie di materie. Come sappiamo  le cose  non andarono come si era sperato anche per innegabili responsabilità delle regioni. Ma alla paralizzante conflittualità costituzionale che ne derivò lo Stato concorse non meno delle regioni.
E ne approfittò senza tanti complimenti e riguardi per riprendersi tutti i suoi ciottolini cercando di ripristinare un centralismo che di danni ne aveva già fatti fin troppi.
Basta vedere i dati forniti recentemente agli Stati generali sul paesaggio e il suolo per toccare con mano cosa è accaduto e sta ancora accadendo in ambiti dove peraltro operano leggi anche tutt’altro che recenti; dal suolo, alle coste, all’inquinamento, alla tutela della natura, ai
Bacini idrografici  che innanzi tutto lo stato ha ignorato e spesso ancora ignora.
Ecco da dove dobbiamo ripartire non per dare la lezione a qualcuno, ma per stabilire finalmente su un piano di pari dignità e ‘leale collaborazione’ senza le quale garantiremo solo nuove conflittualità e danni. A questo possono e devono sicuramente contribuire quegli accordi a cui si è messo già mano come con l’Emilia. Ma occorrono pure momenti nazionali come appunto si è cominciato a fare con gli stati generali con il presidente Mattarella.  Tanto più indispensabili nel momento in cui il parlamento sta lavorando a leggi –vedi parchi e aree protette- che farebbero nuovi danni.

 

Fonte: Renzo Moschini
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28/10/2017 - 14:44

AUTORE:
renzo Moschini

La risposta riguarda questioni che
non tratto dell'articolo perchè si tratta del regionalismo su cui si è riaperta una discussione dopo il referendum. Insomma i rapporti stato-regioni. Il resto è tutt'altro storia. Renzo Moschini.

28/10/2017 - 13:08

AUTORE:
Bruno Baglini, Migliarino

Speriamo che tu abbia tempo; ma anche per me fra altri 60 anni di tempo vedrò che aveva ragione io, Berlusconi e Renzi di togliere il doppione Senato (che già all'inizio della storia repubblicana, tanti legislatori ritenevano fosse uno sbaglio la doppia lettura delle leggi e la doppia fiducia ai governi).
Si veniva da una guerra persa-sbagliata e devastante e credere ancora di esser sempre con quelle "paure" dell'altro è anacronistico come è stato anacronistico "bocciare" l'accordo raggiunto con il patto del Nazareno perché non è andato in porto il patto D'Alema-Berlusconi di essere; il primo Presidente della Repubblica per poi con i suoi poteri ri/faceva "vergine" l'ex cav ed ex on.
Il latte versato resta latte versato ed alle volte le proposte dei grandi statisti "lipperlì" non vengono capite: vedi quella che fù chiamata legge truffa o la proposta a noi comunisti del compromesso storico dopo che fu bombardata la Moneda e l'assassinio di Allende.
Il premio di maggioranza richiesto da De Gasperi ha avuto luce dopo mezzo secolo.
Il doppio turno che garantisce governabilità (volendo) per l'intera legislatura (vedi i sindaci al Sud dove prima governavano i primi sei mesi, poi venivano cambiati a raffica dal CC e poi, poi arrivava il Commissario Prefettizio e così senza progetti approvati i soldi dell'Europa spettanti andavano altrove e giustamente.

L'altro statista dopo De Gasperi, Fanfani e Berlinguer è Renzi; non voglio dire che è stato perchè anch'io ho concorso alla sua prima sconfitta "primaria" perchè non lo conoscevo ma è colui fra i dirigenti della sinistra quello che somiglia di più ad Enrico Berlinguer. Si Lui che dette l'astensione al governo di Andreotti Giulio per salvare l'Italia dalle belve br.
Così come dopo la rinuncia a vincere le elezioni politiche da parte di Bersani Pierluigi, dopo le dimissioni del disastroso governo Berlusconi-Bossi.
Non voglio governare sulle macerie di Berlusconi disse il metaforo di Bettola e quindi, lui Verdini e Migliavacca fecero il programma dei tecnici Monti/Fornero per così lasciare in panca 950 deputati a fare leggi e governi della Repubblica Italiana.
Matteo Renzi (dalla panchina) suggerì al Bersani inginocchiato davanti a Crimi e Lombardi per fare un governo del tipo Andreotti per salvare l'Italia dal terrore giaidista, ma, Grillo non era Berlinguer ed il governo disse Renzi andava fatto con chi ci stava pene nuove elezioni a raffica per poi perderle alla grande contro il populismo antipolitici imperante.
Enrico Letta, con Verdini, Berlusconi e...Fassina chi? presero i voti di Brunetta Renato & ...fino alla divisione di FI con il "prode" Al-Fano...che se io avevo votato Renzi di primo acchito di Alfani vari non ce ne era di bisogno per 5 anni e dopo, dopo si vedeva e...si vede già ora che con un governo a nostra guida i valori politici ed economici sono in rialzo.
Mi auguro che la nostra nuova proposta governativa e soprattutto politica di un grande centrosinistra superi il quorum per governare il nostro amato paese e...sarebbe ora di guardare la luna e non il dito e...vedere che di Tafazzi non c'è bisogno.
Antonio Gramsci ci diceva: studiate! perchè di bischeri non ne ha bisogno nessuno.
nb, come vedi non è risposta lineare e personale ma tengo a dirti che quando tu eri nei piani alti della politica ed io a 12 anni già contadino della Bandita dei duchi Salviati, mai avrei pensato di interloquire con te o un pari tuo.
Buona via a tutti noi gente di buona volontà; poi chi ha più filo tesserà.
Fraterni saluti...si diceva ad un tempo che..non dimentico ma che ormai è passato e leggerci mezza pagina di Alfredo Raiclin da parte di un anziano comunista al congresso dell'Unione Comunale PD è...è stato a pro suo perchè la distrazione e la noia andò al massimo.
Le "sacre scritture" sono cemento e lievito ma non possono essere usate allo "sciaverno".
Ora, ognuno di noi ha conoscenze e notizie del mondo che ci circonda al pari di un john kennedy o Nikita Krusciov di quei tempi.