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Dopo la solita razione di catastrofi ingurgitata nei telegiornali, insieme ad altre notizie nefaste, scorso l’elenco di malversazioni, truffe, omicidi, scontri, annunci eclatanti e dichiarazioni preoccupanti, rilasciate in libertà, da politici volponi, in campagna elettorale, sbirciato la lista delle previsioni economiche apocalittiche, sorbito le analisi pessimistiche a dir poco, sui futuri fenomeni e sviluppi sociali ....

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Uno sguardo dal Monte
I Quattro Venti

31/10/2017 - 19:07

La salita dei Quattro Venti è impegnativa, anche per la sua lunghezza. Sono andato sabato e ho incontrato molti ciclisti, spesso a gruppi, che ho salutato scusandomi per la compagnia del mio amico Bosch, che alcuni avranno sicuramente invidiato.

 

Passato il vecchio ristorante Ciapino, quasi all’inizio, si arriva poi al monumento dei Caduti della Romagna, in memoria dell’eccidio effettuato in questa località nel 1944. Si prosegue poi a destra e si arriva al ristorante Freghino dove termina la strada asfaltata.

 

Un piccolo pezzo di strada sterrata conduce al ristorante i Quattro Venti. Ma la strada prosegue ancora per un centinaio di metri, molto ripida, fino ad uno spiazzo da cui si partono diversi sentieri, tutti ben segnalati con cartelli e segnali colorati sui fusti degli alberi.

 

Sono interessato ai 6,5 Km per il Passo di Dante e percorro il sentiero per alcune centinaia di metri dove trovo un altro spiazzo con cartelli indicatori per Rupe Cava, Molina di Quosa e Passo di Dante. Proseguo fino ad un dosso su cui trovo alcune tende di cacciatori. Il sentiero qui si fa stretto, poco adatto alla bici e si inoltra fra alta vegetazione, motivi che mi fanno desistere e tornare indietro.

 

Sono stupito dalla cura con cui questi sentieri, adatti più al trekking che alla bici, siano segnalati e percorsi dagli appassionati. Un mondo che non conoscevo e che mi lascia stupito e dispiaciuto di non averlo conosciuto prima.
                           
Dal BLOG di Gabriele Santoni

Chiunque percorrendo la via Panoramica, che dal paese di Molina si addentra sul monte pisano, passando in silenzio per i luoghi dell’eccidio della Romagna,  si accorge già dai primi chilometri che sta andando incontro ad un posto speciale: Quattro Venti. E in cima il ristorante “dal Guidotti”, con la pergola e il mondo che pare essersi fermato.

 

Lì sono sempre andato. Con mio padre e mia madre a fare scampagnate quando ancora non c’era la strada per le auto; con gli amori giovanili o con i compagni di scuola del tempo. Lì ho festeggiato il matrimonio con Giovanna. Ci vado ogni tanto con Adele, mia figlia. 

 

Ci ho portato amici venuti da lontano e ci sono stato stato mille e mille volte con gli amici vicini.Ci sono andato e ci vado da solo, quando devo ritrovare me stesso, perché a volte ci sono momenti nella vita in cui capita di perdersi e i silenzi di questi monti aiutano a capire.


Bellissimo è arrivarci  alla fine dell’Autunno, quando il colore delle selve di castagni è struggente, ma anche il verde della Primavera può commuovere.


Voglio bene a Quattro Venti e mi piaceva parlare spesso con Francone (che oggi non c’è più) il capoccia del ristorante, che lì ha sempre abitato con la famiglia. E prima di lui i suoi antenati. Franco, mi raccontava storie di Resistenza e di fascisti impauriti e mi diceva di non dire e che si fidava di me. Ma parlava  anche di studenti dell’Università di Pisa che, mandati lassù a rifocillarsi prima della battaglia di Curtatone e Montanara, battezzarono quel luogo, crocevia fra Pisa e Lucca, con un nome rimasto vivo nel tempo, Quattro Venti appunto. E poi di clienti illustri: D’Alema,  Mussi,  Di Donato, giovani studenti della Normale a Pisa e Adriano Sofri Sofri. E giù battute sui perdigiorno della politica a cui me, allora accumunava; lui severo comunista del tempo che fu.

 

Quattro Venti è un pezzo di vita di Molina di Quosa. In alto sui monti e a sinistra, come il cuore. Batte il tempo sereno e rassicura, perché sa  aspettarti, sempre.


Nella foto coi personaggi: Da sinistra, Francone, il Fava, il Toro e accucciato, Luciano, fratello di Franco.

 
 

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