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Ho risistemato la mia vespa PX 150 a miscela. Mi porto sempre dietro l'olio in una tanichetta; vivo come un atto d'eroismo miscelare artigianalmente benzina e olio. Vedessi come i benzinai mi aiutano nel "fabbricare" il carburante. Sono solidali, romantici, tornano anche loro più giovani. Il mezzo è del1982. Un ex meccanico che sapeva dove mettere le mani l'ha rimessa al pezzo e poi è stata tirata al lucido. Ritinta rosso fuoco....

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La mì moglie a casa mi viense a mente
Grassa pallata dice brutta gente
Linguacce malidette da galera

Certo pasta .....
IL GIORNO 18 GENNAIO DALLE ORE 16. 30 ALLE ORE 18. 30 LE INSEGNANTI ACCOGLIERANNO TUTTI I GENITORI PER VISITARE LA SCUOLA IN OCCASIONE DELLE ISCRIZIONI .....
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"La mia vespa rosso fuoco"
di Santino Gabrielli

14/1/2018 - 10:19


Ho risistemato la mia vespa PX 150 a miscela.

Mi porto sempre dietro l'olio in una tanichetta; vivo come un
atto d'eroismo miscelare artigianalmente benzina e olio. Vedessi
come i benzinai mi aiutano nel "fabbricare" il carburante. Sono
solidali, romantici, tornano anche loro più giovani. Il mezzo è del
1982.
Un ex meccanico che sapeva dove mettere le mani l'ha rimessa al

pezzo  e poi è stata tirata al lucido.Ritinta rosso fuoco. E' bellissima.
Sono affezionato alla mia Vespa, anche perché prima di me, i
proprietari sono stati due fra i miei amici più cari di Molina di
Quosa.
Il primo allora lavorava alla Piaggio; la prese ma se ne liberò dopo
poco tempo passandola al secondo, che dopo un anno
l'abbandonò, perché, come accade nella vita, si invaghì di un
“mostro” che allora andava di moda. Mi pare fosse un KTM o
quella roba lì, una moto senza cuore. Si lasciarono presto . La
vespa così passò a me, che l'avevo amato fin da quando l'avevo
vista la prima volta. La comprai di terza mano, ma praticamente
nuova, aveva fatto duemila chilometri. Fu amore a prima vista.

Ormai sono più di trent'anni che stiamo insieme.
Ha cambiato tre colori, carta da zucchero all'uscita dalla
fabbrica, bianca intorno agli anni novanta, e ora rossa, per la
precisione "rosso Ferrari". Ma il fisico è quello di sempre. La
vespa pare non invecchiare mai, né ti abbandona. Tutti sanno
cambiare una candela o mettere le marce anche se la frizione è
rotta. Solo tu puoi lasciarla e chi lo fa, la rimpiange tutta la vita.

Con la vespa ho scorrazzato per le isole più belle e raggiunto
luoghi impensabili. L'ho caricata di zaini e sacchi a pelo decine e
decine di volte.
Erano gli anni ottanta. Poi per un periodo è rimasta ferma in
garage, ma non ho mai pensato di lasciarla nelle mani di altri,
anche se tutti l'hanno guidata. Averla messa a nuovo è una cosa
che andava fatta, un atto dovuto di responsabilità verso un
mezzo che ha fatto la storia delle due ruote.
Ora pare davvero ringiovanita e porta in giro l'aria della ragazza
spensierata.
Ultimamente, su suggerimento di un giovane vespista amico
mio, ho sostituito il grande parabrezza invernale, con un
"parabrezzetto" estivo che la rende davvero più sbarazzina.

Nei mesi estivi ho ritrovato grandi passioni dimenticate,
macinando centinaia di chilometri.
Mai tanti però come quelli percorsi dal grande Giorgio Bettinelli.
Ho finito da poco di leggere il suo libro- "In vespa da Roma a
Saigon" Feltrinelli editore. Un omaggio a tutti i vespisti del
mondo, un racconto di un viaggio fatto nel 1993.

Bettinelli, classe 1955, giornalista, musicista e avventuriero, ma
soprattutto curioso della vita, in sella alla vespa ci fa conoscere
attraverso i suoi libri "mondi lontanissimi"elencati da una
prospettiva inusuale e col vento in faccia.
Cliccate il suo nome su Google e vi apparirà di tutto.

E' mancato presto. Era in Cina e un malore nel 2008 l'ha sottratto
alla sua bellissima vita. Aveva sposato una cinese incontrata
durante uno dei suoi viaggi on the road.
A questo uomo delle meraviglie è dedicata “la rimessa in pista”
della mia vespa.
Intanto vi propongo un pezzo memorabile del suo primo libro,
scritto arrivato in Vietnam e dopo un viaggio di sette mesi
attraverso Grecia,Turchia, Iran, Pakistan,India, Bangladesh e una
serie di peripezie fra Birmania,Thailandia, Cambogia, Laos e
Vietnam. 24.000 chilometri!!!

Parla di un giovane vietnamita addetto all'ambasciata italiana,
con il quale ha fatto amicizia e che lo accompagna per Ho Chi
Minh City.

"Pochi giorni prima (che Saigon si arrendesse), Tanh aveva
compiuto ventisette anni e la resa fu il suo regalo. Per tre
settimane aveva vissuto come una talpa nei cunicoli e nelle
gallerie sotterranee di CuChi, vicino a Saigon; per mesi era stato
nella jungla, senza cibo, sotto una pioggia incessante,
incespicando nelle risaie sui corpi maciullati dei suoi compagni,
strappando con un grido di rabbia, le piastrine dal collo dei
militari americani che aveva ucciso.
Tanh era uno di quei vietcong che in molti film americani sono
rappresentati come bertucce isteriche e crudeli, stupide fino
all'inverosimile. Guardandolo mentre guida, col suo bel profilo
color cuoio e una lunga cicatrice sullo zigomo, ascoltando il suo
modo pacato di parlare e ricordando tutto quello che aveva fatto
per me in quei giorni disinteressatamente, ripenso alla scena in
cui De Niro, col trucco delle pallottole messe nel caricatore
durante la roulette russa, fa secchi i suoi aguzzini ingenui e
urlanti...E mi dico una volta di più che i vietcong non avrebbero
mai potuto vincere una guerra che sulla carta era persa in
partenza, se fossero stati come li descrive Il Cacciatore."

Leggete il libro. Libera la mente e fa venire voglia di fare un giro
subito, anche se c'è maltempo. Perché un vespista non teme la
pioggia e nemmeno il freddo. Il vespista va …

 

Vino consigliato:
Color fuoco, benzina liquida: Etna Rosso.
Di quei vini che danno senso ad una raccomandazione avuta
da ragazzino: non cedere mai alla tentazione di dire –non ho
voglia-.
Musica consigliata:
The Band “The weight” 1968

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