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Dopo la solita razione di catastrofi ingurgitata nei telegiornali, insieme ad altre notizie nefaste, scorso l’elenco di malversazioni, truffe, omicidi, scontri, annunci eclatanti e dichiarazioni preoccupanti, rilasciate in libertà, da politici volponi, in campagna elettorale, sbirciato la lista delle previsioni economiche apocalittiche, sorbito le analisi pessimistiche a dir poco, sui futuri fenomeni e sviluppi sociali ....

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Michele Baglini
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tel. 0584-30636

. . . . . . . . . . . dal 1915

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Le Parole di Ieri
Da Stracietto a Sugo

16/1/2018 - 12:09


STRACIETTO

 Lett: nc. Con la dieresi sulla i era la deformazione dialettale di strascichetto, una piccola cosa che rimaneva, che si trascinava. Stracietto era chiamata quella febbricola, o comunque quei minimi sintomi di malattia, che restavano per una guarigione non perfetta, o ancora troppo recente. 

 

STROMBOLA

 Lett: STROMBOLA. [Arnese per scagliare sassi].

Un “arnese” che di solito era di produzione artigianale anche se ne sono state e ce ne sono di tipo industriale. Una di queste, abbastanza comune, è quella che si una per tirare i baini di sego (bigattini) nell’acqua vicino alla lenza per attirare i pesci. E’ naturalmente di plastica ed è formata da una forcella da cui partono due strisce di gomma che terminano con un contenitore finale, una specie di sacchetto, dove si mettono i bigattini che vengono poi lanciati, naturalmente senza parsimonia, nell’acqua, vicini all’amo.

Si potrebbe trarre spunto da questo fatto anche per fare una riflessione sulle contraddizioni della nostra civiltà consumistica: chili di larve gettate dai pescatori ai grassi pesci dei laghetti, pescati con canne realizzate con fibre spaziali costosissime e attrezzature sbalorditive, ma non è questo né il momento né lo scopo di questa lettura.

Le produzioni industriali di questo attrezzo non hanno mai avuto grande successo.

Chi usava la strombola non spendeva i soldi per acquistare un oggetto concepito da altri, ma aveva la passione, ed anche la competenza, per farsela da solo: cercava un bel rametto a forcella, meglio se di ulivo o di vettaio, di cui poteva decidere la dimensione più adatta al suo pugno, sceglieva la gomma che meglio si adattava alla sua forza (di solito bicicletta, ma anche macchina, camion) poi con uno stoppaccino ricavato da un fascione di bicicletta o dalla tomaia di una scarpa assemblava il tutto e realizzava la “sua” strombola.Servivano per cacciare, tirando sassi agli uccellini o alle lucertole, ma spesso diventavano armi da combattimento, con la conseguenza di qualche ferita di una certa importanza essendo i sassi   talvolta veri e propri proiettili. 

 

STRUGGERE

 Lett: STRUGGERE. [Distruggere, consumare, liquefare].

Oltre che con il suo significato letterale struggere veniva usato per indicare quello stato d’animo che può essere definito come consumarsi dal desiderio, desiderare fortemente con impazienza.

“Mi sento strugge” : desidero intensamente, fino a sentirmi consumare da questo desiderio. 

 

SUGO

Lett: SUGO.Dal latino sucus, umore, è [il succo che si spreme da carne o da erbe e ne contiene la sostanza].

In dialetto, oltre a questo significato, il sugo era anche il nome dato a quell’ammasso di paglia e sterco di vacca che veniva realizzato accumulando la lettiera delle stalle.

Vicino alle case, talvolta delimitato da un basso muretto di mattoni, la lettiera formava un cumulo basso, squadrato, e col tempo subiva una trasformazione batterica e diventava sugo: un ottimo, se non il migliore, concime naturale.Nella trasformazione la reazione chimica produceva calore che si manifestava, specie in inverno, con una nuvoletta di vapore che aleggiava sempre sopra la paglia. Salendoci sopra a piedi nudi era soffice e le gambe vi affondavano dando una piacevole sensazione di protezione e di calore. Ricordo però di non aver provato questa gradevole sensazione la volta che, per sfuggire ad una secchiata in piazza della Libertà (c’erano le carrozzine, da sempre occasione di divertimenti sfrenati e non di rado eccessivi!), mi sono ritrovato piantato nel sugo del Franceschi con tanto di scarpe e pantaloni “boni”. Ricordo ancora, di quella notte, lo strano suono di risucchio che facevano le suole delle scarpe quando le ritraevo da quella melma molliccia e la contentezza della mia mamma Cosetta al mio rientro a casa in quelle condizioni.

 

FOTO. Il monoplano Antoni "tipo 1911" progettato e costruito a Pisa dalla Società di Aviazione Antoni, in procinto di decollare dal Prato degli Escoli a San Rossore (Maggio 1911)

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