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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
San Giuliano Terme
"Rammentatevi sempre di Materno": documentario sulla Prima Guerra Mondiale di Francesca Paita

23/1/2018 - 10:26

Con l'ultimo venerdì di gennaio torna, dopo la sosta per le festività natalizie e di fine anno, l'appuntamento con le 'apericene culturali' dell'Associazione Culturale e Naturalistica "Il Ponticello".

 

Il 26 gennaio, nella saletta del bar pasticceria "Il Ponticello", a San Giuliano Terme, Francesca Paita presenterà il suo documentario "Rammentatevi sempre di Materno", film selezionato nel 2014 per il festival internazionale "Un film per la pace".

 

Un racconto profondo e toccante in cui si intrecciano il diario originale di un "ragazzo del '99" (come erano chiamati i coscritti negli elenchi di leva che nel 1917 compivano diciotto anni) e il racconto di Tomaso Catapiani, detto Materno: un ragazzo di 21 anni che nel giugno 1915, come tanti suoi coetanei, venne chiamato a combattere quella che è stata poi definita la Prima Guerra Mondiale.

 

La Grande Guerra, come viene altrimenti ricordato il conflitto che coinvolse le principali potenze mondiali e molte di quelle minori tra l'estate del 1914 e la fine del 1918, fu una guerra atroce: una delle più sanguinose della Storia. Basti pensare che ancora oggi il numero delle vittime di quel conflitto non è ancora stato determinato con certezza. Secondo le stime più attendibili il nostro paese perse circa 650.000 militari, compresi gli 87.000 invalidi che morirono negli anni immediatamente successivi al conflitto a causa delle ferire riportate. I morti civili furono addirittura 1.021.000, di cui 589.000 a causa di malnutrizione e carenze alimentari e 432.000 per l’influenza spagnola.

 

Nella Grande Guerra il battesimo del fuoco significherà per molti soldati anche il battesimo della penna, trasformandola in un eccezionale laboratorio dove milioni di uomini, spesso scarsamente alfabetizzati, trovarono nella scrittura uno strumento di sopravvivenza. Scrivere diventa per i soldati impegnati in una logorante guerra di trincea non soltanto la possibilità di testimoniare la propria esistenza in vita: e di rassicurare così i propri cari ma anche e soprattutto una misura terapeutica per allontanarsi momentaneamente e virtualmente dall'orrore vissuto quotidianamente. Tra i soldati che tennero una intensa corrispondenza ci fu Tomaso, le cui lettere si chiudevano con un messaggio rivolto ai suoi lontani interlocutori e a se stesso: "ma sempre coraggio".

 

Tomaso scrisse la sua ultima lettera il 23 gennaio 1918: tre giorni dopo, in una battaglia sull'Altopiano di Asiago, venne ferito. Fatto prigioniero dagli austriaci e trasportato in un loro ospedale, morì pochi giorni dopo, il 14 febbraio. Il suo corpo venne sepolto nel cimitero di guerra austriaco di Grigno per essere poi trasferito nel Sacrario di Castel Dante a Rovereto. Tutto questo la famiglia di Tomaso lo scoprì però sessanta anni dopo: fino ad allora il soldato Catapiani era stato dato per disperso. 

 

Restavano soltanto le sue lettere, quella cui Francesca Paita si è ispirata per il suo lavoro.

 

L'appuntamento, come detto, è per venerdì 26 gennaio, alle ore 21.00: l'ingresso è libero e gratuito fino all'esaurimento dei posti. Prima della proiezione, dalle 19.00, sarà possibile incontrare la regista durante la tradizionale apericena (costo 6 euro).


Per ulteriori informazioni è possibile contattate Michele Piras al 347 8859684.

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