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Con una ricerca dell'Università di Washington, che può considerarsi la prima ad essere indirizzata sull'argomento, si è riusciti a riprodurre mediante un processo computerizzato, il movimento di fibre microplastiche nell'ambiente.  Lo studio è stato pubblicato nel numero di novembre della rivista Advances in Water Resource...

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Pappiana
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Io che ho spiegato le vele tutte finché la riva scompare,
esplorato ogni terra invisibile,
ogni visibile mondo, sfidato correnti, mostri marini, .....
RISOLVE :
- UMIDITA’ NELLE MURATURE
- RISANAMENTO DEL CALCESTRUZZO DEGRADATO
- IMPERMEABILIZZAZIONE DI :
. TERRAZZE E TETTI
. VASCHE IN C. A. .....
Roma-Italia
Liberi e Uguali è finito

13/11/2018 - 19:52

                             Liberi e Uguali è finito


A meno di un anno dalla sua fondazione, l'alleanza guidata da Pietro Grasso si è definitivamente sfaldata

Sabato scorso il coordinamento di Articolo 1 – MDP, il partito formato dai dirigenti usciti dal PD all’inizio del 2017, ha annunciato la sua fuoriuscita da Liberi e Uguali, la lista-coalizione messa in piedi prima delle ultime elezioni politiche. «Vogliamo rimetterci in discussione in un campo nuovo», scrivono i coordinatori del partito guidati dal segretario Roberto Speranza: «Vogliamo costruire una nuova forza della sinistra italiana e, allo stesso tempo, offrire il nostro contributo per riorganizzare, in modo plurale, il campo dell’alternativa alla destra in Italia e in Europa». La decisione, presa a meno di un anno dalla fondazione di Liberi e Uguali, dopo sconfitte elettorali e molti abbandoni e defezioni, segna la fine dell’ennesimo progetto attorno al quale la sinistra italiana ha provato a riunirsi; oppure, sostengono altri, l’inevitabile fine di un cartello elettorale che non ha mai avuto la forma di un partito e voleva soltanto provare a portare i partiti che ne facevano parte oltre la soglia di sbarramento.
La causa ultima del fallimento di questo progetto è stato lo scontro e poi la separazione delle sue due componenti principali: i fuoriusciti del PD, come Pierluigi Bersani e il segretario di Articolo 1-MDP Roberto Speranza, e il partito Sinistra Italiana, il gruppo che discende da SEL di Nichi Vendola e che oggi è guidato da Nicola Fratoianni. I primi vorrebbero riavvicinarsi – se non proprio rientrare – al Partito Democratico, soprattutto se il prossimo congresso dovesse essere vinto da Nicola Zingaretti (presidente del Lazio e politicamente vicino a molti dei fuoriusciti di Articolo 1-MDP). In altre parole, come ha riassunto il giornalista parlamentare Ettore Maria Colombo sul suo blog: «Il nucleo duro dei bersaniani vuole riconnettersi – sentimentalmente e politicamente – con un PD che torna a rimettere la barra a sinistra mentre non vuole saperne proprio di finire in una ridotta della sinistra radicale».


Sinistra Italiana, invece, con l’appoggio del leader di Liberi e Uguali Pietro Grasso, non vuole saperne di riavvicinarsi al PD, un partito che considerano troppo centrista e quindi politicamente inavvicinabile. I suoi dirigenti preferiscono stringere alleanze a sinistra, per esempio con il Movimento “Dema” che sta elaborando da tempo il sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Con la separazione di queste due componenti (la prima si riunirà autonomamente venerdì prossimo a Roma, la seconda ha già fatto la sua prima riunione lo scorso 3 novembre) il progetto Liberi e Uguali è definitivamente tramontato, anche se probabilmente resterà ancora formalmente unito alla Camera, dove grazie a una deroga i suoi 14 deputati sono riusciti a formare un gruppo autonomo. Non è ancora chiaro invece cosa sarà del nome e del simbolo (Grasso sembrerebbe intenzionato a continuare a utilizzarlo).
La separazione non è stata la prima nel percorso dell’alleanza, frammentato e per molti dei suoi militanti doloroso e faticoso. Nato nel dicembre del 2017, Liberi e Uguali aveva l’ambizione di raccogliere sotto le sue bandiere tutti gli elettori delusi dal Partito Democratico e dal suo segretario Matteo Renzi, confermato alle primarie di quell’anno. L’obiettivo dichiarato dell’alleanza era sottrarre consensi tra i vecchi militanti di sinistra, tra i giovani precari, tra le donne e gli altri gruppi sociali che si erano sentiti trascurati dal PD: e farlo mettendo insieme la sinistra di governo, rappresentata da dirigenti come l’ex segretario del PD Bersani, e quella di protesta proveniente da SEL.
L’alleanza si ispirava chiaramente al leader laburista britannico Jeremy Corbyn e alla sua “riscoperta” di una serie di slogan e di valori della sinistra tradizionale.

Il suo motto era la traduzione letterale del più noto degli slogan di Corbyn: “Per i molti non per i pochi”.

Prima delle elezioni molti sondaggi davano il partito sopra il 5 per cento e lo indicavano come forza determinante per la vittoria o la sconfitta del PD in numerosi collegi del centro Italia. Negli ultimi giorni della campagna elettorale i leader dell’alleanza apparivano sicuri di sé e pieni di ottimismo.
Il risultato però non è stato all’altezza delle aspettative: LeU ha ottenuto un pessimo risultato alle elezioni, appena un milione di voti, il 3,4 per cento in totale, appena sufficiente a eleggere 14 deputati e 4 senatori. Secondo la gran parte degli osservatori, i dirigenti come Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, che avevano partecipato a tutte le principali scelte di governo dal 2011 fino al 2017, avevano oscurato l’idea che LeU fosse un movimento di rottura con il passato. Le divisioni con Sinistra Italiana avevano reso poi nebulose e complesse le azioni successive al voto, tra chi guardava al PD e chi invece già si immaginava all’opposizione. L’alleanza era stata appesantita anche dalla leadership inesperta e non proprio trascinante di Grasso – che non ha mai avuto nessuna legittimazione popolare, né con delle primarie né con un congresso di partito – e, tranne pochi episodi, era stata incapace di imporre i suoi temi nel dibattito pubblico.

L’alleanza era nata con la promessa di avviare una fase congressuale dopo le elezioni, così da creare un vero partito, ma il risultato inferiore alle aspettative ha iniziato subito a mettere in dubbio il progetto. Il primo a distanziarsene è stato Pippo Civati, leader di Possibile e uno dei primi dirigenti a lasciare il PD in protesta con le politiche del governo Renzi. Alle elezioni del 4 marzo Civati non venne eletto e pochi giorni dopo si dimise dalla guida di Possibile, criticando duramente l’alleanza Liberi e Uguali per il pessimo risultato ottenuto. Due mesi dopo, a giugno, la nuova segretaria di Possibile Beatrice Brignone aveva annunciato il distacco del partito da Liberi e Uguali, considerato un progetto fallimentare.
Nel corso del mese successivo è stata l’ex presidente della Camera Laura Boldrini ad allontanarsi dall’alleanza. Il 19 luglio è stata eletta presidente onoraria del movimento politico “Futura” (il cui principale animatore però è un ex SEL, Marco Furfaro), pur rimanendo all’interno del gruppo parlamentare LeU. Dopo un altro mese ha iniziato a distaccarsi un altro volto noto del partito, Stefano Fassina, che tra la fine di agosto e l’inizio di settembre ha fondato “Patria e costituzione”, un movimento politico di sinistra radicale e “sovranista”, fortemente euroscettico al punto da essere su certi temi vicino all’attuale governo (Fassina per esempio ha apprezzato la legge di bilancio e invitato il governo a proseguire nel suo scontro con le autorità europee).
Mentre l’alleanza perdeva un pezzo dopo l’altro, il cammino che avrebbe dovuto portare alla nascita di un vero partito proseguiva zoppiccante. Racconta Colombo sul suo blog:

A giugno scorso, i militanti di Leu ricevono la comunicazione dell’inizio del cammino costituente verso la – non scontata, come si vedrà – unificazione fra Si e Mdp. «Un percorso aperto e partecipato che condurrà alla definizione del profilo politico di Leu», scrive Piero Grasso. Un congresso che doveva svolgersi «per tesi» e in due fasi. La prima sarebbe dovuta partire entro giugno con la costituzione del comitato promotore; dal I luglio al 30 settembre si sarebbe potuto aderire a Leu e discuterne le tesi; entro il 10 ottobre la votazione sul «manifesto delle idee». La seconda fase, da ottobre a dicembre, avrebbe dovuto essere, appunto, il vero congresso fondativo.

Solo che alla fine dell’estate le “fasi” non sono partite. Le due componenti del partito avevano capito di avere visioni del tutto diverse sul futuro dell’alleanza e così si è consumata la separazione. Il 3 novembre, e in maniera del tutto indipendente dal percorso congressuale annunciato in precedenza, Sinistra Italiana e Pietro Grasso si sono “autoconvocati” e hanno costituito una serie di “comitati promotori territoriali” il cui scopo è «costituire un partito di sinistra autonomo e alternativo ai partiti esistenti, che possa in prospettiva dialogare con le altre formazioni politiche ma forte di un’identità propria, di una proposta politica chiara e di prospettive future condivise». Il prossimo passo è l’assemblea fissata per il 24 novembre. Sarà convocata sotto il simbolo di “Liberi e Uguali”.

Con che nome ne uscirà, invece, è difficile prevederlo.





Fonte: (ANSA/ANGELO CARCONI)
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16/11/2018 - 20:49

AUTORE:
Oracolo-Sibilla Eritrea

....avanti e 'ndre, poi grosso-piccino, piccino e grosso: vedi la DC retrattile del dopo Cirino Pomicino e De Mita Ciriaco, poi con la cura del fratello di Paolo Berlusconi ritornò nella stanza dei bottoni in quattro balletti e...dal /94 ad ora solo Berlusconi Sirvio e Renzo Mattei han fatto quel che Forlani et l'Occhetto non eran "più" capaci.
Sarvini è stato "allertato" dall'abitante di Rignano dicendogli: bada me come han fatto presto a mandammi a caprioli; quindi òra lo sai!
Più arto vai, più la gropponata gliè soda.
Aguri (con una "u" sola).

16/11/2018 - 20:23

AUTORE:
Filettolino

Dal 25 al 41 e ritorno. Anche meno, 18. -7 sul passo.

16/11/2018 - 0:46

AUTORE:
BdB

...il troiaio che fecero i comunisti di Bordiga a dividersi a Livorno dai socialisti e...l'anno dopo Mussolini prese il potere.
La storia non si ripete mai, ma, quando Berlinguer fu vicino ad essere maggioranza democratica, uscirono fuori le brigate rosse e...
Poi sempre democraticamente il PD con a capo Matteo Renzi riuscì a portare il PD di Bersani dal 25% al 41,08%.
La 5* di quel periodo era data da Piepoli al 40% e nei seggi prese il 25% quindi il conto è presto fatto, si poteva fare un governo nazionale con chi schifato da un partito; il PCI e seguiti, che difendeva i 65 consiglieri regionali ben pagati, e tutti i loro sindaci riciclati nelle province venivano rottamati insieme ai capi delle municipalizzate.
Poi anche da Forza Italia ci furono elettori manifesti di quel partito disponibili ad entrare nel PD renziano.

"sagrilegio!!!" quelli più iscritti di me al partito dissero: guai le nostre tessere agli ex berlusconiani mai!
Volevan rimanè poininini ma boni.

Poi non gli bastò non volere eretici di altri partiti, fecero un ennesimo partito di sinistra-sinistra "perindà" a chiappà Buti come si era giù visto con altri magistrati a capo dei già falliti: Ingroia-Di Pietro che con un colpo solo fecero fuori quattro partitini RC-IDV- PCdI-Verdi.
Grasso Pietro ha fatto fuori i rimanenti: con Rossi, Fontanelli ed altri capi minori ex PCI delle nostre frazioncine.
Ora voi dell'ex MdP-ConSenso-Possiamo e LeU, lo avete raggiunto lo scopo con l'altro Matteo.
Quindi la vostra generazione di comunisti e nostra generazione di Democratici neo PD ha chiuso.
Dividi (noi) et impera...quell'artri.

Gliè la coglionaia baby.

bona.

15/11/2018 - 23:31

AUTORE:
LdB..

Ti rode che ci siano persone , gruppi, movimenti vari che si rifanno ad una idea diversa dalla tua ? E' la democrazia baby.
Pensa che ci sono anche quelli di destra...

15/11/2018 - 21:00

AUTORE:
San Tommaso

...come le bigonge dell'uva versate nel tino e poi ti accorgi che fra tutti ce l'hanno fatta a fare il trabocco e l'altro Matteo ringrazia tutti come faceva il berlusca spesso e volentieri prima del 2007.

A sinistra del PD ci sono almeno 20 partiti
Attualmente in Parlamento cinque soggetti a sinistra del PD
Partendo da chi si trova su posizioni politiche più "compatibili" con quelle del Pd, partiamo con il citare il Partito Socialista Italiano guidato da Riccardo Nencini, soggetto che tuttora fa parte della maggioranza di Governo e che verosimilmente farà parte anche dell'alleanza coi democratici verso le prossime elezioni. Secondo gli ultimi sviluppi, sempre in alleanza con i dem correrà anche Campo Progressista di Giuliano Pisapia Mentre ormai a un passo dal dare vita a una lista unica alternativa al PD, probabilmente con Pietro Grasso come leader, sono Articolo Uno - MDP (di Speranza, D'Alema e Bersani), Sinistra Italiana (di Fratoianni e Vendola) e Possibile di Pippo Civati.

Le cinque forze politiche appena elencate sono tutte attualmente rappresentate in Parlamento, ma come vedremo fra poco ce ne sono molte altre, pur presenti con militanti e sedi nel territorio italiano, che non hanno al momento rappresentanza istituzionale, se non in alcuni consessi locali.

Fuori dal Parlamento almeno 15 fra partiti e movimenti si richiamano alla sinistra, al socialismo e al comunismo
Fra gli altri soggetti iniziamo con il Partito della Rifondazione Comunista, nato nel 1991 e attualmente guidato da Maurizio Acerbo, che sei mesi fa ha sostituito Paolo Ferrero dopo nove anni di segreteria. Più di recente è sorto il Partito Comunista Italiano, nato nel 2016, con un logo pressoché identico al disciolto PCI, il segretario attuale è Mauro Alboresi .

Sempre la definizione di "partito" la hanno anche altre formazioni, come il Partito Comunista dei Lavoratori (di Marco Ferrando), il Partito Comunista (di Marco Rizzo) e i trozkisti del Partito di Alternativa Comunista. Nella galassia anticapitalista non usano la formula "partito" invece Sinistra Anticapitalista (di Franco Turigliatto, nata nel 2013 dopo la fine di Sinistra Critica) e Sinistra Classe Rivoluzione (nata nel 2016 dopo l'uscita da Rifondazione della componente "Falce e Martello"). Esistente da molti anni è invece la Rete dei Comunisti, molto attiva soprattutto nel sindacalismo di base: tale organizzazione curiosamente proprio in occasione della manifestazione Eurostop dello scorso 11 novembre, ha per la prima volta sfilato con le proprie bandiere (rosse con sfumature gialle e bianche).

Da non dimenticare inoltre i CARC - Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo, attivi ormai da 25 anni.

Proseguendo nell'excursus nei movimenti attivi nel mondo della sinistra, troviamo poi Senso Comune (nato nel novembre 2016 "per costituire una rete di cittadini che lavori per portare avanti una proposta di politica nuova al servizio della gente comune"), DemA (ovvero il soggetto del sindaco di Napoli Luigi De Magistris che già si è presentato in diverse elezioni comunali anche fuori dalla Campania), Azione Civile (di Antonio Ingroia, che nei giorni scorsi ha dato vita alla "Lista del Popolo - La mossa del cavallo e Risorgimento Socialista, nato nel 2015 da una costola sinistra del PSI e ora attivo per la ricomposizione di una sinistra alternativa al PD.

In tutto questo è bene ricordare l'esistenza di L'Altra Europa con Tsipras, coalizione rappresentata al Parlamento Europeo dopo il 4% ottenuto alle elezioni del 2014 e tutt'oggi ancora molto attiva in diversi territori italiani.

Infine chiudiamo con due formazioni politiche storiche della sinistra comunista, tuttora esistenti in diverse parti d'Italia: soggetti che per una precisa scelta ideologica mai si sono presentati alle "elezioni borghesi" ma che sono spesso visibili in numerose manifestazioni di piazza politiche e sindacali. Stiamo parlando del PMLI (Partito Marxista Leninista Italiano), soggetto che ha ormai compiuto 40 anni di vita ed è noto per la bandiera rossa con le effigi di Marx, Engels, Lenin, Mao e Stalin. E dall'altro lato di Lotta Comunista, soggetto dichiaratamente leninista, noto per l'omonimo giornale diffuso da ormai decenni da parte dei suoi militanti fuori dalle fabbriche e dalle scuole di mezza Italia.

Conti fatti ci sono insomma almeno 20 soggetti politici in Italia che si collocano, più o meno marcatamente, a sinistra del Partito Democratico. Il tutto senza considerare gruppi locali, centri sociali e movimenti vari che spesso hanno comunque una forma organizzata anche piuttosto capillare.

15/11/2018 - 19:18

AUTORE:
LdB..

Tanto per cambiare si è trovato un responsabile della sconfitta del Pd alle scorse elezioni : LEU.
Che, forte del suo " bel " 3,4 ha favorito il risultato .
E della performance del Pd vogliamo parlarne ?
Ps. Tutti quelli che siedono in parlamento sono profumatamente pagati.

14/11/2018 - 12:46

AUTORE:
Marco Z

.....nato soltanto per ripicca contro Renzi.

Con l'ennesima scissione a Sinistra muore LeU, ma i vari Boldrini, Grasso, Speranza, Bersani & co. restano sulle spalle del contribuente.
Liberi e Uguali è finito, kaputt, tristemente disgregato. L'alternativa "dura e pura" di Sinistra al Pd si è sciolta come neve al sole dopo aver raggiunto l'unico scopo della sua costituzione, ovvero indebolire il Partito Democratico alle elezioni del 4 marzo, oltre a vendicarsi del nemico Matteo Renzi e donare una casa politica a personaggi quali Laura Boldrini, Pierluigi Bersani, Pietro Grasso e così via, permettendo loro di ricandidarsi in Parlamento. Nel caso della Boldrini, per giunta, con scarsissimi risultati, che tuttavia non le hanno impedito di essere ripescata ed entrare alla Camera dei Deputati.

Sabato scorso, Articolo 1-MDP, formazione politica guidata da Roberto Speranza, ha annunciato la dipartita da Liberi e Uguali, piantandovi l'ultimo chiodo nella bara e segnando il tragico (nonché risibile) epilogo di un progetto che non nacque per costruire una nuova speranza (è il caso di dirlo) a Sinistra bensì solo ed esclusivamente per danneggiare il Partito Democratico.

Un partito costituitosi perlopiù per ripicca contro Matteo Renzi, con assurde e insipienti velleità di dialogare con il M5s, che ovviamente ha fatto orecchie da mercante non volendo avere nulla a che fare con dinosauri istituzionali quali Bersani o D'Alema, "padre nobile" dell'operazione seppur non ricandidatosi, né tantomeno con l'ex presidente della Camera Boldrini, contro la quale i grillini hanno fondato almeno il 70% della propaganda degli ultimi cinque anni.

E così, ecco che a Sinistra muore l'ennesima entità politica a tutto vantaggio del governo giallo-verde, in primis del Movimento 5 Stelle per l'appunto, ma anche della Lega di Matteo Salvini, che il 4 marzo ha ottenuto voti anche da ex elettori del Pci, Pds, Ds, Pd, ormai allo sbando e rimasti politicamente orfani nel corso degli anni con le scissioni sempre più atomiche delle formazioni di area, scissioni della quali quella di Liberi e Uguali è solo l'ultima in ordine di tempo.

Peccato però che, con la fine di LeU, i vari Speranza, Bersani, Fratoianni, Boldrini, Grasso e così via restino comunque sul groppone dei contribuenti italiani, alla faccia dei cittadini che, almeno fin quando durerà la legislatura, resteranno tutt'altro che "liberi" (di mandarli definitivamente a casa) e ben poco "uguali" (ai personaggi succitati che siedono profumatamente pagati in Parlamento).

14/11/2018 - 12:28

AUTORE:
Alessandro Galli

#liberieuguali è definitivamente sciolto!
Il suo scopo sociale di indebolire il centrosinistra e far perdere Matteo Renzi è stato conseguito ed ora non ha più ragione di esistere.

#DeFalco cacciato dal M5S raggiunge il #gruppomisto. Onore a chi ha mostrato il coraggio di opporsi ai voleri della setta.

14/11/2018 - 9:41

AUTORE:
XXXL

...e con l'armata "Gommone" che comprendeva destra-destra e sinistra-sinistra, il Paese Italia è tornato indietro agli anni /70/80.
Mi piacerebbe campare quanto Noè che dice campò 900 anni per vedere non solo i cavoli riscaldati ed i garzoni ritornati; il segretario Bersani ed il capogruppo Speranza voler ritornare "nella ditta" ma diceva mì pà: cavoli riscaldati e garzoni ritornati un fummo mai più boni.
Doneguardi vincesse le primarie Zingaretti e ri/accogliesse chi ha brindato per la sconfitta del PD che loro erano i massimi dirigenti ed avevano votato a favore nel governo che approvò le riforme e poi cercasse un alleanza con la 5* che ci han chiamato assassini, quello sarà il il partito di altri ma non più il mio e quindi anni sabbatici.
In democrazia si vince e si perde e chi perde non sempre è dalla parte del torto, altrimenti il PCI non aveva ragione di esistere.
Perdeva complessivamente in Italia ma governava magistralmente nel centro Italia e nel mio comune.
....poi è invecchiato "poverino" come la socialdemocrazia e...se, ma con i se non si fa la storia.
Comunque se la liberaldemocrazia macroniana vi fa schifo a voi di sinistra fallita 40 volte, tenetevi il lepenismo/salvininiadimaiese.
Poi fra 30 anni si vedrà se han ragione chi sostiene che il meglio ha ancora da venire o chi non spera più in niente in maniera nichilista.

14/11/2018 - 9:00

AUTORE:
LdB

Credo di sì , il progetto era buono. Ma in Democrazia contano i voti e non siamo riusciti a convincere le persone. Ci abbiamo provato, quello rimane. Di certo alcuni torneranno verso " casa ", ma non è il futuro del sottoscritto...

14/11/2018 - 0:50

AUTORE:
XXXL

Aver votato al referendum insieme all'altro Matteo (quello che il 15/4/18 avrebbe portato la benzina a 0,72 cet. di euro al litro) e poi votare per LeU per sorpassare il PD ed ora avere un pugno di mosche moribonde in mano.
Muoia Sansone con tutti i Filistei e dire amen; quelle son soddisfazioni da raccontare ai posteri.

14/11/2018 - 0:27

AUTORE:
LdB..

Amen, ce ne faremo una ragione.