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Guardati allo specchio! Il volto che vedi riflesso è il risultato di milioni di anni di evoluzione e riflette le caratteristiche più distintive, che utilizziamo per identificarci e riconoscerci.  E' il risultato che si è plasmato secondo i nostri bisogni, legati al mangiare, al respirare, alla vista, alla comunicazione.  Ma come si è evoluto nei millenni il volto che abbiamo, per arrivare a mostrarsi com' è oggi?

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Le squadre di Val di Serchio
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Nel germoglio di un'amore
C'e' il sorriso
della vita
Ed il tremito dei sensi
Che prelude a nuovi voli

E' la
danza di una fiamma
Che accarezza .....
. . . . . . . . . . . . . . un fatto accaduto quando andavo ancora alle elementari e che ricordo ancora molto bene. . . . . . Ebbene nell'ultimo banco .....
di Renzo Moschini
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di Renzo Moschini
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di ERNESTO TROTTA
II POTERE DELL'EQUIVOCO

15/4/2019 - 20:54

II POTERE DELL'EQUIVOCO


Non si può essere partito di lotta e al tempo stesso partito di governo. Non si può lottare contro la casta e essere casta. 

Vi ricordate il “partito di lotta e di governo”?
Bizzarra ed immaginifica allocuzione: è andata di moda molti anni fa e, malgrado il passare del tempo, mantiene a tutt’oggi un fascino indiscutibile, tant’è che “a volte ritorna”, come gli zombie di Stephen King.
Lotta e governo, insieme, c’è tutto, la quadratura del cerchio, la pietra filosofale, il moto perpetuo, l’alchimia, gli estremi che si toccano, il “gelo che ti dà foco”, l’alfa e l’omega, si lotta e si governa.
Che brividi di soddisfazione!
Non so chi sia stato l’autore di un così affascinante e sintetico ossimoro: ricordo che si usava per il PCI del compromesso storico, s’è usato nell’Ulivo e nella mitica Unione di Prodi (bei tempi, professore, altro che “partito dei ricchi”, eravamo “di lotta e di governo”!), però è adatto anche oggi alle contorsioni politiche di Lega e 5stelle, che ambiscono a giocare tutte le parti in commedia (ultrà e questurino, centro sociale e centro di potere, giudice e avvocato, …); tutte le volte insomma che mancano le idee, che manca la determinazione, e allora ci provo ma non so se insisto, mi impegno senza compromettermi troppo.
Ha un suo fascino, non c’è dubbio, proprio come le grandi illusioni appena ricordate.
Purtroppo, la suggestione è alta ma le conseguenze a volte possono essere drammatiche, e anche comiche.
Ministri che partecipano al Consiglio la mattina e il pomeriggio manifestano in piazza contro il Governo, oppure potenti che attizzano il malcontento, dimenticando che sarebbe loro compito contrastarlo e smorzarlo, oppure che maledicono la casta essendo casta essi stessi; partiti che vorrebbero stare dappertutto ed in realtà oscillano senza progetti tra la voglia di rappresentare, anche sobillare, la protesta e la necessità di mettere davvero le mani nei meccanismi del potere, che come si sa è roba pericolosa.
Voglia di opposizione, libera e creativa, mentre ti tocca governare, con tanto di responsabilità, sai che palle!
In realtà è infantilismo allo stato puro.
La democrazia è un sistema duale: o stai al governo o stai all’opposizione; o sei maggioranza o sei minoranza. Tutto insieme non si può e soprattutto non si deve. Altrimenti è consociativismo, ovvero un’allegra ammuina dove nessuno si prende la responsabilità di nulla e tutti possono tenere i piedi in tutte le scarpe che vogliono. Basterebbe solo non lamentarsi che nulla cambia e che tutto va come al solito …! È però una tentazione irresistibile: troppo comodo è criticare e troppo faticoso invece è gestire una realtà spesso scomoda, fastidiosa, anche maleodorante.
Un partito politico, in forza della Costituzione è uno strumento per “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” (art. 49). Determinare, non influenzare, e nemmeno condizionare.
Se ti fa schifo governare non sei un partito, sei un’associazione qualsiasi; se vuoi solo cavalcare la protesta, prendi atto che al Governo ci sono altri, che fanno quello che LORO ritengono opportuno.
Se invece vuoi cambiare il mondo, devi fartene una ragione: devi prenderti la responsabilità di governare, e prima ancora devi diventare maggioranza, almeno relativa (a seconda dei sistemi elettorali).
Scorciatoie non ce n’è.
O mendichi qualche briciola con il consociativismo, o ti rassegni a non contare nulla, imbozzolato in una minoranza tanto rigorosa quanto inconcludente, o ti attrezzi per convincere tanta gente che sei più capace degli altri e che hai più idee e migliori progetti.
Però la tentazione è forte, sia a sinistra che a destra, con la differenza che a destra sono sufficientemente cinici e spregiudicati da non porsi tanti problemi e sfruttare l’equivoco, finché dura; a sinistra invece ci facciamo del male, perché qualcuno ci crede davvero e va allegramente incontro ai disastri che abbiamo visto più volte. Né lotta né governo: solo malanimo e irrilevanza.
Sarebbe ora di crescere e accettare una volta per tutte che il potere comporta responsabilità di scelta, capacità di mediare, generosità, anche fantasia, per andare avanti, e non nostalgia del tempo in cui i mulini erano bianchi e le bandiere erano rosse.

Fonte: ERNESTO TROTTA
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