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Servono forse convegni interminabili, ospiti illustri e location spaziali per ottenere partecipazione e divertimento? Servono mezzi illimitati, spazi dedicati, progetti faraonici per riunire persone e Associazioni per un progetto comune di alto livello? Talvolta, come è successo questo sabato, basta un piccolo spazio ed una piccola occasione per ottenere risultati eccellenti e oltre ogni aspettativa. 

. . . . . . . . . . . . . per nascondere la strizza. .....
Salvini era al governo nel posto che voleva, si è .....
E' una regola: due volte al mese, primo e terzo lunedì .....
A parte il fatto che appare assai singolare mandare .....
Abbracci e baci, il contesto emotivo influenza la gestualità sociale
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di Bruno Pollacci
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Incontrati per caso
di Valdo Mori
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Dal mondo
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Pisa
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FIAB Pisa
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Con le “De Soda Sisters”
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Presentazione libro-24 gennaio
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Confcommercio
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Molina di Quosa, 25 gennaio
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Pisa, 24 gennaio
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Pisa
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CSI -Centro Sportivo Italiano
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Le squadre di ValdiSerchio
di Marlo Puccetti
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Le squadre di Valdiserchio
di Marlo Puccetti
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Le squadre di Val di Serchio
di Marlo Puc
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Nella notte fredda e bianca
la Befana un poco arranca
urge ormai di farsi l'anca
e per questo sembra stanca.

Befanotto suo marito
è davvero inviperito
dice: .....
Buongiorno, abito in Via Paganini a Colignola, quotidianamente percorro le strade bianche nelle vicinanze fino ad arrivare ad Asciano, lungo i condotti. .....
di Moschini
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Gli Amici di Pisa esprimono mo
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di Renzo Moschini
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Arselle e pomodoro?

30/6/2019 - 18:21

 
Gastrea è la musa dell’ottava arte, l’enogastronomia. Da lei ispirato, l’autore ci conduce in un viaggio insolito al centro del mondo della cucina.
Partendo da una passione particolare per l’arte del mangiare (e bere) bene e da una personalissima e spiccata sensibilità, l’autore  ci svelerà strada facendo, anche aiutandosi con brevi racconti a tema, i segreti per vivere al meglio il nostro incontro con il cibo: i classici errori da evitare, gli ingredienti che non dovrebbero mai mancare in dispensa, gli abbinamenti tradizionali e quelli meno conosciuti, i vini che dovremmo saper accompagnare alle diverse pietanze serviti alle giuste temperature.
Il tutto per cucinare con gusto e consapevolezza, e godersi dei bei momenti insieme intorno a una tavola apparecchiata.
 
Questa la prefazione di “Gastrea e la tavola di domani” di Giovanni Lodovici edito da Polistampa nel novembre 2016.

Nella primavera di quell’anno Giovanni aveva pronto il volume, ma aveva bisogno di una foto particolare, una foto di un giacchiatore che lanciava la sua rete in Bocca di Serchio.
Strano per un novantenne fiorentino, direttore generale di una grande casa di liquori, amico dell’avvocato, amico e collaboratore della mitica enoteca Pinchiorri di Firenze, nipote di una dama di corte della regina Margherita, cercare una foto di quel genere.
Non molto però quando, indirizzato a casa mia da un’amica di un ufficio del comune di Vecchiano al quale Lodovici si era rivolto, ebbi modo di conoscere questa straordinaria persona.
Lui aveva passato intere giornate d’estate a tirare il giacchio in Bocca di Serchio, ma quelle giornate di pesca erano di tantissimi anni fa, quando pensava a tutto men che scrivere un libro.
 
Gli trovai una sistemazione in un accogliente ambiente nella tenuta ed è cominciata una calda amicizia fra cene e racconti e pescate (non col giacchio) insieme ad il suo giovane nipote.
Son passati tre anni, ora Giovanni dice che essere entrato nel suo diciannovesimo lustro lo imbarazza, ma la salute è ottima, gli amici ci sono e allora: “se mi passa un doloretto alla spalla si va a tirare il giacchio”!
 
Questo lungo preambolo per arrivare ad un fatto capitato due anni fa in una di quelle serate conviviali.
Consentitemi una premessa con questa sua ricetta tratta dal libro.
 
"Ma a voi piace veramente che vi portino gli spaghetti alle arselle con quell’ammasso interminabile di gusci che, per levarli tutti, sei costretto poi a mangiare la pasta fredda e senza contare inoltre la non poca noiosità di sporcarsi le mani? Ma non sarebbe tanto più logico, comodo e igienico che l’eliminazione dei gusci fosse fatta in cucina durante la cottura? Posso assicurarvi che quella specialità risulta almeno tre volte più sublime (sublime lo è già anche con i gusci) senza quell’incomodo; la scodella sembra divenuta più vasta e puoi dosare a tuo piacimento ogni forchettata, sia della pasta che dei frutti. E, per piacere, non venite a raccontarmi che quei gusci costituiscono la prova che non sono vongole di scatola perché, se fosse cosi, sarei io a preoccuparmi, pensando a quali ristoranti frequentate!
L’ideale sarebbe poter programmare in anticipo l’esecuzione di questo delizioso primo e essere quindi in grado di prenotare l’acquisto delle arselle; con questo accorgimento dovremmo poter disporre (fatta salva l’onesta del fornitore) di vongole fresche ma, soprattutto, vive.   Preferibile prenotare le vongole piccole, arselle o anche lupini, che sono, in genere, quelle non di allevamento. Si lavano, si buttano in padella, si tappa e si cuoce per 7/8 minuti; si toglie il coperchio, si rigirano bene e a lungo, ancora 3/4 minuti, si chiude il gas.
Appena la temperatura lo permette, si eliminano i gusci, stando molto attenti a non disperdere il liquido interno; si trasferiscono quindi, liquido e vongole, in un contenitore a parte.
In padella versare abbondante extravergine di fattoria, 2 spicchi di aglio divisi a metà e privati dell’anima; appena l’aglio ha assunto il solito colore marrone chiaro e non oltre, si elimina; si versano le vongole e il liquido con sale e peperoncino e si prosegue la cottura per 3/4 minuti; si buttano gli spaghetti tolti molto al dente e si chiude il gas; si spande sopra prezzemolo tritato, si rigirano ancora e subito in tavola nella stessa padella".

 
Rimettiamoci a tavola ora.
Tutti d’accordo sullo sgusciare le arselle, aglio peperoncino prezzemolo ma… mancano i pomodorini!
Non l’avessi mai detto!
Giovanni si alzò di botto, buttò il tovagliolo sulla tavola, allungò il braccio con l’indice puntato alla porta e urlò: ”vai viaa!”
Poi, alla terza bottiglia di ottimo pinot fresco e ovviamente delle sue vigne, tutto ritornò in perfetta sintonia.
 
Giovanni, sei un fenomeno, ma a Migliarino le arselle si mangiano “ar pumodoro!”
Poi, insisti insisti arrivò a permettere qualche ciliegino o pachino, ma pochi pochini!
La prossima estate mi ci metto io ai fornelli!
 
Giovanni è ritornato oggi a Firenze con la sua auto sportiva… guidando lui ovviamente!

 
 

    
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2/7/2019 - 10:11

AUTORE:
Gioiva

Carissimo Giovanni sono più che d'accordo con te che gli spaghetti sono sublimi se le arselle sono state precedentemente sgusciate e se i pomodorini sono pochissimi anche se pachini...