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La Settimana della Lingua Italiana nel Mondo è l’evento di promozione dell’Italiano come grande lingua di cultura classica e contemporanea, che la rete culturale e diplomatica del Ministero Italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale organizza ogni anno, nel mese di ottobre, intorno a un tema che viene declinato tramite la realizzazione di conferenze, mostre e spettacoli, incontri con scrittori e personalità.

P.A. (sezione di Migliarino).
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A.S.B.U.C. di Migliarino
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Piazza Garibaldi-Vecchiano
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Sezione Soci Coop Valdiserchio-Versilia
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. . . . . . . . . . . . . . . alla pacatezza di MATTIA .....
Nella mia vita è accaduto una volta che, dovendo .....
MA SE RENZI PRENDE TUTTI QUESTI SOLDI E CREDO CHE I .....
Mi tocca fare ulteriori precisazioni, nonostante la .....
Incontrati per caso
di Valdo Mori
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di Giuseppe Pierozzi
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Racconto breve di: Giuseppe Pierozzi
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RITROVATO A PISA L'ARON PIU' ANTICO DELLA TOSCANA
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Le squadre di Val di Serchio
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ALLE OFFICINE GARIBALDI DI VIA GIOBERTI
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SECONDA CATEGORIA.
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Il CONI nazionale conferisce
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Vola danza fiocca lenta
giù dal cielo lieve lieve
tutto intorno presto imbianca
il candore della neve.
Il silenzio la magia
ogni bimbo sa incantare
ed .....
Alla cassa di un supermercato una signora anziana sceglie un sacchetto di plastica per metterci i suoi acquisti.
La cassiera le rimprovera di non adeguarsi .....
di Renzo Moschini
Convegno; Perché un nuovo libro sui parchi

8/8/2019 - 18:36

Convegno; Perché un nuovo libro sui parchi


La decisione di istituire una Collana editoriale sui parchi, che ebbe nel Parco di San Rossore la sua casa madre con la istituzione del Centro Giacomini e l’inaugurazione della Biblioteca
della Giraffa, fu presa per una precisa ragione politico-culturale. Quella importante stagione che si era avviata con l’approvazione della legge 394 il 6 dicembre 1991, che noi anticipammo con la istituzione del Coordinamento dei parchi regionali al Parco della Mandria, successivamente Federparchi, fu connotata da una capacità non solo critica ma anche di proposta come testimoniano la Rivista Parchi, vari Centri studi dal Giacomini di Gargnano, a Coste Italiane Protette (CIP) al Conero, dall’Osservatorio dei Parchi Europei (OPE) alle 5.Terre, al Centro studi delle aree protette fluviali di Montemarcello-Magra a Sarzana e molti libri.
La 394 fu approvata il 6 dicembre del 91 io pubblicai con Maggioli il libro sui nuovi compiti che ne derivavano perStato, Regioni ed Enti locali nel luglio del 92. Ne furono vendute 3500 copie a conferma che parchi e ambiente non erano più ormai argomento riservato esclusivamente o principalmente alle associazioni ambientaliste.
Merito della legge quadro, che pure giunse al suo ultimo passaggio cioè al voto del parlamento con un  testo che ignorava regioni ed enti locali –lo ricordo bene avendo io partecipato alla consultazione in rappresentanza dell’UPI  che non a caso nel Gennaio del 1990 aveva pubblicato un libro sui parchi regionali.
D’altronde la legge quadro come le leggi regionali che prevedevano piani e impegni-ricordo la caccia ma non solo, impensabili e irrealizzabili senza il coinvolgimento e il consenso di sindaci e presidenti diprovincia. Ricordo come lo ricorderanno sicuramente tanti amici presenti anche qui, incontri e dibattiti dove quando intervenivi non mancavano contestazioni e mugugni. Non ho dimenticato quando l’assessore ai parchi della regione Toscana mi telefonò per dirmi, ti passo a prendere e andiamo a Stia dove si discuteva  della istituzione del parco regionale, così gli spieghi- ero vice presidente al parco di San Rossore che il parco non è solo divieti. Il cinema era pieno di cacciatori ma mi andò bene.
Nel caso della Toscana merita di essere ricordato che la legge sui parchi prevedeva la istituzione di un comitato scientifico Costituito dai rappresentanti  delle tre Università tosane che dettero un contributo importante e qualificato alla attività dei parchi.
Nel caso di San Rossore il libro di Sandro Pignatti sulla biodiversità sicuramente il libro tra i più importanti della nostra Collana, grazie anche all’impegno del prof Garbari, allora presidente del comitato scientifico e dirigente dell’Orto botanico di Pisa ci permise di promuovere un incontro nazionale con tantissimi giovani, idem con il libro sui Parchi in Europa curato da Roberto Gambino –un caro amico- che ci dette una mano anche in realtà tra le più scabrose come quella delle Apuane.
Naturalmente sul piano nazionale registrammo fin dall’inizio anche resistenze ministeriali in ambiti decisivi a partire dalle aree protette marine come  l’affidamento al parco di San Rossore della gestione della Meloria  che ha impiegato più di 20 anni a tagliare il traguardo. E quando come Federparchi criticammo il ministro Ronchi per avere violato a Portofino la legge quadro lui chiese provvedimenti disciplinari nei miei confronti. Quello delle aree protette marine resta il comparto più in crisi anche se neppure gli altri scoppiano di salute. 
E veniamo così all’interrogativo da cui siamo partiti; perché la Collana e il Gruppo di San Rossore. Perché era diventato ormai  chiaro e evidente che Federparchi non riusciva e non sapeva e voleva farsi carico dei  suoi doveri e responsabilità istituzionali e culturali a fronte di una politica che anche il parlamento stava malmenando attribuendo tutte le colpe della politica governativa e ministeriale ai limiti della legge 394 ormai troppo vecchia.
Noi, con i nostri  libri e la nostra iniziativa politica e culturale volevamo ricondurre il ruolo dei parchi a quello che gli compete. Se a Ronchi  le nostre  critiche non erano piaciute quelle che prendemmo con la Collana e il gruppo di San Rossore non piacquero a Federparchi che in un documento mi defini’ addirittura ‘traditore’. Perché allora un nuovo libro sui parchi visto che ne abbiamo pubblicati già  un quarantina? La ragione è dovuta al fatto che ai parchi e all’ambiente serve –anzi urge- una nuova politica che coinvolga i parchi nelle politiche nazionali e europee. I parchi devono essere sempre meno separati dalle altre vicende su cui si gioca i futuro del pianeta. Tutto ciò che separa i parchi dal resto li marginalizza e ne pregiudica indebolendone il ruolo.
Con questo nuovo libro in cui abbiamo cercato –credo riuscendoci- con il contributo qualificato e documentato di tanti nostri amici di offrire un quadro che permetta alla politica nazionale dello stato, delle regioni, degli enti locali di cui si sono perse le tracce di tornare sulla scena e sull’agenda ambientale, ripartire sul binario giusto. Con Il libro abbiamo voluto anche innovare la Collana nel senso di guardare oltre i parchi ma all’ambiente e al territorio. Infatti pubblicheremo un manuale curato da Giuliano Tallone.
La situazione attuale presenta con pochi vecchi problemi anche aspetti nuovi che la ingarbugliano non poco come i forestali –carabinieri.
Prima però va detto –perché questo è un problema ancora aperto e cioè che non aver voluto con i pretesti più varo e balordi
convocare la Terza Conferenza Nazionale dei Parchi dove si sarebbe potuto e dovuto mettere tutte la carte sul tavolo senza trucchi e senza inganni ci presenta il conto.  Per noi –ecco perché anche il nuovo libro- questo resta il nodo più delicato da sciogliere tanto più nel momento in cui si discute di nuovo regionalismo etc. Ma torniamo ai forestali. La decisione di metterli a disposizione dei parchi e delle are protette fu giusta non lo fu però di mantenerne la gestione al ministero. Assurdo che i forestali operassero per il parco e nel parco senza che il parco però potesse decidere nulla sul loro operato. Sull’argomento fui protagonista di un episodio a suo modo ‘divertente’. Alla Provincia di Firenze alla vigilia dell’approvazione delle legge  394 si svolse un convegno nazionale

E’ l’ora dei parchi dove intervenni i rappresentanza del parco di San Rossore. In un intervallo nel corridoio sento qualcuno mi chiama; onorevole, onorevole. Mi fermo era il Prof Pedrotti (allora non ci conoscevamo poi saremmo diventati amici) che mi chiede ‘cosa le ha fatto il CFS? Mi venne un po’ da ridere e lo rassicurai che ero al sicuro.
Forse però vale la pena di ricordare, anche se al riguardo non si sa molto dopo l’approvazione della legge 394.
Il Parlamento dispone di una Commissione bicamerale per le questioni regionali presieduta da un senatore di cui fanno parte una rappresentanza della camera e una del senato. Io ho rappresentato per tanti anni il mio partito per la Camera. La commissione deve esaminare tutte le proposte si legge prima che vadano in discussione per l’approvazione per verificare se sotto il profilo costituzionale e istituzionale sono compatibili.
Le varie proposte di legge sui parchi sono state a lungo discusse in quella commissione. E l’unico punto che ha tenuto banco a lungo è stato che la gestione dei parchi era e doveva restare del ministero dell’agricoltura: del ministero dell’ambiente nessuno allora sapeva e diceva qualcosa. Quindi del CFS era scontato che rimaneva a completa ed esclusiva competenza ministeriale.  Che il testo della 394  sia giunto come ho ricordato all’approvazione finale con un testo in cui si parlava solo di competenza nazionale e statale deve forse qualcosa anche ai dibattitti in commissione bicamerale.
Che un certo ambientalismo, anche di figure storiche abbia perciò continuato anche dopo l’approvazione delle legge 394 a far finta di niente sulla gestione dei parchi e delle aree protette non sorprende. Voglio ricordare due episodi particolarmente significativi. Tassi allora direttore del Parco d’Abruzzo convocò a Camerino un incontro nazionale e noi decidemmo di far partecipare il Parco del Ticino, cioè il primo parco regionale. Tassì impedì al direttore Furlanetto di intervenire! Su ‘Parchi’ non fummo teneri! Molto peggio il secondo episodio. Ero vice presidente in San Rossore e su Airone usci un articolo di Tassi in cui si diceva che il piano forestale del parco avrebbe fatto danni micidiali. Chiesi un incontro con Tassi, e a mie spese andai a Pescasseroli. Entrando al parco vidi un manifesto sul portone in cui si chiedeva a Cossiga presidente della Repubblica di mandarci a casa. Quando dissi a Tassi che io non mi sarei mai permesso di scrivere cose del genere a sua insaputa sul suo parco, mi disse che lui aveva tanto da fare!
Dal libro emerge chiaramente quanto sia allarmante la situazione oggi in Italia e rifarsela con la legge 394 come si è fatto negli ultimi anni è grottesco
Ecco perché occorre quel tavolo nazionale che avrebbe dovuto assicurare la Terza Conferenza Nazionale. Noi ci siamo e siamo pronti a fare come sempre la nostra parte.
Concludendo, visto anche il dibattito in corso su stato-regioni vorrei accennare ad un aspetto riguardante le Regioni Speciali su cui la Bicamerale aveva svolto una indagine di cui ero stato relatore. In un intervento alla Camera il 9 dicembre 1986 e nel rapporto conclusivo dell’indagine mi riferisco al fatto che i rapporti tra le due legislazioni proprio sui Parchi Nazionali specie in Valle d’Aosta e Trentino Alto-Adige problemi che il Parlamento non riesce da tempo a porvi rimedio.
 
 
 

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