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Servono forse convegni interminabili, ospiti illustri e location spaziali per ottenere partecipazione e divertimento? Servono mezzi illimitati, spazi dedicati, progetti faraonici per riunire persone e Associazioni per un progetto comune di alto livello? Talvolta, come è successo questo sabato, basta un piccolo spazio ed una piccola occasione per ottenere risultati eccellenti e oltre ogni aspettativa. 

. . . . . . . . . . . . . per nascondere la strizza. .....
Salvini era al governo nel posto che voleva, si è .....
E' una regola: due volte al mese, primo e terzo lunedì .....
A parte il fatto che appare assai singolare mandare .....
Abbracci e baci, il contesto emotivo influenza la gestualità sociale
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di Bruno Pollacci
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Incontrati per caso
di Valdo Mori
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Dal mondo
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FIAB Pisa
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Con le “De Soda Sisters”
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Presentazione libro-24 gennaio
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Confcommercio
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Molina di Quosa, 25 gennaio
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Pisa, 24 gennaio
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Pisa
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Pontasserchio, 16 gennaio
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CSI -Centro Sportivo Italiano
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Le squadre di ValdiSerchio
di Marlo Puccetti
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Le squadre di Valdiserchio
di Marlo Puccetti
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Le squadre di Val di Serchio
di Marlo Puc
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Nella notte fredda e bianca
la Befana un poco arranca
urge ormai di farsi l'anca
e per questo sembra stanca.

Befanotto suo marito
è davvero inviperito
dice: .....
Buongiorno, abito in Via Paganini a Colignola, quotidianamente percorro le strade bianche nelle vicinanze fino ad arrivare ad Asciano, lungo i condotti. .....
di Moschini
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Gli Amici di Pisa esprimono mo
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di Renzo Moschini
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Terremoto in Mugello, la placca adriatica preme sugli Appennini

10/12/2019 - 8:56

L’INTERVISTA A CARLO DOGLIONI, PRESIDENTE DELL’ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA E VULCANOLOGIA (INGV)


Terremoto in Mugello, la placca adriatica preme sugli Appennini
Cosa sta succedendo, dalla Liguria alla Calabria

Le parole di Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) chiariscono subito la dimensione geologica dell’evento. Secondo la mappa del rischio sismico tutta la catena appenninica, dalla Liguria alla Calabria e parte della Sicilia, mostra una classificazione ad alta pericolosità. E la Toscana rientra in un quadro ben noto, a cui guardare con attenzione.

1 Quali sono le cause dell’attuale fenomeno?

«La zona risente dell’estensione della crosta terrestre la quale, per l’Italia centrale, è misurata in circa 4 millimetri all’anno. Questo provoca un accumulo di energia che periodicamente viene rilasciata. Tenendo conto che ogni cento anni si registra quindi un movimento di 40 centimetri, ogni due-tre secoli l’area è in grado di esprimere un terremoto capace di spostare il volume della crosta terrestre di circa un metro, un metro e mezzo, scatenando un sisma la cui magnitudo sarà di circa sei gradi. Nel caso specifico l’origine del terremoto è derivata dall’estensione dell’Appennino settentrionale con un movimento nella direzione della Pianura Padana, in particolare nella direzione nord-est/sud-ovest».


2 Tutto ciò è sempre legato al fenomeno della subduzione appenninica?


«Nel fenomeno della subduzione la micro placca adriatica, localizzata prevalentemente nell’area del mare omonimo, si immerge sotto la Penisola provocando prima una pressione con sollevamento della catena appenninica e più oltre distensione e stiramento».


3 Altri terremoti hanno scosso la stessa area della Toscana?


«Il Mugello ha subito nel 1919 un terremoto di magnitudo 6.4 che, da un punto di vista energetico, è mille volte più forte di quello appena verificatosi. In precedenza un altro sisma significativo è stato quello del 1542 quando la terra ha tremato a un livello stimato intorno a 6 gradi Richter. Il più importante però, rimane quello del 1919 con epicentro proprio nel Mugello e ad esso stiamo guardando con inquietudine per come si era verificato, in quanto la sequenza sembra essere molto simile all’attuale. Per questo ciò che stanno facendo i sindaci è corretto; giusta anche la chiusura delle scuole».


4 Ma bastano le stazioni di rilevamento installate nella Penisola per controllare il territorio?


«Sarebbe meglio disporre di una copertura ancora maggiore. Si pensi che in Italia abbiamo una distribuzione di circa 400 stazioni mentre in Giappone sono installati 5.000 sismometri. Numerosi sono collocati in mare e tanti si trovano all’interno di pozzi, vale a dire in una posizione efficace perché non sono disturbati dai rumori di superficie offrendo dati di migliore qualità. La rete nipponica è all’avanguardia e sarebbe bello crescere da questo punto di vista. Per evitare disastri bisognerebbe fare prevenzione e studiare di più i terremoti. Se non siamo ancora in grado di prevederli è perché non abbiamo gli strumenti giusti».


Fonte: di Giovanni Caprara
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12/12/2019 - 22:38

AUTORE:
Gisella di Nodica

E' un territorio abbandonato, placche senza manutenzione, deriva dei continenti lasciati a se stessi, nessuna ripulitura delle faglie, amministratori incapaci senza alcuna infarinatura tettonica che scaldano le poltrone ammortizzate pubbliche, tutto ciò mentre i miei gabbasisi son sempre più fuori controllo. Stamotte dormirò nella campana del vetro. Avvertiti.

10/12/2019 - 16:41

AUTORE:
giò'

DI GRANDE interesse per la nostra zona. sapere che lo schema sismico e gli eventi del 1542, comprendono anche ciò che accadde in Emilia, collegandosi allo stesso sciame sismico che investi' Ripafratta..... che fu colpita dal disastro e dalla tragedia sismica con perdite umane e gravissimi danni....