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Tentativo di risposta alla domanda di un mio ex alunno, leggendo gli articoli che più mi hanno colpito in questa settimana, ripensando ad alcune poesie che si studiano anche in terza media e immaginando un altro mondo possibile.

Purtroppo è così, l'Italia pare dividersi in furbi .....
Meno male che ci pensa la Regione, sui divieti alle .....
. . . un 3% di "imbechilli" c'erano già al tempo del .....
Enrico Rossi, giustamente, ha detto che oggi fara'un'ordinanza .....
di Giulia Baglini
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Baragli: "Export quasi cancellato, serve liquidità ora o non ripartiremo"
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Cosè un ATM e un BANCOMAT
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  • Emergenza del Covid-19

      Misericordie della Toscana


     Cari fratelli e sorelle, adesso più di prima siamo chiamati tutti ad un impegno e ad uno sforzo ulteriore per sostenere le nostre comunità, le persone fragili, i nostri anziani, le persone sole e chi viene purtropp colpito da covid-19...


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Si presentava alla gara con ben 27 atlete.
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PISA OVEST
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di Marlo Puccetti
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di Marlo Puccetti
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La pesca nel lago
(1976)

Ugo:- Come è ita Dreino?

Drea:- Dai 'n occhiata,
con venti nasse .....
Ottima la raccolta degli stralci a Migliarino da parte di Geofor. Brava l'Amministrazione che ha sollecita il servizio precedendo la richiesta di numerosi .....
di Renzo Moschini
L’ambiente resterà solo un’altra volta?

16/3/2020 - 17:30

L’ambiente resterà solo un’altra volta?


In questa  fase la discussione politica, quella riservata all’incontro nelle sedi istituzionali e partitiche ed anche a quelle associative è di fatto sospesa, in attesa di un ritorno alla ‘normalità’. Ma si può e si deve però riflettere e scrivere intanto -per chiarire e definire quanto dobbiamo fare alla ripresa. Perché è chiaro –o dovrebbe esserlo- che non potremo riprendere il discorso come se niente  fosse accaduto e fosse possibile uscirne e ripartire senza cambiare niente.
L’ambiente è sicuramente tra gli aspetti che ne ha più bisogno e urgenza. Ma è anche l’ambito  che ha più necessità di un rinnovamento politico, culturale e istituzionale a cui finora non abbiamo saputo o voluto mettere mano.
In sostanza quello che va fatto, anche in riferimento ad aspetti settoriali come l’ambiente, ma  non solo, se non riusciremo ad integrarlo, cioè a raccordarlo e connetterlo con la politica e il governo nazionale e le politiche comunitarie resterà come oggi subalterno  e separato e quindi subordinato.
Non possiamo dimenticare che degli  effetti di questa politica  abbiamo pagato già lo scotto,  ignorando  anche norme e leggi in cui si era stabilito, per più aspetti, di avviare innovazioni che avrebbero dovuto e potuto correggere il tiro. Per le politiche di tutela, infatti, la legge quadro sui parchi (la 394 del 91), per i piani stabilì che alla parte ambientale se ne doveva accompagnare una socio –economica. Come sappiamo in molti casi del piano manco si è parlato, e comunque anche in quei parchi dove il piano è stato fatto, di quella economica non vi è traccia. E la conferma che su questi aspetti a decidere il parco lasciava tutto ad altri. Non solo, ma anche su quella più chiaramente e specificamente del parco, il ministro Prestigiacomo ebbe la brillante idea di permettere alle aziende –pagando- di fare i loro comodi nel territorio del parco. Così lo stato negava ogni suo finanziamento come avrebbe dovuto.
Così, come  abbiamo avuto modo di ricordare recentemente in occasione della presentazione dell’ultimo libro del Gruppo di San Rossore,  Parchi nazionali come quello storico d’Abruzzo hanno messo mano al piano. Insomma territori  dotati di ambienti di valore e prestigio nazionale e  europeo –dopo un quarantennio- non hanno saputo o voluto avvalersi della legge quadro dei parchi.
Eppure da anni parliamo di progetti alpini, appenninici, territori il molti casi soggetti a gravi spopolamenti, con paesi dove ormai non vive quasi più nessuno, territori che la Prestigiacomo aveva ‘offerto’ ai privati per le loro politiche; questi sono i risultati con gli effetti che abbiamo sotto gli occhi.
Altrettanto vale per e zone costiere per le quali Federparchi a suo tempo presentò un progetto nazionale predisposto al Parco del Conero dal Centro studi  Coste italiane protette (CIP). Anche questi rimasto nei cassetti.
Si torna così al punto; come ripartire quando saremo usciti dai guai attuali.
Per me un aspetto di cui dovremmo ben ricordarci –ma questa volta senza ricommettere gli stessi errori- è quella della Conferenza nazionale dei e sui parchi.
Lì avremmo dovuto, governo, parlamento, regioni ed enti locali, con il mondo associativo, a partire da quello economico  e della ricerca, per definire un progetto, in grado di riconnettere quelle competenze e ruoli che oggi viaggiano ognuno per conto suo, con i risultati che sappiamo.
Ce la faremo? Noi ce la metteremo tutta. Contiamo anche sugli altri.
Renzo Moschini
 

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