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Ho assistito ad una interessante conversazione riguardo al problema della manifestazione novax del 20 giugno scorso. Qualche offesa è passata, qualche frase di troppo a mio giudizio è scappata ma certo è difficile esimersi dal classificare e definire una tale sconsiderata presa di posizione. L’articolo di giornale che riporta il fatto va giù duro e titola “La vittoria degli imbecilli: il 41% degli italiani non vuole vaccinarsi contro il Covid 19”.

Sono l'autore del libro "Litoralis" edito nel 2001, .....
Ci disse il prof. Raffaello Nardi: volete andare al .....
Come mai nel VIDEODRONE di Bocca di Serchio non è .....
. . . . . . . . . . . . . . . non capisco i virologi .....
Coordinamento provinciale di Forza Italia Pisa
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di Ermes Antonucci
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di Simone Dinelli
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Noi di Uniti per Calci non ci stiamo
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di GIUSEPPE TURANI-IL GUERRIERO MANCATO
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Causò dimissioni del sindaco Vignali di Parma, dopo 10 anni
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Italia dei Valori
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“Le critiche e le offese sono cose ben differenti”
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Incontrati per caso..
di Valdo Mori
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Libri.
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Incontrati per caso..
di Valdo Mori
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le Eccellenze italiane dello spettacolo”
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Molina di Quosa, 11 luglio
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Bagno degli Americani
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di
Bruno Pollacci
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FIAB-Pisa
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San Giuliano Terme, 5 luglio
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Cascina, 4 luglio
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Tirrenia, 4 luglio
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Villa di Corliano, 29 giugno
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  • Emergenza del Covid-19

      Misericordie della Toscana


     Cari fratelli e sorelle, adesso più di prima siamo chiamati tutti ad un impegno e ad uno sforzo ulteriore per sostenere le nostre comunità, le persone fragili, i nostri anziani, le persone sole e chi viene purtropp colpito da covid-19...


  • Circolo ARCI MIgliarino

      Chiusura del Circolo

    Il Circolo ARCI Migliarino comunica ai propri soci che il bar resterà chiuso dalla data odierna (10.3) fino al 3 di aprile 2020. La riapertura sarà condizionata dalle disposizioni successive riguardo alla diffusione della malattia in ambito nazionale.


FC FORNACETTE CASAROSA
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Dai monti al mare
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camp estivi
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di Marlo Puccetti
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nato
in un tempo senza tempo
spoglio
corpo al vento
apre gli occhi
guardando curioso
quel volto
e quel fuoco

fa freddo
ma la luce che .....
Segnalo il degrado/ pericolo del campanile della chiesa di Migliarino Pisano. Andrebbe, perlomeno, messo in sicurezza.
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Da Viareggio con amore.
Volémisi bene.

17/6/2020 - 10:57


 
Antonio Morganti, viareggino purosangue, sessant’anni fa scrisse un libro in dialetto, “Tenìmisi strinti”, libro che si esaurì in soli tre mesi in tutte le librerie. Spinto dall’amore per la sua terra, non tanto dal successo, nel 1966 pubblicò il seguito, “Volémisi bene” (Fughe e variazioni del tempo straviareggino), con disegni originali di Lorenzo Viani.
Dal dialogo “La barchina tramutata” propongo la finale.
Inizia con la visita di una anziana signora ad una amica per farle un regalo: una barchina nella bottiglia, ricordo del marito scomparso, ma che “ora” dà noia alla “nora” che la considera un’anticaglia:


[...]

— Grazie, grazie tante, è anco troppo.
—Ma po’ guarda se è pogo bellina vesta barca vi! Me la regalé il mi' marito, insieme alle prime palanche che prese quando passò all’invàliti. Era tanto che lo vedevo traffia’; si rinchiudeva in fondo all'orto per 'un fàssene accorge’, e così arivò a fammi la sorpresa, che mi garbò più che se m’avesse regalato un braccialetto d'oro. E crédici pure perché te lo dio con tutto l' core. Che me ne saréi fatta io dell’ori? Vella lì era un oggetto fatto cò’ le su' mane; una ’osa che riordava a me e a lu' la nostra vita, guasi tutta passata: lu’ a bordo per el mondo a guadagnassi 'l pane a tutti, e io a Viareggio, co' nnostri figlioli, a penzallo sul bastimento. Mi riorda  quando al principio, da giovano, sbarcò per portammi all’altare; quando po’’ stétte ’n tèra un mese sano pur di vede’ nasce’ l' primo figliolo; quando di notte corevo a  casa dell’armatore per sape’ se èrino arivati ne' pporti; le buriane del Golfo Leone, i nnufragi, le pene patite assiéme, il bene che si semo volzuti, ma di vello antio che era bene vero che veniva fori spèce quando si doveva tribbola’ per  tira’ avanti; e cosi: lu', al timone de la barca col penziéro alla famiglia, e io vi al timone della ’asa col penziéro a lu', bene o male ci semo entrati in porto. I ffiglioli l'avemo allevati tutti ammodo, —- anche se òra, vello che ci sto io à un po' sdirazzato — per lòro si semo anco levati il pane da la bocca, pur d’un fanni manca’ mai ’l necessario. Da vecchietti, mi pareva d'esse’ ritornati di vent’anni quando si faceva all’amore, da tanto che dèrimo attaccati. Po’ il Signore me lo volze leva', e Lu' sa bene vel che fa! M’era
rimasta la barchina e me ne dévo priva’; ma che me ne privi è giusta; dev'esse’ lu' di là che me lo déve ave’ spirato: “ Levela di vella ’asa lì, ché 'un ci sta punto bene”.
— Ora però 'un piange’ più; guarda annanzi com’è bella; è fatta che pare un pennello ”
-- Mi spiegò che era uno scùnere, che si vede li sdralli de' ffròcchi, il quadro, l’armatura per la randa e per le vele di cappa. Ma più che altro ni garbava fammi vede' il marciapiede e ’l guardaspalle che va dalla varéa in fondo  al pennone, che quando andava fino lassù a riva, spèce col mare grosso, a ’un sapecci sta' c’era da periola’.
  —- Sai che famo?: la mettemo vìi in salotto montata su una mensolina come vella del mi’ marito. Sei ’ontenta?
  — Anco troppo.
  — O 'un ‘ano navicato tanto assiéme? Ora s'eno ritrovati. Le mettemo accosto tutt'e due, cosi loro ripossino piglia' 'l discorso di quando erino in mare.
 — Lo sapevo, ’un ave' paura, che la mettevo bene. Ci voleva una asa’ come la vostra, di Viareggini e di marinari, per intendele veste ’ose vi. E mi sento anco più sollevata. Vel che ò solferto da ’asa mia a qui, lo sa altro che ’l mi' core, vecchio e stracco come chi se lo porta riéto. Era scritto che dovevo sopporta’ anco vesta.
— Ma qualche altro riordo del tu' marito ce l’ai?
— Sivve! I llibretti di navicazione, e po' vest’altra barchettina vi, piccina piccina, che pare mezzo pistacchio sbucciato, e che la porto alla 'atenina al collo, inziéme co' una medaglina della Madonna de' Ssette Dolori, ché l'à sempre assistito il mi' marito, tant’è che c’è anco un quadro a Sant’Andréa che si vede un salvataggio d'una barca che c’era lu' e che la Madonna li salvò tutti quant’erino a bordo. Al collo po' ce la potrò porta’, no? Li 'un la vede né ’un ci raspa nimmo! Ora lassimi anda’, ché ’un sàno che son vienuta via e ’un abbino a sta' 'n penziéro per me.
— Mandatti via? Fussi matta! Te stasera ceni vi con me, e ’un di' di no perché me n’averébbi per male.
—- Ma come faccio?
— Te lo dio io come si fa: quando ritorna il mi' genero di Darsina, Io famo telefana’ a’ ttui di ’asa, e deppo cena venirà il tu' figliole a rilevatti. E dévi anco ordina’ la cena, ché sei la ’nvitata.
— Ci resto volentiéri; e già che sète così boni, lo sai che mi garberébbe mangia’?
-- Dimmele senza tanti ’omprimenti.
— Un bel pancotto co' ppumidori a pezzi; è tanto che ne pato voglia!
— ’Un tu volessi altro, che ci ò propio ’l pane posato apposta per facci le 'nzuppe. E per doppo?
— Le cipolline fresche col tonno; tanto, anco se doppo mi puzza ’l fiato, chi voi che mi baci?
—- Ti ci faccio affetta’ anco un popoino di musciame fino fino, che ne l’àno regalato al mi' genero de’ ssu’ amici marinari.
— Ma allora mi fate fa' propio Pasqua!
— Stasera è festa per tutti in casa mia; e ’ncignamo anco un fiasco di vino di vello d’uva. E guai a chi frigna!
— Ma sarà troppo disturbo? Mi sembri già sottosopra...
— Te ’un disturbi mai, mèttetelo bene ne la mente. E ’l tu' bacio — cipolla o no —-- dammelo te a me, ché noi si volémo bene davero ...
— Ora ti metti a piange’ anco te?... Allora abbracciamisi e tenìmisi strinte strinte…
 
Non mi vergogno, nemmeno un popoino, a dì che mi son venute le lacrime  all’occhi!



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