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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

Nelle discussioni dei candidati per l'europa non si .....
. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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“anche il ritardo nella giustizia è di per se ingiustizia”
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Editoriale di Christian Rocca (a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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di Stefano Ceccanti, costituizionalista (a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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IMMAGINA San Giuliano Terme
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REDAZIONE - de Il Foglio
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Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
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Qualcuno da amare
di Trilussa

30/8/2020 - 10:17


Ognuno di noi nella vita ha conosciuto persone. Alcuni, per età e/o per lavoro moltissime, mentre altri possono aver avuto meno possibilità ma nella vita di relazione, in questo mondo globalizzato diventato così piccolo, nessuno può sfuggire al confronto con gli altri. Parlo di conoscenza diretta perché non considero una vera e propria conoscenza lo scambiare messaggi o mail fra persone che mai hanno avuto il piacere di guardarsi in faccia e stringersi la mano.

Tanto meno per quelle piccole frasette che si trovano nei commenti in Facebook, spesso ornate di faccette o altri piccoli ammennicoli a commento di un post. Raro trovare una frase un po’ più lunga capace di evocare un parere, tendere ad una pur minima discussione, di solito ci si limita ad essere d’accordo o fare complimenti, niente di più.


C’è poi chi rifiuta anche questi piccoli contatti e tende ad isolarsi completamente: un tempo era pratica comune degli eremiti che si ritiravano in caverne isolate o sui monti, oggi appannaggio principale degli psicotici che si rifugiano nel loro mondo isolato proprio per troncare ogni relazione con i propri simili.


Fra tutte le persone conosciute alcune ci sono rimaste simpatiche e impresse nella mente e non necessariamente legate ad una frequentazione continua ma semplicemente per l’occasione in cui la conoscenza è avvenuta. Porto ad esempio il metatese che incontrai all’ambasciata cecoslovacca a Vienna nella ricerca di un visto di accesso al paese chiuso agli studenti in occasione dell’anniversario della nascita di Jan Palach, il giovane che si dette fuoco nel 1969 per protestare contro l’invasione russa del suo paese. Erano anni in cui era ancora vivo il ricordo di quel sacrificio e le autorità avevano paura di contestazioni da parte di studenti di cui vietavano il visto di ingresso. Ricordo che con Sergio dell’Antonelli facemmo una dichiarazione scritta in cui si negava di essere studenti ma operatori agricoli nel Azienda Agricola Antonelli Ameleto via Pratavecchie Migliarino Pisano, ma il visto non ci fu concesso. Si perse così l’occasione di entrare in Cecoslovacchia (era ancora unita) e di conoscere le ragazze di Praga, viste troppo tardi anni dopo, a mio giudizio fra le più belle di tutta l’Europa.


Fra i tanti che affollavano l’ambasciata scoprimmo così questo inatteso compaesano, con cui poi ci siamo visti anche in seguito, legati da questa esperienza in comune così lontano da casa.


Potrei parlare ancora di strani incontri nei miei numerosi viaggi per l’Europa, alcuni piacevoli e altri meno, alcuni fastidiosi da dimenticare, altri emotivamente molto coinvolgenti. Di questi ultimi mi piace ricordare la ragazza che ci fece da guida a Sarajevo fra cimiteri sconfinati di tombe bianche, muri scrostati dalle mitraglie, edifici ancora pericolanti e segnati dalle bombe e ricordi personali di un momento terribile della storia della sua famiglia e del suo paese. Una storia vissuta sulla propria pelle quando dovevano uscire di notte per tagliare gli alberi rimasti per riscaldarsi d’inverno e i pericoli che dovevano affrontare ogni giorno negli spostamenti in città sotto il tiro dei cecchini serbi sulle colline che circondano la città di Sarajevo.


Ma questa è la premessa perché volevo dire che oltre alle tante persone più o meno conosciute nella propria vita ce ne sono sicuramente molte che avremmo desiderato conoscere senza averne avuto l’occasione. Ognuno ne ha qualcuna, alcuni che conosco, ad esempio, sono sicuri che sarebbero ansiosi di conoscere Salvini (vinci Salvini!!), altri magari il loro sportivo preferito o un famoso attore o attrice.


Beh, anche io avrei volentieri incontrato qualche personaggio famoso, più di uno direi. Non perché non sia soddisfatto degli amici che ho, alcuni dei quali stimo molto e invidio per la loro continua attività sociale e sollecitazione culturale, ma alcuni personaggi noti mi avrebbero intrigato. Parto da chi non te l’aspetti: Flavio Briatore. Non è che lo stimo ma trovo interessante il suo punto di vista su molte cose, e proprio perché così lontano dai miei valori, potrebbe essere una conoscenza curiosamente intrigante. (ndr. Articolo scritto prima della malattia, auguriamogli una pronta guarigione!)


A Guccini ho scritto una lettera con l’idea di andare a trovare al mulino di chicon a Pavanà, ma poi non l’ho spedita per vergogna e timidezza. L’ho tenuta per un po’ in un cassetto, poi l’ho gettata.


La persona però che avrei incontrato forse più volentieri, ma ora non è più possibile, è Pierangelo Bertoli. E’ deceduto per una malattia polmonare a 59 anni nel 2002. Non so perché mi abbia sempre affascinato così tanto. Forse per le sue canzoni che amo, forse per la sua vita di battaglia, forse per quel suo modo di affrontare le molte avversità che gli si sono presentate fin dalla giovane età quando la polio lo rese invalido. Ho sempre ammirato la grande forza delle sue canzoni, il coraggio della sua militanza politica, il suo sguardo fiero, la sua voglia di vivere e la sua capacità di essere riuscito ad avere una vita normale e a fare carriera in un mondo difficile come quello dello spettacolo con l’handicap della sedia a rotelle, avere una famiglia e a fare dei figli. Infine l’amore per il suo lavoro e per la sua terra d’origine, per il suo dialetto usato per molte delle sue canzoni.


Sarei stato minuscolo di fronte a lui, i miei affanni minimi nei suoi confronti, così pure le mie misere conquiste, ma quando lo vedo in televisione mi sento di provare molto affetto nei suoi confronti. Per questo mi piacerebbe averlo potuto conoscere con quella sua faccia triste, scarno nei movimenti, rigido nella postura ma con una voce che ti entra dentro e con delle parole mai banali che parlano di sè ma anche degli altri, del mondo, delle discriminazioni sempre presenti, dell’aborto, dell’importanza delle tradizioni folcroristiche i, e quando parla di amore non è mai banale e scrive poesie.


 Considerato duro e scontroso era invece un carattere sensibile ma rigoroso nelle sue scelte e nel suo comportamento, combattivo e battagliero, contrario ad ogni forma di ipocrisia e compromesso. Questo e le sue scelte politiche, talvolta radicali, insieme al sua handicap non adatto al nuovo format televisivo non lo hanno aiutato nella sua carriera ma lui ha saputo affrontare tutto con quella che viene considerata la sua caratteristica principale, nonché titolo di una delle sue canzoni più famose: a muso duro.


PS
Notando l’affetto e la stima che compaiono nei molti post a commento di un articolo di questo giornale della scorsa settimana, aggiungo che mi sarebbe piaciuto molto essere anche io un allievo del professor Ovidio Della Croce. Purtroppo non è stato possibile per un motivo evidente: il professore ha l’età di mia moglie.
 



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Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
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4/9/2020 - 20:44

AUTORE:
gio'

Sono stato trascinato dagli amici ad un concerto di Bertoli, sotto un tendone da circo, nel 1980 a Torino, non lo conoscevo e non ero particolarmente entusiasta....

la performance inizio' con il suo ingresso in scena sul palco, trasportato da un collaboratore che lo sosteneva sulle spalle e lo lascio' cadere sul palco....

io non sapevo fosse infermo e rimasi scioccato per la crudezza dell'evento, ma non ebbi il tempo di recriminare o meditare sulle miserie della vita e dell'uomo, perché con un energia insospettabile e superba, una determinazione inflessibile e ed una volontà di ferro, sostenute da una carica inesauribile e un robusto talento, Pierangelo inizio a cantare facendomi dimenticare ogni cosa e trascinandomi in un mondo altro e diverso, coinvolgendomi e nella sua musica, nel vigore e nella forza della sua ispirazione e nella magia di un sound inconfondibile e originale!

un interprete superbo, una vena felice, una forza invidiabile e un ansia di vita e una voglia di goderne appieno in ogni momento, consumando un piacere quotidiano in ogni istante , apprezzandone i doni forse più' dei comuni mortali, il Bertoli ci indica una verità ed una strada utile a non aver rimpianti e commiserazioni di se', domani!

Nella sua fragilità un GRANDE!

3/9/2020 - 12:17

AUTORE:
P.G_

Avevo una 850 bianca con il cofanino dietro nero che tenevo alzato con un rametto per far prendere aria al motore. Alla frontiera Cecoslovacca ci presero i passaporti e videro "studente" e non ci fecero passare. Sul confine c'era un distributore e un piccolo locale dove decidemmo di mangiare. Accanto alla pompa della benzina trovai per terra 20 dollari, che conservo ancora, e nel localino malfamato dove mangiammo un canetto mi morse un polpaccio. Con il poco tedesco imparato al liceo chiesi alla padrona di avvertirmi se il piccolo cane dava segni di rabbia o moriva. Lasciai l'indirizzo e partimmo per Vienna per andare all'ambasciata cecoslovacca alla ricerca di un visto di ingresso. Eravamo in molti e di molte nazionalità ma passavano solo gli americani perchè sul passaporto non avevano scritto studente.
Provammo inutilmente e poi decidemmo di andare in Ungheria. Si era fatto tardi, dormimmo in macchina su un callare di un campo. A Budapest avevamo quelle camicie con grandi fiori che andavano a quel tempo e che ci facevano identificare come italiani. Non eravamo ben visti dagli ungheresi maschi, popolo fiero e riservato. Avemmo episodi di ostilità come uno sputo sulla macchina da un tram, un arrivederci in un negozio appena chiesto qualcosa ed un episodio in cui fui personalmente coinvolto. Stavo ballando con una biondina carina e la strizzavo un po', come di regola, quando lei mi dice se voglio andare con lei vuole dei soldi. Io sono sorpreso e la chiamo "curva" che in tutte le lingue slave identifica le prostitute. Arrivano i suoi amici con fare minaccioso (compare anche un coltello) ma riusciamo a fare pace e offrendo birra e parlando un po' di tedesco e un po' di francese smorziamo i toni.
Erano belle queste nostre avventure in giro per l'Europa, quando esisteva ancora la cortina di ferro, le frontiere, le monete diverse, le differenze fra gli stati per strade, benzina, alimenti, rapporti interpersonali. Erano vere e proprie avventure che ogni anno noi migliarinesi preparavamo facendo un po' di soldi con la raccolta delle pere del Carnasciali o con altri lavoretti per non gravare sul magro bilancio di tutte le nostre famiglie di operai e di impiegati.

31/8/2020 - 9:24

AUTORE:
uno che c'era

prima di arrivare a Vienna eravamo stati sul lago Balaton in Ungheria.
Fra le tende del campeggio di Siofok ingaggiammo una furiosa battaglia calcistica Italia Olanda che ci vide vincitori...ricordo ancora la delusione dei poveri olandesi che si credevano superiori, ma buscarono alla grande e noi modesti pedatori migliarinesi vivemmo la nostra giornata di gloria...ci sembrava di avere seppellito l'olanda di crujff e neskens.
Ricordo perfino che, con 20 fiorini, l'equivalente di 100 lire si entrava nella migliore discoteca di Siofok con diritto alla consumazione....soggiornammo anche a Budapest che ci parve meravigliosa..se non sbaglio ci imbattemmo in un concerto dei Led Zeppelin e ci sembrò strano perchè all'est non tolleravano questi gruppi beat, ma budapest era capitale europea...i provincialotti eravamo noi...il problema mi ricordo era farci capire perchè la lingua magiara era al di fuori delle nostre conoscenze di inglese francese e tedesco...i cartelli stradali sembravano geroglifici e google maps era di là da venire...