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Reparto di Oncologia dell’ospedale di Pisa. Davanti all’edificio molti persone in attesa perché l’ingresso è riservato ai soli pazienti oncologici. Ero fortunatamente un accompagnatore e sono rimasto educatamente fuori come tutti gli altri. Devo dire che eravamo tutti con la mascherina, non so se per paura del contagio o per rispetto degli altri ma la situazione era appagante, come quando si vede il rispetto delle regole da parte di tutti i cittadini.

Il surplus di cassa è benvenuto, ma purtroppo è .....
Mes, nessun “effetto stigma”: la teoria dei sovranisti .....
Leggo sul sole 24 ore che l'ultima informativa di cassa .....
Se non si capiva niente prima, come pretendere che .....
di Bruno Pollacci
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Bruno Pollacci
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di Bruno Pollacci
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Marina di Pisa, 24 ottobre
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Molina di Quosa, 25 ottobre
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Teatro Nuovo Pisa
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San Giuliano Terme, 25 ottobre
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Sabato 17 ottobre al Grand Hotel Duomo
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  • Circolo ARCI Migliarino

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     Cari fratelli e sorelle, adesso più di prima siamo chiamati tutti ad un impegno e ad uno sforzo ulteriore per sostenere le nostre comunità, le persone fragili, i nostri anziani, le persone sole e chi viene purtropp colpito da covid-19...


la ZONE di Pisa
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open day 20 ottobre palestra Proscaenium
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in un tempo senza tempo
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apre gli occhi
guardando curioso
quel volto
e quel fuoco

fa freddo
ma la luce che .....
Se non si capiva niente prima, come pretendere che si capisca qualcosa oggi?

Qualcuno dice che non intende usare i 40 miliardi del MES, perché in .....
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I pannelli di Tabucchi e il salto “quantico”
di Ovidio Della Croce

11/10/2020 - 11:03

FINALMENTE DOMENICA!

 

 

Sabato 10 ottobre ho partecipato alla cerimonia di inaugurazione della installazione in ricordo di Antonio Tabucchi a Vecchiano. Nel mio breve intervento ho sottolineato che quei pannelli sono il frutto di un lavoro fatto insieme, un gioco di squadra, un intreccio di relazioni. Tenete a mente quest’ultima parola. Ho cercato di spiegare perché non è stato facile realizzarli, soprattutto perché siamo di fronte a un grande autore, che a chi lo ama può incutere anche un po’ di timore, sappiamo che siamo di fronte a uno dei grandi scrittori di fine secolo XX-inizio XXI, e sapevamo che era difficile darne un’idea autentica a chi osserva queste tavole.

Poi ho detto due parole sui pannelli e ne ho suggerito una lettura relazionale. Sottolineo questa espressione. Vorrei qui dichiarare il mio debito con chi mi ha suggerito tale punto di vista. Ho appena letto il bel libro di Carlo Rovelli sulla fisica dei quanti (Helgoland, Adelphi, 2020) e sul fervore intellettuale delle relazioni tra cui avanzano quelle idee all’inizio del Novecento. Ho azzardato un legame tra il modo di guardare alla realtà che questa interpretazione della natura ci suggerisce e il modo di guardare quei cinque grandi pannelli nello Spazio Tabucchi.
 
Non ho la pretesa di recensire un libro che ho letto in fretta e di riassumere qui una teoria complicata e per certi versi misteriosa e incomprensibile anche per lo stesso Rovelli.
Mi sembra che il punto centrale della visione quantistica che lo stesso Rovelli, come scienziato, ha contribuito a elaborare sia questo:

 

 “Invece di vedere il mondo fisico come un insieme di oggetti con proprietà definite, la teoria dei quanti ci invita a vedere il mondo fisico come una rete di relazioni di cui gli oggetti sono i nodi” (p. 87).

 

Dunque, se avete tenuto a mente la parola relazioni, non vi sarà a questo punto difficile, anche senza sapere niente di fisica, pensare che la scienza oggi ci suggerisce di spostare lo sguardo dalle cose che abbiamo davanti agli occhi alle relazioni tra le cose, e ribaltare la prospettiva della realtà come fatta, prima che di oggetti, di relazioni. 
 
Non c’è niente di male, dunque,  se ieri, di fronte ai pannelli dedicati a Tabucchi, mi sono divertito a fare una specie di salto “quantico” (tanto Carlo Rovelli non legge questa rubrichetta, mentre io divoro i suoi libri e ne sarò divorato) e ho immaginato che anche quei pannelli siano “nodi” della rete delle relazioni che li hanno determinati dal momento della loro ideazione in poi e che li attraversano dal momento dell’installazione in poi. In continuo, possibile, imprevedibile allargamento di relazioni.
 
Certo questo non vuol dire che questo esercizio ha a che fare con la meccanica quantistica. Però è bello capire una cosa non isolandola e vedendola com’è, ma vedendola come interagisce con tutto il resto. Pensare il mondo in termini di relazioni si fa in molti ambiti, e mi ha molto sorpreso che si possa fare fino alle particelle elementari.
 
Un minimo aggiornato sulla lettura del mondo in termini di relazioni che la scienza ci propone, partendo dal gioco di relazioni che ha permesso che questa opera fosse realizzata, ho pensato che una valida chiave di lettura e di fruizione dell’installazione tabucchiana potesse essere proprio la rete di interazioni. E nel mio intervento mi sono sforzato di non pensare soltanto ai vari pannelli in sé come a qualcosa di reale che se ne stanno fermi di fronte a noi affiancati gli uni agli altri, e ho cercato di pensarli, questi cinque pannelli, anche come una somma che non fa soltanto cinque, ma più di cinque, come un insieme di relazioni di cui questi pannelli sono nodi, relazioni tra i pannelli e tra noi osservatori e loro. Anche perché in letteratura uno più uno non fa soltanto due. “Io e te siamo un bel trio”, diceva spesso Tabucchi con serietà.  Scrivere è liberarsi a essere un io soltanto “… e tutto perché la vita non basta… vivere la mia vita è stato vivere mille vite”, come si legge in quel piccolo e commovente libro intitolato Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa.
 
C’è un pannello che dà un’idea della vita di Tabucchi, scritta con ordine, c’è una sua fotografia con la sigaretta in mano, un’immagine di uno scrittore un po’ inquieto, che si scompone in tre fotogrammi scattati da suo figlio Michele. Il pannello con i post-it gialli fatto dagli studenti della Scuola Leopardi di Vecchiano all’inizio del laboratorio su “Tabucchi e il viaggio” è invece una biografia imprevedibile, come era Tabucchi. Su quel cartellone spicca il bigliettino con scritto “gli piaceva viaggiare”.  Ma già solo per il fatto di viaggiare di continuo, spostandosi tra Vecchiano, Parigi e Lisbona, è impossibile associare la parola “ordine” alla sua vita. Questi due pannelli sono correlati tra loro e lo sono anche rispetto a quello intitolato “La vita non è in ordine alfabetico”. Tabucchi non aveva nessuna intenzione di scrivere un’autobiografia, di mettere la propria vita in ordine alfabetico, come potrebbe sembrare osservando il primo pannello, perché la vita non è così, “appare… un po’ qua e un po’ là, come meglio crede, sono briciole, il problema è raccoglierle dopo”, come fa dire al suo Tristano in quel romanzo difficile che si chiama Tristano muore.
 
Tralascio le correlazioni tra i baffi e gli occhiali rotondi che lo portano a somigliare a Pessoa, che compare in un pannello in forma di statuetta. L’incontro con questo poeta è fondamentale per capire l’opera e la vita di Tabucchi. La piccola figura di Pessoa è stata brillantemente fotografata da Fabrizio Sbrana. Uso l’avverbio “brillantemente” perché è un perfetto contro sole, sarebbe bello scrivere una rubrica intera su come andò che Fabrizio, fotoreporter di professione, trovò un’idea davvero strana di fotografare la piccola figura di Pessoa, che però rendeva molto bene cosa volevamo raccontare, e grande fu la mia sorpresa quando la vidi rielaborata da Nella De Angeli, che ha curato la post produzione dell’installazione.
 
Nel pannello centrale c’è ancora una foto di Fabrizio Sbrana scattata a Marina di Vecchiano che raggiungemmo con la vecchia jeep di Fabrizio, e anche qui ci sarebbe da raccontare come fu fatta e come all’orizzonte comparve anche una vela, ma questa è un’altra storia. Qui dico soltanto quello che mi hanno detto tutti quelli che l’hanno vista: è bellissima. C’è molta luce, c’è aria. In primo piano si vede un tronco con alcuni suoi libri sopra, l’atmosfera è calma. E le correlazioni? Be’, se partissi da quella mattina all’Oasi Marco Polo, dove andammo a fare le fotografie, mi perderei subito a raccontare l’impianto di raffreddamento artigianale con cui mi divertivo sulla jeep: un piccolo verntilatore applicato sul cruscotto. Rimaniamo su Tabucchi, che scriveva pagine piene di luce portoghese, “Lisbona sfavillava”, sostiene Pereira rinfrescato da un ventilatore "asmatico", ma evocava anche atmosfere luminose tutte italiane. Come per ribaltare l’atmosfera di calma e passatempo, emerge dal mare il suo canone di letteratura, prima appare come un’increspatura delle onde, dopo aver letto la frase sulla sua idea di letteratura in quella increspatura ci vediamo uno tsunami.
 
Insomma, i pannelli di questa mostra che chiamiamo installazione perché ci starà un po’ di tempo nello Spazio Culturale Tabucchi di Vecchiano (fermatevi al parcheggio della farmacia, se venite dalla provinciale) possono servire come una sorta di allenamento a intraprendere letture relazionali della realtà come propone la scienza, intravedere la rete di interazioni che sottende i vari pannelli e cercare il piacere di conoscere.
 
Ognuno di noi, dopo aver guardato l’opera e averne tentato una lettura relazionale, si porta a casa qualcosa di suo, e magari si fa subito il regalo di leggere o rileggere un libro di Tabucchi o di farlo leggere ai suoi figli, ai suoi amici, così le relazioni continuano e si allargano.

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17/10/2020 - 15:53

AUTORE:
Marilena

La teoria dei quanti è complicata e affascinante. Sono convinta anch'io che c'è una rete tra tutti gli esseri umani e tutti gli animali e tutti gli oggetti... se cambia un elemento cambiano tutti gli altri. Così nell'universo e così nel microcosmo... basta essere vicino a una persona che ti ama per stare subito bene, penso anche guarire ...

14/10/2020 - 16:49

AUTORE:
P.G_

La teoria quantistica è straordinariamente complicata e faccio un elogio a Gio' per averci dato un assaggio piuttosto chiaro
della sua complessità e natura stupefacente, così lontana dalle cose che noi vediamo e giudichiamo concrete.
C'è un mondo alternativo, anche se reale, che a noi sfugge, compresi gli scienziati, con fenomeni ancora incomprensibili così lontani dal nostro vedere comune.
Chi volesse approfondire l'argomento può procurarsi Helgoland di Carlo Rovelli ma avverto che l'argomento è difficile, io ho provato ma mi sono arreso senza terminare il libro, senza capire molto se non che è un terreno affascinante e rivoluzionario dove i fenomeni sembrano sfuggire alla normale logica umana. Anche se invece è solo la realtà.

11/10/2020 - 23:14

AUTORE:
gio'

La fisica quantistica è diventata la scienza per eccellenza, dimostrando di essere la sola probabilmente in grado di dare una risposta alle eterne domande fondamentali dell’uomo, paradossalmente grazie alla bizzarria e apparente incoerenza delle sue tesi….

È riuscita a dimostrare con un secolo di ritardo, la validità della teoria della relatività di Eistein, dando corpo alle onde gravitazionali, per spiegare l’altrimenti indimostrabile curvatura dello spazio intorno ai diversi corpi celesti, rendendo teoricamente e concretamente possibile pensare di spostarsi negli infiniti spazi siderali, a velocità superiori a quella della luce, viaggiando e spezzando lo spazio tempo, contribuendo a definirne meglio il concetto, che finora non era possibile sciorinare, tanto meno comprenderne la relazione che ci lega, in quanto esseri viventi, vulnerabili e finiti, ma consapevoli, della nostra pochezza, di fronte a dimensioni e spazi … inconcepibili e difficilmente immaginabili, dunque inafferrabili… ma spiegabili con un cambio di paradigma a tutto tondo, permesso assurdamente dalle teorie quantistiche…

All’inizio regnava la ragione cartesiana, i dati inconfutabili confluivano in modelli matematici ed empirici, seguiva la dimostrazione a suggello o confutazione di una speculazione dell’intelletto, e la conoscenza avanzava concreta logica, inesorabilmente arida e quasi sempre prevedibile, disegnando un universo incentrato su realtà e dinamiche meccaniche da orologeria svizzera, in seguito perfezionate con mezzi e strumenti scientifici e risorse più sofisticate, e sensibilità maggiorate, che avevano permesso di ipotizzare un big ben iniziale, generatore del “tutto”, attraverso la scintilla iniziale… in una sorta di versione laica del pensiero religioso di creazione…

Il passo successivo, assolutamente conforme e prevedibile (fino ad un certo punto) fu la constatazione che le galassie si stavano allontanando le une dalle altre in modo e a velocità incredibile, da cui scaturi’, il convincimento che l’universo fosse infinito ed in perenne espansione, in una sorta di caos ordinato, comunque richiamante un disegno logico rispondente a modelli prevedibili e privi di turbative…

Le cose si complicarono con la scoperta di quasar, nove e supernove, materia oscura, modelli matematici incongruenti che suggerivano una realtà sfuggente, ed una complessità inaudita e indecifrabile, incompatibile con i calcoli derivanti dalle conoscenze in auge fino ad allora, e si scoprirono fenomeni ed oggetti misteriosi e non classificabili, come i buchi neri….

A mettere un po’ d’ordine, disordinando però altre strutture consolidate ipotizzate del pensiero universale, arrivo’ il genio irriverente e visionario, assolutamente originale di Einstein, che con il suo contributo , dissipo’ non pochi dubbi!

Peraltro la sua dottrina, pardon … anti dottrina, rivoluzionò l’idea corrente di universo, senza riuscire a spiegare molti fenomeni, fino in fondo, e molte sue tesi sono state dimostrate solo recentemente….

Eppure lo stupore e la meraviglia incredula per questi progressi scientifici è stata superata e annichilita dagli studi della fisica quantistica, che ha introdotto concetti e conclusioni in risultati paradossali e inconciliabili, anche tra loro, in nuovi paradigmi di assoluta incredulità e tensione scettica, e comprensione, sollevando infiniti distinguo e proteste indispettite, di mancanza di adesione alla realtà ed estrema illogicità concettuale e pratica…

,le basi, sono singolari fin dall’inizio, scaturendo dal principio di indeterminatezza, che declama l’assoluta aleatorieta’ delle cose, un risultato scientifico anche ottenuto sperimentalmente con i crismi delle regole scientifiche, non è stabile nel tempo e può mutare variando le condizioni di osservazione, il punto di vista, il momento, in base anche ai primi esiti ottenuti…

Se c’è un luogo ed un momento in cui x vale tot, ci sono infiniti momenti e situazioni in cui x vale altro…. Inoltre ci si è resi conto che il risultato derivante, mutava in dipendenza dell’osservazione e perfino dell’osservatore, da cui l’intuizione sovversiva, e totalizzante che la realtà, fosse solo una rappresentazione ad uso e consumo di ciascun attore in commedia, e l’universo quindi fosse un teatro a disposizione dei miliardi di punti di vista diversi, generando uno spettacolo diverso ogni volta in funzione delle singole coscienze, mediate dagli esseri consapevoli di esistere, in una commedia con infiniti palcoscenici, dove la stessa rappresentazione viene eseguita infinite volte con differenze minime….

Ne deriva una visione della realtà diversificata, poli stratificata e non accentrata in un unico quadro, anzi moltiplicata in un caleidoscopio multiforme e periferico, dove tutte le versioni del canovaccio comune hanno uguale dignità e ruolo e non esiste una versione privilegiata che si possa definire autentica, perché tutte lo sono.

Allora la scossa alle convinzioni e alle teorie più datate e rassicuranti della genesi dell’universo, finora intesa, crollano con clamore e grande sconquasso, ma lasciano in piedi un telaio in cui si adatta il nuovo sentire, che si articola in risultati sorprendenti e rivoluzionari…

Non è vero che l’universo è infinito e in espansione, semmai che il numero degli universi finiti è infinito…

Cosi come la poltrona su cui siedo, la vedo ma non c’è!

E come un testone come me, si arrabatta a in tesi e interpretazioni complesse, di cui non è all’altezza!

Ora ci sono, ora non ci sono, ora non ce n’è per nessuno, ora non ho capito niente e tutto è diverso da come descritto fin qui!

Potrei parlare per ore, rischiando il ridicolo o la censura, il biasimo o la curiosa attenzione, descrivendo i Quark, la capacità degli elettroni di essere ubiqui, come le antiche divinità, miracolose particelle di Dio, che in parte spiegano il motivo della materia oscura in dimensioni altre o parallele, la pochezza della realtà tangibile, delle forze oscure, (almeno a noi), dei punti di comunicazione fra i diversi universi, buchi neri che sottraggono materia in un ingorgo dall’attrazione cosi potente da ingurgitare persino la luce, ed elencare i mostruosi fenomeni dell’unico universo che conosco, il mio personale, che tuttavia non ha alcun interesse per gli altri osservatori, in un crescendo di novità e assurdità che rendono affascinante la traiettoria dell’esistenza di ciascuno, breve, instabile, vibratile, vulnerabile fiammella…. Ma meravigliosa, comunque degna di essere esaminata negli strabilianti esiti ed incredibili evoluzioni….