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Evento davvero memorabile a san Giuliano Terme il 25 luglio a partire dalle ore 18, all'interno del Fuori Festival di Montepisano Art Festival 2024, manifestazione che coinvolge i Comuni del Lungomonte pisano, da Buti a Vecchiano."L'idea è nata a partire dalla pubblicazione da parte di MdS Editore di uno straordinario volume su Puccini - spiega Sandro Petri, presidente dell'Associazione La Voce del Serchio - scritto  da un importante interprete delle sue opere, Delfo Menicucci, tenore famoso in tutto il mondo, studioso di tecnica vocale e tante altre cose. 

La carriera politica personale dell’Onorevole Mazzeo .....
Bonaccini ha dato le dimissioni da presidente della .....
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. . . uno sul web, ora, che vaneggia che la sua .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Mauro Pallini-Scuola Etica Leonardo: la cultura della sostenibilità
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APOCALISSE NOKIA di Antonio Campo
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Il mare
con le sue fluttuazioni e il suo andirivieni
è una parvenza della vita
Un'arte fatta di arrivi di partenze
di ritorni di assenze
di presenze
Uno .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
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Punta di casina.

17/1/2021 - 21:40


 
Strano giornale(?) è questo che va a cercare notizie nel territorio pontederese, volterrano, butese e calcesano e snobba quello più vicino a noi, quello che ha più interessi comuni con il nostro, quello del confino, del bozzone, della bufalina: Torre del lago e il Massaciuccoli in comune.
Comincio io con una ricerca che mi sta facendo impazzire dalla difficoltà, forse sbaglio a non rivolgermi a chi di padule ne sa più di me, ma il bello è arrivare a meta in solitaria.
Punta di casina è un luogo noto ai vecchianesi per la caccia nella Gusciona, i casotti di bilance e quella piccola strana costruzione in muratura che sfida l’instabile traditore forforone del lago da più di due secoli. Quella specie di isolotti verdi d’estate e marroncini d’inverno che si vedono lungo le rive del Maciuccoli e che a volte se ne vanno navigando lontano spinti dal vento, rifugio di gallinelle, tarabusi, folaghe, cannaiole e altri uccelli, sono masse di cannelle le cui radici si sono così assemblate da farne una primordiale zatterona e sulle quali a volte sono sbarcato provando una   strana sensazione, come essere sul “tappeto volante” delle fiabe arabe, ma quello dove sorge il casotto è fissato ad un innaturale incredibile basamento.
Ho volutamente chiamato il lago con l’antico nome perché la ricerca mi ha portato ai tempi in cui questo era chiamato così.
Sono arrivato a metà del '700, una mappa mostra la grande Fossa Magna (nome appropriato) che, provenendo da lontano, alimentata dalla sorella Storrigiana che nasce addirittura dal podere Baldinacca della tenuta Salviati e dalla Traversagna, attraversa serpeggiando tutta una zona paludosa per gettarsi nel lago. Il lato sinistro, verso ovest/mare è chiamato Padule di Malaventre di proprietà dell’arcivescovo e ad ovest terreni di diversi proprietari che venderanno poi alla famiglia Salviati mentre al momento questi usavano quel Padule pagando una gabella alla Mensa arcivescovile e alla Prioria della Chiesa di San Niccolò.

Dove la Fossa Magna aveva la foce, proprio di fronte a questa, era stata eretta una casina chiamata Casotto dei cacciatori, la nostra casina.

In altre mappe posteriori si trova anche il manufatto particolareggiato e così fino ai nostri giorni essa è rimasta saldamente e straordinariamente fissa. I vecchi torredellaghesi dicevano che serviva a Puccini per portarvi le amanti, ma questa storia del Maestro cacciatore di folaghe e sottane non mi convince. Quando negli anni sessanta andavo alla bilancia che si trovava proprio sul bordo del canale, uso concessomi da un amico nodichese, il Bartoli, detto “Il cacciatore”, insieme ad un altro mitico padulaio, Cordinello, sfidando di notte nella pesca con il “foone” e la fiocina la guardia Pomello, il casotto era stato affittato da un macellaio massarosese per ribotte e trincate. Solo ultimamente sono andato con un barchetto a visitare la Casina. Un totale abbandono, niente che ti facesse capire il suo antico uso se non qualcosa di strano che appariva sulla parte che guardava la foce, ormai chiusa, della vecchia fossa: uno stemma in pietra serena ben murato che segretamente ammiccava storia di quel XVIII secolo.
Abbastanza riconoscibile un cappello cardinalizio con due nappe laterali, simbolo della Mensa, e infatti in una mappa il padule era detto “dell’Arcivescovo”.
Ora la domanda assillante: che scopo aveva questo “Casotto”?
Veramente Cacciatori nel 18° secolo con archibugi  a un colpo?
E poi cacciatori di Lucca o pisani?
Secondo me era una stazione di controllo per le merci che dal Granducato andavano nella repubblica di Lucca dato che la Fossa magna era navigabile come pura il fosso Barra.
 
Nelle migliaia di cartoline di Torre del lago e del Massaciuccoli ve ne sono due, spedite nel 1902 e 1918, che mostrano questa strana opera.
La storia mia finisce qui.
Sarebbe una grande risultato, non solamente per me, poter avere altre notizie.
Grazie.
 
 


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