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L'articolo di oggi non poteva non far riferimento alla festa del SS. Crocifisso che Pontasserchio si appresta a celebrare, il 28 aprile.Da quella ricorrenza è nata la Fiera del 28, che poi da diversi anni si è trasformata in Agrifiera, pronta ad essere inaugurata il 19 aprile per aprire i battenti sabato 20.La vicenda che viene narrata, con il riferimento al miracolo del SS. Crocifisso, riguarda la diatriba sorta tra parroci per il possesso di una campana alla fine del '700, originata dalla "dismissione" delle due vecchie chiese di Vecchializia. 

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Colori u n altra rosa
Una altra primavera
Per ringraziarti amore
Compagna di una vita
Un fiore dal Cielo

Aspetto ogni sera
I l tuo ritorno a casa
Per .....
Oggi è venuto a mancare all’affetto di tutti coloro che lo conoscevano Renato Moncini, disegnatore della Nasa , pittore e artista per passione. .....
di Aldo Torchiaro
“Il Partito Democratico sta sbagliando tutto”, l’accusa del fondatore Arturo Parisi

2/2/2021 - 14:19

“Il Partito Democratico sta sbagliando tutto”, l’accusa del fondatore Arturo Parisi
Aldo Torchiaro — 2 Febbraio 2021

Arturo Parisi di crisi ne ha viste. All’apice della carriera accademica è arrivato a Bologna, ordinario di sociologia dei fenomeni politici. Lì ha diretto Il Mulino, poi l’Istituto Cattaneo. È il padre del Movimento per le riforme istituzionali, con Mariotto Segni. Inventa i Comitati Prodi nel 1995, quattro anni dopo presiede “I Democratici”. Nel 2002 fonda la Margherita. Nel 2006, fino al maggio 2008, è Ministro della difesa del secondo governo Prodi. Nel frattempo lavora a un progetto ambizioso, riformista e garantista. Si chiamava Partito Democratico. Ne parla con noi quattordici anni dopo aver messo la firma su quell’atto di nascita.

 “Siamo davanti a una crisi incomprensibile”, ripetono come un mantra. Per lei?È una delle tante crisi di governo che a lungo hanno segnato e torneranno a segnare ancora la storia del nostro Paese. Ma dietro c’è una crisi politica in senso pieno. Della politica e della classe politica. E tuttavia una crisi che non nasce nella politica ma nel cuore della società. Nel cambiamento sempre più accelerato della sua struttura e nel ritardo sempre più evidente della sua cultura. Nella riduzione accelerata dello spazio che un tempo fu dello Stato.

E nel nostro caso della grave caduta di vitalità più a causa dell’invecchiamento precoce dei giovani che della sopravvivenza dei vecchi. Quale che sia la soluzione immediata della crisi di governo, non credo in un autentico superamento – nel tempo a noi dato – della crisi politica. Quella che abbiamo difronte è una crisi che viene da lontano e da anni cerca invano uno sbocco e una guida che ne prospetti una soluzione.

Crisi della politica e di leadership. Qual è la più grave?Crisi di leadership perché crisi politica. Qua non è in ballo il semplice nome del premier di turno. La domanda, che inevitabilmente si rivolge a chi per funzione ha la responsabilità di indicare la direzione di marcia, è la richiesta di una proposta che governi le nostre crescenti paure e sostenga le nostre incerte speranze.

E invece siamo finiti in balia di un interrotto talk show dove commentatori politici e informatori scientifici – sempre gli stessi – si alternano nell’intrattenerci sulla emergenza pandemica e la crisi politica, senza che si riesca a capire quale delle due sia la commedia e quale la tragedia.

Perché il Pd si è appiattito così su Conte e M5S, prono a tutto?

Perché l’attuale gruppo dirigente del partito, che da trent’anni ha abbandonato il suo antico nido, si è illuso di poter sopravvivere adottando la strategia del cuculo che mette le sue uova nel nido di altri uccelli. Ma ho idea che i pulcini delle le sue nidiate invece di sopraffare gli altri ne finiscano sopraffatti. Non penso alla pretesa diversità grillina, perché, va evidentemente dissolvendo il suo slancio distruttivo ogni giorno di più, né al suo presunto populismo, quello patrocinato dall’Avvocato Conte nella sua prima prestazione.

Quello che più temo è l’antico qualunquismo che, soprattutto nel profondo Sud, in questa nuova stagione ministeriale, in nome dell’ “uno vale uno” vedo rivolgersi al Presidente Conte tradotto in “ora tocca a me”.
Conte è funzionale a questo disegno?A stare a “quell’imprescindibile” l’aggettivo con quale Goffredo Bettini qualifica la funzione di Conte e quindi alla ribadita necessità della sua permanenza alla guida del governo sembra proprio di sì.

Ho tuttavia idea che qualche dubbio sia insorto dopo i primi sondaggi sulla presenza alle prossime elezioni di una sua lista peraltro auspicata per primo dallo quello che possiamo considerare il pro-segretario del partito.
Qualcuno si era illuso di poter usare Conte come testa di legno?Chi distratto dalla “pochette” e dalle forme impeccabili lo aveva preso per un commesso di un negozio di abbigliamento si è sbagliato di grosso. Conte studiava da “commis d’etat” e va riconosciuto che in questi anni è molto cresciuto. A stare agli estimatori che ne declamano le qualità, il garbo, l’educazione, la capacità di ascolto, sembrerebbe che nonostante tutto “commis” lo sia restato.

La verità è che Conte non è più un “commis” diventato premier per caso, ma non è ancora un politico come la carica gli chiederebbe di essere. Due cose profondamente diverse.
E qual è invece la sua idea, su Conte?La mia idea è che Conte tenga come pochi ai poteri del premier ma punti ad evitare accuratamente i rischi del leader. Ad accompagnare gli eventi, piuttosto che a scegliere la direzione. Sta qua la radice prima di quel trasformismo e opportunismo del quale è l’emblema. Interprete e garante di quell’unica preoccupazione – prima sua e poi di tutto il personale politico che si è trovato a rappresentare, ovvero: durare. Proprio l’opposto di quel che serve in questo momento al Paese.

Dico serve. Non necessariamente quel che domanda il Paese. Ed aggiungo un purtroppo.
Quale soluzione sarebbe auspicabile e quale possibile, dato il momento?Massima discontinuità. Scegliere le strategie invece di consumarsi nelle tattiche. Interrogarci di nuovo su quale Italia vogliamo. E, nel rispondere, di un linguaggio di verità.

Di un desiderio di futuro che attraversi tutte le parti.

E mi fermo qui.

Non vorrei finire per riconoscere che quello che è possibile non è auspicabile, e quello che è auspicabile non è possibile.


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