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Tifosi, delinquenti, semplici sprovveduti? Molti giovani manifestano il livello del loro disagio personale sfogando con atti violenti (e razzisti) il loro malessere, fuori e dentro gli stadi. Un ultimo episodio un paio di domeniche fa ad Arezzo, eclatante per la dinamica, ma epilogo di tanti altri piccoli episodi molto significativi, non ultimo quello di Pagani.

L’inutile leggerezza dell’essere
Manca una settimana .....
Un colpo a Cecco ed uno alla volpe?
Ci fu un tempo .....
Probabilmente non mi vedresti e sentiresti da nessuna .....
. . . senza questo giornale dove appariresti: su tikke-tokke? .....
di Valentina Mercanti PD, candidata seg. Regionale del Partito Democratico
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di Roberto Sbragia - capogruppo Vecchiano Civica
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da-IL QUADERNO DI ET
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di Paola Sacchi (a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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Proposte per la Segreteria regionale del PD
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IO, Medico
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Franco Marchetti
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Isabel cercami dove sei
Qui al freddo siamo fragili
Isabel tu lo sai sotto questa pioggia
Se tu vuoi asciugami , amami
Con quel tuo calore , l'Anima
Isabel .....
Buongiorno,

queste mie parole sono per evidenziare il menefreghismo di un ente del Comune di San Giuliano Terme che ad oggi non mi ha risposto ad .....
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IL CENTENARIO DELLA CASA DELLE FIGLIE DELLA CARITÀ A MIGLIARINO PISANO (1858-1958)

19/3/2021 - 10:21


 
[...] 1858. - L’eccellentissima Duchessa Adele De la Rochefoucauld scrive ai Superiori delle Figlie della Carità a Parigi per chiedere alcune Suore per la sua grande tenuta di Migliarino Pisano; ci sono la molti poveri malati che hanno bisogno di assistenza e la caritevole signora conosce molto bene le Figlie di San Vincenzo, avendole viste all’opera nella stessa Parigi.
I Superiori risposero pregandola di rivolgersi a Siena, dove già da due anni era stata fondata una nuova Provincia di Figlie della Carità, per interessamento del Granduca di Toscana.
Suor Cordero, che era la prima visitatrice della nuova Provincia, al principio dell’autunno andò personalmente a Migliarino ed accettò la fondazione, firmandone il relativo contratto.
Fu stabilito che tre suore sarebbero venute nella seguente primavera, appena terminati i lavori della casa che avrebbe dovuto ospitarle.
Ad accoglierle c’erano la medesima duchessa e il suo terzogenito Scipione. Questo nome, il duca Scipione Salviati, le cui spoglie riposano nella chiesa della tenuta, è un nome grande nella storia. Quando le Suore arrivarono qui, egli aveva solo 35 anni, ne aveva 69 quando qui fu sepolto. Indiscutibilmente egli fu il capo effettivo del movimento cattolico nell’Italia di allora; a lui e alla mamma sua, che era nipote (n.d.r 1) del grande Cardinale Gregorio Salviati, si deve questa istituzione, di cui oggi si celebra la ricorrenza centenaria e che tanto bene ha fatto e fa in questa terra, legata alla grandezza e alla generosità di una famiglia che tutt’ora, mantenendosi all’altezza che le danno quasi sette secoli (almeno quelli a noi noti) di storia, continua a diffondere il bene. […]


[…]Le tre suore si misero subito all’opera. La loro attività fu in principio limitata alla cura ambulatoria dei malati e alla visita dei poveri a domicilio. Un lavoro piuttosto intenso. Una suora curava la farmacia e assisteva tutte le persone che venivano a chiedere aiuto alla casa, che divenne ben presto il centro di raccolta di tutte le pene morali e materiali degli abitanti della tenuta di Migliarino. L’altra suora si interessava dell’andamento materiale della casa, cucina per i Poveri e per le Suore, pulizie, guardaroba e un po’ anche l’orto. E la Superiora andava per la visita dei Poveri a domicilio, lavoro intensamente pin pesante degli altri a causa dei luoghi e dei tempi.
Un documento del tempo racconta: “ le abitazioni di cui (il paese) era composto, disseminate a grande distanza le une dalle altre, erano in comunicazione fra loro mediante strade impraticabili, nelle meno cattive si viaggiava appena con carri trainati da buoi, ed e con questo mezzo che le nostre suore andavano a visitare i malati; le altre strade erano delle vere fosse, dove si camminava a stento, affogando nel fango durante l’inverno e coprendosi di polvere durante l’estate”. […]-
[…]L’ultimo venticinquennio del secolo scorso fu uno dei periodi più belli dell’attività delle Suore in questa tenuta dei duchi Salviati. In esso spiccano, in modo tutto particolare, due nomi, che non possiamo né dobbiamo dimenticare: la superiora Suor Denis e la suora dei Poveri, Suor Celestina Dulac.
La prima, Suor Denis, arrivò come superiora a Migliarino nel 1876 e qui chiuse la sua vita il 17 giugno 1908 a 71 anni di età e 50 di vocazione. Essa fu I’anima di tutte le opere allora fiorenti, superiora veramente capace di mente e di cuore, madre buona e forte nello stesso tempo, specialmente per la numerosa gioventù che affluiva alla casa Vincenziana di Migliarino. È a lei che si deve la fondazione delle Figlie di Maria Immacolata e delle Madri cristiane.
L’altra suora, Suor Dulac, era giunta a Migliarino nel 1860. Era stato il santo Curato d’Ars, San Giov. Maria Viannej, che l’aveva indirizzata alle Figlie della Carità e del suo santo consigliere ebbe la carità ardente della salute delle anime.
Rimase sulla breccia a Migliarino fino alla morte avvenuta l’8 aprile 1885 all’età di soli 58 anni e 26 di vocazione.
Citerò solo una ingenua frase di una persona che per parecchi anni le fu vicina nel lavoro quotidiano: “la Suora seppe tanto bene e con tanta generosità adempiere il suo duplice ufficio della farmacia e della visita ai malati che il nome di Suor Celestina divenne l’orazione giaculatoria di tutti gli infelici dei dintorni”.
A lei si deve anche la grotta di Lourdes, che ancora rimane. Prima era una semplice capannuccia di paglia (l’aveva costruita alla meglio uno dei malati di suor Celestina); ma quando pioveva, la Madonna, coll’andar del tempo, si bagnava tutta, e suor Celestina, non avendo possibilità di fare di più gli aveva prestato stabilmente il proprio ombrello. Il Duca, venuto a Migliarino, fece costruire una grotta decente in pietra che per anni ed anni fu chiamata “La Madonna di Suor Celestina”.
Il popolo fece celebrare per lei più di 400 Sante Messe.
Mi è sembrato quasi un dovere il ricordare oggi queste due donne umili consacrate alla carità, le quali spesero e consumarono qui la maggiore e migliore parte della loro vita e delle loro energie. Alla morte della superiora, Suor Denis, nel 1908, cioè nel cinquantesimo della fondazione, la situazione dell’Opera dei Duchi Salviati a Migliarino era questa: Otto Suore, la Superiora che si interessava un po’ a tutto, ma specialmente delle Associazioni, la suora della farmacia e dei poveri, la suora del laboratorio di tessitura con 20 operaie, due Suore per l’Asilo frequentato da 140 bambini dei due sessi, la suora per la scuola con 90 alunni, la suora per la scuola di cucito e di ricamo e la Suora per la cucina ,dispensa e servizi generali della casa. L’Associazione delle Madri Cristiane contava un centinaio di iscritte e le Figlie di Maria erano una trentina.

Credo che sarà interessante sentire la voce di una Figlia di Maria di quei tempi, ormai tanto lontani da noi. Essa scrive:  “A quattro anni (nel 1875) cominciai ad andare all’asilo ed eravamo un buon numero, circa ottanta. Dove ora c’è il refettorio dei bimbi c’era una lunga gradinata e quella era la scuola delle femmine. Dove ora c’è l’asilo lì pure c’era una gradinata per i maschi. Dove sono le tre nuove scuole era tutta una stanza e vi erano dodici telai per tessere e la piccola stanza vicina come magazzino per i tessuti. La sala delle adunanze serviva per quelle più grandi che cominciavano a fare la  calza e un po’ di croce... Le classi al tempo mio non esistevano; ci insegnavano il catechismo e la storia sacra e il parrocchiano romano, ma non ci insegnavano a scrivere, perché alle donne non era necessario...
 A tredici anni (nel 1883) fui accettata aspirante Figlia di Maria, dove già un gran numero vi appartenevano, non solo di Migliarino, ma anche di Malaventre, Albavola e Nodica. In quel tempo era nostra Presidente Donna Maria Salviati, direttrice Suor Denis e direttore il canonico Raffaelli. Eravamo molto attaccate alla nostra Associazione... Si passava l’intera settimana lavorando nei campi e si attendeva con ansia la domenica per riunirci dalle Suore per poi assistere alla S. Messa e, dopo, la recita del nostro Officio davanti alla bellissima statua dell’Immacolata; il dopo pranzo alla funzione ed un’ora di ricreazione, cantando e scherzando. Si tornava a casa felici e contente più di quello che sono ora. Il vestire di quei tempi era semplicissimo; anche nelle ricorrenze più solenni si portava gli zoccoli, sottane fino ai piedi e fazzoletto in testa. Quello che rendeva più rifinito il nostro vestimento era il bel nastro celeste che si portava con tanto amore; non si usciva di casa senza metterlo, ed eravamo ben orgogliose di portarlo. La Superiora di quei tempi era severissima e guai a quella ragazza che non avesse ascoltato i suoi consigli. Se qualche Figlia di Maria fidanzata si fosse permessa di andare a spasso con lui a prendere un caffè, appena le fosse giunta all’orecchio tale notizia chiamava subito la ragazza per farle un solenne rimprovero, ed essendo francese e non sapendo parlare bene l’Italiano diceva: “siete andata a bere la poncia con l’amanta, posate la nastra”. Cosi veniva tolta senz’altro dall’associazione.
E la brava vecchietta conclude: “Bei tempi”.
Fin qui la storia del cinquantennio. Ma noi stiamo facendo la commemorazione centenaria e non vorrei si giudicasse eccessivo questo mio attardarmi sugli inizi dell’opera. L’ho fatto semplicemente perché è sempre vero che i rami vanno sempre giudicati dalle radici e dal tronco iniziale dell’albero; e d’altronde sono essi che testimoniano della qualità delle radici e del tronco.[…]


(1) Alcune note: Adele De la Rochefoucauld aveva sposato Francesco Borghese, figlio del principe Marco Antonio e di Anna Maria Salviati, ultima discendente della famiglia e nipote del cardinale Gregorio Salviati,  Adele quindi era nuora della nipote del cardinale. Una precisazione che non cambia niente alla vicenda.
La foto di apertura è stata scattata il giorno dei festeggiamenti  del cinquantenario delle Figlie della carità (1958) e sono riconoscibili molti partecipanti fra cui le nostre amate suore: la madre superiora Suor Melania a sedere con alle spalle Suor Maria,  Suor Pia, Suor Luisa e Suor Giuseppina, le indimenticabili  insegnanti dei tre quarti dei migliarinesi.
La “nastra”  è stato un ultimo regalo di Ebe Donnini, la giovane sorridente a sinistra della prima foto di gruppo delle Figlie di Maria.


Notizie riportate dal volumetto “Le nostre radici” Migliarino 1879-1979 pubblicato in occasione del centenario della Chiesa Parrocchiale a cura di Don Luciano Peretti, Parroco. (Giardini editori e stampatori in Pisa, settembre 1979)
 
 
 
 

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22/3/2021 - 14:38

AUTORE:
Di stare

...non solo alle figure ma al testo! Comunque grazie per avermi ricordato quello in piedi fra don Lido e il Bartalini che mi sfuggiva il nome: Motroni.

21/3/2021 - 11:29

AUTORE:
Bruno della Baldinacca

...Motroncino, Sor Giuseppina, Sor Pia Sor Maria, Sor Luisa, la Superiora e la Egle

21/3/2021 - 10:00

AUTORE:
Piovuto (da tempo)

Mi era sfuggito il Montanelli, il fascinoso banchiere della Cassa di Risparmio.

20/3/2021 - 17:44

AUTORE:
di stare.

Caro lettore mi stupisci. Ti firmi “piovuto”, che da noi significa “di fuori”, e riconosci persone note e scomparse da tempo. Da sinistra, seduto davanti Don Lelio, c’è il vecchio parroco Don Licurgo con accanto la marchesa Lisabetta, Donna Igiea, Donna Immacolata, un vescovo missionario, Don Averardo, Donna Maria Antonia. Il dott. Bartalini è fra un fattore del quale mi sfugge il nome (nostra sinistra) e il bel banchiere Montanelli. La mia memoria e le notizie finiscono qui.

19/3/2021 - 15:16

AUTORE:
Piovuto

Nella foto mi sembra di riconoscere anche Don Lelio, Loris Bartalini, lo Spadini il Moni e il Marradini.