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L'articolo di oggi non poteva non far riferimento alla festa del SS. Crocifisso che Pontasserchio si appresta a celebrare, il 28 aprile.Da quella ricorrenza è nata la Fiera del 28, che poi da diversi anni si è trasformata in Agrifiera, pronta ad essere inaugurata il 19 aprile per aprire i battenti sabato 20.La vicenda che viene narrata, con il riferimento al miracolo del SS. Crocifisso, riguarda la diatriba sorta tra parroci per il possesso di una campana alla fine del '700, originata dalla "dismissione" delle due vecchie chiese di Vecchializia. 

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Lei non è "abbastanzina informato" si informi chi .....
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per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Colori u n altra rosa
Una altra primavera
Per ringraziarti amore
Compagna di una vita
Un fiore dal Cielo

Aspetto ogni sera
I l tuo ritorno a casa
Per .....
Oggi è venuto a mancare all’affetto di tutti coloro che lo conoscevano Renato Moncini, disegnatore della Nasa , pittore e artista per passione. .....
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Gli 80 anni di Alberto Paolicchi
di Gabriele Santoni

18/4/2021 - 9:49


Il 16 aprile,  Alberto Paolicchi  Sindaco di San Giuliano Terme dal 1977 al 1985, ha compiuto 80 anni.

Auguri Sindaco!

 
Hanno detto di lui:
Alberto Grassi autista del Comune fino al 2004
-Un amico. Negli anni in cui Alberto è stato Sindaco, sono stato più con lui che con la mia famiglia. Sono onorato della sua fiducia.  Silenzioso, capace, lavoratore instancabile. Aveva a cuore i dipendenti.  Abbiamo macinato insieme migliaia di chilometri. Indimenticabili i viaggi a Roma. Amava la bistecca e il vino rosso.


Enzo Balatresi Comandante dei vigili urbani di San Giuliano Terme fino al 2007
-Un bravo collega, un grande Sindaco, un amico. Ho condiviso con lui le cose più belle che hanno cambiato il volto a San Giuliano Terme. Indimenticabile l’esperienza fatta con lui in Irpinia al tempo del terremoto.


Roberto (Bob) Bonaccorsi  Economo del Comune fino al 1995
- Prima collega in comune, poi sono stato il suo Economo. Condividevamo la stessa fede politica e lo stesso Partito. Quando credeva in una decisione la sosteneva fino alla fine. Vedeva più in là di tutti noi. Sapeva cogliere l’attimo. Il miglior Sindaco avuto a San Giuliano Terme.


Paolo Stefani suo Medico di base  da una vita e già consigliere comunale eletto nelle liste del PCI
-Un uomo onesto. Aveva una dirittura morale che era d’esempio per tutti.


Alessandro Moriani Assessore della giunta Paolicchi
-Il mio maestro. Credo di non averglielo mai detto, ma la sua è stata una grande scuola di formazione politica, amministrativa e umana.


Mauro Parducci Consigliere delegato della giunta Paolicchi
-Mi ha insegnato a immaginare il futuro. Ancora oggi quando lo incontro lo chiamo “Sindaco”.


Alberto Barsacchi Assessore della giunta Paolicchi
-Capace, burbero e di grande animo.


Pietro Valori Dirigente del PCI pisano per oltre trent’anni.
-Un fratello. Ho fatto con lui un percorso di rinnovamento di San Giuliano Terme, i cui frutti si vedono ancora oggi.


Paolo Fontanelli ex Assessore regionale della Giunta Chiti  ed ex Sindaco di Pisa dal 1998 al 2008
-Alberto per me è un amico e un compagno di poche parole ma di tanti fatti. Ha diretto la segreteria in Regione e al Comune di Pisa con uno straordinario senso del valore della cosa pubblica.
 
 
Intervista
Mentre lo raggiungo per intervistarlo, sento il languore tipico dell’imbarazzo.  Da ragazzo “Il Paolicchi” mi metteva soggezione. Era il grande Sindaco del Partito Comunista Italiano di San Giuliano Terme ed io, “giovane estremista”, lo vedevo come un politico che non andava per il sottile, con il primato della politica che prevaleva su tutto. Che non amava tutto quello che c’era a Sinistra del suo Partito e non faceva niente per nasconderlo. Penso sinceramente che non avesse voglia di perdere tempo con la Sinistra che urlava. In effetti il Comune di Sangiuliano da lui guidato offriva servizi oltre la media nazionale. –“Cosa ci sarà da criticare”- avrà pensato- Ma per noi “rivoluzionari di provincia”, tutto diventava un pretesto  pur di alimentare lo scontro dialettico a Sinistra che ci faceva sentire duri e puri.


Le cose a poco a poco sono cambiate. Nel ‘90 lavoravo con l’ARCI provinciale, mi occupavo di “diritti delle bambine e dei bambini” con l’Arciragazzi.  Mi fu chiesto da Stefano Pecori, allora il segretario comunale, di candidarmi come indipendente nelle liste del PCI alle elezioni amministrative, ma con Paolicchi non cambiò niente e i rapporti  rimasero formali. Non si espresse pubblicamente nemmeno cinque anni dopo quando fui candidato a Sindaco di Sangiuliano dal Coordinamento Progressista. In quel periodo lavorava nel mondo della cooperazione a Firenze ed era fuori dai giochi.


Solo in seguito abbiamo cominciato ad annusarci. Lui sempre a Firenze era stato chiamato da Fontanelli a fare il capo di gabinetto in Giunta Regionale e spesso lo dovevo incontrare. Quando mi voleva, mi chiamava al “telefono nero”, che stava nella stanza del Sindaco. Un apparecchio antidiluviano che “eludeva” il centralino e comunicava direttamente. –Un tempo serviva per le telefonate riservate- così mi disse un dipendente di provata fede, quasi sull’attenti. Per gioco, denominai quell’apparecchio” il telefono del  Partito”.  Era rimasto quasi inutilizzato e nessuno l’aveva disdetto, ma per Alberto quella era rimasta la via diretta per parlare col Sindaco. Anche io cominciai a chiamarlo da lì.


Alla fine del comizio finale nel giugno del ‘99, alla vigilia della mia rielezione, con tante persone mai viste sulla piazza di San Giuliano Terme, mi avvicinò e senza perdere tempo mi parlò, a nome di Fontanelli, di una questione del Comune di Pisa  che andava risolta non appena fossi stato rieletto . Fu la svolta dei nostri rapporti, per me sicuramente. Diretto e leale, senza fronzoli. I rituali non lo affascinavano.
Col tempo, superata ogni diffidenza, non ci ho messo molto a cogliere le qualità di Alberto Paolicchi.  E soprattutto pur non essendo sempre stato d’accordo con lui, ho apprezzato la sua formazione politica insieme alla alta responsabilità del governare la cosa pubblica, che solo la scuola dei “comunisti italiani” infondeva ai suoi dirigenti: la costruzione del senso di Comunità che non esclude mai nessuno.


Ad oggi le cose che ci accumunano sono le seguenti: abbiamo avuto lo stesso autista (Alberto Grassi, conoscitore delle pieghe del Comune come nessuno e di tutte le strade di Roma) e condividiamo con altri, il nome e cognome  in una bacheca affissa nella sala del consiglio comunale,  in quanto Sindaci ormai “passati alla Storia” delle nostre terre.


Ora lo posso dire, senza nulla togliere agli altri, per me Alberto Paolicchi è l’ultimo Sindaco di scuola comunista italiana “ortodossa” . E a metà degli anni settanta ha aperto una fase nuova a San Giuliano Terme.
Mi accoglie sorridendo e mi mette in mano una bottiglia di grappa come regalo- Bevila con gli amici. Vi vedo spesso su Facebook  a ragionare di Cultura- Poi mi presenta alla nipotina che sta disegnando,- Guarda, lui è stato Sindaco come nonno- Ed io sento un brivido che non avrei immaginato.


Con tanto di mascherina raggiungiamo un gazebo all’aria aperta, vicino casa sua, nella zona “nuova” di Sangiuliano. Capisco che ha voglia di raccontarsi e lo lascio fare.


-Ottant’anni non sono pochi, come stai?-
Elenca alcuni piccoli acciacchi d’età e sfiora solo appena la vicenda Covid che teme come tutti. –Aspetto il vaccino. Poi entra subito nel merito delle cose.
Mi sottolinea però, da uomo delle istituzioni quale è stato, che non accetta la vulgata critica e smodata, che in tempi difficili come questi, esplode sempre contro chi si assume responsabilità. E lo dice rammaricato, quale figlio di una cultura che ha un alto rispetto delle istituzioni
Poi si racconta con piacere, ed io che avevo preparato una serie di domande le metto via e ascolto.
-Penso di essere stato un predestinato. Sono nato in una famiglia comunista. Mio padre operaio della CIMASA a Marina di Pisa e mia madre casalinga. Lei è tra le fondatrici della sezione comunista di Ghezzano.  Conservo la bandiera comunista della sezione femminile di mia madre. Da piccolo diffondevo dodici copie del Pioniere, giornale dei ragazzi comunisti. Insieme alla famiglia diffondevamo anche Vie Nuove e Noi donne. Tutto questo “mi fece crescere”. Mi sono diplomato all’ITIS e per un anno ho anche insegnato materie di laboratorio. Poi ho fatto il militare, facendo politica. Mi sono fatto anche la cella di rigore per aver affermato la mia fede politica. Non sono mai stato nella FGCI (la Federazione Giovanile Comunista). Ho aderito subito al Partito. Al ritorno da militare sono diventato segretario del PCI di Ghezzano. E’ in quel periodo che inizia il rinnovamento comunale del Partito. Allora gli amministratori e i dirigenti a Sangiuliano erano tutti di matrice resistenziale. Giuliano Vincoletti era il Sindaco. Entro nella segreteria comunale ed il segretario è Silvano Gori, anche lui del gruppo della vecchia guardia. Dopo otto, nove mesi, da Pisa puntano su di me. Divento segretario comunale. Il primo anno è una tragedia. Sento il fiato sul collo della vecchia guardia. Allora il dibattito dentro il Partito era una cosa durissima. Vincoletti aveva potere e con lui il gruppo degli ascianesi, per esempio, o la vecchia guardia dei Bagni di Sangiuliano Mi dimetto senza pensarci un attimo. La Federazione pisana prese in mano la questione. Allora segretario era Giuseppe De Felice.


Gli ricordo che qualcuno mi ha raccontato che quando lui era funzionario in via Fratti teneva l’agenda di De Felice e siccome era rigorosissimo e attento lo avevano soprannominato “pro-memoria”.

E’ vero. E’ stato un onore collaborare con lui. De Felice era una leggenda. Di una rigidità senza rimpianti. Per lui il primato della politica era tutto. Una volta mi fece piangere.

Su questa frase cerco di scavare. 

 

-Eppure tu sei ricordato, almeno in apparenza, come uno tosto che non temeva nulla.
Pensa-mi risponde- mi chiamavano Muso Nero- Ma le brutte parti che ti faceva Giugi (De Felice) erano una cosa durissima da reggere ed inimmaginabile per chiunque. E comunque è un uomo che ho stimato come pochi. Nella sua cruda rigidità sapeva distinguere le qualità dei singoli.
Insomma- riprende- De Felice decide di occuparsi in prima persona di Sangiuliano e nomina “Commissario politico”  Pietro Valori. L’amicizia con Pietro per me è stata determinante. Ho un legame con lui indissolubile. Siamo come fratelli. Quella nomina fu la svolta ed ebbe inizio la fase del “ rinnovamento totale”. Eravamo verso la fine degli anni sessanta. Da Partito di Capi-popolo, figli della Resistenza a Partito di giovani intellettuali e figli del mondo del lavoro. L’obiettivo era anche il cambio del Sindaco che era stato lo stesso per tutti gli anni sessanta. Partì il rinnovamento delle sezioni di Partito nelle frazioni e la ripresa del lavoro capillare fra la gente. Fu fatta agli inizi degli anni settanta, la prima festa dell’Unità a 4 venti – gli dico che me la ricordo bene. Continua- Il Ristorante 4 Venti, da Francone, era il “quartier generale” del gruppo dirigente comunista. Ancora oggi, sulle pareti ci sono attaccate foto che mi ritraggono insieme ad altri compagni. Insieme alla festa di Castelfranco quella festa dette il via alla stagione delle Feste de l’Unità nella provincia di Pisa.
-Partirono le riunioni per il rinnovamento del gruppo dirigente e il cambio del Sindaco. Pietro Valori aveva la responsabilità del percorso politico ed io ero il braccio operativo. -Mentre dice questo gli appare sul viso una nota di piacere per il lavoro svolto. Fu dura. Cita Gigi Salani e Piero Masi che successivamente lo affiancarono in quel percorso.
Intanto il comitato comunale del partito era stato completamente rinnovato e Paolicchi ridiventa Segretario comunale. All’epoca era dipendente del Comune di San Giuliano Terme, come responsabile dell’ufficio tributi.


Si appassiona- La missione era però intatta e cioè portare a compimento il cambio del Sindaco. Fu individuato Silverio Bonaccorsi. Un operaio della VIS, la fabbrica pisana di Porta mare, abitante di Pontasserchio che faceva politica sindacale. Fu convocato un attivo comunale che si aprì con una mia relazione- Fu un capolavoro-mi dice autocompiacendosi, uscendo dai canoni che l’hanno sempre caratterizzato. -Il PCI allora aveva il 53% . A quell’attivo fummo sostenuti, sulla strada del Rinnovamento, da personaggi importanti come Uliano Martini che di Vincoletti era stato sodale fino dalla Resistenza. Ricordo  Valter Pistelli, conosciuto da tutti a Sangiuliano come compagno della vecchia guardia, anarcoide e difficilmente inquadrabile, che nel suo intervento disse- Sono l’unico cittadino della mia isola, ma credo che bisogna cambiare-. La relazione fu approvata all’unanimità- Un tempo le relazioni partivano dalle dinamiche internazionali. C’avevo lavorato settimane. La lessero ad alta voce anche in via Fratti. E per me fu un onore. Ma il percorso andava fatto per gradi. Alle amministrative del 1970 fu rieletto Vincoletti e poi dopo un anno e mezzo subentrò Bonaccorsi come deciso, con un rimpasto, come allora la legge consentiva. Il percorso era concluso. Fui chiamato in Federazione e mi fu detto senza lasciare spazio a ripensamenti- Ora ti licenzi e diventi funzionario di Partito- Punto e basta. Qualifica di operaio specializzato con relativo stipendio, sicuramente meno di quello che prendevo in Comune. Avevo già moglie e due figlie. Non è facile spiegare oggi queste dinamiche. Ma se cresci dentro una logica di Partito che è uguale per tutti, questo è un passaggio normale.


Mentre racconta, penso ad uno come Gino Nunes che rinunciò alla carriera di primario all’ospedale per fare anche lui il funzionario o addirittura sempre Giugi De Felice che non volle mai essere candidato onorevole per rimanere a fare il segretario in Federazione, che allora era un incarico prestigioso nonostante la retribuzione bassa. Ma questa era la comunità del PCI, difficile da spiegare oggi.


Gli chiedo che rapporto aveva allora con l’estremismo. 

Mi dice subito che l’obiettivo era quello di assorbire, usa proprio questo termine, “assorbire”. Con chi non si integrava “era guerra” a Sinistra. Non  veniva lasciato nessuno spazio. In questa direzione è possibile annoverare l’accordo fatto nel 1970  col  PSIUP e il suo segretario Armani, che permise di nominare vice-sindaco Gilberto Vento che allora a San Giuliano aveva con sé un buon giro di giovani.
Nel 1975 Bonaccorsi viene rinominato sindaco dopo le elezioni che vedono una potente affermazione delle liste del PCI. Per la prima vengono elette tre donne comuniste in consiglio comunale e con loro anche Paolicchi entra fra i banchi del consiglio.
La vicenda Bonaccorsi, mandato a processo e costretto alle dimissioni per una pratica urbanistica e poi in seguito prosciolto e riabilitato, aprì la strada anzi tempo a Paolicchi che nel 1977 diventa Sindaco. Aveva 36 anni. Lì si mette in moto definitivamente la macchina del rinnovamento.
Nel 1980 Alberto viene rieletto, il  PCI ottiene ancora una volta  un ottimo successo eleggendo un numero di consiglieri che avrebbero potuto governare tranquillamente da soli avendo la maggioranza assoluta, ma invece viene fatta non solo l’alleanza coi socialisti ma  quest’ultimi ottengono 4 assessori su sei disponibili. Un numero fuori misura. In molti si sono chiesti per anni il perché di quella concessione politica e lui  me la racconta in un batter d’occhio.- Realismo politico. Se fosse andato in porto l’accordo sangiulianese con un numero alto di assessori socialisti, Bulleri non avrebbe avuto nessuna resistenza alla sua elezione di Sindaco al Comune di Pisa. E così fu.


Mi guarda e ride- Però mi inventai i consiglieri delegati. Allora il Partito aveva fatto crescere un gruppo di giovani molto bravi: Alessandro Moriani, Alberto Barsacchi, che erano con me in giunta, ma anche Pacchini che guidava il Partito. Nominai consiglieri delegati Mauro Parducci ed Enzo Matteoni, la legge lo permetteva e riequilibrai la giunta, dando un segnale forte al Partito. Questo mi permetteva di fare una pre-riunione tutta “comunista”, prima della giunta ufficiale.


Come definisci la tua esperienza amministrativa?
Ragionammo a lungo sul dare un ruolo al territorio di San Giuliano Terme. Costruire un’identità. Creare una Comunità che avesse una qualità all’altezza della città. Convivevano insieme terme, cave e il saponificio Lazzeri.- E mancavano molte cose essenziali.  San Giuliano Terme era ed è bellissima dal punto di vista paesaggistico, un territorio invidiabile, ma era priva di metano, illuminazione nelle frazioni, c’era mezzo acquedotto, molte strade non erano asfaltate. Facemmo un piano di edilizia scolastica senza eguali. E poi i servizi innovativi dei rifiuti e il PRG che fino ad allora non c’era mai stato. Furono assunti 70 dipendenti, organizzati i servizi interni. Fu inventato un piano della cultura sul quale in seguito si sono innestate le amministrazioni successive. Anche la tua- e sorride. -Feci presto ad imparare a muovermi nella burocrazia romana che attivava finanziamenti pubblici. San Giuliano in pochi anni cambiò faccia.


Chi sono stati i tuoi avversari a San Giuliano?
Sicuramente Vittorino Benotto, il capo della Democrazia Cristiana. Oppositore tosto e preparato. Personaggio da ricordare, ti stimolava a fare bene. Aveva un archivio inestimabile.


-E Virgilio Luvisotti?
-Nessun rapporto. Veniva da una parte politica, il fascismo, che era stata sconfitta dalla Resistenza.


-Senti Alberto, non si può certo dire che tu non sia figlio della storia del PCI. Cosa mi dici adesso che avrebbe 100 anni ma è finito che non ne aveva nemmeno 70?
Non si può tornare indietro. IL PCI è irripetibile. Non va abbandonata l’affermazione per la giustizia sociale e il bene pubblico, quello sicuramente. Io sono cresciuto con la Russia come punto di riferimento. Eravamo la leva di Stalin. Ma dopo l’89 non ho mai dubitato che si dovesse cambiare. Quando accaddero i fatti d’Ungheria ero giovane e non fui scalfito ma ti dico sinceramente che la Cecoslovacchia scavò dentro l’anima di molti di noi. Ero pronto da tempo al cambiamento, anche se ero legato ai rituali interni.


Oggi segui la politica?
Ho la tessera del Pd, voglio morire con una tessera in tasca, ma seguo solo i titoli dei giornali. Sogno un’Europa inclusiva che affermi la giustizia sociale, ma sono contro il Partito del leader. Lo ero anche nel PCI, immagina ora. I leader europei non sono all’altezza della sfida. Viene da dire che lo è la Merkel perché paradossalmente si è formata all’interno di una disciplina di partito ferrea.
Dopo l’esperienza di San Giuliano Terme tutti immaginavano che  dovessi fare il Presidente della Provincia.
Non mi “toccò” ma non ne feci un dramma. Fui eletto consigliere sia in Provincia che al Comune. Per un po’ continuai come capo-gruppo di qui e di là. Chiesi solo di non fare più il funzionario di Partito e andai a lavorare nella cooperazione a Firenze. Poi a metà del ‘95 Paolo Fontanelli diventò assessore regionale e pochi mesi dopo mi chiamò a fare il capo della sua segreteria. La Regione è stata un’esperienza formativa. Paolo Fontanelli, che ho conosciuto ragazzo in Via Fratti (sede della federazione del PCI), ancora oggi è l’unico in grado di fare politica. L’esperienza fatta con lui al comune di Pisa è stata più faticosa. Lì ti devi occupare di mille cose. Ho svolto questo ruolo cercando di non apparire. Sono sempre stato un passo indietro. Non c’è stata una volta che sono andato in giunta, ma mi occupavo di mille cose e soprattutto lavoravo a rassicurare il Sindaco. Dopo il primo mandato alla fine degli anni novanta sono andato in pensione, anche se ho lavorato sei mesi gratis aspettando il sostituto. Poi ho fatto l’esperienza alla PISAMO, l’azienda del traffico del Comune di Pisa. Sono fiero di aver contribuito, insieme agli assessori del Comune Cerri e Cortopassi  e alla dott.ssa Nobile, segretaria del Comune di Pisa,  al risanamento, introducendo una serie di innovazioni che reggono ancora oggi.


-Ed ora cosa fai?
- Niente, nipoti e via. Qui a San Giuliano Terme sto bene.


-Sei rimasto legato a queste terre?
-Quando non ci sarò più voglio che le mie ceneri siano sparse sui monti dove scrivemmo PACE. Scrivilo!


Lo scrivo, contaci.

 

Buon compleanno Alberto e buon futuro.


P.S. Dovevo questa intervista “al Paolicchi” . Senza mai dirglielo e senza nulla togliere agli altri, l’ho sempre ritenuto il Sindaco che ha dato la svolta a San Giuliano Terme, quello che ha costruito la Comunità accogliente. E so di poterlo dire con cognizione. So per certo che leggendomi dirà che ho esagerato. E’ storia però che per anni, in molti hanno sostenuto che entrando nel territorio sangiulianese dalla Fontina provenendo da Pisa, si respirava un’aria diversa. Era vero. I servizi di San Giuliano Terme  a partire dagli anni settanta sono stati d’eccellenza e il Sindaco Alberto Paolicchi con le su giunte, ne è stato il primo artefice dando una svolta in senso moderno. Quelli venuti dopo, ciascuno con la propria identità si sono inseriti in questo solco.  Io sono uno di quelli e ne sono orgoglioso. Spendere un pezzo del tuo vivere al servizio della Comunità, lavorando a tutelare i più deboli e provando a garantire a tutti, nessuno escluso,  una dignitosa qualità della vita, è quanto di meglio ti possano chiedere di fare per le tue terre.
 
Gabriele Santoni 
San Giuliano Terme Aprile 2021
 



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