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Il 2025 si chiude anche per la Pro Loco Ripafratta "Salviamo La Rocca", e come da tradizione l'associazione incontra i propri soci, sostenitori e amici dalle 18 alle 20 per un brindisi di auguri, per tirare le somme dell'anno appena concluso e per presentare le attività del 2026.
Il 5 gennaio pomeriggio aprirà la Casa della Befana, presso l’ex Asilo Villa Danielli Stefanini, con musica, luci, biscotti e bevande calde.

Alle 18 circa l’arrivo della Befana dal campanile 

Noi Europei e noi Italiani abbiamo storia e tradizioni .....
Più che nostre, sono debolezze di chi ci governa, .....
La vera forza di deterrenza della Russia sta nello .....
Senza offesa, se lei non riesce a capire la differenza .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Dal web-
Destinazione Stelle
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a cura di Leonardo Nicolì
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Occhi, occhiali e lenti a contatto
di Venanzio Fonte
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Siamo nel periodo dell'Avvento
e quante chiacchiere superflue
ronzano in TV
Pubblicità e propaganda politica
a gogò: non se ne pole propio più!
Mischiare .....
Nessun colpevole, per quel povero ragazzo che si e tolto la vita a causa del bullismo, chi sapeva ha taciuto e non vuole responsabilita; dico questo .....
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La nuova opera di Piero Panattoni,
di Sandro Petri

18/7/2021 - 11:35



Nel 2018 veniva presentato a Pappiana le "Storie della Valle del Serchio", con un successo straordinario di pubblico, tanto che a suo tempo scrivemmo che erano stati presenti " decine di estimatori e di fan". 

Esce ora il nuovo libro di Piero Panattoni: “Diario segreto di Bartolomeo Allattati” (1919-1920), Edizioni Helicon, che è, per molti aspetti, la continuazione delle “Storie della valle del Serchio” di cui appunto sul nostro giornale abbiamo parlato a lungo.
Identici i luoghi, compatibili gli anni, simili i comportamenti e i sentimenti delle persone del popolo che vi compaiono.
Solo leggermente cambiati i nomi dei paesi: “Papiana” invece di “Pappiana”, “Regoli” invece di “Rigoli”, “Orsignani” invece di “Orzignano”, ma le città intorno: Pisa, Livorno, Lucca, sono lì con i loro nomi a circoscrivere ed individuare un luogo del cuore, rivisitato con una storia che sa di favola.

Si tratta del diario dei pochi, ultimi mesi di vita del giovane conte Bartolomeo, ma lo sguardo si allarga anche su episodi significativi del proprio e dell’altrui passato.
Ecco, quello che ci arriva è il racconto e il testamento morale di un’esistenza precaria, minata da un male sconosciuto, ma disposta come poche altre, ad affrontare e mettere a frutto i colpi di fortuna e le ostilità familiari, l’amore e il disamore, la malattia e le qualità quasi animalesche, la conoscenza e la sua negazione...
Insomma molto del bene e del male che ad un uomo può essere concesso dal destino.
E tutto questo con tanto coraggio e con una dote particolarissima e nascosta di cui veniamo informati fin dalla prima pagina del diario.

Come viene detto nell’introduzione: “...l’equilibrio della narrazione si gioca proprio su questi contrasti, coadiuvato da un linguaggio forbito e colto sì, ma mai troppo da scoraggiare il lettore che “assaggia” volentieri vocaboli inusuali e desueti, se vanno a condire sostanziosi piatti forti a base di dialoghi coloriti, personaggi autentici e...presepi blasfemi”.

Due sono i personaggi principali: Bartolomeo e Marco, diversi per censo, per fisico e per linguaggio, ma uniti da un’amicizia così forte e duratura da porsi come emblematica di tutte le altre amicizie (anch’esse apparentemente improbabili) di cui il libro è pieno.
Un prete che accetta un bestemmiatore e viceversa, una ragazza che gradisce le effusioni alternate di due uomini, fenomeni da baraccone che nel reciproco sguardo solidale scoprono i primi segni dell’amore, un vecchio fotografo impaziente che si fa guida di due ragazzi scapestrati ecc.

Insieme all’amicizia un altro tema si aggira tra le pagine del libro ed è quello della diversità e delle conseguenti difficoltà ad essere anche solo tollerati in ambienti nobiliari e alto borghesi che della normalità bigotta hanno fatto il loro modo di essere.
Questo disagio profondo non vale solo per il protagonista: anche Marco è un diverso, anche il padre e la sorella di Bartolomeo lo sono e , in modi e mondi opposti, anche Ekaterina e Susan (le due donne di Bartolomeo) partecipano a questa condizione.

I tempi, i luoghi e i fatti della storia con la “S” maiuscola, sono rispettati scrupolosamente: ci si può imbattere in un focolaio di Spagnola ancora virulento e mortale, si può passeggiare nella Pisa e nella Livorno del 1920 e si può andare alla scoperta del mistero della Garfagnana, chiusa su se stessa e insieme aperta al mondo.
Con animo trepidante si può assistere alle faticose rivolte operaie e contadine del Biennio rosso o, all’opposto, alle prime, ambigue ma già violente manifestazioni fasciste.
Il mondo che ci si apre davanti è quello cercato e scrutato dalla curiosità insaziabile di due giovani anime, tese tanto all’assoluto quanto alla terrena felicità.

Penso che possa bastare per invogliare alla lettura di un romanzo dalla forte fantasia letteraria che sa rimanere ancorato alla sua terra, ai suoi umori e ai suoi sapori di tragedia e di commedia nello stesso tempo.

A Pappiana, presso il Circolo Arci, se ne parlerà con Piero a settembre, a tre anni esatti dalla presentazione delle "Storie", ma, per chi volesse qualche anticipazione, l'autore sarà martedì 20 luglio alle ore 21 in piazza Cavallotti, vicino alla libreria Erasmus.
A dialogare con l'autore sarà Cristiana Vettori. 

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